Martina Di Trapani, pittrice e artista | INTERVISTA

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«L’artista ha fatto proprie le “regole” di bellezza e abbiamo così visto che il senso di bellezza non è mai lo stesso. Ha assunto funzioni, significati diversi nel corso dei secoli e delle varie culture.» (Martina Di Trapani)

Ciao Martina, benvenuta e grazie per avere accettato il nostro invito. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista delle arti visive, cosa racconteresti di te?

Per me la pittura è un dono, il mio linguaggio pittorico si fa racconto che scaturisce sempre da un’intima ispirazione. Racconti di quotidianità, ricordi e desideri, di affetti e sentimenti come pagine di un diario o di un album familiare che li accoglie e li raccoglie. Racconto la mia storia, e in qualche modo quella di ognuno di noi.

… chi è invece Martina Donna della quotidianità? Cosa ci racconti di te della tua vita al di là dell’arte e del lavoro?

La mia quotidianità è incentrata sull’arte ed il lavoro. Da parecchi anni mi occupo anche di laboratori artistici e creativi per bambini, un progetto di accoglienza e socializzazione che favorisce le attività educative e dona ai più piccoli il valore della creatività affinché si possano sviluppare le proprie abilità artistiche, la capacità di osservazione, conoscendo gli strumenti, i colori, le tecniche pittoriche come nuovo linguaggio.

Come è nata la tua passione per l’arte e per le arti visive in particolare? Qual è il tuo percorso professionale, esperienziale, accademico e artistico che hai seguito?

Fin da piccola avevo le idee molto chiare sul fatto che nella vita avrei disegnato. Passavo interi pomeriggi cercando di sperimentare e creare nuovi mondi, sono sempre stata una sognatrice. Il disegno come gesto d’istinto e anche come momento di analisi e di approfondimento. Mi ha aiutato l’aver studiato Pittura e gli anni Accademici senz’altro mi hanno permesso di acquisire una maggiore consapevolezza del mio lavoro. Uno studio che necessita ricerca, dal disegno quale territorio intimo ad uno più grande come la Pittura.

Come nasce invece il tuo lavoro di disegnatrice di copertine di riviste molto importanti o per libri illustrati?

Il disegno e l’illustrazione sono alla base del mio lavoro. Ogni illustratore, ogni artista ha le proprie caratteristiche, punti di forza e stili inconfondibili. La curiosità e il legame alla scrittura mi ha permesso di intraprendere questa ulteriore posizione, creando degli alias e delle rubriche illustrate che mi hanno dato modo di essere conosciuta anche come Martina Love o Amos Klein. Ho creato diverse rubriche su tematiche quali amore, cinema e arte e illustrato il tutto secondo un vero e proprio storyboard.

Come definiresti il tuo linguaggio artistico e il tuo stile? C’è qualche artista al quale ti ispiri?

Arte come terapia dell’anima. Versatilità e passione come tratti distintivi di un’arte in continua sperimentazione. L’arte è ricerca, un potente strumento di rielaborazione di noi stessi e di ciò che ci circonda. Il mio lavoro ha un filo conduttore con le cariche emotive, gli impulsi, i desideri. In ogni dipinto sembra celarsi una filosofia di vita. Tutto parla attraverso il lavoro dei pittori, è un mondo talmente ampio da ispirarci a vicenda. “Il potere dei ricordi”; guardi tutta la pittura e impari da tutto. Come per me con altri mezzi come la fotografia ed il cinema.

Il colore ha un ruolo chiave all’interno della mia produzione artistica. Sia forma che dettaglio.

Tu hai partecipato a molte mostre, sia personali che collettive. Ci racconti di questi successi, quali quelli più importanti, sia quelli recenti che quelli passati? Insomma, raccontaci qualcosa della tua carriera artistica e professionale.

Sono tutte importanti per me, seguono il loro tempo in cui le ho realizzate. Ho sempre avuto un legame tra pittura e cinema, o pittura e scrittura; quindi, le mie esposizioni personali sono legate da questo filo conduttore. Ricordo “Ai confini della realtà” come “My Dreams” su base fantascientifica, con proiezioni da Rod Serling a David Lynch, mentre “Rescue Remedy” spiega l’immenso lavoro svolto per anni come editorialista sulle tematiche dei sentimenti tra la pittura e l’amore come cura. Progetto molto ampio, fatto di tanta ricerca che si completa successivamente con una residenza a Palermo e la pubblicazione di un libro illustrato.

Cosa vuol dire per una Donna artista lavorare in Sicilia? Cosa vuol dire aver fatto una scelta di vivere del tuo lavoro di artista in questa isola bellissima ma che non sempre riesce a riconoscere i pregi dei suoi talenti e dei suoi artisti?

Palermo ha un cielo che non trovi da nessun’altra parte. Lavorare con ciò che ti fa stare bene, la luce, le persone, il clima per cui fa sviluppare meglio il proprio lavoro. Ogni luogo ha una sua vibrazione. La Sicilia è un’isola presente nella mia pittura, ma geograficamente scomposta visto che vivo da molti anni in un’altra città. Una città che ho reso più colorata come con il mio lavoro.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te? E cosa è la bellezza nelle arti visive?

Dare una risposta non è facile, come testimoniano generazioni di filosofi. Mi viene in mente quello che ha fatto l’uomo artista nel corso dei millenni, partendo dalla rappresentazione della natura, dei suoi simili e di sé stesso. L’artista ha fatto proprie le “regole” di bellezza e abbiamo così visto che il senso di bellezza non è mai lo stesso. Ha assunto funzioni, significati diversi nel corso dei secoli e delle varie culture.

Anche l’orrore, il caos, il dramma possono diventare motivo di rappresentazione artistica quindi oggetto di bellezza. Ognuno si può riconoscere o meno in uno stile, o in un tipo di bellezza, trovando delle affinità e compatibilità con il proprio mondo.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte e nelle tue opere?

Un mare delle menzogne, un diario quello di Anaïs Nin come esplorazione di sentimenti e sessualità. L’amore e i sentimenti sono in ogni mio lavoro, a volte malinconici, a volte ironici e senza dubbio pieni di gioia e di quello che il sentimento dell’amore può trasmettere.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni professionali, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata?

Da poco si è conclusa una mia esposizione a Torino, durante la settimana dell’arte contemporanea, e la presentazione di un nuovo ciclo di lavori. Attualmente sto preparando la presentazione per una nuova mostra personale e collaboro con un’Agenzia francese per un progetto di arti visive e moda. Lavoro tra Torino e la Francia e continuo oltre la mia ricerca artistica il mio lavoro di Docente.

Presto tornerò in Sicilia e in Campania per nuovi progetti.

Martina Di Trapani

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Martina Di Trapani – Sabbie Mobili

Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo