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«Non è tanto importante il passo che si compie, quanto l’evoluzione che questo comporta» Brenda Maroni

Brenda Maroni_Mrs Ear

Ciao Brenda, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice e poeta?

Buongiorno Andrea e grazie a voi per il vostro invito. Non so se posso definirmi scrittrice e poeta, posso dire che la parola ha per me un grandissimo valore e un elevato “potere” comunicativo, quanto la pittura o il ballo, un bellissimo strumento di condivisione e di creatività.

Chi è invece Brenda al di là della sua passione per la scrittura, per la letteratura, per la poesia e la lettura? Cosa puoi raccontarci di te e della tua quotidianità?

Nella vita di tutti i giorni sono una persona semplice, amo stare con gli altri, sono un animale sociale, un po’ bizzarro e curioso. Tra gli impegni quotidiani legati alla crescita del mio adorabile figlio, alla famiglia, al lavoro, alla casa e a tutte le vicissitudini che ne conseguono, studio, quando posso corro e porto avanti i miei progetti creativi, tra dipinti e sculture, ne ho appena finite due in gesso, l’espressione artistica nel quotidiano ha una valenza vitale e motivante incredibile, i momenti in cui mi estraneo dal mondo circostante e mi tuffo nei miei progetti sono in realtà momenti intensi in cui il tempo si ferma, percepisco una profonda pace interiore, una calma quasi spiazzante, ma so che poi questi momenti solitari mi fanno essere quell’animale sociale cui accennavo.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni della scrittrice e del poeta?

Dal punto di vista accademico o formativo non ho intrapreso studi specifici, fuorché aver frequentato il liceo classico, per quanto credo che a quei tempi sia stato piuttosto il mio spirito critico a far sì che mi mettessi in gioco da questo punto di vista, ero già un po’ ribelle e anticonformista, il mio percorso molto variegato (tra biologia, grafica, pittura, scrittura, scienze della formazione, cake design…) forse ne è la prova più tangibile.

Come nasce la tua passione per scrittura, per la poesia e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?

Mi è sempre piaciuto scrivere, fin da bambina, ero molto timida, ma la scrittura mi permetteva di superare la mia timidezza imbarazzante, osservavo molto gli altri, le persone insegnano tantissimo, a scuola mi piacevano molto i compiti in classe di italiano con temi di psicologia, mi ci perdevo, forse sono partita anche da lì. Ogni età ha avuto i suoi libri. Al liceo ho adorato le affinità elettive di Goethe, di recente ho amato leggere Margherita Hack, M. Valcarenghi, la Pinkola Estés, per citarne alcuni.

Ci parli della tua ultima raccolta, “Poesie con le ali”? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Le mie poesie non sono mai a tema unico, riguardano la vita, le persone, i momenti bui e quelli luminosi, ciò che vorrei arrivasse al lettore è che il percorso che in ogni vicenda umana compiamo è fatto di momenti diversi, ma deve avere come fine ultimo la vitalità, il raggiungimento di un momento di pace interiore, in cui qualsiasi dolore o amara inquietudine possono essere superati grazie alle nostre risorse, con l’umano agire e con l’ascolto, tema quest’ultimo, che mi sta molto a cuore. Spero in sostanza di trasmettere l’importanza che ha nella vita di ognuno concedere un posto al beneficio del dubbio, un dubbio di speranza, che porta ognuno a sollevare il proprio oscuro e andare oltre, magari abbracciando silenziosamente le forze, le capacità resilienti, le bellezze interiori che ognuno ha, che ci distinguono e che umanamente ci elevano.

Poesie con le ali

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Me stessa, tutti e nessuno. Quando scrivo lo faccio e basta, senza pensare, butto giù srotolando velocemente ciò che ho in mente, altrimenti non lo faccio, non mi pongo altri quesiti.

Tu, Brenda, hai scritto altri libri. Ci parli delle tue opere? Quali sono, come sono nate, quale il messaggio che contengono? Insomma, raccontaci delle tua attività letteraria, sia poetica che dei romanzi.

Oltre alle raccolte di poesie ancora non pubblicate, ho anche un altro libro nel cassetto, che tratta di giustizia e di verità, il messaggio che vorrei trasmettere l’avevo sintetizzato anni fa in un mio dipinto ad olio “volti senz’anima” e nella frase che lo accompagnava e che qui riporto: “Un mondo senza volti è un mondo senza identità. L’anima si perde in un grigio torpore. L’azione si fa spettro di una verità sociale dilagante che ci fa piegare, o luccicare, ugualmente vuoti”.

Ecco… spesso mi piace associare un mio dipinto o una foto che ho scattato a qualcosa che ho scritto, poi si vede cosa salta fuori…

Una domanda difficile, Brenda: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Poesie con le ali” o gli altri tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Domanda difficile! Le mie poesie hanno dentro il gioco dolce amaro della vita, “Poesie con le ali” parla di vita, di pianeti, di natura, di fantasia e di umanità, è una partita a volte crudele e altre volte solare, viaggiamo tra il buio, le luci e le penombre, se per alcuni la vita non è una passeggiata, non per questo dobbiamo smettere di cercare un cammino migliore, e umanamente dignitoso, nel rispetto della propria e dell’altrui persona, accettando dolori e successi, vivendo autenticamente senza boicottare i nostri desideri ma trovando in noi le luci e le motivazioni che ci rendono individui unici in grado di amare chi ci sta a cuore.

Vi invito a leggerne l’introduzione sulla mia pagina Facebook, che la cara maestra d’arte Stefania Maggiulli Alfieri ha scritto, di cui sarò sempre grata!

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare le tue opere letterarie? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Vorrei ringraziare il mio editore che ha pubblicato le mie poesie credendo in me, il gruppo CTL editore Livorno/Libeccio edizioni, di Nino Bozzi e Stefano Trovatelli, e una persona speciale, artista, maestra d’arte e critica Stefania Maggiulli Alfieri per averle capite in profondità e averne scritto l’introduzione.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria, della poesia e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

È difficile sintetizzare in poche parole la bellezza, nell’arte credo sia fondamentale il contenuto umano del messaggio che porta, che deve lasciare traccia, deve essere umanamente potente, generoso, vitale, e deve dare lo stimolo ad evolvere, dal punto di vista letterario credo sia importante nella bellezza di un testo che sia in prosa o in poesia, anche la musicalità, le parole e i discorsi possono enfatizzare il contenuto del messaggio che portano, senza essere eccessivi a tutti i costi, componendo un’armonia con esso, contenuti e suoni si possono intrecciare e raccontare in modo evocativo o diretto con grande efficacia e semplicità. La bellezza spesso è semplice, sinfonica ed immediata. In sostanza l’arte mi deve catturare per il suo aspetto esteriore ed interiore insieme, se non ha contenuto è vuota, non mi dice nulla, non mi rimane nulla, e non è bella, forse la sua più grande bellezza è l’anima che la abita e che respira.

Aggiungerei che la conoscenza in sé è bellezza, intesa come ricerca di verità, e di giustizia.

E poi c’è quella che chiamo la “bellezza ecologica” che rientra forse nella conoscenza, ed è molto attuale. Un esempio concreto: le tanto famigerate pale eoliche, che molti erroneamente pensano deturpare l’ambiente esteticamente, beh…senza di esse, e non solo, il nostro ambiente smetterà di esistere, e noi con lui, forse allora dovremmo esser capaci di rivedere il nostro concetto di bellezza, oltre i nostri occhi egoisti, e rendere ragione ad un nuovo modo di vedere, quelle che sono semplici pale per me sono giganti buoni, in fondo… quale maggior contenuto umano e di vita è insito in loro!?!

