Susy Tolomeo, pittrice, scrittrice e artista | INTERVISTA

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«Un uomo che non ama non è un uomo perché ogni individuo è sostanza intrisa di sangue e il sangue è passione e vita.» (Susy Tolomeo)

 

Ciao Susy, benvenuta e grazie per avere accettato il nostro invito. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista delle arti visive, scrittrice e artista, cosa racconteresti di te?

Sono un’ottimista ed un’artista: dipingo donne, uomini e bambini collocati in paesaggi immaginari, esperiti ogni volta con l’intendimento di farli vivere nell’immaginario fantastico di chi li osserva.

… chi è invece Susy Donna della quotidianità? Cosa ci racconti di te della tua vita al di là dell’arte, della scrittura e del lavoro?

Sono stata una bambina timida. Oggi sono una donna determinata. Non ammetto compromessi. La diplomazia non è il mio forte; non mi fa paura dire quello che penso; ovviamente sono in molti quelli che si defilano dalla mia vita. Affronto le situazioni forti di petto spesso non curante delle conseguenze. Non amo le consuetudini e i baciamano dovuti. Detesto le celebrazioni, le premiazioni, le imitazioni e i dietro front. La parola che mi piace dire è grazie e quella più bella da ricevere è ti voglio bene. Nel quotidiano, lavoro nel Terzo settore e mi occupo di realtà fragili. Amo cantare cover e fare animazione come artista di strada con amici musicisti; suono la chitarra, sono un clown e tante altre cose.

Come è nata la tua passione per l’arte, per la scrittura e per le arti visive in particolare? Quale il tuo percorso professionale, esperienziale, accademico e artistico che hai seguito?

Scrivevo poesie da bambina, poi lettere d’amore per le mie compagne di scuola e per i miei amici e non ho smesso mai; scrivo ancora oggi un’infinità di lettere per ringraziare, per apprezzare, per contestare.

Amo camminare a lungo e mi perdo nel guardare i volti dei passanti, le case, le vetrine; mentre lascio correre i pensieri, creo mappe e organizzo le idee, quelle colorate che mi fanno immaginare un nuovo lavoro che sia un dipinto o che sia un libro e presto tutto cambia ed evolve su un foglio telato o di carta bianco. In questa parte iniziale del progetto l’idea trasfonde in gioco mediante una sorta di win to win tra me e la nuova opera.

I miei libri si rivolgono agli increduli e ai credenti con la chiave del possibile e dell’improbabile. Parlano della posizione che hanno le provocazioni nella relazione; di diavoli, di angeli. I contenuti sono legati all’amore per l’universo, alla ricerca del paradiso, al libero arbitrio, alla fede. Ma ho scritto anche di un falco e di un gabbiano che si perdono e si incontrano in vite passate o leggende e miti legati a Re Artù e Fata Morgana fermi nel tempo e nel fuoco di un vulcano, fra mito e leggenda. Tra i miei libri c’è anche un manuale d’amore, scritto con sarcasmo da una donna che si fa consigliare da una Sha-ka (di cui meglio non seguirne i consigli perché ogni storia d’amore va affrontata senza aspettarsi che duri per sempre).

… e la passione per la scrittura e la letteratura invece?

Non amo le cose complicate. Sono empatica. Lavoro con gli ultimi e il mio impegno è quello di essere compresa e chiara. Questo è importante. La mia scrittura è immediata, accessibile, semplice.

Come definiresti il tuo linguaggio? C’è qualche artista al quale t’ispiri?

