Lucia Concas, pittrice e artista | INTERVISTA

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Ciao Lucia, benvenuta e grazie per avere accettato il nostro invito. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista delle arti visive, cosa racconteresti di te?

Chi mi vuole conoscere come artista delle arti visive, deve osservare con attenzione la mia produzione artistica e innamorarsene, perché puoi arrivare a conoscere solo le cose e le persone che ami.

… chi è invece Lucia donna della quotidianità? Cosa ci racconti di te della tua vita al di là dell’arte e del lavoro?

Al di là dell’arte e del lavoro, nella quotidianità, la mia vita trascorre tra la responsabilità di moglie e madre di due figli. Vorrei avere più tempo per potermi dedicare alla lettura, alla musica e al cinema.

Come è nata la tua passione per l’arte e per le arti visive in particolare? Quale il tuo percorso professionale, esperienziale, accademico e artistico che hai seguito?

La passione per l’arte nasce dall’esigenza interiore di manifestare me stessa nel pieno della libertà d’azione. Le arti visive per me sono il mezzo per esprimermi e soddisfare questa mia esigenza. Appassionata di arte sin da bambina, sono cresciuta in passione e talento sviluppando e migliorando la tecnica, la sperimentazione libera. La creatività è legata a un processo di comunicazione personale. Il percorso accademico è quello della formazione scolastica, avvenuta in un liceo artistico in Sardegna. Quello artistico è in evoluzione. Ho seguito il percorso libero dai condizionamenti.

Come definiresti il tuo linguaggio? C’è qualche artista al quale t’ispiri?

Il mio linguaggio lo definirei libero come l’aria, mi ispiravo a Jackson Pollock, Vasilij Vasil’evič Kandinskij, Ernst Paul Klee e Pieter Cornelius Mondrian detto Piet poi ne facevo un cocktail. Ora colgo ispirazione dalla vita e dagli interessanti artisti contemporanei che incontro.

Chi sono stati i tuoi maestri d’arte che ami ricordare? Se ci sono, parlaci di loro…

Non li ricordo di nome e cognome, ero al Liceo Artistico “San Giuseppe”, ex Convento e mi piaceva molto.

Tu hai sviluppato una tecnica pittorica personale e molto particolare, per certi versi ispirata all’espressionismo astratto o all’action painting del quale il massimo esponente è senza dubbio Jackson Pollock, ma con tantissimi elementi di innovatività e rielaborazione che richiamano anche le geometrie artistiche di Piet Mondrian. Ma detto questo, ci racconti il tuo percorso e come sei arrivata a questo approccio artistico? Quali gli strumenti che utilizzi, i materiali? Insomma, raccontaci di questo tuo modo di creare e di fare arte visiva.

Quello che dipingo io non rappresenta “nulla” di già visto; infatti, è imprevedibile cosa faccio e che cosa farò. Non ho mai voluto rappresentare qualcosa, il mio principio dell’astrattismo non consiste nel riprodurre il già esistente; i miei dipinti vanno oltre i limiti della mia percezione visiva e cerco di togliere qualsiasi riferimento a immagini risapute, per far uscire dall’animo creativo una realtà diversa, più profonda, che alberga nell’ animo latente di ogni uomo, specialmente in questi tempi dove ci troviamo in una realtà malata e menzognera. L’astrattismo diventa uno strumento salvifico, un mezzo per far emergere una realtà diversa, più nascosta e spirituale.

Uso acrilici e tempere su tavola, olio su tela e smalti su vetro e plexiglass. Io non cerco di fare arte visiva; è l’arte visiva che cerca me per trovare un tramite che le consenta di dimostrare che lei esiste.

Tu hai partecipato a centinaia di mostre, sia personali che collettive, ricevendo sempre apprezzamenti molto lusinghieri dalla critica di settore. Ci racconti di questi successi, quali quelli più importanti, sia quelli recenti che quelli passati, e di come secondo te sono nate queste critiche positive e anche di rilievo internazionale? Insomma, raccontaci qualcosa della tua carriera artistica.

