La scopa di don Abbondio corsi e ricorsi storici | di Giuseppe Storti

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Don Abbondio, il curato di campagna diventato famoso grazie al Manzoni nei Promessi Sposi, alla notizia della morte per peste di Don Rodrigo, che tanta pena aveva portato nella sua tranquilla e metodica vita quotidiana, si lascia andare a manifestazioni di sollievo. Don Abbondio, in pratica, considera la peste come una sorta di scopa della storia, che porta via i malvagi ed i buoni. Ed in questo caso, pur non dimenticando di dire che in cuor suo ha perdonato Don Rodrigo, nondimeno, manifesta la sua contentezza per la funzione di “scopa della storia” espletata dalla peste che si è portato via con un sol colpo i prepotenti ed i malvagi.

Nel 2018, il Prof. Luciano Canfora scrisse un libro, vincitore del Premio Leonida Repaci per la Saggistica, intitolato La Scopa di Don Abbondio. Nel testo Canfora si occupa del moto violento della storia, che provoca, con il suo tumultuoso incedere, profondi cambiamenti che scuotono l’umanità, come in tutte le grandi crisi; proprio come quelle che Don Abbondio definiva “colpi di scopa”.

Il dubbio è sempre lo stesso. Se il moto violento della Storia con i suoi colpi di scopa, produca un miglioramento delle “sorti progressive” della umanità che per questo diventano “magnifiche” oppure le sue dinamiche portino ad un eterno ritorno del sempre uguale. Orbene l’ineluttabile pessimismo della ragione, ci induce a riflettere su questo particolare e complesso passaggio d’epoca che sta vivendo il pianeta terra. Dopo una terribile pandemia, che ha sconvolto il mondo intero, tante speranze di un mondo migliore, abitato da persone cambiate in meglio, dopo quella orribile esperienza. Ma ecco, ancora una volta l’incedere tumultuoso della storia: la guerra tra Ucraina e Russia alle porte dell’Europa, ma che di fatto ha coinvolto l’intero mondo.

L’umanità, quindi, non ha tratto alcun vantaggio dalla triste esperienza vissuta. Insomma la scopa della storia, quella che semplicisticamente Don Abbondio invoca come risolutrice del male, portato via in un sol colpo-ne siamo certi- ha(ahinoi), lasciato tutto plasticamente immutato ed immutabile come era prima.

Insomma, l’eterna lotta tra il bene ed il male è ancora prepotentemente in “fieri”. E Noi tutti, siamo rimasti con la scopa di Don Abbondio tra le mani, sperando di poter assestare prima o poi quel colpo utile a spazzare via i malvagi i prepotenti, i seminatori di morte!

Giuseppe Storti

I libri:

Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”, Milano, 1827

Luciano Canfora, “La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia”, Laterza editore, Bari, 2018

 

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Giurista di professione, giornalista per passione. Per oltre 30 anni ha lavorato in ruoli direttivi e dirigenziali in varie Pubbliche Amministrazioni della Campania. Iscritto all’Albo dei giornalisti, elenco pubblicisti della Campania dal 1982. Pratica con il “Mattino di Napoli”, per il quale è stato collaboratore per decenni. Direttore del settimanale “Casoria due” per otto anni, nonché di tanti altri periodici locali e regionali. Vasta e qualificata esperienza in materia di comunicazione istituzionale. Fondatore del “Giornale di Casoria” nel 2010. Appassionato e cultore di storia locale. Cura diverse pagine social dedicate alla storia della sua città natale: Casoria ed un blog (giusto1960.wixsite.com/website). Nel mese di febbraio 2021 ha pubblicato per Guida Editore il libro “IL TEMPO FERMO”.Nel mese di giugno 2022 ha partecipato al premio letterario “ Emozioni 2022” indetto dalla Community TraLeRighe, con il racconto breve: “Sognando Segni”, conseguendo la Menzione d’onore. Nel 2022 ha partecipato alla Quarta Edizione del Concorso nazionale di Poesia “ Dantebus”. Inoltre, di recente, è risultato vincitore del concorso letterario “Raccontami una vita”, indetto dalla Casa Editrice Ufficiale della Biblioteca Biografica d’Italia di Arezzo, nella sua prima edizione storica con la biografia del proprio genitore, conseguendo altresì la qualifica di Biografo ufficiale della Biblioteca Biografica d’Italia, che si propone lo scopo di salvaguardare la memoria collettiva dell’Italia e degli italiani ovunque nel mondo. Ama la lettura: “Chi è analfabeta a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni. C’era quando Abele uccise Caino, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…. perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” Umberto Eco.