I bambini. Sempre loro! Li osservo. I bambini con cui lavoro mi insegnano ogni giorno qualcosa. Ho imparato a guardare con i loro occhi. Di loro apprezzo che quando disegnano non si creano il problema di cercare la perfezione o le proporzioni e rispondono alla volontà e al bisogno di esprimere l’emozione che non prevede il confronto con altri e non chiede approvazione. Quando scrivo o dipingo, immagino che la mia opera sia rivolta all’attenzione di una persona totalmente diversa da me, affinché l’opposto sia promotore della scintilla che porti alla volontà di volermi scoprire. Nasce da questi presupposti il desiderio di creare, lasciando ai miei personaggi la libertà di presentarsi, sicché ognuno sia protagonista del proprio teatro. Tutti i libri d’arte trovati in casa e i quadri antichi (spesso riproduzioni scadenti di opere classiche comprati ai mercatini da mio padre) mi hanno trasportato in una dimensione parallela: il mondo dell’arte. In questo contesto posso muovermi in libertà perché l’arte è anima. Sono cresciuta con il desiderio di inventare altro diverso da me; questo ha ampliato il mio universo dove l’intangibile è più vicino solo se si riesce a starci dentro. Ringrazio tutti i libri che ho letto che mi hanno incuriosita e permesso di sentirmi capace di inventarmi.

Chi sono stati i tuoi maestri d’arte che ami ricordare? Se ci sono, parlaci di loro…

Non mi sento di cucirmi un vestito che mi sentirei probabilmente stretto addosso. Mi piace pensare di essere originale non avendo mai desiderato avere un punto di riferimento da imitare. Mi diverte la pop art e ammiro gli impressionisti ma non sono da collocarmi in nessuno di questi ambiti. Se avessi maturato l’idea di diventare popolare avrei perso la mia naturalezza, diventando altro.

Il mio intento mentre dipingo è quello di trasfondere diventando la passione che traspare nei volti che ritraggo. Spesso inizio un lavoro senza avere nessuna idea di partenza. Parto dal colore. Il colore mi porta all’idea. E poi tutto il resto.

Nelle mie tele l’attenzione è puntata allo sguardo: occhi grandi che rappresentano l’anima, dipinte con tecnica mista oli e acrilici. Le tinte appaiono liquide; smorzate dal blu per raggiungere l’effetto languido dell’insieme. Mi ispiro al tratto di Gauguin ma mi sento vicina a lui solo nella ricerca del paradiso che è anche l’obiettivo a cui cerco di avvicinarmi, attraverso la realizzazione di espressioni mistiche di madonne e bambini.

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te?

L’artista è chi riproduce attraverso un pensiero mediante la mano, la giusta emozione sull’opera rendendola “parlante” e viva, producendo emozione su colui che la osserva. Un’opera d’arte colpisce i sensi e arriva al cuore. Sicché la guardi e te ne innamori fino a desiderare di possederla.

Ci racconti un episodio bello e che ti ha fatto piacere che hai vissuto nella tua esperienza artistica e un episodio che ti è molto dispiaciuto?

Durante una mia Personale una scolaresca è venuta a visitare la mostra di disegni ispirati agli angeli. Uno di questi bambini ha voluto comprare un soggetto e non ha permesso che glielo regalassi. Mi ha dato pochi euro e mi ha detto: bastano?

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

I miei maestri sono tutti coloro a cui mi sono ispirata attraverso i quadri di grandi pittori e i disegni dei bambini. Sono maestri quelli che mi hanno invogliato a modificare il mio percorso dicendo di provare ancora e quelli a cui non sono piaciuta. La critica mi induce a mettermi in discussione. Voglio ringraziarli a gran voce. Se fossi stata perfetta per loro, non avrei avuto stimoli a migliorarmi e ad andare avanti.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La bellezza è legata all’immaginario e quindi a ciò che non è possibile raggiungere. Consta di equilibrio, sommato alla proporzione e armonia che viene percepita e accettata dai sensi. Tutto quello che lega all’azione del possesso. “Se è bello lo voglio!” La bellezza non può concretizzarsi nel reale perché è legata alla percezione.

«C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.» (René Magritte, 1898-1967). Cosa ne pensi di questa frase detta da Magritte? Nelle arti visive qual è, secondo te, il messaggio più incisivo? Quello che è visibile e di immediata comprensione oppure quello che, pur non essendo visibile, per associazione mentale e per meccanismi psicologici proiettivi scatena nell’osservatore emozioni imprevedibili e intense?

