“La sorella Macaluso” Laura Giordani ospite di Mobmagazine.it | INTERVISTA

0
386
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

«Quello dell’attore è un lavoro di sacrifici, di attese, di privazioni, chi non lo fa non può capire fino a che punto il significato delle mie parole. L’emozione è il punto focale: sta al centro del cuore, riceve e riporta tutto ciò che accade prima, durante e dopo una rappresentazione teatrale» (Laura Giordani)

Laura Giordani

Ciao Laura, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Laura attrice di cinema e di teatro?

Caro Andrea, intanto, grazie per il tuo invito, è un piacere per me “scrivermi e descrivermi” a te ed ai tuoi lettori, che saluto caramente.

La Laura attrice di cinema e teatro è una donna che ama moltissimo il proprio mestiere, è stata investita in pieno dal sacro fuoco dell’arte, ne sentiva il calore già da piccolina, quando a nove anni confessò ai genitori di volere fare l’attrice!

Come dico spesso: IL MIO È IL LAVORO PIÙ BELLO DEL MONDO, lo avverto ogni volta in cui si alza il sipario, dietro le quinte, e a quasi cinquant’anni ancora tremo di emozione, gioia, amore, e prego affinché io e i miei colleghi, quella sera, facciamo un ottimo lavoro, e che quindi arriviamo dritti dritti al cuore di ogni singolo spettatore.

È la felicità, si, decisamente!

…chi è invece Laura Donna nella sua quotidianità, al di fuori dal lavoro e dalla sua passione per l’arte della recitazione? Cosa puoi raccontarci di te?

Le note dolenti, eheheheh…

Sono una passionale in ogni caso, sia che sia quieta e tranquilla, sia che sia in lotta col mondo: non tollero ingiustizie, disordini, cinismo, cattiveria, il non rispetto delle regole per una buona convivenza civile, e spesso mi accaloro.

Faccio l’attrice di mestiere ma non so mentire nella vita, non ho filtri, spesso sarebbe meglio un bel pizzico di diplomazia, e qualsiasi cosa finirebbe lì, ma io ho necessità di capire chi ho davanti, perché usa quelle parole rinforzate da determinati atteggiamenti, e non resisto; forse è anche il mio lavoro che mi porta a fare tante domande e chiedere il “perché ed il per come”, proprio come si fa per entrare in un personaggio.

Come e quando è nata la tua passione per la recitazione, il cinema, il teatro?

Quando ero piccola, nove anni, per l’esattezza (come dimenticarlo?).

Sono nata in una famiglia che adorava andare al cinema ed al teatro, e quando si stava a casa, la sera, si vedevano film o serate di varietà, il Varietà, quello di una volta, per intenderci, e io osservavo moltissimo e come tutte le bambine, ripetevo le battute o cantavo le canzoni, banale, forse.

I miei genitori hanno sempre assecondato questo mio desiderio, e li ringrazio sempre.

Papà non c’è più da vent’anni, sono tanti, e, forse stupidamente, spero che esista un’altra dimensione dove i nostri cari ci seguano e siano orgogliosi di noi.

Qual è la tua formazione accademica, professionale, artistica ed esperienziale?

Mi sono diplomata nel 1996 alla Scuola di avviamento al Teatro, Umberto Spadaro, del Teatro Stabile di Catania, fu il primo corso ad essere triennale.

Fu emotivamente faticoso, subimmo vari lutti, il Maestro Di Martino, e dopo due anni un nostro giovane collega, così cambiammo insegnanti, ma nulla a che vedere con il genio e la potenza di Di Martino.

Devo ammettere che sono molto orgogliosa della mia carriera: ho ricoperto una gran quantità di tipologie di ruolo, ho lavorato con tanti registi, alcuni dei quali Luca Ronconi, Luca De Fusco, Vincenzo Pirrotta, ma anche Angelo Tosto, Franco Giorgio, ed inoltre Manlio Dovì, Pippo Franco, Raimondo Todaro… scritto e diretto molti miei spettacoli, inciso un cd dedicato a Rosa Balistreri (da quindici anni porto in giro il mio spettacolo ROSA, LA CANTATRICE DEL SUD, con Mimmo Aiola)

Nell’ultimo film di Emma Dante, “Le sorelle Macaluso” del 2020, una interessante produzione cinematografica fuori dagli schemi omogeneizzati del cinema italiano contemporaneo, che ha avuto un meritato successo sia di spettatori amanti del buon cinema che di critica specializzata, hai interpretato la parte di Katia adulta. Ci racconti di questo importante lavoro? Come sei stata scelta da Emma Dante? Come è stato lavorare con questa regista palermitana di grande personalità e competenza, ma al contempo molto esigente?

Confesso che il ruolo di Katia Macaluso è stato il più difficile che abbia mai studiato ed interpretato! Caratterialmente molto distante da me, non sapevo a quale ricordo attingere, a quale evento appigliarmi, per avvicinarmi a lei, ma alla fine ce l’ho fatta, con una grande regista alle spalle come Emma.

Lavorare con Emma Dante è stato un onore, è donna dotata di grande intelligenza ed artista molto fine.

Ed esigente, si!

È una grande creatrice di bellezza, ed è stata in grado di renderci sorelle anche se non lo eravamo, è stata in grado di dirigere tante attrici ed attenzionare tutte le nostre esigenze.

Come fa una madre.

Come è stato vestire i panni di Katia adulta? Cosa ti ha lasciato aver interpretato questo ruolo e aver fatto questa esperienza di lavoro e di successo internazionale?

Mi ha arricchita moltissimo, e mi ha insegnato che spesso non bisogna affannarsi e disperarsi a cercare ciò di cui abbiamo bisogno, basta studiare, scrutare, provare, ascoltare moltissimo, e ciò che stiamo cercando ci viene incontro.

Grandemente orgogliosa di me stessa, devo ammetterlo, mi sono superata, ho imparato altro, e questo mi dà la spinta a continuare ed affrontare nuovi personaggi, ma anche nuovi eventi di vita quotidiana.

Non si smette mai di imparare, quanto è vero!

Cosa vuol dire per una Donna attrice lavorare in Sicilia? Cosa vuol dire aver fatto una scelta di vivere del tuo lavoro di artista in questa isola bellissima ma che non sempre riesce a riconoscere i pregi dei suoi talenti e dei suoi artisti?

Amo moltissimo la mia terra, ogni contrada, ogni scorcio, ogni cittadina, ogni provincia, le spiagge, le vallate, le montagne, cultura, gastronomia, archeologia, arte, letteratura, il nostro amato vulcano…

Una larga fetta di siciliani si dimostra immeritevole di questo gioiello prezioso, delinquenza e provincialismo, piccolezza di pensiero… questi terribili ingredienti non ci hanno fatto crescere, non ci hanno riscattato dalla nostra gloriosa storia, e questo si ripercuote anche nel mio mestiere.

Si lavora poco e male, il talento è sottomesso e guai a fare il “passo più lungo della gamba”.

Questo, dolorosamente, è.

Io mi sono data le opportunità che, invece, raramente mi sono state concesse.

E non mi ferma nessuno.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Gio- vanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno che mettiamo in quello che facciamo?

Appartengo alla categoria della descrizione dell’amato Falcone, ma la vita mi ha sempre messo di fronte a fatti ed eventi che esulavano dal mio talento, dalla mia determinazione e volontà.

Spesso ho partecipato a provini “truccati”, dove già la compagnia era al completo, e li puoi essere talentuosa testarda e sicura di te stessa quanto vuoi, ma il marcio, oltre che in Danimarca, è OVUNQUE, ed io, non essendo né raccomandata, né presenzialista, né servile, spesso sono stata gentilmente liquidata.

