Di chi sono le rose? | di Silvia Ruggiero

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Di chi sono le rose? Di chi le coltiva?

Di chi le guarda? Di chi le aspetta? Di chi le sogna? Di chi le riceve in dono?

Di chi sono le rose? Le rose non sono di nessuno, sono di tutti.

Il concetto di proprietà è legato al concetto del confine. Le rose sono una cosa finita, con una forma e una consistenza, ma hanno anche un profumo che va al di là della sostanza di cui sono fatte. Hanno una bellezza che rimane impressa negli occhi e nelle persone che le guardano. Le rose vanno a finire persino nei ricordi e nei sogni e nella speranza di vederle ancora l’anno successivo. Quindi le rose non hanno un confine e nemmeno un tempo e pertanto non possono essere di nessuno.

E come le rose, tutte le cose non sono soltanto del “proprietario”, perché i confini non esistono così come li intendiamo noi. Se mio figlio si fa male io starò più male di lui. Dov’è il confine tra il mio corpo, il mio sentire e quello di mio figlio?

Se smettessimo di investire nei confini ma ci “rassegnassimo” non alla globalizzazione delle merci ma alla reciprocità, allo scambio, forse saremmo tutti più felici perché sapremmo che le rose sono anche nostre. Gli esseri umani sono sistemi aperti, non hanno confini definiti: i nostri sensi ci mettono in comunicazione con il mondo e dal mondo ci arrivano stimoli che trasformiamo in pensieri ed emozioni. Questi pensieri e queste emozioni ci danno la forza e la direzione per compiere delle azioni che in qualche modo trasformano il mondo fisico e quello relazionale intorno a noi.

Non abbiamo confini, abbiamo le rose.

Silvia Ruggiero (Psicologa e psicoterapeuta)

Dalla rubrica “La psicologia dei luoghi”

TERRE & CULTURE • MAGGIO/GIUGNO 2020 • 15