Gli amanti di mia moglie | di Franca Spagnolo

0
131
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

«Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro.» (Leonardo da Vinci).

Nella storia dell’umanità il gatto è stato l’animale più amato e anche il più perseguitato. Infatti, la cultura umana in perenne mutamento, nel corso dei secoli ha trasformato via via il modo di percepire questa creatura che Leonardo da Vinci definì “CAPOLAVORO”.

L’animale per eccellenza più libero dell’intero pianeta poiché l’unico riuscito a non assoggettare il suo “essere” alla natura prevaricatrice dell’uomo – è stato nel corso della storia e delle vicissitudini appartenute all’umanità, il più amato, odiato, temuto e venerato. Il gatto assume diversi ruoli nella memoria collettiva. Nell’antico Egitto venne elevata a divinità suprema la dea Bastet, Dea gatta nutrice rappresentata con la testa da gatto e il corpo da donna, simbolo di dualità, raffigura il bene e il male il  sole e la luna, forza bellezza e mistero. Gli egizi hanno reso protagonista il gatto in ogni forma d’espressione artistica: dalla pittura alla scultura, restituendo alla storia il loro senso di venerazione assoluto nei confronti di questo meraviglioso felino.

Dea Bastet
Dea Bastet

I romani ritenevano il gatto un alleato contro i topi che infestavano le città, riconoscendolo come abile predatore… sebbene poco incline alla vita da schiavo e al contrario molto libero, questo animale rimaneva comunque un essere vivente di grande utilità per la collettività.  In un mosaico ritrovato a Pompei nella Casa del Fauno, viene celebrata proprio la dote di cacciatore del felino, si può ammirare infatti la scena in cui un giovane soriano azzanna un uccello.

Mosaico ritrovato a Pompei
Mosaico ritrovato a Pompei

Papa Innocenzo VIII nel 1484 disse: “Il gatto è l’animale preferito del diavolo e idolo di tutte le streghe”, parole da cui traspariva in modo inequivocabile una dottrina religiosa fondata su pregiudizi e superstizioni che ebbero una forte influenza anche in epoca rinascimentale su alcune opere pittoriche del momento a tema religioso, la più famosa dal titolo: L’ultima cena, risalente al 1542, conservata a Roma nella  Galleria Borghese, dell’autore Iacopo da Ponte detto Il Bassano, raffigura un cane rannicchiato ai piedi di Gesù come testimone di fede e amore incondizionato e il gatto dipinto in atteggiamenti ambigui, quasi strisciante come una serpe accanto all’apostolo Giuda a rappresentare la disobbedienza e l’inganno.

L’ultima cena, risalente al 1542 conservata a Roma nella Galleria Borghese e dell’autore Iacopo da Ponte detto Il Bassano

Leonardo da Vinci restituirà al felino la fama e l’ammirazione da parte di molti artisti definendolo un “capolavoro” e dedicandogli una serie di disegni dal vero. Così dopo la consacrazione da parte del più grande artista-scienziato inventore del Rinascimento, il gatto occupa un posto speciale nel cuore di numerosi artisti che lo ritraggono in molte loro opere.

Leonardo da Vinci, Gatti e un drago 1513-1517

Il pittore e  ritrattista austriaco  Carl Kahler fu contattato da una ricca signora, Kate Birdsall Johnson, che nella sua residenza di Buena Vista in California ospitava 350 gatti. Commissionò al pittore un quadro che celebrasse i suoi amati animali. Per ben tre anni Carl Kahler studiò ogni piccola sfumatura del vivere felino selvaggio e misterioso. Sebbene l’artista non avesse mai dipinto gatti, realizzò alla fine un’opera bellissima degna dell’ammirazione incondizionata che la signora Johnson riservava ai suoi amici a quattro zampe. Il dipinto, olio su tela, raffigura 42 gatti scelti tra i 350. Al centro della scena compare il preferito della signora Kate – Sultano, un gatto che comprò a Parigi e pagò 3000 dollari… cifra astronomica per l’epoca. Si dice che il nome dell’opera fu scelto dal marito della signora Johnson, il quale scelse un titolo ironico che  al contempo ricordasse la natura “GATTARA” della consorte: “ Gli amanti di mia moglie”. Il quadro ha dimensioni  molto grandi  quasi 1,82 metri per 2,59  e pesa 103 kg.  Penso sia una delle opere che ogni gattara vorrebbe possedere. Guardando la tela ci si rende conto di quanto sia stata attenta e minuziosa l’osservazione dell’artista nei confronti dei felini. In ogni angolo della scena rappresentata si racconta la vita di queste magiche creature. Due gattini bianchi girati di spalle con la testa protesa verso l’alto posizionati sopra al centro della tela, rappresentano in modo inequivocabile una caratteristica tipicamente felina, la posa in cui il gatto si ferma per ammirare cose che noi umani non potremmo mai immaginare. Sempre al centro, il gatto Sultano domina la scena e sembra quasi voler dire: Eccomi! Io sono il Re e tu il mio schiavo.” Chiunque ha il piacere di condividere la propria esistenza con un gatto sa quanto questa frase descrive bene il principio di coesistenza che il piccolo felino ha riguardo la vita con l’uomo. In basso a destra, sul tappeto, si intravede una farfalla scrutata da pupille di spietati killer pronti a tirare fuori gli artigli per uccidere la loro preda.

“ Gli amanti di mia moglie” olio su tela Carl Kahler

Questo è il gatto… si ama follemente o si odia, non esistono vie di mezzo. Un gatto sceglie chi amare e lo ama incondizionatamente a patto che la persona a cui rivolge le sue attenzioni lo lasci libero di esercitare appieno la sua natura indomabile colma di segreti che parlano di magia, luoghi misteriosi che viaggiano nel tempo e come in un incantesimo si svelano solo se riesci a scoprire la parola magica. Tra le fessure di un iride felina esiste un regno dove l’impossibile cavalca i sogni affidando alla luna la luce del giorno.

«In ogni donna c’è un gatto che paziente aspetta di vivere in quel corpo una delle sue sette vite.» (Franca Spagnolo)

Namasté!

Franca Spagnolo