Un regalo inatteso | di Anna Avitabile

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Anche stamattina, come di consueto, arrivo sudata e trafelata, ma in orario, alla mia sede di lavoro.

Mi piace fare a piedi il percorso, per mettere in moto la circolazione, avendo poi una mattinata piuttosto sedentaria. 

La mia attività si svolge perlopiù seduta dietro a una scrivania. Mi muoverò dalla mia postazione, la P 8, esclusivamente per raggiungere la stanza P12, dove è situata la stampante in rete, o per qualche fugace passaggio da un collega.

A volte, le condizioni meteorologiche avverse indurrebbero a desistere dall’affrontare il percorso a piedi, quasi tutto in salita, ma l’abitudine tende a prevalere su altre considerazioni. 

Nell’atrio, prima di raggiungere la mia postazione, incontro una donna, che è stata mia paziente diversi anni fa. Il suo percorso, per diversi motivi, mi è rimasto impresso nella memoria. 

Questa volta, invece, è qui nel suo ruolo professionale, per un incontro con altri professionisti del Distretto. 

Ci riconosciamo a vicenda, nonostante i cambiamenti dovuti al tempo trascorso, e ci viene spontaneo scambiare qualche battuta. 

Mi racconta di Mario, il figlio, che ha sostenuto l’esame di terza media.

Oltre all’orgoglio per il risultato raggiunto, trapelano alcuni interrogativi sulla scelta della tematica trattata nella tesina, che considera particolarmente seriosa per l’età del ragazzo. Si chiede, infatti, se qualcosa possa essere sfuggito alla sua attenzione.

Si tratta di un approccio inconsueto. Molti dei genitori che incontro regolarmente ostentano certezze e risultano poco inclini a mettersi in discussione.

Alessandra, invece, si racconta con naturalezza e ascolta con attenzione qualche mia osservazione. 

È una chiacchierata piacevole, che ci porta a ripercorrere alcuni momenti appartenenti al passato. 

In poche battute, il tempo sembra scorrere davanti ai nostri occhi: dalla difficoltà procreativa alla scelta adottiva, dalla gravidanza inaspettata ad alcuni tragici eventi familiari, fino ai cambiamenti in ambito professionale.

E Mario sembra far capolino in ogni discorso….”gli ho sempre parlato di lei, del nostro percorso di coppia ….. ho scelto di passare ad un lavoro che mi permettesse di avere più tempo da dedicargli….. quando è morto il nonno, non ha manifestato alcuna reazione…..poi ha fatto questa tesina sul senso della vita e della morte…. ”.

Penso che Alessandra, senza rendersene conto, mi stia facendo un regalo straordinario.

Le sue parole, gli occhi sorridenti e la commozione, che a tratti traspare dal tono della voce, mi confermano che il tempo dei colloqui ha avviato un vero e proprio processo di cambiamento.

Oggi, vedo in lei, non solo una madre appagata, ma anche un genitore responsabile ed equilibrato. Non affiora più quel dolore sordo e profondo degli anni addietro.

Tutto ciò mi fa sentire orgogliosa del lavoro svolto. Mi fa anche riflettere sulle fatiche in cui mi avventuro, non avendo mai certezza di come andranno a finire.

Ed è sempre gratificante riscontrare l’utilità di un percorso. Spesso è proprio il passare del tempo che conferma o smentisce l’esito del lavoro svolto.

In questo caso, mi compiaccio di aver contribuito ad avviare un processo di consapevolezza che ha aperto le porte della procreazione ad una coppia sterile. Oppure, semplicemente, di aver aiutato due persone a sciogliere un nodo intricato della loro storia di coppia. 

Nello stesso tempo, mi rendo conto che il loro cambiamento ha favorito e confermato la mia crescita professionale.

Così, sentendomi sfiorata da una virtuale carezza, dico a me stessa che vale davvero la pena affrontare impervie salite, per assaporare il gusto di comunicazioni fluide, da cui si originano trasformazioni reciproche.

Non capita spesso di provare un tale senso di appagamento, ma trovo stimolante e salutare dare spazio e valore ad una sensazione così invisibile e bella.