“Meravigliosa Italia: Passeggiando per Segni” con Serena Derea Squanquerillo ǀ di Maria Teresa De Donato

0
638
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 

 

Salve a tutti amici!

Oggi l’amica e collega autrice Serena Derea Squanquerillo, ideatrice e presentatrice del programma Vivere i Talenti – Storie di Riscatto Personale per l’Associazione Phoebus di Velletri (Roma) che ho avuto il piacere di conoscere qualche tempo fa, è venuta a trovarci per parlarci di una località a lei molto cara: Segni, in provincia di Roma

Chiudiamo, quindi, gli occhi ed andiamocene in giro, anche se solo virtualmente, per  questo antico comune, gustando anche qualche prelibatezza della cucina locale.

Buona lettura!

 

MTDD: Grazie, Serena, per aver accettato l’invito di partecipare alla mia Rubrica Meravigliosa Italia.  Sono felici di averti qui con me oggi.

SDS: Grazie a te, Maria Teresa, per avermi chiesto di partecipare. Ne sono felicissima.

 

MTDD: Serena, tu sei in realtà ‘velletrana’. Oggi, tuttavia, hai deciso di parlarci di un’altra località: Segni.

Cosa puoi dirci al riguardo?

SDS:  Partirei da qualche dato storico iniziando con il dire che il comune di Segni è situato alle porte di Roma su una dorsale dei monti Lepini, nella valle del Sacco. È sorto circa 2000 anni fa come l’antica volsca “Signia” di cui sono presenti ancora le Mura Ciclopiche di cinta con le relative Porte di accesso.

 

MTDD: Si tratta, quindi, di una località antichissima…

SDS: Assolutamente sì. Solo per accennare brevemente alla sua storia ed economia, possiamo dire che nel territorio di Segni vi furono alcuni insediamenti saltuari fin dai tempi più remoti, addirittura risalenti all’età del bronzo. La vera storia di Segni iniziò però in epoca protoromana, per la sua posizione sulla Valle del fiume Sacco dove entrano in contatto l’alto Lazio con il basso Lazio e la Campania, motivo per cui divenne posto strategico di difesa per l’antica città di Roma che nel tempo vi inviò più volte coloni. Oggi Segni è importante sede vescovile con la città di Velletri.

 

MTDD: Essendo immersa nel verde, immagino che la sua economia sia prevalentemente agricola, o sbaglio?

SDS: Non sbagli affatto. La sua economia è, infatti, soprattutto di tipo agricolo e pastorale, con produzione di castagne ed allevamento di bestiame. Famosa è la “Sagra del Marrone” che si tiene ogni anno nella penultima domenica di ottobre ed è dedicata ad un prodotto del territorio, di alta qualità che soddisfa il 5% della produzione mondiale di marroni. Dal punto di vista industriale, a Segni è attiva la produzione di materiali da costruzione.

MTDD: C’è qualche episodio che è rimasto impresso nella tua mente di qualche tua visita a Segni che vorresti raccontarci?

SDS: Certamente. Sono stata a Segni a fine ottobre del 2019, proprio in occasione della sagra. C’erano molte persone e dopo la sfilata degli sbandieratori e delle autorità del posto per l’inaugurazione ufficiale, ho passeggiato per il centro storico, camminando tra giocolieri e bambini in festa. Ho visitato alcune botteghe gastronomiche tipiche, dove acquistare altri prodotti nostrani del posto: la pasta all’uovo fatta a mano, i funghi, i tartufi, le ciambelle scottolate e l’olio extra vergine d’oliva. Dopo pranzo, ho finalmente assaggiato i marroni nel cartoccio, preparati in grandi padelle forate situate in alcuni angoli delle piazzette. Infine, mi sono allontanata dalle aree più affollate per esplorare questo gioiellino dei Lepini, addentrandomi nei percorsi di interesse artistico e archeologico. Vi racconto alcuni di questi tesori.

 

MTDD: Siamo felicissimi di vanire a passeggio con te per le vie di Segni.

Da dove iniziamo?

SDS: Iniziamo da Porta Maggiore (Foto 01).

È la monumentale porta di accesso principale al centro storico. Era una porta “gemina”, ovvero costituita da due grandi arcate affiancate, delle quali sopravvive oggi quella di sinistra. La porta, aperta in una profonda rientranza, era inquadrata e protetta da due ante, delle quali restano alcune murature. Sul lato interno e in alto, la porta è dipinta con un’immagine sacra raffigurante la Madonna con Bambino, insieme ad altre figure e scene di carattere religioso. La porta monumentale è stata sottoposta più volte ad interventi di sistemazione. La pavimentazione nel lato esterno rappresenta lo stemma della città e sempre sul lato esterno si trovano i giardini pubblici.

 

(Segni – Porta Maggiore)

 

MTDD: Molto interessante. A Segni, se ricordo bene dal momento che ci sono andata molti anni fa da ragazzina, mi sembra ci siano anche varie chiese interessanti da visitare…

SDS: Sì, ti ricordi correttamente. La prima che consiglierei di vedere è  la Cattedrale di Santa Maria Assunta (Foto 02)

(Segni – Cattedrale di Santa Maria Assunta)

 

Infatti sempre di passaggio nel centro storico, ho fotografato questa cattedrale con la facciata in stile neoclassico progettata dall’architetto Giuseppe Valadier nel XVIII sec. L’attuale struttura è stata ricostruita nel XVII secolo su progetto dell’architetto Giovanni Battista Roderi, mentre della precedente costruzione medievale esistono solo testimonianze scritte ed alcuni frammenti decorativi conservati nel Museo Archeologico Comunale.

La città di Segni è sede di Diocesi attestata a partire dal 499 fino al 1986, quando è stata accorpata alla Diocesi di Velletri, città che è altra sede della residenza del Vescovo. La Cattedrale di Segni è da allora Con-cattedrale, accanto a quella veliterna di San Clemente, situata agli inizi del centro storico. Ne parleremo in un prossimo articolo.

Da qui ho proseguito sul Belvedere di Pianillo per godermi il panorama mozzafiato sulla Valle del Sacco, dove si trovano alcune città della provincia di Frosinone come Anagni e Alatri, insieme ad una parte della periferia romana. (Foto 03).

La seconda da visitare è sicuramente la Chiesa di San Pietro (Foto 04) e la cisterna romana. (Foto 05)

(Segni – Chiesa di San Pietro)

 

Andando avanti, seguendo Via Pianillo a scendere, si arriva all’antica acropoli. Qui è situata la Chiesa di San Pietro del XIII secolo, restaurata più volte e considerata la più antica di Segni. È situata sulla punta del monte che oggi si chiama Piazza San Pietro, dove ci sono i resti di un’antica acropoli romana divenuta zona strategica di difesa nel medioevo. La chiesa nasce sulla cella centrale di un tempio pagano del III-II secolo a.C. dedicato a Giunone Moneta, come è ben visibile dalla parte posteriore della struttura. Il campanile in stile gotico e restaurato nell’800 è stato costruito con i resti delle celle laterali del tempio. All’interno è possibile ammirare affreschi riportati alla luce durante i vari restauri e raffiguranti: la Vergine col Bambino, di scuola giottesca, il più antico conservato a Segni, e San Sebastiano e la Madonna col Bambino tra i santi Stefano, Lorenzo e Vitaliano. Durante i lavori di recupero sono state riscoperte anche le pareti del tempio pagano.

Proprio dietro la chiesa, si trovano i resti di una struttura circolare: una cisterna con un fondo pendente verso il centro. Il sistema di riempimento della grande vasca era basato sulla raccolta di acqua piovana dalle superfici circostanti, ma questo bacino era solo una parte di un più complesso sistema di distribuzione delle acque, un vero e proprio acquedotto urbano. La cisterna è in mattoni di tufo cementati con l’Opus Signinum, un tipo particolare di calce caratteristica del luogo, famosa in antichità perché molto resistente ed impermeabile all’acqua.

(Segni – Resti di una cisterna) 

 

Da questo punto alto di Segni si osserva un meraviglioso panorama ricco di verde e coltivazioni agricole, così come alcuni comuni limitrofi. C’è inoltre un bar con alcuni banchetti di legno da cui è possibile consumare qualcosa da bere e mangiare, godendosi quello spettacolo naturale. (Foto 05 Panorama).

Proseguendo nel giro delle piazze principali di Segni, mi sono fermata davanti alla Chiesa di Santa Lucia (Foto 06), una chiesa in una zona un po’ appartata, dedicata alla Santa siracusana martirizzata durante la persecuzione di  Diocleziano. È stata costruita ai tempi di San Vitaliano papa nel VII sec. e purtroppo distrutta da un bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale. È stata ricostruita negli anni cinquanta, ma in una posizione diversa dalla precedente. Non sono entrata nella struttura, ma ho raccolto qualche informazione: all’interno ci sono tre navate, divise da alte colonne di travertino. L’abside è decorata da affreschi di Michelangelo Bedini. Entrando, a destra si può ammirare una statua lignea di Santa Lucia, rinvenuta tra le macerie dell’incursione aerea. Nella piazza antistante la chiesa, a sinistra prima del porticato d’ingresso, si trova il busto di Thomas Becket in ricordo della sua canonizzazione nel XII secolo.

(Segni – Chiesa di Santa Lucia)

 

MTDD: Molto interessante, Serena. Cos’altro hai visto continuando la tua passeggiata?

SDS: Le Mura Ciclopiche e le Porte (Foto 07).  Proseguendo, infatti, per il centro storico lungo le stradine esterne, è possibile vedere i resti delle Mura Ciclopiche che attestano le antiche origini di Segni e che risalgono al VI secolo a.C. Le strutture sono ben conservate e in esse si aprono alcune porte, di cui la più grande è Porta Saracena, paragonata per la sua possenza alla Porta dei Leoni di Micene. Le Mura sono costituite da massi poligonali monolitici di grandissime dimensioni a protezione del borgo antico. Non sono riuscita ad arrivare a Porta Saracena – situata sul versante opposto della città – ma ho avuto modo di arrivare alla porta in prossimità di Ponte Scarabeo, oltre cui c’è una discesa che conduce fuori dal borgo.

Da questo punto, sono tornata nei pressi di Porta Maggiore per recarmi nei giardini pubblici dove si trovavano bancarelle e stand con prodotti tipici, così ho potuto cenare prima di ripartire per casa.

(Segni – Sentiero che affianca i resti delle mura ciclopiche)

(Segni – Porta vicino a Ponte Scarabeo)

 

In conclusione, vi segnalo anche le Porte minori visitabili tramite l’itinerario archeologico di Segni:

  • La Portelletta, subito sotto il curvone di Pianillo;
  • Una porta nel tratto intermedio fra la Saracena e la Portelletta;
  • Una piccola porta, senza architrave, subito sotto la pineta di Pianillo;
  • La “Porta Santa”, subito sotto San Pietro;
  • La “Porta Foca”;
  • La porta del Lucino.

Fonti per le informazioni: studio personale con il supporto del sito comunale e dei siti per itinerari turistici.

Foto: proprietà di Serena Derea Squanquerillo. Foto castagne: dal web senza copyright.

 

MTDD: Grazie, Serena, per tutte le spiegazioni dettagliate che hai dato su Segni. Ti aspettiamo volentieri per qualche altra interessante passeggiata dalle tue parti.

SDS: Grazie a te, Maria Teresa. È stato un piacere anche per me.