La fotografa palermitana più celebrata nel mondo dell’arte Occidentale… Carmela Rizzuti si racconta | INTERVISTA di Andrea Giostra

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«La fotografia è il mezzo per esprimere la bellezza racchiusa in ogni cosa. Devi capirla e conoscerla per apprezzarla in ogni dettaglio. Io reputo che la fotografia rappresenti la propria scelta di “stile” e che attraverso di essa si possa bloccare un messaggio, che sia nascosto in un volto, nella natura, nella moda, nello sport, in un matrimonio e persino nel cibo, anche nella fotografia di reportage.» (Carmela Rizzuti)

 

Ciao Carmela, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Indubbiamente sei l’artista-fotografa palermitana vivente più celebrata e apprezzata nel mondo dell’arte Occidentale. Se volessi presentarti ai lettori del nostro magazine che non ti conoscono ancora, cosa racconteresti di te quale artista-fotografa?

Ciao Andrea e grazie per questa intervista. Da piccola mi piaceva disegnare i miei personaggi preferiti, così ho scoperto il mio amore per l’arte, tanto che ho deciso di sperimentare la pittura presso il Liceo Artistico della mia città. A metà degli studi, all’età di 16 anni, ho scoperto la passione per la fotografia, così ho deciso di frequentare alcuni corsi di specializzazione, in particolare sulla ritrattistica, iscrivendomi per dieci anni ad un circolo fotografico Conca D’Oro. Mi definisco un’artista poliedrica perché mi muovo in diversi settori, mi occupo di pittura seguendo lo stile dell’iperrealismo, sono anche decoratrice e restauratrice di dipinti e affreschi, in passato sono stata anche gallerista avendo organizzato eventi di pittura e fotografia di arte moderna e contemporanea ma nel tempo ho preferito riprendere la mia vecchia strada, quella dell’artista, per continuare e maturare la mia ricerca stilistica. Oggi mi occupo principalmente di fotografia che si suddivide tra arte fotografica dove esprimo la mia interiorità creativa e la fotografia professionale.

… chi è invece Carmela Donna che vive la sua quotidianità palermitana, e cosa fai al di fuori del tuo lavoro di fotografa e artista?

Sono una persona che vive di arte, nel tempo libero mi piace andare nei teatri e nelle mostre ma quotidianamente sono sempre alla ricerca di ispirazione e nuovi stimoli per il mio lavoro.

Carmela Rizzuti_03

New York, nella sua piazza più famosa al mondo, Time Square, nel mese di giugno scorso ti ha dedicato una bellissima presentazione nei mega schermi che arredano la piazza, e che i nostri lettori potranno vedere nei due videoclip postati a seguire. Qual è stata la tua emozione quando ti sono arrivate queste immagini e hai saputo di essere stata celebrata nella città d’arte più importante al mondo? Cosa hai provato professionalmente e umanamente?

Sono stata sveglia fino a tardi ad aspettare la diretta e quando mi sono collegata mi sono sentita molto emozionata, quasi non ci credevo, mi sembrava un momento quasi surreale perchè in un attimo mi sono sentita trasportata all’interno di un altro mondo completamente diverso da quello a cui sono abituata, New York è la capitale culturale degli Stati Uniti, non esiste città al mondo che possa uguagliare la sua formidabile proposta artistica essa è una fucina di creatività in tutte le forme, dove tutto sembra possibile e dove chiunque trova il suo spazio.

 https://youtu.be/b5vfCdaqH8k

https://youtu.be/TvDJfpPoH0M

Le tue opere sono state esposte nelle mostre più importanti al mondo, Zurigo, New York, Venezia, Londra, Budapest, Barcellona, Torino… oltre che in diverse città siciliane, tra le quali la tua Palermo. Cosa vuoi raccontarci di questi riconoscimenti artistici e di questa grande visibilità internazionale? E quale la mostra che ti ha lasciato un ricordo più incisivo?

Ricevere riconoscimenti internazionali per me è una grande gratificazione, e anche una conferma che il mio lavoro è stato compreso ed apprezzato in tutto il mondo, e questo mi aiuta anche a capire il mio livello di professionalità. Tutte le mostre a cui ho partecipato sono state molto importanti sia per il luogo che per il contesto, ma quella che maggiormente mi ha colpito è stata la partecipazione al SWISSARTEXPO Art Festival a Zurigo, un evento che si è svolto presso la Stazione centrale di Zurigo costituito da un grande atrio contenente uno dei più grandi spazi coperti accessibili al pubblico in Europa, che poi rappresenta è il fulcro della mobilità nella capitale commerciale della Svizzera. Nessun luogo in Svizzera accoglie così tante persone come escursionisti, pendolari, turisti e acquirenti che animano la stazione giorno e notte, fanno acquisti o semplicemente guardano il trambusto con una tazza di caffè, ed è stato bello averne fatto parte in occasione di questa Mostra.

Artibune.it, la rivista di arte e cultura più importante e più letta del nostro Paese, ti ha dedicato un ampio articolo consacrandoti tra le artiste-fotografe più significative e apprezzate del Bel Paese, scrivendo: «Le fotografie di Carmela Rizzuti sembrano trasformarsi in opere dipinte che percorrono la storia dell’arte, dando nuova vita a frammenti del nostro patrimonio sia artistico che emotivo, dal rosso Tiziano dei manti, al dorato sensuale di Klimt, dai contrasti della Op Art al velato barocco; la natura diviene abito con richiami ai pittori Preraffaeliti, per i quali l’aspetto atemporale si intreccia con la bellezza reale e un’atmosfera da sogno. La composizione fotografica richiama anche l’arte del teatro, gli oggetti di scena divengono apparizioni e simboli chiave per la lettura e la comunicazione; immagini raffinate, inedite e potenti che rispecchiano l’amore per la pittura ove la donna diviene simbolo di bellezza, forza e passione.» Cosa hai pensato leggendo l’articolo e queste parole?

Credo che abbiano colto nel segno il collegamento delle mie opere con la pittura costituita da una base formativa stilistica e culturale che deriva da studi interamente dedicati alla pittura e alla fotografia. Il mio lavoro è il frutto dei miei studi ed anche una continua ricerca espressiva che cerca di mantenere viva la connessione e il mio amore per la pittura che comporta non poco lavoro iniziando con la preparazione scenografica, decorativa e tecnica per finire poi con la postproduzione.

 La consacrazione che hai ricevuto da Artribune.it, che in Italia, per gli artisti di ogni arte, è uno degli obiettivi più importanti da raggiugere, come l’hai vissuta?

Sono rimasta molto sorpresa ma nello stesso tempo molto contenta e gratificata di aver avuto la loro attenzione. Seguo da molti anni le loro pubblicazioni perché danno sempre molte informazioni, di ogni genere, mantenendo sempre un alto livello culturale e artistico, e credo che questo loro interessamento nei miei riguardi sia dovuto al fatto che abbiano considerato le mie creazioni meritevoli e interessanti tanto da volerli condividere sul loro magazine e anche sulla pagina Facebook ufficiale di Artribune.it.

Come è nata la tua passione per la fotografia?

Sono nata con la passione per la pittura e il disegno, mi piaceva molto ritrarre le persone e soprattutto i volti perché esprimono molto più delle parole. Ma col tempo ho sentito la necessità di ampliare le mie conoscenze artistiche per poter esprimere la mia arte anche in altri modi, e così ho abbracciato anche il mondo della fotografia.

Chi sono e chi sono stati i tuoi maestri d’arte, se vogliamo usare questo termine? Qual è stato il tuo percorso formativo, accademico ed esperienziale nel mondo della fotografia e dell’arte?

Come maestro sicuramente è stato Giuseppe Cilia, ci siamo conosciuti quando decisi di iscrivermi al suo Foto Club fondato da lui a Palermo, e da quel momento abbiamo collaborato insieme per dieci anni. Ho fatto l’Accademia delle Belle Arti nella mia città e poi nel 2001 decisi di trasferirmi a Firenze per fare un corso triennale di restauro dipinti su tela e tavola presso Palazzo Spinelli,. Successivamente ho fatto dei brevi corsi per ampliare le mie conoscenze tecniche sul restauro affreschi presso l’Istituto per l’Arte e il Restauro a Roma e nel 2010 un corso di Autodesk. Ho fatto tante esperienze in diversi ambiti culturali e nel tempo decisi di fare degli approfondimenti nel mondo fotografico e sulla postproduzione facendo dei corsi online e un master.

Come definiresti il tuo linguaggio artistico e il tuo stile? C’è qualche artista al quale ti ispiri?

Il mio stile fotografico è sul genere surrealismo perché mi piace andare oltre la realtà creando delle composizioni artistiche e creative che si avvalgono di vari elementi naturalistici e stilistici che vengono personalizzati con alcuni filtri in post-produzione. Nella fotografia mi ispiro ad alcuni artisti che mostrano grande creatività ma allo stesso tempo seguono un concetto di vita molto simile, oltre a quello tecnico. In questo momento una delle artiste che ammiro è la fotografa inglese Kirsty Mitchell, che utilizza la fotografia per dare vita ad un mondo fiabesco dai colori molto accesi e vivaci, poi c’è l’artista bulgara Mira Nedyalkova che realizza ritratti surreali di donne sott’acqua, con lei mi trovo in perfetta simbiosi perché entrambi abbiamo abbandonato la pittura per realizzare immagini autoscatto, per esprimere le nostre emozioni attraverso la fotografia mantenendo una resa quasi pittorica.

Cosa vuol dire per una Donna artista lavorare in Sicilia e a Palermo in particolare? Cosa vuol dire aver fatto una scelta di vivere del tuo lavoro di artista in questa isola bellissima ma che non sempre riesce a riconoscere i pregi dei suoi talenti e dei suoi artisti, come nel tuo caso che sei più apprezzata fuori dalla Sicilia e all’estero che a Palermo?

La mia scelta è stata ben ponderata dopo aver lavorato in diverse città d’Italia, tra precarietà e sfruttamento decisi di ritornare a Palermo e provare ad essere libera, libera di lavorare seguendo le mie regole. La fotografia permette di guadagnare ma solo se offri un servizio che possa soddisfare le necessità di una persona o di un’azienda come ad esempio eseguire un lavoro fotografico per una casa di moda o andare negli eventi per un matrimonio o battesimo ma se si tratta di vendere un’opera d’arte che sia una stampa fotografica, un dipinto o una scultura è abbastanza difficile, puoi essere bravo come Cézanne ma di sola arte non è ancora possibile vivere ed è per questo motivo che mi divido tra arte fotografica e fotografia come bene di servizio. Per fortuna con l’avvento dei social e internet posso creare delle reti di comunicazione in tutto il mondo, dandomi l’opportunità di conoscere galleristi, artisti e collezionisti internazionali, ho ricevuto diversi inviti per partecipare a mostre all’interno di gallerie, musei e fiere, quali per esempio New York, Zurigo, Londra, Spagna dove sono stata anche intervistata da magazine di settore di quelle città, ma quello di cui sono rimasta molto sorpresa è stata l’esposizione in uno dei grandi schermi del Time Square di New York. Purtroppo Palermo non apre le porte ai talenti e se si vuole fare qualcosa d’importante bisogna avere le giuste conoscenze ed è per questo motivo che mi muovo quasi esclusivamente al livello internazionale.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza nella fotografia, nell’arte, nelle arti visive?

La fotografia è il mezzo per esprimere la bellezza racchiusa in ogni cosa. Devi capirla e conoscerla per apprezzarla in ogni dettaglio. Io reputo che la fotografia rappresenti la propria scelta di “stile” e che attraverso di essa si possa bloccare un messaggio, che sia nascosto in un volto, nella natura, nella moda, nello sport, in un matrimonio e persino nel cibo, anche nella fotografia di reportage. Il fotografo vuole rappresentare la potenza della vita (la sua bellezza) che resiste alle nefandezze e all’idiozia del genere umano, ogni scatto deve trasmettere emozioni che oltrepassano quel limite dell’esecuzione perfetta.

Robert Capa, com’è noto uno dei più grandi fotografi di guerra del Novecento, diceva spesso che «L’unica cosa a cui sono legato è la mia macchina fotografica, poca cosa, ma mi basta per non essere completamente infelice.» Tu Carmela cosa ami del tuo lavoro e cosa è per te la fotografia e la macchina fotografica?

Sicuramente quello che amo di più del mio lavoro e quando uso la fotografia come forma d’arte senza nessuna restrizione, nel mio lavoro mi piace essere libera e questo mi aiuta a stare bene con me stessa e con gli altri.

A proposito dell’arte della fotografia Alberto Moravia sosteneva che: «Il fotografo non guarda la realtà, ma la fotografa. Poi va in camera oscura, sviluppa il rullino e solo allora la guarda.» A quel punto la realtà non c’è più, ma c’è la rappresentazione della realtà che ne ha fatto il fotografo. Se è vero quello che disse Moravia, è come se il fotografo alterasse la realtà creandone una tutta sua, una realtà parallela, virtuale per certi versi, il fotografo in questo modo diventa artista che crea arte. Qual è il tuo pensiero in proposito riprendendo le parole di Moravia?

La fotografia viene utilizzata in vari modi per documentare un fatto o un evento come la fotografia documentaristica, narrativa visiva, il fotogiornalismo e poi c’è la fotografia artistica. Chi fotografa la realtà è spesso collegato da diversi fattori lavorativi e artistici e questo comporta una sorta di dipendenza dall’uso della macchina fotografica cercando sempre di trovare spunti e ispirazione in qualsiasi momento della giornata e quando la trova cerca di cogliere l’attimo, questo è uno dei momenti più complicati, perché poco prima di eseguire lo scatto ci si concentra su diversi fattori tecnici e rappresentativi come l’inquadratura, la composizione, la luce e solo dopo, per ultimo, si esegue lo scatto fotografico che va a completare l’opera di quella immagine ove viene vista il risultato di quella realtà.

Conoscerai benissimo un’antica credenza secondo la quale “la fotografia ruba l’anima”. Oliviero Toscani, che di fotografia un po’ se ne intende, in una intervista rilasciata qualche anno fa ad Assisi presso il Convento di San Francesco dov’era per visitarlo, disse che «Forse è per questo che tante persone che sono troppo fotografate rischiano di diventare vuote dentro. Tante top model, tanti uomini famosi sono vuoti … la fotografia di fatto ruba il luogo della libertà, l’energia che ci fa vivere e andare avanti … e quindi, da questa prospettiva, chi scatta una foto deve sentirsi addosso una responsabilità pesante come un macigno … la responsabilità è nel capire che la fotografia ritrae le persone per quello che sono. Per questo bisogna stare attenti a documentare con serietà. Io posso dire che mi domando sempre se ho sufficienti cultura e capacità per raccontare e testimoniare il tempo che sto vivendo». Tu da artista della fotografia che fotografi tante modelle e tanti artisti per i suoi servizi, cosa ne pensi delle parole di Toscani? Davvero essere tanto fotografati può rubare l’anima tanto da diventare vuoti dentro? Cosa risponderesti a Toscani?

Sono parzialmente d’accordo con Toscani nel senso che dipende dal tipo di rapporto che si instaura con la persona durante il servizio fotografico. Ci sono persone che credono fortemente, in certe culture soprattutto, che la fotografia rubi l’anima del soggetto ed è quindi giusto, come in tutto del resto, essere in grado di rispettare il punto di vista dell’altro. Va alla sensibilità del fotografo capire se in alcune circostanze sia giusto immortalare determinate situazioni. Se si ha riguardo per l’essere umano non è difficile essere attenti e rispettosi dell’intimità, anche emotiva, dell’attimo che si rende pubblico con un determinato scatto. Diverso, a mio avviso, il pensare che chi, magari per lavoro, è sempre fotografato sia vuoto e privo di contenuto, magari è più frequente che succeda, ma come per tutto non si può generalizzare. Sono certa che ci siano modelli e attori che mantengono una grande umanità nonostante il lavoro che fanno.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Principalmente ringrazio mia madre che fin da piccola mi ha sempre sostenuta sia psicologicamente che economicamente durante il mio percorso artistico. Se non fosse stata per lei avrei dovuto cambiare strada. Poi ringrazio anche altre due persone che ho conosciuto durante il mio cammino che hanno sempre creduto che avrei fatto strada e carriera, il maestro di fotografia Giuseppe Cilia e il critico d’arte Francesco Carbone.

Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere quali consiglieresti e perché?

Al di là dei sogni con Robin Williams, attraverso i film si cerca di far riflettere su tematiche spesso scomode o difficili da accettare. Una di queste è certamente la morte e ciò che può o meno esserci al di là di questa, arricchito da una serie di straordinari effetti speciali e ricostruzioni scenografiche, come anche l’uso dei colori e dell’elemento artistico. Lo consiglio perché c’è una connessione tra la vita e l’arte, il regista riesce a portare la nostra immaginazione in luoghi meravigliosi di cui sconosciamo e abbiamo paura, l’arte ci aiuta a stare bene e a vedere il mondo in maniera positiva, credo che avere una intensa vita culturale può aiutare a combattere stress e ansia nei momenti particolarmente difficili e negativi, migliora la capacità di relazionarci con gli altri e di esprimere emozioni con linguaggi che muovono fattori emotivi, psicologici e sociali.

