Come ti spiego il tempo… | di Franca Spagnolo

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«Stava raccontando qualcosa che lo aveva turbato, che non lo faceva stare bene, qualcosa che doveva confidare a qualcuno, per non tenerlo dentro, per lasciarlo uscire dal suo petto, dove avrebbe assunto, se lasciato non-detto, una dimensione inquietante, distruttiva, svilente. […] Poi fu interrotto bruscamente: “Scusa, scusa – disse la voce al di là del telefono – devo avvertire un mio collega che la riunione è saltata. Ci sentiamo la prossima settimana. Ok? Ciao…” e aveva riattaccato senza lasciargli il tempo di replicare o di salutare. La cornetta era rimasta appiccicata al suo orecchio.»

(dal racconto “Al telefono” tratto da “Novelle brevi di Sicilia” di Andrea Giostra)

 Vorrei iniziare il mio viaggio alla scoperta delle innumerevoli suggestioni che l’Arte e chi la crea ci dona, citando alcune righe del bellissimo racconto dello scrittore Andrea Giostra intitolato: “Al telefono”. Scorrendo tra le righe dove spesso gli scrittori lasciano spazio al lettore di entrare in contatto con il più intimo significato della loro espressione ho fatto una riflessione:

Viviamo nell’epoca dei like, delle emozioni trasmutate in faccine colorate… si riduce tutto a una faccina, un’espressione facciale stilizzata sintetizza ogni stato d’animo, qualsiasi emozione. I rapporti diventano epistolari e ogni frase anche la più importante la leggi scorrendo con le dita un gelido touch screen. I social network hanno cambiato i criteri di socializzare con il mondo e se da una parte le distanze tra le persone si sono azzerate, dall’altra si sono create lontananze sul piano umano che paragonerei all’intervallo temporale che c’è tra la terra e la luna… e forse anche di più. L’immagine dell’uomo che brama dalla voglia di potersi liberare dal peso di pensieri che se tenuti dentro assumono dimensioni inquietanti, ha richiamato nella mia mente i post di Fb, nello specifico la scritta che appare sulla home delle pagine individuali: “a cosa stai pensando?” A quanti dei lettori è capitato di guardare quella scritta e scrivere raccontando una rocambolesca giornata lavorativa finita in maniera altrettanto incredibile o un pensiero che in quel momento ritenevano dover incidere attraverso parole scritte affinché rimanesse traccia delle emozioni provate?

Credo sia una cosa che facciamo tutti. Potremmo dire che registrare i propri pensieri sui social equivale un po’ a telefonare a un numero non definito di gente (amici o semplici conoscenti) avendo tuttavia la certezza che non tutte le persone dall’altra parte del telefono risponderanno alla nostra chiamata. Il passaggio è lo stesso della telefonata, io chiamo, qualcuno risponde, ascolta e interagisce, altri invece fanno quello che fa l’interlocutore del personaggio della novella sopra citata. Rispondono, mettono un like e tacciono – non replicano –  non interagiscono lasciandoti sempre con la cornetta appiccicata all’orecchio… Non hanno tempo o forse non vogliono utilizzarlo per rispondere alle nostre chiamate.

Ma cos’è il tempo? Esiste?

Mi viene in mente una frase di Gandhi: “Voi occidentali, avete l’ora ma non avete mai il tempo.” Non c’è tempo per emozionarsi, non c’è tempo per ascoltare, non c’è mai tempo per stare con sé stessi…

Pensiamo per un momento a un orologio fermo, questo segnerà l’ora esatta per ben due volte in un giorno, allora possiamo dire che il tempo non esiste anche se le ore passano e l’unità di misura di questo ciclo continuo sta nella percezione che ogni individuo ha di quel movimento.

Cosa è per Voi il tempo? Quando è stata l’ultima volta che lo avete sentito scorrere velocemente e quando invece lentamente? Cosa suscitano in voi le parole del racconto che ho citato? Chissà se anche io come il personaggio del racconto di Andrea, rimarrò con la cornetta appiccicata all’orecchio… Namasté

Franca Spagnolo

Franca Spagnolo

La Novella “Al telefono” | Recita Vincenzo Bocciarelli | Attore e regista | Racconto tratto da “Novelle brevi di Sicilia” IV edizione

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