Vincenzo Laterza, pianista, intervista di Aurora d’Errico

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Eccoci di nuovo nella mia rubrica: “In salotto con Aurora”, di Mobmagazine.it. L’ospite di oggi è il musicista, Vincenzo Laterza, pugliese di nascita, laurea in lettere classiche, pluripremiato (Premio Musica Mundi, Musica Euterpe, Premio Martina), che ha iniziato gli studi al pianoforte già all’età di sette anni, debuttando con l’orchestra “Saverio Mercadante” all’età di diciotto. Si è già esibito in numerosi luoghi, soprattutto all’estero, come la Repubblica Ceca, in cui il ricavato dei biglietti di uno dei concerti è andato in beneficienza, in favore della scuola materna per i bambini con disturbi dell’apprendimento. Lei, Maestro, cosa ricorda di quell’esperienza?

L’esperienza con i bambini della scuola materna “Blanická” di Olomouc ha per me rappresentato innanzitutto un momento di alto valore umano e sociale. Questo asilo è all’avanguardia nel seguire  i bambini con disturbo dello spettro autistico; l’obiettivo primario della squadra di insegnanti e psicologi è quello di dare ai bambini un senso di fiducia in sé stessi guidandoli verso una maggiore apertura verso il mondo esterno e convivenza con gli altri.

Durante la mia visita sono stato accolto per mano all’interno della struttura dai bambini stessi, i quali mi hanno donato una maglietta da loro personalizzata con disegni e colori. Durante la mattinata ho seguito i bambini nelle loro attività e ho suonato per loro dei motivi al pianoforte lasciando che interagissero spontaneamente con processi imitativi, battiti di mani, saltelli.
Nei giorni successivi ho suonato presso il Teatro della Filarmonica Morava di Olomouc un programma concertistico vario ed eterogeneo che spaziava dalla musica romantica, tardo-romantica a quella della prima metà del 900’ (da Liszt a Scriabin, a Lecuona); non sono mancate a sorpresa esecuzioni di alcuni miei brani, tra i quali Rèster con la collaborazione di una ballerina.

Il concerto ha registrato il tutto esaurito; tra il pubblico erano presenti anche docenti del conservatorio e professori della “Palacký” University ; con i miei collaboratori abbiamo deciso di devolvere il ricavato dei biglietti alla scuola materna per l’acquisto di nuovi giochi e strumenti.

Aurora d’Errico e Vincenzo Laterza

Suo padre, Mimmo Laterza, è uno scultore e pittore che ha realizzato tantissime opere d’arte in diverse città italiane, ottenendo riconoscimenti e premi in varie manifestazioni e concorsi. In che modo la presenza di un artista al suo fianco ha influito sulla sua carriera da musicista?

Durante la mia infanzia gli spazi domestici così come l’atelier di mio padre sono stati ambienti preparatori di conoscenza estetica e di nutrimento della mia embrionale sensibilità artistica. Si può ben immaginare quanti stimoli visivi e uditivi attraverso colori, forme, materiali può assorbire un bambino che assiste in prima persona alle varie fasi di elaborazione delle opere pittoriche e scultoree e alle numerose tecniche: il disegno a carboncino, la sanguigna, la tecnica a sbalzo su lastre di metallo, l’acquaforte, la sbozzatura del blocco di pietra o di marmo.

La presenza di mio padre al mio fianco ha accresciuto la mia potenza creativa ed immaginativa in modi talvolta espliciti – nelle relazioni semantiche e nelle corrispondenze tra linguaggio visivo e linguaggio musicale, nei concetti di tonalità, sfumatura di suono e di colore, volume sonoro – e

talvolta in modi imprevedibili, sottili, sotterranei, inconsci, se penso ad esempio all’intertestualità, allo sperimentalismo musicale, al citazionismo, all’ibridazione di poetiche.

Guardando a qualche autore del passato, come ad esempio Beethoven, uno dei miei preferiti, in cui la musica risulta essere carica di energia, di vitalità che si pose sempre dialetticamente in contrasto fra le esigenze della costruzione razionale settecentesca, pensa che la musica nella realtà odierna, possa avere lo stesso effetto?

Certamente ogni nuovo movimento parte da una crisi lenta o netta che conduce alla erosione dei presupposti estetici, ideologici e culturali di ciò che l’ha preceduto. Dalla fine del Settecento in poi, periodo in cui visse Beethoven, inizia, nelle diverse nazioni occidentali, la prima fase della modernità coincidente con l’affermazione della borghesia e con la rivoluzione industriale. Nella contemporaneità assistiamo ad una continua rivoluzione elettronica e tecnologica, al trionfo del virtuale, alla produzione di beni immateriali e oserei dire alla smaterializzazione dell’esperienza viva e diretta. La musica nella realtà odierna, mi riferisco a certe tendenze giovanili, accoglie acriticamente i materiali del passato, i generi della tradizione non vengono attraversati come punto di partenza per fare il nuovo ma completamente omessi e dimenticati. È presente una carica vitale e contestativa giovanile ma non sembra fondata su ideali profondi e sinceri ma dettata da esigenze commerciali, dalla spettacolarizzazione sguaiata dei sentimenti al fine di fare audience, di intrattenere e ‘monetizzare’ su ogni singolo pixel o suono caricato sui social network.

Aurora d’Errico e Vincenzo Laterza

Nel 2018 ha collaborato con il direttore commerciale di una multinazionale farmaceutica, per la realizzazione di un video spot, in cui le è stato chiesto di comporre una musica originale, seguendo lo studio di un caso reale di un paziente durante la sua malattia. Ci può accennare qualcosa di questa sua originalissima esperienza?

La mia collaborazione a questo progetto mi ha permesso di esplorare da vicino le varie fasi del processo creativo cui sono coinvolti tutti i membri del team (videomaker, fotografi, Graphic Designer, Copywriter, attori, responsabili dell’area marketing e pubblicitaria).
Dopo aver letto attentamente lo storyboard e lo studio effettuato da ricercatori universitari su di un caso reale di un paziente, il mio compito consisteva nel dare, attraverso la mia sensibilità musicale, una sostanza sonora all’interiorità dei due personaggi del filmato (un padre e un figlio) affidando al pianoforte la funzione descrittiva nel delineare i paesaggi e al violoncello il ruolo di voce narrante umana. La composizione è scandita nei momenti chiave della malattia: i sintomi iniziali, gli effetti sulla sfera emotiva, familiare e lavorativa, l’avvio della terapia con anticorpo monoclonale che scongiura il rischio di invalidità. Ciascun episodio contiene diversi climax; il primo è introspettivo, cupo e si chiude con un baratro di disperazione; il secondo è interrogativo con qualche barlume di speranza; il terzo esplode in un giubilo per il ritrovato equilibrio psico-fisico dopo la terapia e coincide con la scena del papà che assiste alla partita di badminton del figlio.

Lo spot è diventato in poco tempo una delle pietre miliari della campagna di promozione ed è stato proiettato durante importanti conferenze, simposi, seminari medici nazionali e internazionali. Il progetto è stato successivamente presentato ed esteso altri Paesi europei (Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) a cui hanno partecipato più di mille specialisti e studiosi per area geografica.

La scrittura della musica è stata sicuramente facilitata dalla mia totale immedesimazione emotiva nello script, nella mimica e nel contenuto cinesico degli attori professionisti coinvolti nel video.

Sono state molto apprezzate da parte di tutto il team creativo la mia professionalità nei tempi di consegna della musica, l’acribia nella preparazione della registrazione sonora in studio, i miei ulteriori spunti finalizzati al perfezionamento del prodotto finale.

Sempre ricordando il magnifico Beethoven, si evince che le sue opere sono caratterizzate da un’enfasi lirica e dal carattere cantabile, con una predilezione, sicuramente verso i mutamenti drammatici dei vari stati d’animo, all’interno di ogni singolo movimento. Lei, quando compone i suoi brani, in che modo si pone con i suoi stati d’animo?

Tutto ciò che suono al pianoforte o che annoto sul quaderno pentagrammato scaturisce da  affioramenti emotivi del mio flusso vitale che mi attraversano e che mi pongono davanti al bisogno di dare loro espressione ed esistenza esterna in forma sonora o scritta. Possono essere richiami interni, sussulti, temi lirici o posture gestuali della mano; possono durare un attimo, perdurare per giorni come un continuo rovello, si riaffacciano nella mente e risuonano nell’orecchio fin quando non trovano concreta realizzazione. Il racconto musicale che ne deriva mi permette di analizzare e di razionalizzare i miei stati d’animo, di giungere a una maggiore comprensione e unità della mia interiorità precedentemente diffranta.

Maestro, quali sono i suoi prossimi progetti artistici?

I miei prossimi progetti artistici partiranno dalla mia terra, la Puglia e saranno replicati all’estero, Tel Aviv, Praga. Saranno incentrati sulla danza, nella sua evoluzione diacronica, come genere strumentale che originariamente aveva un carattere orchestico, ma anche sulla danza come arte cinetica, plastica e visiva dunque con la presenza di veri e propri ballerini durante la performance musicale.

