Barbara Gaiardoni, Pedagogista e Love Writer | INTERVISTA

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«Credo di essere, ahimè, una timida e una perfezionista. Non amo parlare in pubblico. Credo che le parole abbiano un peso e sono convinta che, quando si narra scrivendo, si riesca ad avere il tempo per riflettere e per trovare i termini appropriati» Barbara Gaiardoni

haiku scarlet dragonfly journal

Ciao Barbara, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice?

Grazie a voi per l’ospitalità. Scrittrice è una parola grossa. Preferisco la definizione di Love Writer, narratrice dell’amore e degli affetti, al servizio di chi crede che un’impresa, l’impresa del Cuore possa essere narrata attraverso la scrittura in tutte le sue forme. Un esempio è “Favole su Misura”, una delle quattro attività proposte da “Pedagogista in quartiere”; un’iniziativa che vede questa figura professionale come mediatrice tra le istituzioni/aziende e le fragilità nascoste presenti in una comunità. “Naso Rosso” è un testo su misura: è stato scritto per gli allievi e le allieve della scuola primaria, durante il secondo lockdown e in occasione del Natale. L’obiettivo del lavoro era quello di trovare una strategia per collaborare con il corpo docente, nonostante la clausura, nonostante le porte chiuse. E così è stato: “Naso Rosso” è entrato nelle classi e si è potuto attivare quella collaborazione che non sarebbe stata possibile senza questa storia.

http://barbaragaiardoni.altervista.org/blog/naso-rosso/

Chi è invece Barbara Donna al di là della sua passione per la scrittura e l’arte? Cosa puoi raccontarci della tua quotidianità?

Adoro camminare nella Natura, la Bontà delle piccole cose e dei gesti semplici: cucinare per gli affetti, leggere un libro, viaggiare con chi amo, coltivare il Mio Sogno.

L’altruismo è stato, ahimè, il mio peggior difetto, il desiderio di ricerca il mio miglior pregio.

«Posso, devo e lo farò» è il mio mantra.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni della scrittrice?

Ho due lauree: una in Scienze dell’Educazione e la Specialistica in Scienze pedagogiche. Ho un diploma in violino che mi ha portata a svolgere la professione di violinista fino ai 28 anni. Ho lavorato 4 anni nell’ambito psichiatrico e altri 4 con i soggetti affetti da demenza di tipo Alzheimer. Oggi mi dedico alle dipendenze affettive nell’ambito del disagio scolastico, professionale e lavorativo. Nella mia professione, la narrazione scritta è uno strumento importante per riconoscere con precisione il problema.

Un esempio: la mia consulenza pedagogica inizia, sempre o quasi, con una mail in cui chiedo di raccontarmi dell’accaduto. Successivamente e durante il colloquio in presenza, vado a confrontare la narrazione scritta con quella orale. Questa comparazione, mi consente d’identificare il problema con maggior precisione, riducendo i costi.

Come nasce la tua passione per la scrittura e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura, la scrittura e l’arte nelle sue varie forme espressive?

Credo di essere, ahimè, una timida e una perfezionista. Non amo parlare in pubblico. Credo che le parole abbiano un peso e sono convinta che, quando si narra scrivendo, si riesca ad avere il tempo per riflettere e per trovare i termini appropriati. Non solo! La sintesi, la brevità m’appassionano: la scrittura mi consente di metterle in pratica. Da qui, nasce la scelta di dedicarmi agli stili della poesia giapponese.

Non credo di avere maestri, anche se molto, ma molto tempo fa partecipai ad un laboratorio di scrittura con Giampiero Rigosi, l’autore di “Notturno bus”.

Di certo, leggere aiuta a scrivere. Leggo dai “Promessi sposi” al “Metodo Sticazzi”, agli albi illustrati: sono un esempio concreto di quanto vi ho detto poc’anzi.

Quando posso, seguo manifestazioni culturali: quelle di piazza m’appassionano, perché sono vere e proprie immersioni culturali.

haiga cats in love gaia&vana

Ci parli dei tuoi libri e dei tuoi scritti? Quali sono, come nascono, qual è l’ispirazione che li ha generati, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quali le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

A proposito dei miei libri, vi consiglierei di fare una cosa che ho proposto anche ai partecipanti alla Giornata della Didattica 2022 a Verona. Vi chiederei di aprire a caso il mio libro “Meno male che Heidi c’è. Avventure educative e altri amori”. Scegliete una parola o una frase che vi ha “toccati” e segnatevi il numero di pagina: scrivete a mano ciò che avete letto su carta, su un diario, un post-it o su un taccuino. Poi contattatemi barbaragaiardoni@yahoo.it spedendo la foto di ciò che avete estrapolato e scritto.

Con “Il Piccolo Mago e la stadera” e “Novelle Spicce”, invece, leggeteli ad alta voce ai vostri affetti, “piccoli” compresi; scrivetemi, raccontando quello che siete riusciti a mettere in pratica.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre li scrivevi?

Fate ciò che vi ho chiesto e poi ci riaggiorniamo.

Una domanda difficile, Barbara: perché i nostri lettori dovrebbero comprare i tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarli.

