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SINOSSI

“Sono già stato a questo punto. L’autoreclusione l’ho già conosciuta , molto prima della pandemia, anche se per ragioni diverse. Mi chiamo Davide Cifala’, ho trentaquattro anni e sono uno scrittore -karateka siciliano. Oggi sono conosciuto come uno che combatte, ma da adolescente ho avuto  un’esperienza nel mondo del calcio che mi ha arricchito dentro e che racconto in questo romanzo che vorrei presentarvi.

Quando avevo quattordici anni mi volevo suicidare. Ero molto piccolo ma ero già stufo di vivere. Avevo programmato un lento suicidio, avevo stabilito che ad uccidermi sarebbe stata l’anoressia.

Vivevo in un quartiere popolare di Catania che si chiama Librino e vivevo una vita che mi stava stretta; giorno dopo giorno diventavo sempre più magro come un chiodo e nessuno intorno a me sembrava rendersi conto di ciò che mi stesse accadendo. Ero un’ appassionato di calcio che sognava di fuggire in una realtà migliore,  diventando come Maradona, come Baggio, come Bobo Vieri. Poi un giorno conobbi colui che sarebbe diventato in seguito l’unico amico che abbia mai avuto, mister Orazio. Orazio non era solo l’allenatore della squadra del quartiere nella quale giocavo, l’ Oikos Club ( il colore delle magliette era verde come la speranza )ma è stato soprattutto un maestro di vita, che mi ha tolto dalla strada ed a poco a poco mi ha trasmesso quei valori di cui oggi faccio tesoro ovunque vada. Lui mi ha insegnato non solo il gioco del calcio, accogliendomi nell’ Oikos Club,la squadra più pazza della città di Catania, dove c’ erano molti ragazzi difficili come me, ma soprattutto a credere in me stesso.

Se non ci fosse stato lui, oggi non potrei raccontare questa storia…”

Davide Cifalà

«Cosa sono stato realmente? Un golden Boy irripetibile, o un’atleta che era in realtà, molto meno di quanto voleva sembrare ? Ora che non gareggio più da un po’ di anni, capisco che forse sono stato tutte e due le cose insieme… Sono stato il simbolo di un quartiere periferico di Catania, fatto di degrado e sporcizia, del riscatto, del primo sensibile e tangibile cambiamento per la gente meno fortunata, che ispirandosi ed identificandosi in me, usciva dai ghetti, pur essendo all’ epoca, un ragazzo irruento, per niente simpatico, che cominciò con le arti marziali ad un età in cui di solito si è già cinture nere (19 anni ). Ma ancora oggi, qualcuno accusa il mio maestro Giulio Ragusa, di essersi concentrato su di me, solo con lo scopo di creare un karateka straordinario, senza però farmi progredire come persona, considerando tutti i mostri che covavo all’ epoca. Probabilmente, c’è del vero anche in questa tesi. Il mio maestro di Karate Giulio in compenso, mi diede lo stile (Wado Ryu ), lo stile che aveva reso campioni prima di me, molti dei suoi allievi, che nelle mani di un ragazzo irruento qual’ ero, diventò un arma di distruzione. La storia di un ragazzo come me, che pativa una drammatica situazione in famiglia, che arrivò addirittura secondo alla sua gara d’ esordio di Karate, dopo soltanto un anno di gavetta ed addestramento ( partendo da zero ).» (Davide Cifalà)

Davide Cifalà

Il libro:

https://www.ibs.it/sei-mio-eroe-libro-davide-cifala/e/9788866829669

RECENSIONE DEL GIORNALISTA VINCENZO MARIO (TESTATA GIORNALISTICA V- NEWS)

IL KATATEKA BURBERO E DANNATO DEL QUARTIERE LIBRINO

Lo sapete cos’è Librino?

Diciamocelo, è un posto di merda.

E lo era ancora di più negli anni 90, quando è iniziata questa storia.

C’è un gioco che faccio spesso durante le cene, quando parte la lamentela su qualche stortura dei nostri tempi.

Immaginate che il buon Dio voglia farvi un regalo, e prima di nascere, anziché mandarvi allo sbaraglio in questo pazzo mondo, si prenda il disturbo di chiedevi dove e quando preferireste incarnarvi.

Attenzione però, precisa l’Onnipotente. Potete scegliere l’anno ed il luogo, ma non la condizione sociale: potreste essere  il figlio de Re o l’ultimo dei reietti.

Cosa scegliereste?

Pensateci bene. E pensate che a parte una botta di culo eccezionale, ci sono statisticamente molte più probabilità di nascere povero che di nascere figlio del Re.