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Direi che ho le radici ancorate nel terreno, questo rende difficile affidarmi al fato, se un obiettivo è importante faccio di tutto per arrivarci, quando morirò non potrò fare più nulla, al momento posso agire, e posso anche sognare nel farlo, ciò che lascerò dopo la morte dipende da quanto ho fatto nella vita, soprattutto umanamente, quindi non posso sperare in un fato che non ho mai visto e che non so se avrò mai il piacere di conoscere per portare a termine i miei progetti. Credo in parte nella fortuna, ma a modo mio, come un’occasione che ci vola davanti e che siamo noi a dover avere la responsabilità, la capacità e la prontezza di afferrare, nessuno lo farà per noi, e lei passa sempre. Lo scoglio maggiore quando non ci si affida al fato è che per realizzarsi bisogna rischiare, e il rischio fa paura, per contro, se ci affidiamo al fato o se rimaniamo ancorati al passato non abbiamo mai la necessità di rischiare, fato e passato in questo sono simili, del fato non dobbiamo conoscere nulla, del passato conosciamo tutto, perciò il rischio con entrambi non è necessario. Ma il rischio è fondamentale, siamo disposti a rischiare se l’obiettivo ci sta a cuore, la motivazione dà il coraggio di rischiare nella vita, e ci svincola dal fato e dal passato, così facendo, paradossalmente, si guadagna anche un pezzetto d’immortalità. Per me è così.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, sClaudio libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

La scrittura, come l’arte, è un dialogo in parte solitario in parte tra l’artista e il fruitore, a volte si possono rivedere aspetti della propria vita, altre volte no, si conosce anche meglio sé stessi attraverso le esperienze altrui, perché ci danno la possibilità di confronto e di riflessione, poi il dialogo continua con noi stessi, ed evolve.

«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Credo siano importanti entrambi gli aspetti, “il cosa e il come”, vale per uno scritto esattamente come per un dipinto, mi deve piacere per ciò che mi trasmette e per l’aspetto estetico e per il ritmo che mi cattura, deve attivare tutti i miei sensi, compresi memoria, sogni e intelletto, se manca uno di questi non è completo e non lo ritengo capace di successo duraturo.

«Direi che sono disgustato, o ancor meglio nauseato… C’è in giro un sacco di poesia accademica. Mi arrivano libri o riviste da studenti che hanno pochissima energia… non hanno fuoco o pazzia. La gente affabile non crea molto bene. Questo non si applica soltanto ai giovani. Il poeta, più di tutti, deve forgiarsi tra le fiamme degli stenti. Troppo latte materno non va bene. Se il tipo di poesia è buona, io non ne ho vista. La teoria degli stenti e delle privazioni può essere vecchia, ma è diventata vecchia perché era buona … Il mio contributo è stato quello di rendere la poesia più libera e più semplificata, l’ho resa più umana. L’ho resa più facile da seguire per gli altri. Ho insegnato loro che si può scrivere una poesia allo stesso modo in cui si può scrivere una lettera, che una poesia può perfino intrattenere, e che non ci deve essere per forza qualcosa di sacro in essa.» (Intervista di William Childress, Charles Bukowski, “Poetry Now, vol. 1, n.6, 1974, pp 1, 19, 21.). Tu da poeta cosa ne pensi in proposito? Ha ragione Bukowski a dire queste cose? Cosa è oggi la poesia per te, riprendendo il pensiero di Bukowski?

“Fuoco o pazzia” ed energia… questi sì che sono ingredienti necessari, per me la poesia è gioco evocativo, è musica, è sintesi, è folle stranezza e semplicità, è raffinata sensibilità e valore umano, è ritmo, morte e vita insieme…. almeno.

«Il ruolo del poeta è pressoché nullo… tristemente nullo… il poeta, per definizione, è un mezzo uomo – un mollaccione, non è una persona reale, e non ha la forza di guidare uomini veri in questioni di sangue e coraggio.» (Intervista ad Arnold Kaye, Charles Bukowski Speaks Out, “Literary Times”, Chicaco, vol 2, n. 4, March 1963, pp. 1-7). Qual è la tua idea in proposito rispetto alle parole di Bukowski? Cosa pensi del ruolo del poeta nella società contemporanea, oggi social e tecnologica fino alla esasperazione? Oggi al poeta, secondo te, viene riconosciuto un ruolo sociale e culturale, oppure, come dice Bukowski, fa parte di una “élite” di intellettuali che si autoincensano reciprocamente, una sorta di “club” riservato ed esclusivo, senza incidere realmente nella società e nella cultura contemporanea?

Sui social pare che ognuno sia un poeta, c’è l’abuso di parola come delle immagini, tutto per l’apparire facile e veloce, spesso però manca la melodia, manca la sintesi, così le poesie sono lungaggini sentimentali e smielate con rime o paroloni che forzatamente si incastonano tra versi tutti uguali, insomma se posso permettermi “noie dai facili like”, tutto sembra ruotare squallidamente attorno a questo, il ruolo del poeta in questo modo è inevitabilmente decaduto. Certo che il poeta potrebbe avere un ruolo socialmente utile, la poesia evocativa o schietta può avere la capacità di condensare in poche parole un mondo di sensazioni e immagini, di ricordi e di sogni attraverso melodie incantevoli o struggenti, ma il punto è: in mezzo a un oceano di urla stonate e schiamazzi assordanti come si riesce a distinguere e tener vivo e lucente un tenore un baritono o un soprano?

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?

A differenza di quanto pensavo anni fa, ora credo di essere una persona molto emotiva, non sempre lo mostro, ma so di essere un vulcano, l’emotività, l’energia sentimentale e affettiva sono un grande motore, da cui mi lascio trasportare quando creo, ma mai con vulnerabilità, piuttosto con consapevolezza, per questo credo sia un processo così appagante in cui entrare, seppur per pochi minuti, in un mondo slegato dal tempo, si diventa sordi e muti, ma si sente e si dice tutto, quando si riesce ad esprimere qualcosa di così profondo il tempo si dilata al punto da diventare inesistente e fermarsi, ci si immerge in una dimensione diversa, le sensazioni più forti non sovrastano più ma siamo noi a sentirle tutte, accettarle, comprenderle e dar loro respiro nel mondo.

«Lasciate che vi dia un suggerimento pratico: la letteratura, la vera letteratura, non dev’essere ingurgitata come una sorta di pozione che può far bene al cuore o al cervello – il cervello, lo stomaco dell’anima. La letteratura dev’essere presa e fatta a pezzetti, sminuzzata, schiacciata – allora il suo squisito aroma lo si potrà fiutare nell’incavo del palmo della mano, la potrete sgranocchiare e rollare sulla lingua con gusto; allora, e solo allora, il suo sapore raro sarà apprezzato per il suo autentico calore e le parti spezzate e schiacciate si ricomporranno nella vostra mente e schiuderanno la bellezza di un’unità alla quale voi avrete dato qualcosa del vostro stesso sangue» (Vladimir Nabokov, “Lezioni di letteratura russa”, Adelphi ed., Milano, 2021). Cosa ne pensi delle parole di Nabokov a proposito della lettura? Come dev’essere letto un libro, secondo te, cercando di identificarsi liberamente con i protagonisti della storia, oppure, lasciarsi trascinare dalla scrittura, sminuzzarla nelle sue componenti, per poi riceverne una nuova e intima esperienza che poco ha a che fare con quella di chi l’ha scritta? Qual è la tua posizione in merito?

Credo sia del tutto personale, non posso dire come una persona diversa da me dovrebbe affrontare una lettura, ognuno ha il suo modo di farlo, basta che sia interessante, coinvolgente e piacevole.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Sono tante le persone che mi hanno aiutata, le persone sono come i libri, lo dico spesso, da ognuna puoi avere un insegnamento per evolvere nella vita, se si impara ad avere il giusto orecchio.

