Quando lui diviene sfuggente… la codardia nell’addio taciuto! | di Daniela Cavallini

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Lei: “Amore ti sento distante, qualcosa non va?”

Lui: “ma no, niente, sono solo un po’ stanco, non sto bene, ho problemi personali, il lavoro mi impegna molto”

Lei: “capisco e vorrei che ti confidassi con me, ma non posso tacere sul fatto che mi eviti. Distinguo il comportamento generato dalla stanchezza/malessere da un reiterato atteggiamento  distaccato, e il tempo che dedichi ai tuoi amici reali e virtuali, lo dimostra”

Lui: “non è vero”

Lei: “abbi almeno la decenza di non trattarmi da idiota, io non ti controllo, ti chiedo solo perché mi tratti in modo, molto diverso da prima. “Prima”, vale a dire oramai alcuni mesi or sono, ogni tuo momento libero era per me… per noi, adesso invece sei freddo, sfuggente. Non puoi dirmi che non c’è niente, non è vero!”

Lui: “No, no, non è così, non è cambiato nulla, sono davvero tanto stanco”.

Amiche ed Amici carissimi, avete appena letto alcune righe di una mail pervenutami da una lettrice, riportante la classica richiesta di spiegazione, accennata da  “lei” a “lui”, nell’intento di far emergere eventuali problemi  condizionanti il benessere del loro rapporto.

Alla legittima domanda che “lei” pone, animata dal desiderio di prodigarsi per comprendere e risolvere le loro  incomprensioni,  la risposta di “lui” è evasiva sino a divenire negazionista. Con tale premessa, nella maggior parte dei casi è decretabile “l’inizio della fine”del rapporto.

Non voglio additare il comportamento maschile – mai sostenuto che le donne siano esempio di  esclusiva virtù – e neppure generalizzare, bensì desidero porre in risalto quanto riferito dalla mail, ovvero  l’atteggiamento tendenzialmente evitante dell’uomo nell’affrontare il problema del distacco emotivo/sentimentale, in netto contrasto con la sollecitudine – espressa con fini costruttivi –  dalla donna.

Quel “niente”, seguito da banali giustificazioni, a mio avviso, costituisce uno degli insulti peggiori: la mancanza di rispetto. La sensibilità femminile intercetta anche il minimo accenno di allontanamento dell’amato e, pertanto, la donna, nella richiesta di una spiegazione, manifesta il coraggio di affrontare la situazione “limbistica”, mentre lui la trascina e – oltretutto – mentendo.

Per amore di verità, credo più corretto affermare che utopisticamente lei spera nella rassicurazione dell’amore di lui, seppure ben conscia dell’improbabilità che questa si manifesti.

Contrariamente, l’intuito maschile, che ben riconosce la citata dinamica femminile, induce l’uomo a tergiversare – laconico – con argomentazioni prive di attinenza ai fatti, ma atte a procrastinare il momento della verità, ovvero dichiarare di non essere più attratto da lei e decretare così la fine della loro storia. (Vedi il mio recente articolo “La pericolosa inettitudine del muro di gomma”  https://mobmagazine.it/blog/2022/09/la-pericolosa-inettitudine-del-muro-di-gomma/)

Quando vengono meno le attenzioni riservate al “noi” è evidente che vi è insito un distacco quantomeno emozionale da parte del partner. In quel momento credo che il cuore abbia già espresso quell’addio che la bocca si ostina a tacere.

Bando al sogno infranto, non resta che accettare la realtà: tutti noi esseri umani siamo soggetti ad innamorarci così come a disinnamorarci e questo è doloroso, ma non demonizzabile.

All’istinto – come al cuore – non si comanda. Tuttavia, un comportamento leale è dovuto. Rispondere “niente” o, peggio, “problemi personali” – neanche fosse la portinaia dello stabile- a fronte della  richiesta spiegazione di lei, soprattutto se basata su elementi  oggettivi,  è  codardia cui, talvolta, si aggiunge l’aggravante della malafede, nel perfido gioco di incolparla per  aver “rotto l’incantesimo”.

La mail è molto lunga ed intrisa di dettagli comportamentali – meno che mediocri -,  tuttavia è palese che ci troviamo ad avere a che fare con  un uomo “opaco”, dal quale non vedo altra soluzione che congedarsi senza cedere al rimpianto “dei giorni belli”. 

Un abbraccio!

Daniela Cavallini