“La Violenza Assistita” | di Aurora d’Errico

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Ben tornati nella mia rubrica: “In salotto con Aurora “ di Mobmagazine.it.

Spesso, vivere la propria adolescenza in un ambiente familiare tranquillo, pieno di amore, attenzione, dialogo, comprensione, purtroppo, non rappresenta sempre la quotidianità tra le mura domestiche. Per moltissimi bambini e adolescenti meno fortunati, infatti, l’ambiente familiare rappresenta il teatro di atti di violenza fisica, psicologica e sessuale. Atti che sono compiuti su figure affettive di riferimento, perpetrati nei confronti delle loro madri, sorelle, fratelli, ad opera dei loro padri o altri componenti del loro nucleo familiare. Sono vittime della cosiddetta “violenza assistita”, ovvero quel fenomeno di fare esperienza di qualsiasi forma di maltrattamento sia verbale, fisica che sessuale, su figure di riferimento affettivamente significative e di cui possono subirne i devastanti effetti. Il numero di vittime di questo tipo di fenomeno è elevatissimo, basti pensare che solo in Italia, tra il 2009 ed il 2014, sono stati oltre quattrocento ventisettemila i minori che hanno vissuto atti violenti nelle loro famiglie con ripercussioni terribili sulla loro crescita psicologica, come ansia, depressione, incapacità di socializzare con gli altri coetanei, aggressività, scarsa capacità di gestire la rabbia, irrequietezza. Tutto questo, con notevole impatto sul comportamento e sullo sviluppo fisico e cognitivo, oltre al fatto che in molti casi, i minori testimoni di violenze intrafamiliari, possono riportare danni fisici diretti, perché nel tentativo di difendere le proprie madri, si rendono partecipi nelle “colluttazioni”, con la probabilità di essere colpiti a loro volta, da calci, pugni, schiaffi. Dai vari studi è emerso anche che i bambini sono più portati all’ apprendimento del disprezzo verso le donne, in cui la figura femminile in questo modo, viene percepita come “essere inferiore” e quindi considerata “oggetto” di controllo e di “dominio”. Le bambine, diversamente, identificandosi con le madri/vittime, maltrattate e violentate, finiscono per avere una scarsa autostima, percependosi fragili, insicure e ricercando, una volta divenute adulte, relazioni amorose che prevedono una “sottomissione” al loro compagno. Pertanto, i bambini vittime di violenza assistita, sia maschi che femmine, finiscono per apprendere modelli relazionali in cui l’espressione dell’affettività è strettamente connessa alla “sopraffazione” dell’uno sull’altro, dove l’uso dell’aggressività e della violenza diventano del tutto ammessi all’interno dei rapporti affettivi, giustificando una discriminazione di genere che è tutt’oggi ben radicata nel nostro sistema sociale.

Aurora d’Errico