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Con una narrazione fluida, moderna, attenta e riflessiva l’autrice, Ida Sassi, ci porta a scoprire Io ti troverò, un giallo milanese che cattura l’attenzione del lettore, coinvolgendolo nella storia al cui interno troverà scelte drammatiche. Il lettore scoprirà che il libro lo riguarda profondamente, avrà l’impressione che il romanzo lo conosca da sempre, che conosca le sue paure e le sue ferite, che racconti la sua vita così com’è e come potrebbe diventare.

Qual è il suo rapporto con la scrittura? È un grande amore, una grande passione. Quindi è difficile catturarla con le parole. Posso parlarne a lungo, ma ho l’impressione di rimanere in superficie. Perché si ama proprio quella persona e non un’altra? Io posso dire che studio, che leggo, che scrivo, che rileggo, che mi alzo alle sei per scrivere. Non so spiegare perché quando scrivo sono felice. Questo non lo so. Eppure, scrivere è faticoso. Sono perfezionista, esigente, scontenta di me. Riscrivo. Riscrivo tante volte. Ma la sera, sono sempre lì, al tavolo, a scrivere.

Che relazione c’è tra la scrittura e la società? La letteratura è sempre contemporanea, e con questo non intendo dire che imiti la realtà ma che, qualunque sia il genere cui si dedica, l’autore esprime nella sua opera la sua concezione del mondo e della vita. Nel mio caso, il racconto si sviluppa in una cornice che è la realtà attuale, il momento storico attuale e il contesto sociale in cui io vivo.

Io preferisco che siano le storie che racconto a parlare, senza l’intervento diretto dell’autore. Lascio che siano i personaggi a esprimere il loro punto di vista sulla realtà e sulla società.

C’è una scrittrice o uno scrittore che considera il suo mentore? È molto difficile scegliere un solo autore, sono tanti quelli ai quali devo moltissimo. Ma se devo rintracciare un’influenza profonda, lontana nel tempo, il mio pensiero va spontaneamente a Georges Simenon. Poi ce ne sono stati altri, ovviamente, Henning Mankell, Petros Markaris, Fred Vargas, Alicia Giménez-Bartlett. Ma le prime letture nel genere riguardavano il commissario Maigret. Ho letto Simenon da ragazza, ho scoperto e apprezzato l’importanza della città, delle atmosfere, di dare voce alle vittime.

Spesso ci si lamenta che oggi si legge molto poco. Fra videogiochi, televisione e internet si ha sempre meno tempo per la lettura. Qual è il suo pensiero sui lettori di oggi?  Credo che la lettura abbia qualcosa di diverso da offrire rispetto ai prodotti di intrattenimento. Il romanzo è un’esperienza che si differenzia dalle serie tv. Azione, inseguimenti, spargimenti di sangue, tutto questo si trova nelle piattaforme con una vividezza incomparabile. Un romanzo può e deve proporre qualcos’altro. Pagine che facciano sorridere, emozionare e sognare. Io credo che i lettori lo apprezzino, anche tra i giovani.

Ha già pronto un nuovo romanzo? Diciamo che ho finito la prima stesura e l’ho revisionata. Sono a buon punto, ma sono comunque lontana dalla stesura conclusiva. Ho l’abitudine di rivedere un testo molte volte. Il nuovo romanzo è un progetto cui tengo molto, è il seguito di Io ti troverò. Racconta una storia inquietante e le vicende personali del protagonista Guido e di Isabella: ci sto lavorando da tanto tempo.