Determinata, si, ma a volte se non si è al posto giusto nel momento giusto, a poco serve.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La bellezza, oltre quella evidente: una bella donna, un bel quadro, una bella casa… la bellezza è un avvenimento, come la felicità, dove ti accorgi di esser felice anche senza un perché; o forse è un evento, ti rendi conto che la bellezza è un tuffo al cuore, un innamoramento; o forse è accarezzare un cane o un gatto; od ancora vedere un film o ascoltare una canzone che tocca determinate corde…

La bellezza è sempre e ovunque, insomma.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte?

Definisco fondamentale tutto ciò che mi fa vibrare, battere il cuore, ridere-sorridere, piangere, imbestialire, respirare, credere, andare avanti.

La vita stessa, grande contenitore del tutto, spesso non è facile viverla, e senza sentimenti, che siano d’amore o di altro, no, non è possibile viverla.

Ci DEVE essere l’alito che spinge a respirare, respiro dopo respiro.

Sennò è la morte.

E ogni volta che si entra in scena si muore; muore Laura per dare corpo e vita a qualcun altro, ogni sera si è al servizio del personaggio.

È così che si arriva al pubblico.

Charles Bukowski, grandissimo poeta e scrittore del Novecento, artista tanto geniale quanto dissacratore, in una bella intervista del 1967 disse… «A cosa serve l’Arte se non ad aiutare gli uomini a vivere?» (Intervista a Michael Perkins, Charles Bukowski: the Angry Poet, “In New York”, New York, vol 1, n. 17, 1967, pp. 15-18). Tu cosa ne pensi in proposito. Secondo te a cosa serve l’Arte della recitazione, del teatro, del cinema, ma anche della narrazione, del raccontare, dello scrivere?

Se non si legge, se non si vede uno spettacolo, se non si vede un film, se non si ascolta chi vuole narrarti una storia, o se solo non hai mai scritto anche solo un pensiero solo tuo… si è poveri.

Ma di una povertà che rasenta la malattia e la brutalità, e non sto dicendo che bisogna essere colti o geni, sto dicendo che chi non nutre CURIOSITA’ ha grossi problemi.

Alla fine dell’emergenza covid, ogni volta che andavo in scena, alla fine dello spettacolo dicevo sempre, ringraziando il pubblico: “Ricominciate ad andare a teatro e al cinema, perché noi artisti abbiamo bisogno del pubblico, ma, credetemi, voi avete molto più bisogno di NOI!” A questa frase scattava sempre un grande applauso, perché la gente ha provato la fame della mancanza della cultura.

«… facendo dei film non mi propongo altro che di seguire questa naturale inclinazione, raccontare cioè col cinema delle storie, storie che mi sono congeniali e che mi piace raccontare in un’inestricabile mescolanza di sincerità e di invenzione, di voglia di stupire, di confessarsi, di assolversi, di desiderio spudorato di piacere, di interesse, di far la morale, il profeta, il testimone, il clown… di far ridere e commuovere.» (Federico Fellini, “Fare un film”, Einaudi ed., Torino, 1980, p.48). Cosa ne pensi di queste parola di Fellini? Cos’è per te fare un film, partecipare ad una produzione cinematografica? Cosa arriva allo spettatore secondo te? Dicci il tuo pensiero a partire dalle parole di Federico Fellini…

Fellini, come giustamente una buona fetta di artisti, era egocentrico e vanitoso, si evince anche da questa sua affermazione.

Non dico che a me non piaccia esibire il mio talento, la mia voce, la mia fisicità, questo è il mio lavoro, ma le mie capacità spero sempre che possano cambiare una brutta giornata, una brutta notizia, o dare quel consiglio inespresso, spero sempre di insegnare quello che ho imparato, di vedere il pubblico riflettere, o sbellicarsi dalle risate, spero di arrivare al cuore della gente cantando una nenia, che magari ascoltavano dalla voce tremante della nonna, ed avvertirne l’odore, ed emozionarsi.

Sennò è il fallimento, ed abbiamo sbagliato noi, quella sera.

«Il cinema è un rito a cui ormai grande masse si sottomettono supinamente: quindi chi fa del cinema di consumo determina il senso della mentalità e del costume, dell’atmosfera psichica di intere popolazioni che quotidianamente sono visitate da valanghe di immagini sciorinate sugli schermi.» (Federico Fellini, “Fare un film”, Einaudi ed., Torino, 1980, p.55). È davvero come dice Federico Fellini? Cosa ne pensi in proposito del senso del cinema contemporaneo da addetta ai lavori quale sei e da spettatrice quando guardi un film?

Ecco, su questa affermazione non c’è nulla da obiettare, ahinoi! E Fellini parlava dei suoi tempi, se avesse operato oggi, con quel senso, si sarebbe disperato!

Ovviamente ci sono dei messaggi di cui l’essere umano non ha bisogno, per questo ci sono i telegiornali, volti a terrorizzare oltre che informare, spesso malamente.

Quindi di certi film che trattano tematiche poco interessanti ed educative potrebbero cessare d’esser messi in commercio ma, essendo in democrazia (? l’interrogativo è d’uopo!) si deve dar spazio a tutto e a tutti.

« … è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l’ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato» (15 settembre 1984, Taormina). Ascoltando queste parole dell’immenso Eduardo de Filippo che disse nel suo ultimo discorso pubblico tenuto a Taormina, cosa ti viene in mente, cosa pensi della figura dell’artista-attore da questa prospettiva defilippiana, se vogliamo? Per te cos’è emozionalmente salire sul palco di un teatro o recitare di fronte ad una telecamera per le riprese di un film? Come vivi questa dimensione artistica?

Amo molto De Filippo, e ne condivido ogni singolo anelito, di questa affermazione.

Quello dell’attore è un lavoro di sacrifici, di attese, di privazioni, chi non lo fa non può capire fino a che punto il significato delle mie parole.

L’emozione è il punto focale: sta al centro del cuore, riceve e riporta tutto ciò che accade prima, durante e dopo una rappresentazione teatrale, quasi non cessa di esistere, nemmeno quando si spegne l’ultimo faro, è uscito l’ultimo spettatore, e si sta rientrando a casa.

Il cinema è diverso dal teatro, è bellissimo, senz’ombra di dubbio, ma meno emozionante, poiché a teatro il pubblico lo hai a due passi da te, ne avverti il respiro, la noia, il divertimento, l’entità, davanti alla telecamera sei “solo”, senza spettatori. È una emozione diversa, meno diretta e palpabile.

«Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi.» Fu Charlie Chaplin (1889-1977) a dire queste parole. Tu cosa ne pensi?

Parole vere, vibranti, amarissime. Parole che fanno crescere, sicuramente, che danno la possibilità di imboccare la strada giusta, se ci si trova ad un bivio. Parole oneste, senza doppi sensi, trasparenti. Dobbiamo ripeterle a noi stessi ogni giorno, qualsiasi mestiere facciamo, ovunque ci troviamo. Sono parole che invitano alla libertà, d’essere onesti, sempre.

Se dovessi immaginare tre grandi registi del passato o del presente con i quali lavorare a chi penseresti e perché proprio loro?

Lavorerei con qualsiasi regista abbia competenza e idee, cosa che non accade poi così spesso, oggigiorno. Luca Ronconi mi ha aperto occhi e mente su tante cose, ecco con lui ci avrei lavorato sempre! Mi piacerebbe esser diretta da Tornatore, mi piacciono i suoi film, così diversi tra loro, e mi piace come dirige gli attori.

E non mi offenderei assolutamente se mi chiamasse Kenneth Branagh, ecco, che si sappia in giro!!!

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Innanzitutto i miei genitori, mi hanno sempre appoggiata, dato forza e fiducia.

Amiche ed amici, fare nomi non è semplice… Letizia, trentennale amica; Tiziana, che, oltre che bravissima collega e drammaturga, è anche fidata amica; la dolce Marcella; Elisabetta, Claudia, Sergio, Serena e Chiara, colleghe di corso, e ancora il mio compagno, Francesco, che mi segue sempre, “anche in capo al mondo”, qualche altra collega cara, ma poche e pochi, diciamocelo!

