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PER #FATTIESTRAFATTI: INTERVISTA CON VINCENZA D’ESCULAPIO PER “LA TENUTA DEI MELOGRANI”

Ben ritrovati ad un nuovo appuntamento con la rubrica di interviste esclusive #fattiestrafatti su Mob magazine. Oggi ho il piacere di incontrare la scrittrice, nonché ex docente, Vincenza D’Esculapio, che ci presenta il suo ultimo romanzo “La tenuta dei melograni”, edito da Homo Scrivens.

 Sono stata fin da ragazzina una lettrice molto forte, ho amato molto la letteratura russa, francese e inglese, nonché italiana della grande tradizione ottocentesca e del primo Novecento.

Per il mio lavoro sia come docente di storia sia nell’ambito dell’editoria scolastica ho avuto modo di continuare ad approfondire la mia passione adolescenziale. Di qui la mia predilezione per il romanzo come scelta di scrittura personale, alla quale sono approdata una decina di anni fa.

 

 

 

Il filo rosso che lega i miei lavori è l’attenzione per le vicende umane che attraversano la grande Storia e si incuneano in essa. Di qui prendono l’avvio microstorie dal sapore autobiografico -come nella Torre d’Avorio– o  storie familiari come accade nell’’Ultimo Sposatore, fino ad aprirsi alla Storia collettiva nella Tenuta dei melograni. In tutte le mie narrazioni ci sono frammenti di vita personale, soprattutto legate agli anni infantili.

Parliamo ora nello specifico della “La tenuta dei melograni” che posso dire si inserisce nel filone “siciliano”, dal “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, a Stefania Auci, a Cristina Cassar Scalìa, a Vincenza D’Esculapio. Dimmi innanzitutto se pensi che scrivere della Sicilia sia una esclusiva di scrittori siciliani e raccontiamo del titolo del libro, “La tenuta dei melograni” che farà da scenario essenziale, sia positivamente che non, a Brigida Chiaramonte, duchessa D’Acquaviva, che, tra ricordi e allucinazioni, rivive il passato della sua nobile famiglia e della sua tormentata storia d’amore.

Hai citato il gotha dei narratori siciliani, a cui va tutto il mio rispetto e, se il mio romanzo si inserisce nel filone siciliano, aver reso omaggio a cotanta letteratura e a un’isola che trasuda di cultura e di bellezza non può che inorgoglirmi. Negli ultimi anni sono state più volte in Sicilia e le suggestioni che ne sono scaturite mi hanno ispirato il desiderio di ambientare questo terzo romanzo nell’isola dell’eterna primavera, come la definì la poetessa Giuseppina Turrisi, personaggio che compare nella storia. Il titolo del romanzo? Nella sua immediatezza   ci induce a immaginare le sconfinate distese di questi alberi bellissimi i cui frutti rossi, profumati e ripieni di tanti grani succosi, sono segno di prosperità e fertilità, ma non solo perché a questo frutto vengono attribuite valenze religiose ed esoteriche. Cosa cela allora il titolo? Il lettore lo scoprirà da solo.

 

Quando giunge a Napoli, Brigida ha già fatto i conti con una realtà che la voleva succube e rinunciataria. Il prezzo da pagare per ricominciare a vivere sarà molto alto, ma il coraggio non le manca. Ancora una volta ricostruirà lentamente la propria vita, in un modo per lei assolutamente impensabile.

 

Ginevra, personaggio d’invenzione, riassume in sé i tratti caratteriali delle donne realmente esistite e presenti nel romanzo. Forti, caparbie che oseranno sfidare il potere costituito.Donne che a metà Ottocento si rendono conto che il mondo femminile non può più restare ai margini della storia sociale, politica e culturale della propria terra.  Va da sé che una figlia che cresce in un contesto familiare in cui si tocca con mano la vita attiva non può che essere simile a sua madre.

 

Enza, “La tenuta dei melograni” è il prequel del precedente “L’ultimo Sposatore”. Tu quale dei due consigli di leggere prima per chi non li ha ancora letti?

A me piacciono le situazioni complicate, per cui leggere prima il secondo forse può risultare più intrigante.

Cosa c’è nel futuro di Vincenza D’Esculapio scrittrice?

Indagare ancora nella Storia…forse!

Ringrazio io   di nuovo te e tutti i lettori che ti seguono.

DANIELA MEROLA