La follia | di Franca Spagnolo

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“La droga sono io” Salvador Dalì

Tutti conoscono Salvador Dalì soprattutto per le immagini surrealiste e stravaganti delle sue opere. Dalì, all’anagrafe Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech, era dotato di grande creatività e fantasia perciò espresse il suo talento in vari ambiti artistici come la pittura, la scultura, il cinema, la fotografia, la scrittura e molto altro. Un uomo criticato da molti probabilmente per l’abitudine dell’Artista di apparire sempre in atteggiamenti bizzarri che spesso attraevano l’interesse del pubblico più delle sue opere.

Salvador Dalì

La pittura di Salvador Dalì si ispira a numerosi movimenti artistici, dal Dadaismo al Cubismo ma il suo stile pittorico per molti anni si ferma al Surrealismo, movimento fondato a Parigi da alcuni scrittori e pittori che si avvaleva in realtà degli elementi del Cubismo e del Dadaismo creandone qualcosa di sconosciuto che cambiò il modo di concepire l’Arte.

Dalì aveva interesse per la psicologia e le teorie freudiane che condussero l’artista a concentrarsi sul proprio inconscio tanto da esserne ispirato nel proprio lavoro e nelle opere. Attraverso la pittura Dalì esplora le sue ansie, le frustrazioni, le fantasie, e da questo insistente percorso negli spazi più oscuri del proprio sé, riesce a svelare ogni aspetto delle sue inquietudini che trasferisce sulle tele inventando il metodo  “paranoico critico”. Questa tecnica consente all’artista di immergersi nel delirio e in ciò da cui scaturisce quel moto frenetico di particelle che muovendosi in modo disordinato danno origine alla follia pura che trascende in paranoia e che attraversando proietta immagini dai contenuti razionalizzati (fase critica).

Nel libro autobiografico intitolato “Diario di un Genio”, Salvador Dalì scrive: «Tutti, soprattutto in America, vogliono sapere il metodo segreto del mio successo. Questo metodo esiste. Si chiama il metodo paranoico-critico. Da più di trent’anni l’ho inventato e lo applico con successo, benché non sappia ancora in cosa consista. Grosso modo, si tratterebbe della sistemazione più rigorosa dei fenomeni e dei materiali più deliranti, con l’intenzione di rendere tangibilmente creative le mie idee più ossessivamente pericolose. Questo metodo funziona soltanto alla condizione di possedere un dolce motore d’origine divina, un nucleo vivo, una Gala. E ce n’è soltanto una ».

Non tutti sanno che Salvador Dalì attraverso la sua opera geniale nel 1969 conferì a un famoso lecca lecca con il restyling del logo, la riconoscibilità in ogni parte del mondo… sto parlando del Chupa Chups. Il nome deriva dal verbo spagnolo “chupar” che vuol dire “succhiare”. L’azienda nasce nel 1958 a Barcellona con a capo Eric Bernat e Nuria Serra. Ebbene, grazie anche a una politica di vendita mirata e curata nei dettagli, Chupa Chups divennero uno dei colossi dolciari dell’epoca. Nel 1964, infatti, conquistarono la Francia e nel 1967 anche gli Sati Uniti, a quel punto nacque l’esigenza di avere un logo che si contraddistinguesse dagli altri, garantendo all’Azienda la fama e un alto numero di vendite puntando sul fascino di un marchio nato dalla genialità di un illustre Artista.

Si racconta che  Eric Bernat commissionò a Salvador Dalì, suo amico, il restyling del logo, il quale, durante un pranzo avvenuto tra i due in un’ora e sopra un foglio di giornale disegnò la famosa margherita gialla dai contorni rossi. Un’operazione semplice ma geniale che donò al marchio una riconoscibilità rimasta immutata negli anni. Dalì ebbe l’idea di posizionare il logo al centro del Chupa Chups e non di lato, così da risultare visibile a colpo d’occhio. Il logo è un combinazione di simboli legati a un contesto storico in cui cresceva la voglia di sentimenti, di spensieratezza e contatto con la natura. La margherita infatti richiama i figli dei fiori, il giallo e il rosso rimandano ai colori della bandiera spagnola e perciò l’origine di questi dolcetti. Il colore giallo stimola il rinnovamento ponendo in esso l’abbandono degli schemi e l’accettazione del nuovo che parte sempre da uno stimolo primitivo di curiosità universale, sfiora le linee calde e avvolgenti del sole che rimanda momenti di gioia. Il colore rosso invece è il colore che parla di energia, forza, vitalità, passione, desideri. E’ una spinta al rinnovamento, una finestra oltre la quale esiste una visione che non si ferma al confine che l’occhio vede ma prosegue verso qualsiasi meta.

Evoluzioni che nel corso degli anni il logo Chupa Chups ha subito

Ogni volta che vedete un logo pensate che dietro quelle linee, quei colori e le immagini, un creativo mette a disposizione del mondo la sua genialità.

La creatività è strettamente legata alla follia e se un Artista non asseconda la sua follia e l’alternanza perpetua di momenti in balia delle tenebre rese nobili da pennellate di colori scintillanti che affiorano dal vivere incerto del genio, allora non può definirsi Artista.

Franca Spagnolo

“ Mi dicevano che la follia scarabocchiasse la vita… avevo scoperto che la dipingeva, lei passava e tutto prendeva colore.” Franca Spagnolo

Namasté!

Franca Spagnolo