Chi sono i tuoi autori preferiti, gli scrittori, i saggisti che hai amato leggere e che leggi ancora oggi? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri  da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Kafka, lo amo profondamente, criptico quanto basta, straordinariamente grottesco, malinconico, drammatico, tutto insieme; mi sarebbe piaciuto moltissimo essere sua amica, sono convinta che lo avrei fatto ridere parecchio, mentre da lui imparavo un universo di cose. Il primo libro da leggere: LA METAMORFOSI.

Italo Calvino… straordinario “fantasista” di situazioni ed eventi, tra il magico e lo stupefacente, le sue parole celano tutto il disagio della società, di ieri, di oggi, di domani. Profetico Calvino. Il primo libro da leggere: IL CAVALIERE INESISTENTE.

Gesualdo Bufalino: straziante, commovente, tocca le corde più profonde dell’animo umano, penso che tutti ci rispecchiamo nelle sue parole. Il primo suo libro da leggere: L’AMARO MIELE.

E tre film da vedere assolutamente? Quali e perché proprio questi?

Andrea… solo tre è difficilissimo!!! Ci provo!

Innamorata folle di: FRANKENSTEIN JUNIOR, 1974, regia di Mel Brooks, matto, folle, visionario, so quasi tutte le battute, molte delle quali, ancora oggi, vengono prese in prestito nel quotidiano, e tutti le conoscono, ci scappa sempre la risata e la conseguente chiacchierata.

L’ATTIMO FUGGENTE, 1989, diretto da Peter Weir, film che fa impallidire il virus della mediocrità.

STALKER, 1979, regia di Andrej Tarkovskij, regalai il DVD al mio compagno e dalla sera che lo abbiamo visto sogno di farne una versione teatrale, da regista. Speriamo!

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Uhhh, allora: intanto continuo a portare in scena i miei spettacoli, ROSA, LA CANTATRICE DEL SUD, con Mimmo Aiola, straordinario chitarrista e compositore, e DONNE, PLURALE UNIVERSALE, che parla delle atavicità all’interno dei rapporti tra madre-figlia.

Riprese di spettacoli vari, tra i quali LA LUPA, regia di Donatella Finocchiaro, produzione Teatro Stabile di Catania.

Debutto di uno spettacolo di Giovanni Maria Currò, dal titolo “DUE”, con la sottoscritta e Luana Rondinelli (autrice, attrice e regista marsalese). Con Giovanni e Luana abbiamo girato un cortometraggio, MEDEA, scritto dalla Rondinelli e diretto da Currò, ne sentirete parlare!

E sto aspettando l’uscita dell’ultimo film di Roberto Andò, dal titolo “LA STRANEZZA”, dove ci sono anche io, insieme ad altri straordinari attori italiani.

E tante altre cose che non sto qui a dire, sennò che sorprese saranno?

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Ma più che altro vorrei che tutti noi fossimo felici, che partisse, questa felicità, dalle più piccole cose, di essere curiosi, di donarci a chi ce lo chiede, di non perdere tempo, di essere onesti, in primis con noi stessi, e di sorridere di più, anche se non ne abbiamo, poi, tutta sta voglia.

Laura Giordani

Il film: “Le sorelle Macaluso” (2020) di Emma Dante, in streaming su Rai Play:

https://www.raiplay.it/programmi/lesorellemacalusofilm

Le sorelle Macaluso di Emma Dante

Laura Giordani

https://www.facebook.com/laura.giordani.52

https://www.luisamancinellimanagement.com/laura-giordani/

https://www.mymovies.it/persone/laura-giordani/377458/

Laura Giordani

Promo ROSA, LA CANTATRICE DEL SUD:

https://www.youtube.com/watch?v=w6agg3zopGQ&ab_channel=RosaBalistreri%2CLacantatricedelsud

Il mio showreel:

Promo del mio cortometraggio ETTA D’IGNOTI:

Video della canzone CALTANISSETTA FA QUATTRU QUARTERI, di Rosa Balistreri:

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

 https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo