“Scuola: Dimissioni come protesta – Il caso di alcuni insegnanti” ǀ di Maria Teresa De Donato

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Nei due precedenti incontri con l’amico e collega autore Horst Költze sul tema Educazione e Libertà, Prima Parte e Seconda Parte, abbiamo affrontato aspetti fondamentali come l’autocoscienza, l’autoconsapevolezza e il ruolo che la scuola dovrebbe avere attraverso i propri programmi nell’offrire a ciascuno un aiuto individuale per sviluppare il proprio potenziale unico e quindi la propria creatività.

Tutto questo, come è stato sottolineato in questi articoli, può essere ottenuto solo attraverso la libertà. Al contrario, “Nel sistema scolastico tradizionale, attualmente dominato in 76 stati dallo studio funzionalista PISA [Program for International Student Assessment], bambini e adolescenti sono costretti ad adattarsi per almeno dieci anni durante la fase di crescita del cervello. … Con l’apprendimento forzato, non c’è riferimento esistenziale alla persona, al vero SÉ.  Ciò ostacola lo sviluppo delle aree cerebrali necessarie per l’autogenesi.  Alla fine della scuola, i diplomati non sanno CHI SONO e cosa vogliono davvero”.

Nel tentativo di risolvere questo colossale problema, professionisti del settore si sono attivati ​​in ogni modo possibile. Tra questi c’è stato Horst Költze, il quale,  attraverso le sue pubblicazioni, ha cercato di sottolineare tre aspetti fondamentali:

 

1) questa spaventosa lacuna nel sistema educativo;

2) l’impatto devastante che questa educazione ha sui bambini e sui giovani;

3) la necessità di apportare cambiamenti significativi non solo nei programmi didattici, ma soprattutto nelle modalità di formazione degli stessi docenti.

 

Anche dopo essere andato in pensione, Horst ha continuato la sua lotta imperterrito. L’obiettivo è sensibilizzare le autorità competenti, il personale scolastico ed i genitori degli studenti sulla necessità di un’istruzione più libera, in grado di riconoscere e massimizzare il potenziale creativo di ogni studente.  La realizzazione di questo tipo di educazione è auspicabile non solo in Germania, dove vive Horst, ma anche negli altri Paesi dove è stato utilizzato lo studio funzionalista PISA.

Naturalmente, Horst non è stato l’unico insegnante consapevole del danno arrecato ai bambini e agli alunni da un sistema educativo così inadeguato. Molti altri hanno riconosciuto le carenze e la necessità di cambiamento.  Purtroppo, alcuni suoi colleghi non sono riusciti a continuare a far parte di un sistema di cui non condividono né tecniche di valutazione né metodi di insegnamento, e hanno preso una decisione drastica: il licenziamento.

Hanno quindi rinunciato alla professione, con la conseguente perdita del lavoro e dei contributi pensionistici, come forma di denuncia e condanna di un sistema educativo che schiavizza i bambini e tarpa loro le ali fin dalla più tenera età.

Nell’articolo pubblicato online sulla rivista di educazione News4Teachers dal titolo “Il sistema scolastico ti fa ammalare”: Perché un’insegnante di scuola primaria si dimette dal servizio civile – il suo ragionamento nella formulazione, questa insegnante rinuncia al suo sostentamento per tutta la vita come dipendente pubblico.

Questo rappresenta, quindi, un documento vivo e personale dell’ABUSO dell’educazione, che è emerso chiaramente nelle interviste allo scrittore educativo Horst Költze sul tema “EDUCAZIONE E LIBERTÀ”, menzionate sopra.

Nella sua lettera di dimissioni all’Autorità per l’istruzione statale di Monaco del 16 marzo 2022 – Schulrat 12 – 80313 Monaco di Baviera, questa insegnante spiega i motivi della sua decisione drastica, iniziando con una domanda:

“Perché così tanti bambini perdono la gioia di imparare dopo poco tempo a scuola?”

 

Stando al contenuto della sua lettera, i motivi sono vari:

 

1) I bambini diventano “oggetto di aspettativa” mentre la loro situazione personale e familiare con ogni sorta di problemi correlati viene completamente ignorata. L’alto livello di frustrazione e rabbia porta al fenomeno del bullismo, ormai diffuso in tutte le scuole.