Dove avreste le migliori chance di sopravvivere, e di vivere una vita dignitosa pur nascendo poveri?

Io personalmente sceglierei senza esitazione l’Europa del ventunesimo secolo. Ma è una mia idea, e naturalmente ognuno avrà la sua.

Sono però abbastanza sicuro che nessuno, se dotato di un minimo di sale in zucca, sceglierebbe mai Librino negli anni 90.

Mai.

Case crollate, baracche malferme, roghi di immondizia, uomini, donne e ragazzi che si dividono tra eroina, crack e alcolismo. E poi delinquenza, prostituzione, violenza, i ragazzi che per sopravvivere devono affiliarsi ad una gang, e le gang quotidianamente si menano e di tanto in tanto si ammazzano tra loro. E poi la polizia, che anche lei mena. E spara.

La strada, la galera, la droga.

A fine anni Novanta l’esercito ha aperto un ospedale per curare gli oltre seicento feriti di arma da fuoco che arrivavano da Librino ogni anno: più di due al giorno. In un solo quartiere.

E negli anni ‘90 era ancora peggio, non a caso Librino godeva della sinistra fama di “quartiere più pericoloso di Catania.

Ed è proprio in questo ridente rione che nasce il protagonista della nostra storia, il piccolo Davide Cifalà, il 24 ottobre del 1987. Davide è venuto al mondo in una famiglia un po’ così, come ce ne sono tante a Librino : papà pasticcere, un brav’uomo e lavoratore esemplare,  la madre casalinga,  donna ingenua ma forte, tutti e due completamente succubi di Daniele,  il figlio maggiore, il primo dei loro due figli. Un ragazzo completamente squilibrato che li fa disperare e che Davide, più piccolo di lui di quattro anni, per questo odia.

E così il piccolo Davide deve cavarsela da solo in quella giungla, con dentro quel disagio che gli consuma l’ anima e col suo broncio perenne.

“Bud Spencer” sarebbe stato il suo soprannome in una novella del Verga.  Uno dei soprannomi che la strada gli aveva affibbiato, e neanche il più difficile da portarsi dietro. Soprannome che nasceva dalla sua stazza, 181 cm d’altezza a soli quattordici anni per ben 89 kg, dal suo essere rissoso, ed introverso

Ha un animo gentile e sensibile  e un atteggiamento taciturno; in fondo sono gli altri a dargli fastidio per primi, ogni volta che lui picchia.

Ora, chi ha un minimo di esperienza delle cose del mondo, può ben capire come essere una Fatina a Librino, senza nessuno in famiglia a guardarti le spalle, equivaleva ad una condanna: un ragazzo povero e cicciottello con la testa grossa, la voce in falsetto e il soprannome di Bud Spencer non poteva che essere la vittima preferita dei bulli, che a Librino di certo non mancavano.

La vita di Davide andava così: nessun aiuto né tantomeno amore a casa.

E Librino è un posto brutale, dove le speranze sono destinate a crollare.

Un giorno qualcosa si rompe nella testa di Davide. Così,  quel disagio che lo logora dentro fino a consumargli l’ anima, comincia a diventare evidente. Comincia a perdere peso, come se ogni chilo perso rappresentasse una parte di sé che a poco a poco moriva, e scivola a quattordici anni nell’ anoressia,  arrivando a pesare solo 49 kg. Tenta di rinascere attraverso i calcio.  Ha tutto per essere uno di quelli che mollano, ma Davide non molla.

L’ esperienza nel calcio è da dimenticare,  ma si rivela fondamentale per creare poi a vent’anni quella seconda vita che nascerà,  la vita da campione di karate che diventerà esempio per tutti e che lo trasformerà così in una sorta di supereroe proveniente dalla vita reale, soprattutto nella sua Sicilia ed a Napoli, dove colpirà l’ immaginario collettivo nel 2015, quando presenterà il suo secondo libro, parzialmente autobiografico ” Sei il mio eroe “, nel quale parla della sua profonda amicizia con Michelle Ferrari, ragazza problematica divenuta una star di LA 7.  In ” Libero da ogni limite ” invece, Davide ci racconta quanto difficile è stato arrivare dov’è adesso, quanta tristezza ha dovuto attraversare in quel periodaccio, quando ha dovuto affrontare l’ avversario più difficile di tutti, più duro di qualsiasi avversario: quella bestiaccia chiamata anoressia.

Davide Cifalà, che aveva un animo gentile, e per dieci anni ha dovuto assorbire tutta la bruttezza del mondo.

E poi di colpo l’ha buttata fuori .