Ritengo che sia fondamentale cercare delle risposte e il messaggio intrinseco. Il mistero rende interessante un evento, l’artista, l’opera. Ciò che è a portata di mano stanca presto. La ricerca porta alla scoperta e al suo piacere.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Intanto penso ad un progetto e lo porto a termine. La fortuna se c’è e arriva è bene. Ritengo che l’impegno e gli sforzi alla lunga vengono ricompensati e la vera fortuna ritengo sia nel credere in ciò che si fa e nella perseveranza. “Devi finire tutto ciò che inizi!” Questa è una frase che mi torna in mente ogni qualvolta intraprendo un progetto parallelo ed uno già in essere. Mia madre mi ha sempre imposto questa regola che crescendo ho fatto mia e cerco di osservare anche se non sempre ci riesco, forse perché faccio troppe cose insieme. Essere determinati porta a credere nelle proprie capacità. La fortuna secondo me è come un jolly nelle mani del mazziere che invita a scegliere una carta. La fortuna consiste nel trovare il jolly fra le tante carte da gioco del mazzo.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte e nelle tue opere?

Un uomo che non ama non è un uomo perché ogni individuo è sostanza intrisa di sangue e il sangue è passione e vita.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza quali-tà”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa fra-se di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea?

In amore siamo tutti attori. Recitiamo una parte per timore di non essere all’altezza di chi vogliamo possedere, disposti a pagare qualunque prezzo pur di farci travolgere dalla passione. Così vestiamo un abito non nostro che presto sentiremo stretto e inadeguato. A questo punto la storia prende un’altra piega e rischia di finire quando (per stanchezza) rientriamo nei nostri veri panni. Quando desideriamo godere dell’altro, siamo disposti a tutto sebbene non sia il godimento in sé che crea un rapporto ma il rispetto reciproco dei sentimenti che ha come fondamento la lealtà e il confronto. L’amore non è né uomo né donna; l’amore è ambiguo e può colpire all’improvviso senza fare troppe domande e spesso senza dare risposte; richiede un tirocinio che non ti fa sapere mai quando si concluderà. Leggendo queste pagine avrai voglia di metterti allo specchio; ti sembrerà di avere di fronte la coscienza. La shaka (la forza creatrice che è dentro di noi) ti dirà parole di conforto. La shaka ti offrirà i suoi consigli d’amore e capirai che un manuale non è una pozione magica ma è il frutto dell’esperienza dell’amore compassionevole: lo devi sentire, fare tuo, e metterlo in pratica.

L’amore in verità implica l’essere compassionevole e gli orientali (i buddisti per esempio) possono farci da maestri in questo; sebbene ai più risulti alquanto difficile amare in modo incondizionato perché l’amore è spesso confuso con la passione che porta l’umanità a voler possedere l’altro.

Musil scrisse “l’uomo senza qualità” in un periodo in cui era probabilmente disturbato mentalmente, in balia della guerra e il suo ritenere l’amore come una specie di palloncino sospeso in aria, ha il senso folle del momento. L’amore non ti sospende ma ti include e ti compatta con l’altro e con gli altri. Ti rende felice. Non ti allontana dalla realtà ma te la fa apprezzare. La vita è bella ed è possibile asserire ciò solo se sei felice ed ami.

Nella tua attività artistica hai organizzato delle Personali o hai partecipato a delle collettive? Ci racconti qualcosa a questo proposito… a quali e perché proprio quelle? E poi quali sono stati i risultati artistici e i riscontri che hai avuto?

Mi è rimasto nel cuore il ricordo della presentazione di un libro “La montagna di fata Morgana” dedicato alle leggende di Sicilia. Ho presentato questo libro ad una platea di bambini e mamme in una scuola di Taormina un paio di anni fa. Al momento nessuno mi chiede né libri né altro. Un bambino discute con la maestra e piange. Mi chiede un libro ma non ha i soldi per pagarlo. Lascio alcune copie. Nessuna domanda. Delusa ritorno a casa con i miei libri. Qualche giorno dopo mi chiamano dalla direzione scolastica chiedendomi un numero incredibile di copie, affascinati dalle leggende di Morgana e dalla sua magia.