 

2) Violazione dei diritti umani, Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo: età, “origine, etnia, colore della pelle, genere, livello di istruzione dei genitori, nome di battesimo e povertà dei propri genitori” sono tutti fattori discriminanti e privi dell’aspetto “inclusione”, specie in relazione a persone con disabilità.   L’atmosfera nella scuola, specie in quella statale, è quella di «esperienza di dominio e di comunicazione gerarchica, non di partecipazione».

 

3) Concetto di apprendimento: l’apprendimento a scuola si basa sull’assunto errato che “il contenuto della conoscenza può essere trasferito da una persona all’altra, che lo voglia o no.”  Questo non è vero, poiché il cervello non solo memorizza i dati, ma li filtra. (NOTA MIA: Per questo, impariamo facilmente alcune cose e le ricordiamo, mentre altre abbiamo difficoltà a capirle e comunque le dimentichiamo rapidamente.)

 

4) La scuola dell’obbligo (distinta dall’istruzione obbligatoria) e l’apprendimento dell’obbligo contraddicono una serie di diritti umani e fondamentali.  Quindi, se si vuole “avere una funzione di integrazione in una società libera, dobbiamo finalmente abolire la scuola dell’obbligo”.

 

5) Il sistema scolastico fa ammalare, studenti e insegnanti allo stesso modo.

Ciò è illustrato dalle alte percentuali di sintomi osservati nei bambini e negli adolescenti in età scolare, come mal di testa, dolore addominale, mal di schiena e disturbi del sonno, solo per citarne alcuni.

 

Questa insegnante non è stata l’unica a compiere un “gesto estremo”.  Un altro caso che possiamo citare è proprio quello di Gunnar Kaiser.

Nella sua intervista A colloquio con Gunnar Kaiser – “Non lo faccio più”, pubblicata sul canale YouTube della piattaforma RESPECT, Kaiser ha spiegato che la gestione della situazione Covid e l’audizione delle autorità e quindi di quelle dei media, secondo cui non ci sarebbe stata più la normalità, almeno secondo i canoni consueti, è stata, nel suo caso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso.  Al contrario, tutte le restrizioni e i cambiamenti sociali adottati a causa della pandemia, anche in relazione ai limiti imposti alla libertà, diventerebbero la nuova normalità.  Le libertà sottratte o almeno limitate dalla pandemia non sarebbero mai state ripristinate.

Una domanda interessante che si pone Gunnar Kaiser è: “Abbiamo mai vissuto davvero la democrazia se la cediamo così in fretta?”

 

Forse è giunto il momento di rompere gli schemi convenzionali ed abbracciare il mondo delle idee e degli alti ideali, indipendentemente da ciò che siamo abituati a fare o vedere intorno a noi.  Forse dovremmo smettere di domandarci se qualcosa sia “normale” e invece chiederci se sia “legittima” e quali ne siano le implicazioni.

Gunnar Kaiser ha quindi rinunciato anche all’insegnamento per vari motivi, molti dei quali contenuti nella lettera di dimissioni che la sua collega di Monaco ha inviato alle autorità scolastiche di competenza della sua zona.

Essere pienamente consapevoli del problema e avere una coscienza che riconosce che il sistema educativo, per come è progettato e funzionante, sta facendo più male che bene non solo agli studenti ma anche agli stessi insegnanti, segna il punto di non-ritorno.

 

Siate consapevoli delle difficoltà che stanno incontrando gli studenti

  • nello stare al passo con programmi a cui non sono affatto interessati;
  • nell’essere valutati attraverso test basati sul loro rendimento scolastico; e
  • nell’affrontare la vergogna del fallimento e il bullismo tra pari.

 

Questo fa sentire questi insegnanti completamente impotenti, come se si trovassero di fronte a un muro di gomma e di conseguenza incapaci di apportare modifiche significative al sistema.

Pertanto, per un discorso di coerenza e di coscienza, evitano di farne parte. Molti insegnanti decidono quindi di apportare drastici cambiamenti di carriera.  Rinunciano a un lavoro sicuro nel settore pubblico e ai conseguenti contributi pensionistici e si dimettono dal loro incarico.  Non vogliono sentirsi responsabili del fallimento del sistema educativo stesso e del danno che questo reca agli studenti.

Pertanto, qualunque siano le scelte personali di ogni singolo insegnante, nei Paesi in cui viene utilizzato il sistema funzionale PISA, la scuola fallisce miseramente in quello che dovrebbe essere il suo scopo e la sua stessa ragion d’essere: la promozione della creatività espressiva e lo sviluppo ed il massimo sfruttamento del potenziale di ogni studente.