Segnalazioni Letterarie | le recensioni di luglio 2022 | a cura di Alberto Raffaelli

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Nao-Cola Yamazaki, “Non ridere della vita sessuale degli altri”, Milano, Rizzoli, 2022

Nao-Cola Yamazaki, “Non ridere della vita sessuale degli altri”, Milano, Rizzoli, 2022

Non c’è molto da aggiungere. Davvero c’è poco da scrivere in proposito. Non ridere della vita sessuale degli altri della scrittrice giapponese Nao-Cola Yamazaki, tradotto da Rebecca Super, edito da Rizzoli rimane un libro che si lascia ricordare più per la simpatia del titolo, che per l’intensità o l’originalità del suo contenuto.

All’interno, il grosso delle pagine è occupato dalla storia d’amore clandestina tra una professoressa universitaria ed un suo studente. Una relazione che viene raccontata in punta di fioretto, in maniera dolce, come può essere la fioritura dei mandorli in Giappone, ma senza particolari intensità. Il testo è basico, lo stile pure. Sembra di avere tra le mani un tema scolastico, ma forse la traduzione in italiano non permette di cogliere alcune sfumature della lingua nipponica.

Dei personaggi si dice poco e affezionarsi a loro diventa molto difficiIe. In appendice al libro anche un breve racconto, la vicenda di due ragazzi che si lasciano: anche in questo caso, nonostante una certa delicatezza nel descrivere le scene, al quale fa da contraltare un pizzico di malinconia, l’autrice racconta rimanendo sulla superficie delle cose. Un modo di scrivere sintetico, molto light, che indubbiamente può piacere, ma che a mio giudizio avrebbe meritato maggiori aperture, soprattutto nelle fasi conclusive di entrambe le storie.

Alessandro Orofino

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Eshkol Nevo, “Le vie dell’Eden”, Vicenza, Neri Pozza, 2022

Eshkol Nevo, “Le vie dell’Eden”, Vicenza, Neri Pozza, 2022

Tre storie, tre segmenti di vita, tre frammenti in cui esplode tutta la gamma delle emozioni umane. Rabbia, gelosia, amore, rispetto, diffidenza, stupore, odio. Ne “Le vie dell’Eden”, edito da Neri Pozza, Eshkol Nevo dipinge un delicato affresco delle relazioni tra uomo e donna, presentate in tre racconti che, di striscio, ma senza alcuna ingerenza o influenza reciproca, si sfiorano tra loro. La scrittura di Nevo è paragonabile ad un bisturi per la sua capacità di sezionare l’anima, facendo sprigionare un carosello di sentimenti, spesso in contrasto tra loro, e incistati all’interno di storie in cui il mistero e l’imprevisto diventano padroni. Potremmo definirle tre vicende giudiziarie, in ciascuna di esse troviamo infatti un protagonista coinvolto in una situazione piena di chiaroscuri: proprio questo consente di rimanere appiccicati alle pagine che si susseguono con un ritmo abbastanza pressante, dove tutti i nodi si slacciano, uno dietro l’altro. L’autore israeliano para innanzi al lettore dei fatti di cronaca, con le loro scabrosità e i loro interrogativi da risolvere, che però diventano un artifizio letterario per spiegare le inquietudini della vita, i tanti segreti che si annidano tra le coppie, le molteplici pieghe che la vita può prendere. Lo sguardo di Nevo è tremendamente acuto, nulla pare sfuggirgli: il suo occhio trapassa le maschere dei diversi personaggi, restituendone la loro intrinseca fragilità. Che è poi quella di ciascuno di noi, costretto a indossare casacche diverse, giorno dopo giorno, per raggiungere il paradiso.

Alessandro Orofino

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Michel Houellebecq, “La carta e il territorio”, Milano, La Nave di Teseo, 2022 (I ed. 2010)

Michel Houellebecq, “La carta e il territorio”, Milano, La Nave di Teseo, 2022 (I ed. 2010)

Ne “La carta e il territorio” di Michel Houellebecq, edito da La Nave di Teseo, tutta l’opera ruota intorno alla figura di Jed Martin, artista di successo, la cui vita consente all’autore francese di rappresentare tutta la condizione umana, con la sua consueta capacità di cogliere aspetti, fragilità e tendenze che in pochi altri riescono a descrivere. Nella trama del libro, che ci racconta dell’esistenza di questo artista attraverso il rapporto con l’anziano padre e l’amore con una bellissima donna di nome Olga, c’è spazio anche per lo stesso Michel Houllebecq, al quale Jed Martin si rivolge per invitarlo ad una sua mostra. Più che la storia in sé, in cui si è coinvolti persino nella ricomposizione di un delitto, a colpire è come sempre l’analisi spietata, didascalica e lucida dell’uomo e del suo stare in un mondo secolarizzato, dove il denaro, l’amore, la famiglia, il lavoro diventano nuovi paradigmi di come abitare il pianeta. Nelle opere di Houellebecq serpeggia ogni volta una malinconia di fondo, una cruda accettazione di quanto avviene. Il protagonista di questo libro sembra ritirarsi dalla vita per immergersi nella sua solitudine e nelle sue opere che diventano l’unico ambiente possibile in cui poter abitare. La lettura de “La carta e il territorio” rappresenta la disanima di una commedia umana in cui ogni personaggio lascia trapelare la propria pesantezza esistenziale. Si impara molto da queste pagine: da un punto di vista emotivo, ma anche culturale, per quello stile da “ipertesto” che caratterizza la produzione di Houllebecq. Forse non l’opera migliore, ma sicuramente un libro da avere nella propria biblioteca.

Alessandro Orofino