Eurialo e Niso: simboli di bellezza e amicizia eterna | di Giuseppe Storti

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«Nessun giorno vi cancellerà dalla memoria del tempo.» (Virgilio).

Viviamo un passaggio d’epoca caratterizzato da un’overdose di connessioni che ci proiettano in un battito d’ali in tutto il pianeta. Peccato, però, che manchino le connessioni più emozionanti: ovvero quelle sentimentali. Purtroppo la gente ha smesso da tempo di pensare, di provare vere emozioni, preferendo rinchiudersi nella propria misera mediocrità. I rapporti umani, e le relazioni sociali, sono improntate alla sopraffazione più che alla condivisione. Il possesso dei corpi diventa l’unico modo di concepire l’amore, che invece è tutt’altro. Eppure rileggendo i classici, ci accorgiamo che la purezza e la grande bellezza delle emozioni spontanee: quelle che nascono dai battiti irregolari di un cuore innamorato, ci fanno percepire che un’altra società è possibile: non liquida come affermava criticamente il sociologo Bauman; basata su rapporti diradati come nebbia sciolta dai raggi del sole, ma pregna di quei sentimenti che ti riempiono l’esistenza, compensando anzi sopravanzando i dolori e i problemi quotidiani. Ed allora siamo pronti ad una overdose di emozioni, ripercorrendo grazie al grande poeta e scrittore latino Virgilio, la storia di due giovani e belli guerrieri che sono assurti a simboli eterni di bellezza ed amicizia eterna e forse anche di amore. Ci riferiamo alla bellissima storia, narrata nell’Eneide di Eurialo e Niso. Ecco la loro storia così come descritta da Virgilio. Eurialo e Niso,  sono due personaggi presenti in due episodi dell’Eneide. Giovanissimi guerrieri profughi di Troia. La loro morte in battaglia viene raffigurata da Virgilio come un grande esempio di lealtà e di altri valori che il grande scrittore latino, teneva a riportare in vita con la sua opera. Il rapporto che li lega è descritto dall’autore come un amore omosessuale, anche se la natura della relazione non è chiara del tutto. Eurialo (figlio di Ofelte, un troiano morto durante la guerra di Troia, e di una lontana parente di Priamo) è il più giovane tra i due: praticamente un fanciullo, dotato di una straordinaria bellezza che faceva presa su tutti. Entrambi partecipano alla gara di corsa a piedi durante i giochi funebri in onore di Anchise. Eurialo, riesce a vincere la gara proprio grazie all’aiuto dell’amico Niso, e ciò rafforza ancor di più il legame affettivo nato tra i due. Di seguito nel nono libro dell’Eneide l’episodio più importante descritto da Virgilio. Ovvero l’incursione tentata dai due giovani nel tentativo di raggiungere Enea, che li porta a penetrare da soli notte tempo nell’accampamento dei Rutili, nemici dei Trojani. I due giovanetti approfittando del fatto che i nemici dormono, compiono una vera e propria strage, uccidendone un gran numero. Ma l’inesperto Eurialo, si attarda a portare via un ingente bottino. Saranno proprio questi trofei a decretare la loro fine. Infatti il riflesso dell’elmo sottratto ad un nemico, attira l’attenzione dei soldati nemici che li inseguono per vendicare la morte dei propri compagni. Eurialo, quindi, muore trafitto dalla spada del nemico Volcente, in un bosco vicino all’accampamento che avevano assaltato. Bellissimo e toccante a questo punto è la descrizione del corpo esanime del giovane guerriero fatta da Virgilio. Il suo corpo candido viene paragonato ad un fiore purpureo reciso da un aratro o a un papavero che abbassa il capo sotto il peso della pioggia. Prima di descrivere il triste epilogo della storia dei due giovani guerrieri, ecco un breve profilo di Niso.  Egli appartiene a una famiglia illustre: è infatti figlio  del nobile troiano Irtaco che aveva sposato Arisbe, la moglie ripudiata da Priamo, chiamata anche Ida. Egli è, rispetto a Eurialo, nonostante la giovane età, una sorta di veterano, avendo combattuto insieme ai fratelli nella guerra di Troia. Virgilio descrive la sua passione per la caccia, trasmessagli da entrambi i genitori. Quando decide l’incursione per raggiungere Enea, pensa di andare da solo, ben conoscendo i rischi dell’impresa, ma Eurialo, che lo amava e lo ammirava vuole seguirlo a tutti i costi. In un primo momento Niso, non acconsente ritenendo il ragazzo non ancora maturo per affrontare un’impresa tanto rischiosa, ma a seguito  della sua insistenza, parte con lui. Entrato nel campo nemico, Niso vi uccide parecchi giovani italici sopraffatti dal sonno, dal vino e dall’inesperienza, imitato poi da Eurialo. Successivamente, potrebbe salvarsi la vita. Ma invece tenta con tutte le sue forze di salvare l’amico, che appesantito dal bottino, era rimasto indietro. Il suo amore per Eurialo, lo porterà ugualmente alla morte. Entrambi infatti cadono uniti nella morte così come sono stati durante il corso della loro breve parabola terrena. Appena morti Virgilio interviene nella narrazione, assicurando ai due amici un eterno ricordo, da eroi tragicamente sconfitti. L’ultima descrizione della storia dei due giovani amici, è  il tributo alla loro memoria offerto dai trojani che li rimpiangono con gemiti e pianti. Una storia, quella dei due giovanissimi e bellissimi guerrieri, che fa palpitare i cuori, e di sicuro come afferma Virgilio: nessun giorno li cancellerà mai dalla memoria del tempo, ed anche in questi nostri tempi, il valore della amicizia, della solidarietà, e del vincolo affettivo che si crea tra due persone è il patrimonio più importante in nostro possesso. Sì, perché le emozioni: quelle vere, sono come le stelle più luminose del firmamento: brillano per sempre di luce propria.

FOTO:

Di Jean-Baptiste Roman (1792-1835) Jastrow

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