La mia carriera artistica e gli apprezzamenti critici sono arrivati partecipando a mostre personali e collettive alle quali sono stata invitata; tuttavia, la qualità dei miei quadri esisteva già da prima della carriera espositiva. Viaggi, stanchezza e spese a non finire sono il costo della carriera artistica, ma anche soddisfazioni

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te?

Un artista oggi è tale se mostra una personalità unica, riconoscibile, espressiva e trasmessa attraverso una forma disciplinata abbinata a idee proprie. A parte Cagnolati “Il Maestro delle arti visive”, oggi per me gli Artisti sono Francesco Italiano, Dau, Puglia, Vidic, SaPo, Pisano, Elio Nolli e Mauro Magnani.

Ci racconti un episodio bello e che ti ha fatto piacere che hai vissuto nella tua esperienza artistica e un episodio che ti è molto dispiaciuto?

Un episodio bello è stato conoscere di persona Marco Cagnolati un serio e vero artista che mi ha fatto conoscere anche Vittorio Sgarbi. L’episodio più deludente è stato assistere alla premiazione, da parte di una associazione che stimavo, di una pittrice di dozzinali cartolineschi paesaggi-souvenir, puerili finto-veristi, disponibili anche nei mercatini in vendita un tanto al chilo, assieme a frutta e verdura.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Ringrazio le persone che mi hanno aiutato disinteressatamente nei momenti di crisi e mi hanno condotto sulla via giusta, sono: l’ArtiStar internazionale Marco Cagnolati, la scrittrice e poeta Elena Piccinini, il videomaker Claudio Marziani e il manager e figlio d’arte Andrea Donati.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La bellezza la riconosci quando in te arriva l’emozione trasmessa dall’oggetto o dal soggetto che hai appena percepito. Questa percezione però varia da persona a persona: affermando ciò, non voglio dire banalmente che è soggettiva, ma che varia con il livello culturale e intellettuale presente nelle persone.

«C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.» (René Magritte, 1898-1967). Cosa ne pensi di questa frase detta da Magritte? Nelle arti visive qual è, secondo te, il messaggio più incisivo? Quello che è visibile e di immediata comprensione oppure quello che, pur non essendo visibile, per associazione mentale e per meccanismi psicologici proiettivi scatena nell’osservatore emozioni imprevedibili e intense?

Il visibile-invisibile è argomento di studio per chi ha acquistato i miei quadri pareidolici, nei quali associando forme casuali che evocano quelle reali, realizzi un quadro pittorico che evidenzia il concetto. Una produzione con pittura e vetro su plexiglass, mai vista prima e che solo chi ha visto la serie può comprendere. I fattori psicologici che si scatenano osservando i miei quadri sono riservati a chi li acquista e li appende in casa propria, perché la luce cambia e quindi anche l’opera a seconda del contesto in cui viene collocata.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Appartengo alla categoria dei tenaci: malgrado ciò, sulla strada, trovo spesso ostacoli messi apposta per evitare che certi traguardi vengano raggiunti dai competenti, anteponendo a loro personaggi dotati di ben altro talento.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte e nelle tue opere?

Nella mia arte i sentimenti d’amore incidono totalmente. L’estasi sta nella consapevolezza di aver prodotto un’opera d’amore.

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Disse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva sull’arte in generale?

Creando astratti non voglio rappresentare niente, diversamente non sarebbero astratti.

La mente e gli occhi umani cercano in maniera istintiva qualcosa di collegabile alle cose che conosciamo e vediamo intorno a noi. Nella difficoltà di trovare un minimo collegamento con la realtà, in maniera del tutto naturale, ci chiediamo che cosa mai potrà rappresentare quella strana immagine fatta solo di linee e macchie di colore, ma la risposta è solo una: nulla. Poi come dice Cagnolati: la natura stessa è arte; quindi, l’arte esiste in natura e perfino nelle sue componenti astratte e informali. L’arte e la vita sono inscindibili, sono come fratelli siamesi, nascono, vivono e muoiono insieme. L’arte esiste ed esisterà finché esiste la vita. Perfino durante le guerre mondiali ha continuato a esistere e a essere prodotta (vedi i dadaisti – incontro tra oggetto e persona).

«Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine egli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi in proposito? Secondo te qual è la differenza tra essere un “artista creatore” – come dice de Dominicis – e un “artigiano replicante” che crede di essere un “artista”?

Noi tutti siamo creazioni, siamo il prodotto del Creatore. Anche i nostri quadri sono a loro volta creazioni prodotte da noi creati. La biennale è quella di Venezia, le altre sono imitazioni, anche se di successo. Il curatore de la Biennale di Venezia viene incaricato dal ministero, crea un evento-quadro che realizza attraverso i suoi colori (gli artisti selezionati nel mondo) li deposita sul supporto secondo un disegno che esprime il suo concetto di arte del momento (espone la creatività degli artisti secondo un preciso progetto contemporaneo) e poi si impossessa dei media per divulgare la sua Creazione citando i Creativi (che ha messo sul suo quadro), spiegandone il motivo. A livello basso mercantile, vediamo anche la confusione che si crea facendo esporre alcuni artisti a Venezia nel periodo della Biennale. Lo sprovveduto li confonde perché si presentano dicendo: sto esponendo a “la Biennale di Venezia”.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

I tre libri da acquistare e da leggere, che consiglio  ai nostri amici, sono: “Cum cannabis remamus” (raccolta di epigrammi) “A pranzo con la follia” (testo teatrale) e “Galliano, l’artista del Po”, perché illuminano su cosa siamo e su quale vita conduce il vero artista.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?

I tre film: Simone, Matrix e Blade Runner perché rispondono alla domanda sulla differenza tra creazione e creatività.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni professionali, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata?

In questo momento sono impegnata in una nuova produzione che gioca sulle trasparenze luminose e le percezioni pareidoliche. Ho in progetto di esporre, valutando le opportunità che mi presentano.

Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo atelier per comprarne alcune.

I miei lettori dovrebbero comprare le mie opere, perché esse proiettano chi le guarda, in un mondo dove l’immaginazione e l’impatto cromatico spingono ad abbracciare l’irrazionale e la libera concezione della vita interiore con un nuovo linguaggio rivoluzionario che esula dalla limitazione della realtà che è a volte triste se non drammatica. Questo stile pittorico è capace di emozionare. Alcuni si chiedono cosa contengano questi dipinti: io dico che contengono l’elemento cromatico; prevale il colore, il quale esprime i miei sentimenti, essi sono percepibili spiritualmente, è questo il momento in cui il mio animo viene curato dai colori che influenzano lo stato interiore. I miei quadri li vedo e concepisco tenendo gli occhi chiusi, poi li realizzo.

 Dove potranno seguirti i nostri lettori?

I lettori potranno seguirmi sui seguenti portali e video

https://www.youtube.com/watch?v=waJwv8CUcxU

https://www.youtube.com/watch?v=r6KRnRyATrg&t=133s

https://www.youtube.com/watch?v=CWQwL32CxN8

Per concludere questa chiacchierata, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa intervista?

Alle persone che leggeranno questa intervista dico che li ringrazio per aver avuto la pazienza di leggere le risposte a ben 22 domande delle quali alcune più ampie delle risposte.

Lucia Concas

https://www.facebook.com/lucia.concas.73/about

Lucia Concas: Un nuovo linguaggio rivoluzionario che esula dalla limitazione della realtà che è a volte triste se non drammatica. Questo stile pittorico è capace di emozionare, molti si chiedono cosa contengano questi dipinti, io dico che contengono solo l’elemento coloristico, prevale il colore, il quale esprime i miei sentimenti, essi sono percepibili spiritualmente, io li vedo e concepisco chiudendo gli occhi: è questo il momento fatidico che il mio animo viene curato dai colori che influenzano l’animo.

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg