Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 
    

Uno dei problemi principali affrontati dai greci riguarda l’origine dell’essere, dell’esistente, del mondo. Alcuni filosofi definiti fisici pluralisti immaginano la realtà, la vita, come un insieme composto di elementi. Anticipano il principio della termodinamica,  affermando che nulla si crea nulla si distruggere tutto si trasforma. Anche la morte altro non è  che disgregazione. Solo ciò che è composto muore, o meglio si scompone dando origine ad altro. L’anima al contrario è immortale in quanto non corporea e, secondo la tradizione orfica, trasmigra di corpo in corpo in un processo senza fine. Gli elementi aggregandosi e disgregandosi  danno vita al ciclo cosmico di nascita e morte. Empedocle parla di sostanze semplici come terra, aria, acqua e fuoco, Anassagora di semi o omeomerie che uniti insieme formano le cose. I corpi sono formati da queste parti sostaziali che possono essere scomposte un numero incalcolabile di volte. Fu Democrito  a chiedersi come fosse possibile pensare di dividere all’infinito la materia senza perdere  l’essenza,  il quid, l’unità di ciò che esiste. Cosa rimarrebbe di un ente se venisse scomposto in parti infinite? Un nulla? Immaginare di dividere in maniera illimitata l’esistente crea delle conclusioni logicamente plausibili ma fisicamente paradossali come ha mostrato Zenone, che si pone la domanda di come si possa percorrere uno spazio infinito in un tempo finito(anche il tragitto che unisce il punto A al punto B può essere diviso infinite volte). Il concetto di infinitudine genera nei greci, in primis, nei pitagorici non pochi problemi di risoluzione matematica. Democrito cerca di superare tale impasse introducendo il concetto di atomo. Esiste nella realtà qualcosa che non può essere scomposto ulteriormente e che determina il quid della realtà. L’atomo, quindi, più che una verità fisica è un esigenza logica, un concetto limite.

Gli atomi che sono tutti uguali danno forma agli enti in base alla posizione che assumono nello spazio o vuoto(non essere). Il tema dell’infinito che tanto risulta indigesto ai greci viene ripreso in epoca moderna e molti matematici si dedicano a sviluppare calcoli che possano superare di fatto quegli stessi paradossi immaginati da Zenone, soprattutto quello celeberrimo di “Achille e la tartaruga”.

Uno di questi filosofi e matematici è Leibniz, fautore del calcolo infinitesimale. Con l’introduzione del concetto dell’identità degli indiscernibili, il filosofo afferma che nulla in natura è uguale a un altro elemento e soprattutto sostiene che la natura non compie salti, natura non facit saltus, quindi la materia, proprio perché è tale è scomponibile all’infinito. Allora cosa dà unità, l’essenza, la forma, al molteplice, cosa tiene uniti gli elementi nel formare la realtà? La monade.

A differenza di Democrito, per cui tutto è materia, anche l’anima, Leibniz afferma che tutto è spirito, o meglio, tutto è forza. La monade è infatti un atomo spirituale, un punto psichico. Solo ciò che non è materiale e quindi composto resta un’unità. Le monadi sono realtà spirituali, incorruttibili, immortali, proprio perché non composte, ognuna diversa dall’altra, con una propria ragion sufficiente. Sono centri psichici, forze spirituali, sono entità chiuse, “senza porte e finestre” ma nello stesso tempo riflettono parte della realtà, porzioni del reale. Leibniz è convinto inoltre che tutto è in tutto e che un granello di sabbia contiene l’universo.

Oggi si lavora ancora, in chiave sperimentale e non solo logica e matematica, per cercare di comprendere come la materia possa convivere con il concetto dell’infinito. Si parla di antimateria, una sorta di annullamento della materia stessa, si studia il comportamento di minuscole particelle subatomiche nella fisica quantistica, tuttavia il tema principale resta lo stesso. In che modo possono convivere le due realtà logiche e fisiche. Effettivamente la relazione tra piano logico(pensare l’infinito) e piano fisico(applicazione dell’infinito alla realtà) resta ancora per molti aspetti incomprensibile.