Perché i miei libri sono una bussola: sanno orientare chi ci crede.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La Bellezza non è fuori, ma abita dentro, in ciascuno di noi: è apprezzabile e riconoscibile solo da chi la possiede e la sa coltivare. Pertanto, sì: non saprei spiegarla… mi limito a educarmi a riconoscerla e, soprattutto, a goderne.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Non so cosa significhi essere Giovanni Falcone per il quale nutro ammirazione e stima, ma so che cosa comporta coltivare la disciplina: in passato, mi sono spesa per il nuoto agonistico, ho iniziato da bambina e poi, dopo una lunga pausa, ho ripreso per altri 15 anni allenandomi con una squadra di master. Nel frattempo ho svolto la professione di violinista: tutte esperienze che mi hanno addestrata a considerare l’impegno una condizione necessaria per evolvere e per cambiare con consapevolezza. Certo! Conta anche essere nel posto giusto al momento giusto. Del resto, nella vita tutto conta.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

La parola leggere richiama ad un’azione coinvolgente la totalità dell’individuo, che “raccoglie” significati più o meno profondi di un testo. Ciò che per me conta, è che serva: che sia al servizio di chi ne usufruirà. Pertanto, che sia conversazione o un atto di solitudine, poco importa. Importa che si legga e che funzioni. Spetterà poi alla lettrice e al lettore deciderne il significato.

haiga per federica logo

«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Sono d’accordo con Bukowski: la poesia non (mi) preoccupa.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?

L’essere affetti da qualcosa e/o da qualcuno è fondamentale, anche per narrare. Perciò, la scrittura è un incontro, un rincontrarsi all’infinito e senza confini alcuni.

«Lasciate che vi dia un suggerimento pratico: la letteratura, la vera letteratura, non dev’essere ingurgitata come una sorta di pozione che può far bene al cuore o al cervello – il cervello, lo stomaco dell’anima. La letteratura dev’essere presa e fatta a pezzetti, sminuzzata, schiacciata – allora il suo squisito aroma lo si potrà fiutare nell’incavo del palmo della mano, la potrete sgranocchiare e rollare sulla lingua con gusto; allora, e solo allora, il suo sapore raro sarà apprezzato per il suo autentico calore e le parti spezzate e schiacciate si ricomporranno nella vostra mente e schiuderanno la bellezza di un’unità alla quale voi avrete dato qualcosa del vostro stesso sangue» (Vladimir Nabokov, “Lezioni di letteratura russa”, Adelphi ed., Milano, 2021). Cosa ne pensi delle parole di Nabokov a proposito della lettura? Come dev’essere letto un libro, secondo te, cercando di identificarsi liberamente con i protagonisti della storia, oppure, lasciarsi trascinare dalla scrittura, sminuzzarla nelle sue componenti, per poi riceverne una nuova e intima esperienza che poco ha a che fare con quella di chi l’ha scritta? Qual è la tua posizione in merito?

Rispetto alla frase di Nabokov, ho apprezzato quando scrive che la letteratura ha un “sapore” proprio derivante da una parcellizzazione, da una “masticazione” e da una “digestione” di ciò che si è appreso. Rispetto alla lettura di un libro, mi muovo così: leggo la prima pagina e, se mi convince, proseguo. Da quel preciso istante, si concretizza l’avventura d’amore con il testo.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Penso e ringrazio tutti gli affetti, anche quelli che mi hanno affossata, o meglio, ho permesso loro m’affossassero. Li porterò sempre nel cuore, nonostante l’immensurabile lontananza e distanza.

Con chi, invece, mi ha assecondata nel ritrovare Voce e Ali, siamo tutt’ora amanti. Siamo Gratitudine e Grazia l’uno per l’altra, gli uni per gli altri. Non è cosa da poco!

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

“Tranquilla Piepesante” di Michael Ende: educa al “Mi dispiace, ma non è possibile. La mia decisione è irrevocabile”; “Dovunque tu vada ci sei già” di Jon Kabat-Zinn, perché s’apprende l’arte della consapevolezza; “Le leggi della semplicità” di John Maeda: il titolo è già esplicativo, non credi?

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

Ne ho visti e ne vedo tutt’ora tanti… Penso alle “anime” di Hayao Miyazaki e a “Nomadland” di Chloé Zhao: sono umani.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata che puoi raccontarci?

Sto lavorando a “Pedagogista in quartiere” di cui allego il link: leggete alle pp. 91-93.

https://www.comune.verona.it/media/_ComVR/Cdr/Istruzione/I%20Ragazzi%20alla%20Scoperta%20di%20Verona%202022%20-%202023/I_Ragazzi_Scoperta_Verona_2022-2023.pdf

Dal lockdown ad oggi, sto partecipando a concorsi letterari e di poesia nazionali/internazionali. Ho pubblicato su alcune riviste specializzate nella poesia giapponese in inglese (tanka, senryu, haibun, haiga): un filone a cui mi sto dedicando e che mi sta aprendo al mondo della narrazione grafico pittorica.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Anche sui social.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?

Restiamo in contatto!

Barbara Gaiardoni

http://barbaragaiardoni.altervista.org/

https://www.linkedin.com/in/barbara-gaiardoni-pedagogista-42b14a61/

https://www.facebook.com/barbaragaiardonipedagogista.it

https://www.instagram.com/barbaragaiardoni/

I libri:

“Meno male che Heidi c’è. Avventure educative e altri amori” (Arduino Sacco Editore):

“Il Piccolo Mago e la Stadera”, solo in versione audiolibro e ebook: http://barbaragaiardoni.altervista.org/blog/1librox2/

https://www.amazon.it/piccolo-Mago-stadera-libro-ebook/dp/B01MTV50M1/ref=sr_1_1

“Novelle Spicce”:

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo