Tra suocera e nuora non metterci il dito, mettici un anello! | di Lucia Tremiti

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La fede o vera è un anello che gli sposi si scambiano durante il rito del matrimonio quale simbolo di fedeltà reciproca. La forma circolare simboleggia il concetto d’unione tra gli sposi.  

In Sardegna esiste una . Una lavorazione artigianale minuziosa dove i finissimi fili d’oro e d’argento vengono tessuti per mettere in essere decorazioni uniche dai precisi significati. Intrecci d’oro e d’argento che legano la coppia alla terra, alle origini, alla famiglia.  Le piccole sfere simboleggiano i chicchi di grano e nascondono concetti come prosperità, fertilità e ricchezza. Questo anello veniva tramandato da madre a figlia in particolari ricorrenze. La leggenda narra che la prima fede sarda sia stata forgiata dalle fate Janas. Esse abitano le Domus de Janas antiche sepolture di epoca prenuragica scavate nella roccia. Queste fate, dispensatrici di aiuti benevoli,  di una bellezza ultraterrena ed alte solo un metro escono soltanto la notte per ripararsi dalla luce del sole. A loro piace molto lavorare ai loro telai tutti interamente d’oro la filigrana ricavandone vari preziosi abbelliti con gemme e soprattutto coralli. Amano indossare questi gioielli negli incontri con le divinità.  Si narra che se una persona trova un telaio d’oro delle Janas  scoprirà in prossimità anche un immenso tesoro.

 

In Toscana invece le fedi nuziali erano fatte con materiali scadenti da abili artigiani aretini. In Valdichiana questi anelli nuziali si chiamano  fedi chianine. A Monte San Savino, in provincia di Arezzo, nel Palazzo Comunale è conservato un ritratto del Granduca di Toscana Ferdinando III di Lorena con una fede chianina al dito indice. Un regalo di qualche orafo aretino o un pegno d’amore?  Questo gioiello dei poveri era stato creato per le fasce più deboli sul finire del 1700 e prodotto fino agli inizi del 1900 da mani di abili artigiani che si richiamavano in parte all’oreficeria etrusco-romana. La fede chianina era una vera nuziale popolare contadina che tutti potevano permettersi di comprare e si tramandava da suocera a nuora. Questo anello, a volte anche vistoso, era generalmente a forma di fiore con otto petali ed uno centrale. Poteva avere anche motivi geometrici e riferimenti astrali come al sole, rappresentato dalla pietra centrale, e alla luna, con le otto fasi lunari identificate dalle otto pietruzze incastonate in cerchio. In oro ramato, quindi leggero e di poca consistenza era ottenuto attraverso l’incisione a bulino, il cesello e l’incastonatura di vetri, perle o pietre di scarso valore ma che offrivano una certa luminosità. Molti di questi anelli sono andati perduti, spesso gettati via perché considerati di poco valore e legati alla fatica mezzadrile che si voleva dimenticare. Oggi invece le fedi chianine sono rivalutate e collezionate.