USA 2005: gare dimenticate | di Riccardo Massenza

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19 giugno 2005, Stati Uniti

Al circuito di Indianapolis è mattina presto. C’è quell’inconfondibile aria estiva e umida a preannunciare una giornata calda e afosa.

Sono da poco iniziati i preparativi per la prima sessione di prove libere: nel paddock
dove corrono incessantemente ingegneri e meccanici si sente il rumore sordo dei
motori delle macchine che scenderanno in pista. Si preannuncia un intenso inizio
di giornata.

Il circuito di questo weekend non è una tappa stagionale: è la prima
volta che si corre su questo tracciato.
Pensiamo di avere chance: è una pista che si sposa bene alle caratteristiche della
nostra auto. La velocità media è elevata pertanto si richiede una grande potenza da
parte del motore.

«Jean, è tutto pronto» mi comunicano dai box

«ricevuto»

Nel frattempo i nostri piloti in macchina non aspettano altro che partire.

«bandiera verde tra 2 minuti»

«montante le gomme»

Qui al muretto box stiamo analizzando le condizioni del tracciato: ci aspettiamo di
faticare molto in questa prima sessione. La situazione migliorerà col proseguire
delle ore: la pista, infatti, è ancora fredda e scivolosa, e per di più non è gommata.

«30 secondi…»

Iniziano le prove libere: le nostre auto sono le uniche in pista — dovevamo
aspettarcelo. Come ho detto, il tracciato non è in condizioni ottimali, ma abbiamo
deciso di uscire comunque per primi dai box per poter studiare la pista.

Tutto procede normalmente: in totale abbiamo completato più di 40 giri con
entrambe le vetture. Abbiamo inoltre lavorato molto sull’assetto che ci ha permesso di fare il miglior tempo — con nostra sorpresa — con più di un secondo di distacco
dal primo avversario. Non posso dire di non essere soddisfatto.

«bandiera gialla curva 13, Ralf Schumacher nel muro alla sopraelevata»
comunichiamo ai piloti in pista

Quello che noi pensavamo fosse un normale incidente causato da un errore del
pilota della Toyota si rivelerà poi il primo campanello d’allarme di un
weekend particolare.

Ci giunge poi la notizia che la colpa dell’impatto contro le barriere non è stata del
tedesco, bensì dello scoppio della gomma posteriore sinistra.

Fin qui ancora tutto normale. Ma le comunicazioni radio che sentiamo poco dopo
da parte di altri team sono preoccupanti:

«box immediatamente, non è sicuro guidare in queste condizioni»

«controllate le gomme, sembrano si siano sgonfiando rapidamente»

«fate rientrare i piloti: le gomme stanno perdendo pressione»

Diversi team, come Renault, Red Bull, Sauber, riportano infatti un drastico calo
delle pressioni degli pneumatici posteriori dopo pochissimi giri; si capisce presto il
rischio: le gomme potrebbero esplodere da un momento all’altro (come è successo
a Schumacher prima).

Come mai a noi non è capitato ancora nulla? Perchè soltanto le Jordan, le Minardi
hanno avuto problemi? Mentre cercavo di trovare una risposta alla mia domanda, si
discute per capirne la causa.

Quest’anno il nuovo regolamento non prevede soste per cambiare le gomme, salvo
pioggia. Quindi un treno di pneumatici deve durare un’intera gara: più di 350
chilometri!
Non le migliori premesse per questa stagione: è difficile, infatti, che degli
pneumatici durino così tanto.
Avremmo dovuto aspettarcelo un problema del genere durante il campionato.

Di colpo ho capito: solo le auto che montano le gomme Michelin hanno sofferto di
problemi. Questo potrebbe spiegare perchè noi altri, che usiamo
gomme Bridgestone, non abbiamo risentito di un calo di performance.

A conferma della mia “ipotesi”, viene comunicata un’imminente riunione degli
esponenti della Michelin, che allertati, devono decidere sul da farsi.

Il responso, che noi attendevamo sabato mattina, arriva di sera: “Michelin non
garantisce l’integrità degli pneumatici per il Gran Premio degli Stati Uniti.”

Siamo a domenica e ancora nessuno ha compreso la causa del problema: si
ipotizza che tutta la colpa sia la sopraelevata, in quanto esercita un grande sforzo
sulle gomme posteriori, ma anche un difetto di fabbrica degli pneumatici sembra
essere un’opzione possibile.

Stamattina alle 10 si terrà una riunione con tutti i team e i piloti per trovare una
soluzione. Mi viene riferito che le proposte sono state svariate: si pensa di
rallentare a ridosso di curva 13, oppure si propone di aggiungere una curva prima
della sopraelevata per far ridurre la velocità alle auto.

Erano tutte idee plausibili, ma alla fine non si è deciso nulla; anzi, qualora venisse
modificato il tracciato, la federazione ha minacciato di sospendere tutte le azioni
FIA in America. Era tutto a rischio.

Il momento della gara si sta avvicinando e, con nostra sorpresa — e stupore del
pubblico — inizia il giro di formazione.

Subito dopo iniziamo a sentire alla radio le comunicazioni dei team
gommati Michelin:

«non andare in griglia di partenza, ci ritiriamo» comunicano a Raikkonen

«box, box, ci ritiriamo» dicono a Fernando Alonso

E così per molti altri piloti.

Come avete sentito gli hanno comunicato di rientrare per ritirarsi. La coda per
accedere alla pit lane è particolarmente lunga: tutti rientrano, Trulli è il primo, seguito da Raikkonen, Button, Fisichella, mentre le Ferrari vanno a schierarsi.
Rimangono solo i due della Rossa, le Minardi e le Jordan!

Per la prima volta nella storia della Formula 1 non si era mai visto una cosa del
genere: solo sei auto in gara per un Gran Premio! Non potevamo credere ai nostri
occhi!

Si spengono i semafori. In curva 1 i due della Ferrari si danno per un attimo
battaglia, ma Michael Schumacher tiene la posizione.

Non ho mai assistito ad una gara con così poco spettacolo in tutta la mia carriera: i
piloti della Rossa sono volati via e hanno lasciato gli altri in polvere.
Al muretto box ci guardiamo in modo interrogativo tra noi chiedendoci cosa fare,
non c’era nulla a cui pensare, non c’era competizione.

Decido così di guardare gli spettatori sulle tribune, un po’ per noia, un po’ per
curiosità: è un vero inferno. Gente che lancia la qualsiasi in pista, si sentono
continuamente insulti e fischi, che a volte coprivano perfino il rombo dei motori.

Barrichello ad un certo punto fa anche scoppiare una bottiglia di plastica in curva 2,
lanciata da uno degli spettatori. La tensione era tutt’altro che in pista.

Un altro momento importante della gara — se così si può definire — si presenta
quando Michael esce dai box e, per tenere la prima posizione, spinge sull’erba il
suo compagno di squadra in curva 1. La gara era tra loro due, gli altri erano spariti.

«Come procede l’usura gomme?» chiede Michael ai box

«alla grande, puoi fare ancora 100 giri con queste gomme, nessun problema» gli
rispondono, un po’ per canzonare il tutto.

Eventualmente questo capitolo statunitense finisce: Michael vince, seguito da
Barrichello, in terza posizione invece Monteiro, pilota della Jordan, chiude il podio.
I due della Rossa non festeggiano neanche.

Uno spettacolo raccapricciante — me ne rendo conto — ma questa gara sarà forse
l’unica opportunità che avremo di vincere un Gran Premio per quest’anno.

Alla fine del Gran Premio la Michelin decide di rimborsare ogni biglietto e ne
comprerà altri 20 mila da dividere tra gli spettatori di quella gara, che verrà
ricordata come uno dei momenti più bassi della Formula 1.