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Disse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva sull’arte in generale?

L’incontro tra oggetto e persona è empatia, sentimento, patos. In effetti l’arte è tutto questo. È amore elevato all’ennesima potenza. L’arte ti deve piacere, coinvolgere, rapire i sensi; sebbene l’arte si possa ignorare o non essere apprezzata. Un oggetto d’arte può non piacere ma esistere aldilà del gusto. L’oggetto d’arte deve emozionare e avere la capacità di trasmettere respiro. Quando in un’opera traspare l’anima ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte. L’artista è padre perché riesce a dare corpo e anima alla sua creatura rendendola desiderabile al pubblico fino al punto che in molti vorrebbero possederla. Il rispetto va al creatore quanto al creativo. Hanno entrambi dei meriti. Il creativo diventa patetico quando si finge altro. Il creatore ha l’umiltà di eseguire un’opera senza voler dimostrare nulla, trasportato dalla passione che lo spinge a realizzare un progetto.

«Quando la lettura è per noi l’iniziatrice le cui magiche chiavi ci aprono al fondo di noi stessi quelle porte che noi non avremmo mai saputo aprire, allora la sua funzione nella nostra vita è salutare. Ma diventa pericolosa quando, invece di risvegliarci alla vita individuale dello spirito, la lettura tende a sostituirsi ad essa, così che la verità non ci appare più come un ideale che possiamo realizzare solo con il progresso interiore del nostro pensiero e con lo sforzo del nostro cuore, ma come qualcosa di materiale, raccolto infra le pagine dei libri come un miele già preparato dagli altri e che noi non dobbiamo fare altro che attingere e degustare poi passivamente, in un perfetto riposo del corpo e dello spirito.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905). Qual è la riflessione che ti porta a fare questa frase di Marcel Proust sul mondo della lettura e sull’arte dello scrivere?

La lettura ci porta ad elaborare. Impossibile leggere senza stravolgere o mettere in discussione le nostre certezze. Ritengo che ogni uomo percepisca la lettura come un assunto. A meno che si tratti di un dogma. Mentre si legge aggiungiamo immagini virtuali, tagliamo, potiamo come fa un giardiniere quando cura il suo orto. Il lettore elabora inconsciamente e la sua attenzione mentre legge cambia, si sposta, cade, si rialza, evolve.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Il Provocatore, pubblicato da Amazon, è un libro che ho scritto a quattro mani con mio fratello. In queste pagine viene messa in risalto la metafora del diavolo travestito da amico, da amante, da vicino di casa, da prete, da agnello. È un libro da leggere tutto d’un fiato che parla di peccatori e pentiti offrendo l’interpretazione alternativa alla commedia dantesca, attraverso una nuova chiave di lettura. È un inno all’amore, alla vita; è un invito a non accettare la corte del provocatore che desidera costruire un ponte con le nostre debolezze e renderci vittime di dipendenze e creature infelici. Il testo offre diverse possibili soluzioni post mortem. Entrando in una sorta di lavanderia, per esempio, l’anima infelice ha l’opportunità di lavare le vesti sporche per essere mondati dalle colpe.

La sposa di Buddha (Amazon published) è un libro che appassionerà gli amanti dell’oriente e dei misteri legati all’anima. Il romanzo racconta dell’ultimo viaggio della coscienza intrapreso da un’insegnante indiana disabile, Nabhila. La protagonista di queste pagine, con voce velata di sofferenza, rivive stralci della sua vita con serenità, fino a raggiunge con il lettore l’estrema dimora. Qui Sant’Egidio l’accoglie offrendole del latte, lasciando che sia proprio il lettore a scrivere l’ultima pagina.

