MONS PICCOLI: CASSATA LA DOPPIA SENTENZA DI CONDANNA PER VIOLAZIONE DI UN PRINCIPIO FONDAMENTALE DEL GIUSTO PROCESSO| di Mirko Avesani

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MOTIVAZIONE DI QUESTO AGGIORNAMENTO.

Come avevo ampiamente previsto tre anni fa, mons. Paolo Piccoli, della Diocesi di Verona ma incardinato in quella de L’Aquila, ha ottenuto  la cassazione della sentenza di condanna a lui comminata dalla Corte di Assise di Appello di Trieste, che aveva conferma la condanna della Corte di Assise di Primo Grado di Trieste.

BREVA STORIA DEL CASO.

Il fatto era inerente  la morte di un anziano sacerdote, don Giuseppe Ronco, degente, come lui, presso la casa del Clero di Trieste, ove, peraltro, mons. Piccoli si trovava per un periodo di riabilitazione. E quella mattina, non fosse stato per il contrattempo della morte di don Ronco, sarebbe dovuto partire assieme ad altri per una gita fuori porta.

Qui sotto troverete in dettaglio le motivazioni, che meritano attenzione se vogliamo veramente arrivare al cosiddetto giusto processo, ancora da realizzare in Italia, vigente ancora un modello misto tra quello vecchio inquisitorio e quello nuovo accusatorio.

VECCHIO MODELLO INQUSITORIO VS NUOVO MODELLO ACCUSATORI0. DIFFICOLTA’ DI CAMBIARE MODO DI PENSARE INSITO NEI MAGISTRATI REQUIRENTI E IN QUELLI GIUDICANTI.

Vi chiederete, specie se avete avuto la fortuna di non entrare mai in un’aula di giustizia, cosa cambi. Cambia molto: nel vecchio modello inquisitorio il pm era dominus sia nella fase delle indagini preliminari che in quella del dibattimento, ridotto ad una mera ripetizione delle prove raccolte durante le indagini preliminari. L’avvocato dell’indagato, poi imputato, che doveva avere un ruolo di garanzia, in effetti serviva solo a dare più potere al pm, visto che gli atti e documenti raccolti, da riversare meramente nel dibattimento, avevano visto la presenza dell’avvocato dell’imputato. Per questo, col modello inquisitorio, o dimostravi di essere innocente, o, fino a prova contraria, eri colpevole.

Col nuovo sistema accusatorio la filosofia è del tutto cambiata per cui quanto il pm raccoglie è un mezzo per la formazione della prova (a meno che durante le indagini, per evitare di perdere alcune prove, il PM abbia chiesto e ottenuto dal GIP, di poter procedere con il cosiddetto incidente probatorio), che in dibattimento, vede il PM come parte. In più, mentre l’avvocato può raccogliere solo prove a favore del suo cliente imputato, il PM non deve raccogliere solo prove dell’avvenuto reato, ma, deve ricostruire la vicenda e portare in dibattimento anche mezzi che discolpano l’imputato.

BLOCCO TEMPORANEO DELLA RIFORMA.

Il problema è stato la brutta vicenda di tangentopoli che ha bloccato la riforma, avvenuta con la promulgazione del  nuovo Codice di Procedura Penale nel 1988, entrato in vigore nel 1989. A quell’epoca i PM ripresero in mano un ruolo di primo piano, ovvero anche le redini del processo, in modo  non sempre consono ai principi del giusto processo, e per questo si parla, oggi,  del periodo della cosiddetta  “controriforma del 1992”.

Ora, piano piano, bisognerà recuperare quei principi ma, se seguite i casi di cronaca, vi rendete conto di quanto sia difficile portare in udienza la verità fattuale, per farla aderire a quella processuale. Può succedere di tutto, anche una svista di un testimone, o dell’imputato quando rende spontanee dichiarazioni o accetta esame dell’imputato, o dell’avvocato che non produce un documento perché, avendo ragione, si venga condannati. Nel processo penale, la forma diventa sostanza. Ecco perchè la forma va rispettata perchè deve permettere alla verità fattuale di entrare nel processo ed aderire a quella processuale. Quindi, non vanno spuntate le armi della difesa, quando sta “duellando” con la pubblica accusa.

IL CASO DI MONSIGNOR PICCOLI IN BREVE. 

Con Mons Piccoli, a mio modesto parere, ha giocato il pregiudizio. E’ stato di una sincerità disarmante, ammettendo anche di essere caduto nella depressione e nell’alcolismo secondario a questa dopo il terremoto di L’Aquila. E’ un sacerdote molto prezioso a Verona, perchè è co-cappellano, assieme a don Corsi, del Cimitero monumentale, curando le benedizioni della tombe, presiedendo funerali per chi non ha nessuno, prendendosi carico di chi deve far fronte ad un funerale e non ne ha le possibilità. Queste persone, secondo regolamenti di cui non mi sono mai interessato ma mi riprometto di andare a studiare, vieterebbero il funerale a chi non può pagare le pompe funebri, e meriterebbe solo una benedizione. Mons Piccoli, e don Corsi, invece, il funerale lo garantiscono a tutti. Ma il bene non viene mai detto, perchè non fa scalpore.

Ma siamo arrivati, come avrete modo di leggere e vedere qui sotto, ad una cosiddetta condanna doppia e conforme, perché la condanna in primo grado è stata copiata in secondo grado.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02e2DVPwBqpF8Ga6DVWnCUzfMbt6AXKodU8N1iApYHm5mwTPYZ9TmkbPzQ1mHuBixjl&id=100044278217354

L’Aquila – Cassazione annulla condanna per l’omicidio dell’anziano prete – YouTube

Ma come giustamente ribadisce l’avvocato di Mons Piccoli, Vincenzo Calderoni, finalmente in Italia è entrato, ovvero è stato applicato, un principio fondamentale del giusto processo, ricavato dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo, ovvero dell’articolo 6 che ribadisce il principio della parità delle armi e del divieto di spuntare le armi della difesa dell’imputato.

In questo caso, io avevo già previsto che sarebbe andata così, basti leggere il mio articolo di ben tre anni fa, ove suggerivo proprio la criminologia dinamica come mezzo per risolvere il problema.

Monsignor Paolo Piccoli: quando la criminologia dinamica potrebbe aiutare a chiarire una vicenda tutt’altro che conclusa. – Mobmagazine

L’articolo, ancora on line, è chiarissimo su tutti i punti deboli delle sentenze, a partire dal movente, che è del tutto assente.

MODALITA’ DI MORTE INCERTE, ASSENZA DEL MOVENTE, INCAPACITA’ DIMOSTRATA DI NON SAPERE COME MAI SONO IN CERTI POSTI LA GOCCE DI SANGUE RICONDUCIBILI A MONS. PICCOLI.

  • Per passare alle macchie di sangue, che derivano da una malattia epatica di mons. Piccoli (per cui è seguito al Gemelli di Roma) e che sono congruenti col suo racconto (si inginocchiò ai lati del letto, lo toccò, capì che era morto e prima lo benedì con le mani, una sulla fronte e una, la sinistra, a lato del letto, e poi, con entrambi giunte, sul suo corpo recitò le preghiere pro defuntibus, come prevede il diritto canonico e il Catechismo per i ministri del culto cattolico).
  • Per passare al fatto che l’altro anziano sacerdote non è morto strozzato (attenzione) ma soffocato da un cuscino che era sulla scena del crimine (ci sono le foto dei CC arrivati sul posto) e poi risulta sparito. Certamente sopra ci sarebbe stato un DNA da esaminare. Se su quel cuscino poi, ci fossero le macchie di sangue di Mons Piccoli, allora l’accusa sarebbe fondata. Ma il cuscino, e la circostanza desta molti dubbi, è scomparsa. Non si trova. Dicevo che non è stato strozzato, e su questo bisogna essere molto precisi, perchè l’osso joide è intatto e privo di ematomi, per cui l’unica possibile azione adottata per ucciderlo era asfissiarlo.
  • Sicchè Mons. Piccoli era stato condannato non con un dibattimento intellettualmente onesto, ma da un dibattimento minato dal pregiudizio, già insito nella  giuria popolare.
  • Invece, abbiamo ricordato, senza accusare nessuno, che, se il movente fosse stato una collalina al collo del valore massimo di 100 euro, allora l’ambito di ricerca sul movente si deve estendere. E, allora, spiace dirlo, deve coinvolgere tutti, anche la perpetua del prete morto, tale Eleonora Di Bitonto, che, proprio pochi mesi mesi, si era vista nominare erede dell’anziano prete alla pari dei due nipoti, di una eredità di altissimo valore (si vocifera che i tre siano succeduti all’anziano prete per 700.000 cadauno, per un valore totale di beni stimabile sui 2.100.000).
  • SIA CHIARO CHE QUESTA NON E’ UNA ACCUSA ALLA DI BITONTO, MA CHE ERA CORRETTO SOLLEVARE DUBBI SULLA SUA ATTENDIBILITA’ QUANDO IN MANIERA ACCESA ACCUSAVA MONS. PICCOLI SENZA AVER ASSISTITO ALLA SCENA.
  • IN UNA DIALETTICA ONESTA E SINCERA VA DETTO, PERCHE’ LA DI BITONTO DA SUBITO FU LA PRIMA E UNICA ACCUSATRICE DI MONS. PICCOLI, E RISPOSE AFFERMATIVAMENTE ALLA DOMANDA SULLA SUA SUCCESSIONE A DON RONCO. Allora diventa per forza necessario ampliare lo scenario perché, è la logica a suggerirlo, se basta una collanina per ammazzare una persona, valori maggiori vanno comunque considerati e tenuti per lo meno presenti. Ecco perché erano stati formulati dubbi sulla attendibilità della perpetua, ignorati da entrambe le corti di merito, di Primo Grado e di Appello.

QUALE SARA’ ORA IL FUTURO?

Come vedrete, io espressi la mia soddisfazione per veder cassata una sentenza iniqua proprio per una violazione di norma di legge che entra DIRETTAMENTE nel nostro ordinamento in virtù degli artt. 10 e 11 della Costituzione.

Così quindi mi sono espresso appena uscita la sentenza alla sera del 17 marzo 2023

Ed ecco la decisione della Suprema Corte, come ampiamente previsto. Arrivata ora. Come volevasi dimostrare già 3 anni fa…. – Dr Mirko Avesani,Neurologo forense,Criminologo Perfezionato in Neurodiritto | Facebook

Questo significa che è assolto? Certamente no!

Possiamo prevedere come andrà? Ora come ora certamente no!

Un criminologo serio non può fare previsioni quando le armi della difesa sono state riconosciute spuntate. Pure io, che ho seguito il caso dando i miei suggerimenti, non posso mettermi a prevedere una assoluzione. 

Ora bisognerà vedere se, davanti ad altra corte di Assise di Appello (ora a Venezia), in un duello ad armi veramente pari, le ragioni della difesa smonteranno le ragioni dell’accusa.

Nei processi precedenti, la Corte di Assise di Primo e quella di Secondo Grado aveva respinto le consulenze proposte dalla difesa, che avrebbero potuto suggerire di concedere una perizia, o di meglio pesare le dichiarazioni della Di Bitonto, sulla base delle quali è stato condannato.

Ora quello che è certo, e segna un passo importante nel diritto, è che l’imputato è parte di uguale valore del PM, quella figura decostituzionalizzata (la costituzione rimanda le norme sul PM all’Ordinamento Giudiziario) che ancora oggi in Italia ha un potere non ben definito, e spesso è odiata per l’ampia discrezionalità di cui è dotato, priva di responsabilità. A volte viene contenuto, a volte, praticamente, esonda (specie negli anni di tangentopoli) per portare la corte a aderire quasi acriticamente alla sua richiesta di condanna.

Infine una riflessione per chi non ha chiaro come funziona la macchina della giustizia. La Cassazione della sentenza non è di poco valore, come taluni sostengono, in quanto non ha cassato solo per un “mero vizio di forma”. E’ una frase sbagliatissima, perché la Cassazione da sempre non entra “nel merito ma solo nelle violazioni di norme di legge”, perché valuta i cosiddetti errores in procedendo e errrores in judicando. Entra nel merito solo quando la violazione di legge incide sul merito e quindi nel rinviare ad altra corte di Appello, si esprime anche come dovrà essere il merito se esso è conseguenza logica di applicazione della norma violata. Ma per il resto la Cassazione mai e poi mai entra nel merito. Le sentenze sono definitive nel merito (e, in civile, anche esecutive) con la sentenza di Appello.

Quindi, questo riconoscimento della violazione di una norma fondamentale, non è un mero vizio di forma ma il riconoscimento che la Cassazione inizia, con fatica, ad aderire al principio del giusto processo, con due parti uguali, accusa e difesa, davanti a giudice terzo ed imparziale, che deve emettere una sentenza in base non al suo libero arbitrio ma al suo libero convincimento, motivando i passaggi logico-giuridici che lo portano ad aderire ad una delle tesi, perché è proprio questo ragionamento che ha portato a cassare la sentenza di condanna di Mons. Piccoli in primo e secondo grado.

Sappiamo infatti, che gli errores in procedendo possono confluire negli errores in judicando. E compito di un bravo avvocato è trovare violazioni di norma che vadano ad inficiare il ragionamento logico giuridico del giudice o della Corte

Oggi, ci siamo arrivati.

Se poi, sia colpevole o innocente, dovremo aspettare la “singolar tenzone” tra accusa e difesa con i consulenti che le erano stati negati.

Ora, come ora, a mio avviso, altro non si può aggiungere. Io di certo non mi spingo a fare previsioni. Ora si dia spazio al lavoro dei consulenti, faccia a faccia, fianco a fianco.