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Antonella Polenta ci accompagna all’interno del suo ultimo e commovente romanzo Quell’anno le margherite divennero rosse senza retorica o finto pathos, ma mostrando il dolore… quello vero della guerra, della privazione e dello squilibrio.
Per MOB magazine ho intervistato l’autrice

Buongiorno e benvenuta nella rubrica Libri&Dintorni. Può raccontarci come nasce questo romanzo?
Quando circa due anni fa mi è stato chiesto di scrivere una storia realmente accaduta durante la seconda guerra mondiale, una storia legata alla Maremma, mi sono sentita molto gratificata, tuttavia al fine di valutare se fossi in grado di farla mia ho preso tempo. Ho iniziato a fare delle ricerche, a raccogliere qualche notizia, ad ascoltare la voce della testimone originaria di Istia d’Ombrone e così a poco a poco ho avvertito dentro di me il desiderio di approfondire sempre di più la mia conoscenza, tanto più che mi attraeva anche lo scenario agricolo in cui si è svolta.

Qual è il significato che si cela dietro al titolo Quell’anno le margherite divennero rosse?
L’anno al quale fa riferimento il titolo è il 1944, mentre le margherite, simbolo di purezza, semplicità e innocenza, simboleggiano gli undici giovani, cinque nativi di Istia d’Ombrone, tre di Grosseto, uno di La Spezia, un siciliano e un cilentano, vittime degli orrori della guerra.

La sua bibliografia è ampia e ha ricevuto parecchi premi, quale l’ha particolarmente emozionata e quale non si aspettava di ricevere?
Il premio che mi ha particolarmente emozionata è legato proprio al mio ultimo romanzo; “Quell’anno le margherite divennero rosse”. Sinceramente speravo in qualche riconoscimento degno di nota, ma non pensavo di classificarmi prima. Ho provato talmente tanta gioia da commuovermi.

I suoi generi sono prevalentemente storico e giallo; in quale ha meno difficoltà scrittoria?
Senza ombra di dubbio nel genere storico, anche se i miei trascorsi lavorativi in laboratorio, come biologa-analista, mi aiutano nella descrizione di alcune indagini investigative compiute dalla scientifica.

Che tipo di lettrice è? Mi piacciono i romanzi impegnati, i saggi, ma apprezzo anche le poesie sia di autori famosi che di poeti emergenti basta che seguano un ritmo e una certa musicalità, secondo me indispensabile e imprescindibile nei componimenti poetici.

Le prossime pubblicazioni?
Spero che possa uscire un mio thriller ambientato in un castello gotico della Renania Palatinato in Germania per il quale ho già ricevuto come inedito un premio letterario importante.

Conosciamo meglio l’autrice: Antonella Polenta, biologa e agronoma, dopo essersi occupata di studi epidemiologici e sociali, ha diretto l’Area sulla vigilanza idrografica. Successivamente un’Area che tratta tematiche ambientali, naturalistiche e urbanistiche. All’attivo diverse pubblicazioni scientifiche e divulgative. In campo letterario di sovente la definiscono una scrittrice poliedrica perché ama cimentarsi in generi letterari diversi, passando dalle composizioni poetiche ai romanzi fantasy, o alle storie gialle, o ancora al genere storico. Ha vinto svariati premi, ricevuto varie segnalazioni e ottenuto la pubblicazione su antologie, riviste e calendari.