La Guardiana del giardino è un libro pubblicato dalla Booksprint. Un romanzo ambientato in mezzo a fatti realmente accaduti. Piacerà certamente a chi ama la Storia. Questo libro racconta le guerre del cuore di Falco e Gabbiano; complici ed eroi sono abili nel trascinarci con leggerezza in un percorso a ritroso nel tempo che va dalla Grande guerra, fino alla nascita di Gesù. Ad ogni capitolo i due uccelli interpretano nuovi ruoli, cambiando nomi e sembianze. I due si amano, si perdono ad ogni vita per ritrovarsi ancora ed amarsi in un altro tempo. La Guardiana del giardino è una presenza costante nelle vite dei due eroi; è una guida che pone enigmi, offrendo in cambio della soluzione gli strumenti per vincere: un’armatura, uno scudo. In ultimo, un elmo.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?

Big eyes, il film di Tim Burton del 2014 che è valso all’interprete femminile il Golden Globe, lo consiglio agli amanti delle tele. La pellicola racconta la storia vera di una pittrice (interpretata da Amy Adams) che dipinge in maniera superba bambine con occhi molto grandi. La commedia è ambientata a San Francisco. Il marito della pittrice assume la paternità dei dipinti cercando di appropriarsi del talento della donna. La pellicola si veste di gradazioni di giallo. Film da vedere con attenzione per il carico emozionale che suscita. Le inquadrature indugiano sugli occhi dei ritratti, scelti da Tim Burton fra i più cupi. Il film è interessante per porre l’attenzione sul regista che dirige interessato più al compiacersi, che all’esigenza di piacere al pubblico; il suo stile è carico di passione e per questo e non solo, Burton è un artista della pellicola.

Vi invito alla visione del film Volevo nascondermi diretto da Giorgio Diritti. Il protagonista del film è Elio Germano nel ruolo del pittore e scultore Antonio Ligabue. L’attenzione si muove verso il disagio dell’uomo diversamente speciale, che si esprime con creatività esasperata e ribelle, segnata da visioni e immagini ingenue a fronte della solitudine. Ligabue giunge a Gualtieri dopo l’espulsione dalla Svizzera ma non è accettato benevolmente per via del suo disagio psichico. L’artista trova sfogo nella pittura sotto forma di animali esotici che si muovono nel paesaggio emiliano. Scoperto dal critico Mazzacurati e invogliato a creare e ad esporre, viene tuttavia bollato come artista naif. La sua storia legata ad un tempo remoto (nasce nel 1899) dovrebbe farci riflettere sulla condizione di chi vive un disagio. La pellicola è stata prodotta quest’anno ma l’integrazione sociale resta un tema tristemente attuale.

Un film del passato con il grande Totò lo consiglio a chi vuole farsi una sana risata. Totò, Eva e il pennello proibito del 1950 con la regia di Steno. Due malfattori vogliono rifilare una frode ad una miliardaria. Totò è incaricato di dipingere una tela verosimile che consiste in una Maja in camicia da presentare come un inedito del Goja.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni professionali, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata?

Ho iniziato a prendere appunti per un nuovo libro e ho macchiato alcune tele di colore. Aspettando che presto tutto rientri nella normalità, mi piacerebbe presentare il mio ultimo libro Un diavolo in me pubblicato su Amazon, scritto a quattro mani con mio fratello Massimo nel 2019.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

I miei libri sono pubblicati anche in versione ebook su Amazon publisced. È possibile vedere alcune mie tele sulla pagina Fb Tele e colori di Susy. Alcune tele le ho vendute, altre regalate. La più bella tuttavia, deve ancora essere realizzata.

Per concludere questa chiacchierata, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa intervista?

Mi piace ricordare un grande uomo di Puglia, Giuseppe Di Vittorio. Alla morte del padre lascia gli studi per aiutare la famiglia e con i primi risparmi acquista un libro. Voglio dire, ricordando quest’uomo il cui vissuto è annotato sui libri di storia, che mettere nelle mani di un bambino un libro, può aiutarlo a diventare un uomo libero, capace di fare grandi cose.

Susy Tolomeo

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo