Sette parole… | di Franca Spagnolo

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“Nella serratura dell’aldilà c’è una chiave, ma solo Gesù Cristo è riuscito a trovarla e a passare da una dimensione all’altra.” (Fabrizio Caramagna)

Agli Artisti secondo me è concesso di passare da una dimensione all’altra senza bisogno della chiave. Un esempio? Giuseppe Sanmartino, uno dei Maestri che io considero “Illuminato”, lo si capisce ammirando la sua opera più famosa: il Cristo velato.

Se state organizzando un viaggio a Napoli vi consiglio di riservare uno spazio temporale alla scoperta di grandi emozioni che non suggeriscano solo immagini dei bellissimi panorami del capoluogo campano intriso del colore vivace e profondo del Golfo di Napoli osservato dalla maestosità conica del Monte Vesuvio o dal brusio di anime vivaci e accoglienti degli Artigiani di San Gregorio Armeno. Riservate un po’ di tempo per fare un’immersione emozionale nel luogo dove Spiritualità e Mistero si fondono in una alchimia così armonica da rimanerne improvvisamente e meravigliosamente incantati… mi riferisco al Museo Cappella Sansevero dove è esposto il capolavoro scultoreo: il Cristo velato.

La statua di Gesù con il sudario che sembra muoversi tra le pieghe di un corpo trafitto dal dolore ha richiamato molte leggende riguardo la sua misteriosa realizzazione che tuttavia vorrei tralasciare affinché la curiosità individuale di chi leggerà questo articolo, volendo possa andare a scoprire in autonomia ovunque desideri.

Il Principe Raimondo di Sangro commissionò la scultura a grandezza naturale ad Antonio Corradini, autore di altre statue della cappella che fece in tempo solo a realizzare un bozzetto in terracotta del Cristo velato affidato poi a Giuseppe Sanmartino il quale non tenne conto del modello lasciato dal Maestro Corradini e anzi ne stravolse completamente il progetto. Ammirare il Cristo velato vuol dire perdersi nelle pieghe di un velo di marmo che appare agli occhi come morbida stoffa dove il movimento di un drappeggio sembra spostare l’aria rilasciando il profumo del tessuto mescolato all’odore di un corpo senza vita ma vivo nei muscoli definiti, nelle ferite, in ogni vena, nei tratti del viso scarni coperti e sublimati da un sudario che vorresti poter toccare per riuscire a tenere tra le mani un soffio d’eternità…

La visione del Cristo velato, che io definisco la quintessenza della bellezza, creata da un genio Artista Illuminato che ha avuto il coraggio di sovvertire le regole di una visione dell’Arte apprezzata e rappresentata dal Corradini che gliene aveva lasciato in dote tracce da seguire, rimanda al mio pensiero la convinzione che l’essere Artista si traduce in 7 parole: il talento non si preoccupa del giudizio.

Nessun Artista di talento crea pensando che ciò che sta facendo sia bello solo se otterrà molti consensi… se così fosse, non starei qui a parlare di Arte e neppure io, potrei esistere come Artista…

Cosa ne pensate? Cos’è per voi il talento? Ė una condizione innata o la si ottiene studiando una tecnica?

Namasté!

Franca Spagnolo