Aurora d’Errico e Vincenzo Laterza

Beethoven si distinse dagli altri musicisti che lo avevano preceduto, soprattutto per aver rivendicato sempre la posizione di “libero artista”, sia nelle proprie scelte artistiche che in quelle esistenziali. Anche lei, Maestro, si rispecchia in quella stessa visione beethoviana?

Mi rispecchio molto in questa visione beethoviana. Anche io ho un carattere libero, indocile, refrattario all’accettazione di gusti, dettami e vincoli imposti dall’esterno. Questo ‘habitus’ comportamentale e ideale collima con la figura dell’eroe romantico animato dal titanismo che vive su pelle attraverso il binomio antitetico ‘Io’ – ‘Mondo’. La presenza di una forte idealità o di un ipertrofico sentimento spinge l’uomo romantico a una tensione incessante verso l’ideale, quello che in tedesco viene chiamato “streben”, e a una necessità di trascendere la realtà quotidiana e la finitezza del mondo per sondare le facoltà umane più nascoste o per raggiungere una momentanea coesione degli elementi contrastivi.

Crede che la musica, come lo sport, possa rappresentare uno strumento di crescita nel mondo giovanile?

In effetti, la musica nel suo aspetto espressivo-comunicativo, quindi nella pratica musicale, condivide con lo sport alcuni elementi di base: il tempo, lo spazio, l’impiego del corpo umano. Ma la musica permette ai giovani di sviluppare tutte le componenti intellettuali: ragionamento logico, abilità comunicative, senso estetico, immaginazione, capacità analitica. Lo studente che partecipa attivamente all’esperienza musicale sviluppa l’ascolto, che non è solamente musicale ma è un elemento essenziale del cittadino che fa parte di una democrazia. Ascoltare predispone l’individuo al dialogo, alla discussione e al ragionamento di gruppo, alla capacità di immedesimarsi nell’altro e al rispetto della diversità e delle culture diverse.

In alcuni compositori, l’incontro con altri musicisti è stato determinante per la loro crescita musicale. Pensa che anche nella sua vita, l’incontro con un suo collega, abbia determinato in qualche modo una crescita nella sua vena artistica?

Come già accennato precedentemente la vena artistica ritengo sia innata; si può certamente trasferire il proprio amore per l’arte in un allievo o in un ascoltatore accendendo in lui il senso della bellezza, avvicinandolo agli strumenti espressivi che ci offre l’arte in tutte le sue forme.
Nell’incontro con i miei colleghi, non solo dell’ambito musicale ma anche letterario, ho potuto approfondire aspetti del fare artistico che è possibile comprendere solo facendo musica d’insieme, mettendosi in gioco, dialogando con le altre parti.

Aurora d’Errico e Vincenzo Laterza

Nelle sonate di Beethoven, si riscontra una sorta di duplicità implicita fra il carattere eroico e gli elementi poetici del grande artista, tipica proprio del Romanticismo. Infatti, alcuni interpreti Beethoviani, prediligono le esecuzioni poetiche, come ad esempio Dimu Lipatti, mentre in altri, predomina il suo temperamento forte, come Martha Argerich. Lei, dovendo eseguire un brano di Beethoven, come lo definirebbe più “eroico” o “più poetico”?

Con questa domanda ci addentriamo in un campo vastissimo e affascinante che è quello dell’ermeneutica pianistica e della prassi esecutiva. Dalla fine del Settecento all’inizio del Novecento ci mancano del tutto i materiali sonori sui quali basarci per capire come effettivamente venisse eseguita una particolare composizione; possediamo le indicazioni degli autori, le lettere, le recensioni di concerti, i diari privati, i ricordi di ascoltatori, talvolta strumenti meccanici (come organi e pianoforti automatici). Dall’inizio del Novecento possiamo documenti sonori grazie ai quali possiamo ripercorrere la storia dell’interpretazione. Nell’interpretazione di una sonata di Beethoven dovrei fare i conti innanzitutto col testo, raccogliendo quanto più materiale il compositore ci ha lasciato nelle indicazioni di tempo, nel fraseggio, nella dinamica, negli ornamenti e nell’agogica.

Cosa vuole augurare ai nostri lettori?

Vorrei invitare tutti i lettori ad ascoltare la mia musica sui miei canali online e a lasciare un commento o una recensione. Spero possano ascoltarmi dal vivo in concerto. Ringrazio lei, Dott.ssa d’Errico per questa intervista.

La ringrazio infinitamente, Maestro!

Aurora d’Errico