Il secondo film è Billy Elliot, la storia di un ragazzino di 11 anni che sogna di diventare un ballerino classico, vive in Inghilterra con il padre e il fratello che per vivere fanno i minatori. Il padre costringe il bambino a frequentare le lezioni di boxe ma lui non è portato per quello sport. Lui preferisce la danza classica perché il suo sogno è quello di diventare un ballerino professionista così decide di andare alle lezioni di ballo a insaputa al padre. Quello che mi è piaciuto di questo film è che nonostante sia cresciuto in un contesto ostile e contrario a questa sua inclinazione considerata dalla comunità una disciplina femminile è riuscito a realizzare il suo sogno.

Il terzo è La principessa Sissi, una donna cresciuta libera dai vincoli sociali ed è riuscita a farsi amare dal popolo proprio per queste sue caratteristiche nonostante lei avesse difficoltà a seguire le discipline all’interno della corte di Vienna. Una storia romanzata ma che fa riflettere sull’essere sempre noi stessi per farci capire ed essere amati.

… e tre libri da leggere assolutamente questa estate? Quali e perché proprio quelli?

Amo tutti gli scritti di Herman Hesse, in particolare “Vagabondaggio”, un racconto breve in cui il senso di libertà e della meraviglia che può trovarsi nella scoperta dell’ignoto si respirano in ogni pagina. Ma è ne “Il lupo della steppa” che ho scoperto la sua capacità di descrivere l’onirico in modo eccelso. La lotta interiore fra ciò che si vuol essere e ciò che si è. La dualità che ci fa soffrire finché non prendiamo coscienza di ciò che siamo indipendentemente da ciò che la società vorrebbe. Ci sono poi i primi due libri della trilogia fantastica di Mervyn Peake dedicati all’incredibile regno di Gormenghast che sono, secondo me, l’apoteosi di ciò che la mente umana può creare con la fantasia. Finirei con “Cecità” di Josè Saramago. Tutto il brutto e il buono che può esserci, soprattutto in situazioni estreme, nei comportamenti dell’essere umano.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e appuntamenti di cui puoi parlarci? Cosa ti aspetta nel tuo futuro professionale che vuoi raccontare e condividere con noi?

Ad agosto vorrei realizzare un’esposizione dei miei lavori su pannelli esposti sul prospetto di un palazzo nel centro storico di Palermo, naturalmente sono nella fase di progettazione ed elaborazione di questo progetto e capire se è fattibile, contemporaneamente vorrei realizzare un libro di presentazione dei miei lavori da distribuire in alcune librerie e nelle mie prossime mostre. A ottobre dal 14 al 22 del 2023 parteciperò alla XIV Florence Biennale presso Fortezza da Basso Firenze e a dicembre nel 2025 farò una mostra personale presso la galleria Artifact a New York.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Possono seguirmi su questi social digitando Carmela Rizzuti Fotografa su Facebook, Instagram, LinkedIn, e andare sul mio sito web. www.carmelarizzuti.net.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Nella vita bisogna aver coraggio a seguire i propri sogni perché danno significato all’esistenza, ci fanno stare bene e fa crescere l’autostima. Daremmo il meglio di noi stessi sul lavoro e nei rapporti sociali. Io sono sempre stata uno spirito libero ed ho sempre fatto quello che maggiormente mi gratificava, ho dedicato la mia vita all’arte e ne sono sempre stata soddisfatta perché ho seguito le mie passioni ricevendo tante gratifiche e riconoscimenti e questo mi ha portato sempre ad andare avanti senza ripensamenti, se dovessi ritornare indietro ripercorrerei esattamente questa strada perché è l’unica dove posso dare tanto e a cui mi possa aggrappare. Un’altra cosa che vorrei dire è quello di andare nei musei, migliora la qualità della vita, può aiutare a creare connessioni con altre persone che hanno interessi simili. Le esperienze estetiche e le pratiche artistiche diventano una “palestra” per la nostra mente e il nostro corpo. Andare a un museo, ascoltare della musica, guardare un film e immergersi in scenari naturali sono attività che attivano i nostri sensi in maniera integrata, richiedendo concentrazione, stimolando la nostra creatività e facilitando la comunicazione con noi stessi e con gli altri.

Carmela Rizzuti

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo