Una vittoria andata in pezzi | di Riccardo Massenza

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Le Castellet, 24/07/2022, ore 15.30

È colpa mia. Mi immagino la delusione del team. Ho perso l’occasione di vincere questa gara, tutto per un mio errore. Se perderò il mondiale alla fine dell’anno per meno di 32 punti saprò di chi è la colpa. Non posso fare sbagli di questo tipo, è inaccettabile.”

Sono un coglione. Come si fa a commettere ancora errori del genere!? Dai Charles…

Sono chiuso da ormai 30 minuti nella mia stanza all’interno dei box dopo essermi ritirato dal Gran Premio di Francia.

Sono amareggiato e furioso: ho vanificato tutti gli sforzi del team che fin dall’inizio del weekend di gara ha lavorato senza sosta per prepararmi una macchina perfetta da usare in pista.

Non posso descrivere la mia rabbia tanto è grande. Ieri ho conquistato la mia 16° pole position, ho dominato in prima posizione dalla partenza fino al giro 18. Mi viene data la comunicazione di rientrare nella pit lane il più velocemente possibile, quando, in curva 11… ohhh *****, che imbarazzo… mando la in macchina in testa-coda e finisco in barriera.

La macchina non era danneggiata gravemente, solo l’ala anteriore, Ho cercato così di fare retromarcia per poter rientrare nei box e sistemare l’auto, ma il pedale dell’acceleratore era bloccato, non potevo muovermi.

Ormai rassegnato per quello che è successo, sfogo ansimando tutta la mia rabbia. Mi dimentico anche la radio accesa, e tutti per sbaglio mi sentono. Mentre scendo dall’auto stacco il volante con stizza, e lo lancio via. Inizio a battere col palmo sull’halo violentemente.

Gli stewards, preoccupati, mi corrono subito in contro per accompagnarmi fuori dal tracciato, ma sono troppo frustrato e non gli dò neanche retta. Vedendomi in quelle condizioni cercano tutti di rassicurarmi, ma invano.

Dopo questo ritiro adesso mi ritrovo in seconda posizione con 63 punti di distacco da Max Verstappen, che vincerà questa gara con tutte le probabilità…
Inizio ad avere seri dubbi se riuscirò a conquistare il mondiale quest’anno: siamo già a metà del campionato e il pensiero di battere le Red Bull si fa sempre meno credibile.

Inoltre abbiamo grandi problemi di affidabilità riguardanti la macchina che mi sono costati ben due ritiri, e la cosa non è destinata a migliorare.

Sono tornato dal luogo dell’incidente con il casco ancora indosso e la visiera abbassata per la vergogna. Ora sono qui, in silenzio. Il respiro ancora un po’ pesante, le mani mi tremano per la rabbia. Per l’impatto sento un vago dolore al ginocchio destro, che si estende fino al piede. Ho la mente offuscata.

Un disastro. Un disastro è la parola per descrivere la giornata di oggi, un disas-.
Dalla porta il mio ingegnere mi viene incontro: mi abbraccia; non riesco più a trattenere le lacrime e non posso fare altro che abbandonarmi alla mia disperazione.
Sento in lontananza il brusio delle persone che si avvicinano… non voglio vedere nessuno.

Mi tolgo il casco, e guardo il riflesso della mia faccia rigata ancora dalle lacrime.
L’ istinto mi dice di lanciarlo via anche se cerco di rimanere razionale. Il punto è che non so come reagire, sono impotente: non posso fare altro che aspettare la prossima gara.

Quella in Ungheria la prossima settimana. Passo altri 20 minuti accucciato a terra con la testa bassa, fra le mani.

Mi è crollato il mondo addosso, i dubbi di oggi si sommano ai tanti… sono davvero così bravo a guidare come tutti dicono, o sono un mediocre? Merito ancora questo posto in Ferrari?

Ci tenevo tantissimo a vincere il mondiale. Eppure dopo due anni di grandi difficoltà nonostante la macchina competitiva non siamo riusciti a cogliere tutte le possibilità di far punti. Adesso non sono più sbagliare se voglio puntare alla vittoria.

Ricordo interi pomeriggi passati a guardare le gare di Michael Schumacher, il mio grande idolo. Perfino lui ha commesso errori imbarazzanti. Forse, dopo tutto, è normale sbagliare. No?

Per molti sono un idolo o un eroe. Ma, anche noi piloti, se pur abituati al rischio, abbiamo le nostre insicurezze.

Sono i giorni come questi che ci ricordano che anche noi, sotto quel casco, siamo esseri umani. Ritorniamo come bambini: deboli e in balìa delle emozioni.

Talvolta odio questo sport a volte cosi ingiusto. So che prima o poi mi riprenderò e tornerò più forte di prima.

È una sensazione strana: da un lato ti senti abbattuto e sconfitto, dall’altro vorresti agire rimediando al tuo errore.

Eppure sei lì, immobile, sperando che tutto sia solo un brutto sogno e che ti sveglierai presto.

Cammino verso la sala dei microfoni per le interviste, mi passo una mano sugli occhi ancora rossi per nascondere i segni del pianto. Questo è il momento di essere seri; devo ricompormi: i miei fan… i miei tifosi hanno bisogno del mio ottimismo e devono restare fiduciosi. Li ho delusi abbastanza.

Ma come faccio a infondere fiducia a qualcuno se sono io il primo ad essere preoccupato?
Non ho alternative. Devo recuperare la speranza. In fondo la macchina era perfetta e, oggi, se non fosse stato per il mio errore avrei vinto senza troppi problemi.

Magari avremo finalmente la possibilità di vincere i prossimi Gran Premi. Cerco di nascondere la mia preoccupazione nel corso dell’intervista.

Cosa ne sarebbe stato del mio stile di guida? Farò fatica a spingere fino al limite le prossime gare? Provo a non pensarci.

***

Ritornato dai miei ingegneri e meccanici c’è chi mi dà una pacca sulla spalla, chi mi dice di non pensarci… non possono capire fino in fondo.
Un po’ a disagio mi siedo distante da tutti, in un angolo, a guardare la gara ancora in corso.

Max è in testa. Il mio compagno di scuderia Carlos Sainz sta continuando la sua rimonta ed è già in 7° posizione. Cosa darei per poter ritornare indietro ed evitare quella sbavatura…

Penso ai tifosi della Red Bull: staranno festeggiando. l’immagine provoca in me una rabbia simile a quella di un leone ferito… le mani iniziano a tremarmi.

Nonostante lo sconforto, questo pensiero mi dà l’energia per reagire e dimostrare a tutti che si sbagliano. Io non mollo! Sono ancora in corsa per il mondiale.