La figura della ‘Donna’ di inizio ‘900 nel primo romanzo di Fabio Carlini

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“Cettina e le altre donne” è il titolo dell’ultimo e imperdibile romanzo scritto dall’autore Fabio Carlini ed edito da Albatros edizioni. Esso è ambientato nella regione dell’Abruzzo. In questo romanzo l’autore tratta una tematica molto importante e desidera porre l’attenzione sulla figura della donna. Nello specifico, l’autore, descrive la femmina, all’interno di una società teramana agli inizi degli anni del Novecento. Attraverso le parole dello scrittore, i dialoghi e le descrizioni da lui fornite, si evince che: la donna, in quell’epoca veniva vista non come un essere umano di cui prendersi cura e apprezzare i lavori casalinghi, bensì: come un oggetto, una merce di scambio o addirittura come disgrazia. Fortunatamente, questa visione arcaica, col passare del tempo si è evoluta e si è adattata ai nuovi ideali, ai nuovi stili di vita e all’emancipazione femminile, purtroppo, però, non basta vivere in una società sviluppata sia a livello sociale che economico, poiché esistono ancora persone che professano questo tipo di visioni e ogni tanto bussano alla porta della nostra realtà per farci ritornare indietro col tempo.

Il romanzo si presenta a noi lettori sotto forma di racconti, infatti, l’autore sceglie di presentare varie donne, ognuna ambientata in una situazione totalmente differente dalla precedente, però, sono tutte accomunate dal modo di vivere e dal modo di essere trattate. Ogni racconto è vissuto intensamente e per chi prova a immedesimarsi nella storia, si renderà conto del grande impatto emotivo che le parole di Carlini suscitano in noi. È stato difficile leggere le condizioni di ognuna di loro e vedere il come venivano trattate. Un libro che riapre un’epoca che pur se sembra essere così lontana da noi, non lo è affatto, come lo testimoniano alcuni fatti di cronaca. Un racconto duro, forte e carico di emozioni, infatti, a tratti si fa fatica a mandare giù le parole che sono state scritte.

Credo che l’autore abbia scelto di raccontarci di queste donne e delle loro situazioni disagiate, non solo per metterci al corrente di ciò che accadeva in un’epoca così distante, ma, anche per spingere noi lettori a riflettere sulla figura della donna tempo fa. Descrive in maniera dettagliata sia i luoghi che i personaggi: per i primi ho avuto il piacere di immaginare le terre dell’Abruzzo e ciò ha fatto suscitare in me una gran voglia di visitare la regione, mentre, per i personaggi, era come se loro fossero vicino a me e, alla fine della lettura ho provato un senso di mancanza. Ha saputo metterci dinanzi a scene forti di violenze e soprusi e non posso far altro che complimentarmi per come sia riuscito a descriverle così bene, nonostante fosse un uomo. Ciò che ho apprezzato particolarmente è stato il modo in cui l’autore sia entrato in empatia con le protagoniste, al tal punto da farci comprendere i loro stati d’animo. Tutto questo è dato dall’utilizzo di una narrazione semplice, sì, ma, anche di forte impatto. Spero che questi racconti possano rivelarsi utili sia a tutte le persone che vivono situazioni simili e sia per chi ha voglia di scoprire gli avvenimenti del passato.

“Cettina non oppose resistenza, ormai seguiva tutti come fosse un automa, non si ribellava e non parlava, eseguiva quello che le veniva detto”.

 

 

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