“Tuo marito ha un’altra”: rivelare il tradimento all’amica o proteggerla con il silenzio? | di Daniela Cavallini

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Amiche ed Amici carissimi, a molti di noi è capitato di trovarci nella complicata condizione di conoscere la verità riguardante la nostra più cara amica: il tradimento del marito, fidanzato  o compagno che sia  e porci la classica domanda “cosa faccio, glielo dico o mantengo il segreto?”

In virtù del fatto che molte volte le apparenze ingannano, è pleonastico asserire d’esserne certi, davvero scevri da ogni minimo dubbio, ed agire con la consapevolezza che in entrambe le possibili decisioni emergono pro e contro che pongono a rischio la nostra coscienza e l’amicizia.  Valutiamoli insieme.

“E’ la mia più cara amica, non posso tacerle una tale gravità”

Innanzitutto chiariamo che il concetto di gravità è soggettivo e tale valutazione è dunque attinente al nostro stile di pensiero. Inoltre, poniamoci nei panni dell’amica: vorremmo sapere? Altra considerazione strettamente personale. D’istinto tutti tendiamo a ritenere cosa sia meglio per gli altri assecondando i nostri schemi e talvolta ad agire di conseguenza, salvo pentircene.

A mio parere, questa  situazione detiene il primato della delicatezza in quanto la nostra rivelazione può manifestare conseguenze potenzialmente devastanti.

Tralasciando l’aulicità dell’Amore, nella prosaicità quotidiana di una coppia sono insiti equilibri, taluni molti fragili e percepiti tra i partner nella silente consapevolezza che “chiudendo un occhio” è possibile garantirsi un tenore di vita quantomeno placido. Ipocrisia? Convenienza anteposta alla sincerità? Paura? Rassegnata sottomissione? Dipendenza/codipendenza affettiva? Profondo affetto in sostituzione di “quello che dovrebbe essere”? Chi, ergendosi a paladino della lealtà, ritiene di potersi elevare a giudice delle scelte di vita altrui, arrogandosi il diritto di sgretolarle?

Seppure paghe della sincerità amicale, magari non escludendo un pizzico di narcisistico compiacimento, ribadisco, come ci percepiremmo nei suoi panni? Vale a dire, trovarsi improvvisamente catapultata in una situazione (certamente sospettata, forse tollerata, ma la cui conferma “urla” la differenza) che esige una decisione contestualizzabile nell’immediatezza di una scelta tanto difficile e dolorosa?

Mi sovviene l’immagine di una trappola senza via d’uscita: affrontare “lui” è l’opzione senza ritorno, significa essere pronta all’abbandono – subìto o inferto che sia – o all’ autorizzazione nel proseguire un’unione palesemente “disunita” ed ora pure inficiata dal risentimento. L’ipotesi procrastinante è una possibilità contemplabile, tuttavia impone chiarezza d’obiettivo, nervi saldi e mente lucida oltre alla “competenza gestionale” della provvisorietà. Va da sé che la verità puo’ essere altamente destabilizzante per la coppia, nonché per gli eventuali figli.

Mi reputo – e tale mi ritengono – una “buona amica”, sincera e disponibile nell’offrire il mio aiuto, consistesse anche solo nell’offrire la spalla su cui piangere, ma mai interferirei con informazioni destabilizzanti, salvo in casi eccezionali, qualora il mio contributo – ovviamente comprovabile- potrebbe ad esempio, sovvertire l’esito di una separazione legale.

Concentrata sui “contro”, mi accorgo di aver tralasciato i “pro”, tuttavia, salvo eccezionalità, non me ne sovvengono.

Un abbraccio

Daniela Cavallini