Ora mi viene in mente una frase pronunciata da mio padre quella mattina quando gli comunicai la decisione che cambiò tutta la mia vita, la decisione di voler lasciare gli studi di biologia, ed ero quasi biologa molecolare, nonché la decisione di lasciare il laboratorio di leucemie Mandelli dove facevo pratica da tre anni: “se hai deciso di cambiare strada vuol dire che hai le tue ragioni, per stare meglio, cambiala, ma fallo con dignità e col sorriso, sii contenta della tua scelta, anche quando la gente non capirà e sarà difficile”. Questo è un atto di fiducia e coraggio incommensurabile, il mio percorso mi sembra sempre solo iniziato, ma queste parole le porterò sempre dentro.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

È difficile scegliere, posso suggerire quelli che mi hanno colpito, recentemente ho letto “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola, un libro dove mito psicologia junghiana sono potentemente intrecciati e offrono uno spunto per conoscere l’anima femminile e l’infinita possibilità di trovare soluzioni scavandovi dentro. Poi c’è la mia adorata e intramontabile Margherita Hack in “Nove vite come i gatti” dove lei si racconta con estrema semplicità, una donna dalla genialità così squisita e alla portata di tutti, una persona brillante e ironica, tanto che se fosse ancora viva andrei a bussarle alla porta per bere un thè con lei, date le doti sociali che mostra nel libro, sono convinta che avrebbe aperto la porta anche a me. Una lettura utile che risale a molti anni fa e che suggerirei sia a donne che a uomini è “Molestie morali, la violenza perversa nella famiglia e nel lavoro” di Marie France Hirigoyen, in quanto questo è un argomento che mi sta molto a cuore e per il quale ho affrontato battaglie sul posto di lavoro che mi hanno cambiato la vita, ma le esperienze di cui si porta traccia forse sono quelle che ci formano di più.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

L’elenco sarebbe lungo, lo accorcerò diligentemente a tre:

La famiglia Belier di E. Lartigau, Billy Elliot di Lee Hall, Chef-la ricetta perfetta di J. Favreau, tutti hanno in comune l’importanza della propria identità, delle proprie radici, della famiglia, della ricerca della propria individualità, e della vitalità che porta il percorso nel cercarla, costi quel che costi.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata che puoi raccontarci?

Al momento ho in sospeso la prossima raccolta di poesie e aforismi, inoltre sto portando a compimento un progetto che mi sta molto a cuore, decisamente il più grande che io abbia mai elaborato, di cui fa parte il mio dipinto che è anche la copertina di “Poesie con le ali”, è un’idea che ho in testa da molti anni, e ora che si sta concretizzando mi sembra incredibile, riguarda l’ascolto e il dialogo, appena sarà pronto si racconterà tutto!

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Sui social, nelle fiere e magari in recensioni e interviste come questa, di cui ringrazio molto!

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?

La chiave per vivere bene è il rispetto, insegniamo ai nostri figli a rispettare tutti, le diversità, a non manipolare le persone a fini personali, a non abusare delle debolezze altrui, a rendersi conto quando si stanno ledendo i confini altrui solo perché è più facile fare questo piuttosto che guardarsi dentro, insegniamo loro a ragionare con il proprio cervello senza omologarsi al gregge, perché la vita non è una buffonata e nemmeno un teatro, non è virtuale, è reale, ne abbiamo una ed è solo nostra, nel rispetto d’ognuno.

Ti ringrazio molto e auguro a tutti una buona giornata!

Brenda Maroni

https://www.facebook.com/brenda.maroni

Il libro:

Brenda Maroni, “Poesie con le ali”, CTL editore, Livorno, 2021

https://www.ctleditorelivorno.it/product-page/poesie-con-le-ali

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo