#FATTIESTRAFATTI: “Nel cerchio senza sbocco”, la terra irpina nel giallo di Maria Loreta Chieffo

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#FATTIESTRAFATTI “Nel cerchio senza sbocco”, la terra irpina e i suoi misteri nel giallo di Maria Loreta Chieffo

Buonasera cari lettori e rieccomi con le mie interviste esclusive per la rubrica #fattiestrafatti. Questa volta vi porto a conoscere la bravissima scrittrice Maria Loreta Chieffo, per raccontare del suo ultimo libro dal titolo “Nel cerchio senza sbocco”, edito da Homo Scrivens.

Maria Loreta Chieffo è nata a Zungoli, Avellino, ma vive a Napoli. Ex docente e dirigente scolastico, ha vinto il premio “Il borgo italiano” con il testo “Non è di qua”, suo romanzo d’esordio, dove compare per la prima volta il personaggio della giornalista Ida Di Maggio. Con il romanzo “Nel cerchio senza sbocco” ha già ottenuto importanti riconoscimenti.

Ida Di Maggio, cronista di nera, si appresta a trascorrere il Natale a Zungoli, nella sua Irpinia. Tutto è pronto per il pranzo della vigilia, fin quando una donna precipita dalla torre del Castello Normanno e la tranquillità del piccolo borgo va in frantumi. Per capire cosa le sia successo, la giornalista torna in un tempo lontano, ancora custodito nelle case degli abitanti del luogo. Nella ricostruzione di un passato che in molti hanno soffocato, riaffiora un doloroso evento che risale agli anni del terremoto del 1980. La Di Maggio, ripercorrendo la sua stessa infanzia, tenterà di svelare quel mistero antico ma mai dimenticato e che le sembra possa essere connesso al nuovo dramma. Chi c’è dietro queste storie di vuoti, di partenze e di restanze?

 

  • Benvenuta Loreta a #fattiestrafatti. Domanda di rito, ma tu quanto sei #fattaestrafatta di idee positive e di buoni propositi riguardanti la scrittura e la tua vita?

 

Ti rispondo prima per quanto concerne la mia vita. Sono sempre calamitata da mille idee e mentre sto per concludere un progetto, ecco che un altro si presenta. Questo vale anche per la scrittura, sebbene io abbia cominciato a scrivere in età adulta. Infatti, tengo sempre con me un quaderno nelle cui pagine porto avanti più storie. In passato ho pure scritto per riviste dedicate, strettamente connesse al mio lavoro di preside e prima ancora di insegnante, ma riassumere circolari ministeriali o semplificare quanto emanato dal legislatore, non mi ha mai dato la stessa soddisfazione e, lasciamelo dire, la precisa emozione che si prova a scrivere un racconto di invenzione. A rileggere dopo tanto tempo, mi capita spesso di dire: ma l’ho scritto proprio io? Ecco, questo rappresenta il piacere di raccontare storie.

 

  • Complimenti, innanzitutto, per i bei riconoscimenti che hai ricevuto. Come nasce la tua passione per la scrittura e come la coltivi, se lo fai, oppure ti affidi solo all’istinto?

 

Come dicevo, ho iniziato da grande. Ho sempre organizzato corsi di scrittura per gli alunni e per i docenti, tanto che io stessa, incuriosita, ho cominciato a frequentarli. E da qui poi è venuta fuori la voglia di scrivere che probabilmente era latente, ma forse anche dovuta al fatto che io fossi una lettrice forte, come si usa dire; da bambina poi, avevo una fantasia fertile: la pazza di casa era sempre al mio fianco, per dirla con le parole di Rosa Montero.  Per scrivere ci vuole talento, ma serve disciplinarlo, anche la tecnica può servire, che aiuta a raccontare, a preparare, ad esempio, un bel colpo di scena.

 

  • “Nel cerchio senza sbocco”, bellissimo titolo, anche curioso; come nasce?

 

È una storia un po’ singolare. Tempo fa, sono entrata nella piccola biblioteca dell’istituto Nevio, la scuola dove lavoravo. Volevo riporre alcuni libri che una famosa libreria di Napoli aveva regalato alla scuola e così mi sono messa a curiosare tra gli scaffali, in particolare in uno dove c’erano testi molto vecchi. Gli occhi sono caduti sul libro di poesie di Federico Garcìa Lorca. Ho iniziato a sfogliarlo e ho notato che in questo poemetto le figure più ricorrenti sono i bambini che spesso commettono o subiscono violenza. Ho collegato il tutto con il romanzo che stavo scrivendo, a cui avevo cercato senza successo un titolo. La lettura di poche righe, forse quelle giuste, è stata illuminante anche per arrivare a dire altro. Un verso all’interno di una poesia di cui non svelo il titolo, ha fatto il resto.

 

  • La copertina del libro giallo è una tua fotografia del Castello di Zungoli. Le tue origini ti suggeriscono storie che poi tu metti su carta.

 

Tutto nasce dal mio luogo dell’anima. È qui che la scrittura inizia a corteggiarmi, anzi a tentarmi con i suoi demoni. Proprio come la torre normanna con i suoi corvi che è stata la scintilla per questo romanzo. Poi si è aggiunta l’infanzia che è sempre ispiratrice di narrazioni. Le voci dei nonni hanno completato il ricamo fatto di intagli, di vuoti e di punti pieni, proprio come le tele che tessono le sorelle Pratola, le due simpaticissime zie della Di Maggio, depositarie di sapere e sapori della tradizione irpina.

 

  • In questo romanzo, dalla trama dettagliata e gradevolissima, ritroviamo il personaggio della giornalista Ida Di Maggio. Innanzitutto, quanto la giovane è #fattaestrafatta di perseveranza e dedizione al lavoro?

 

Ida Di Maggio è una “tosta”, sebbene provata e riprovata dalle vicissitudini di coppia, nel dipanare inusuali delitti cerca di ritrovare anche il bandolo della propria esistenza. Sempre combattuta tra la voglia di godersi una libertà ritrovata e la paura di riaffrontare una relazione sentimentale, alla fine, insegue la passione per il lavoro e l’amore per la propria terra. Il genius loci, con i suoi paesaggi e le sue atmosfere, è il solo che riesce a ridimensionare i dissidi interiori della donna.

 

  • Questo è il personaggio “must” della storia ambientata nel piccolo paese irpino, già comparso in “Non è di qua”. Accanto a lei un altro bel personaggio è il Maresciallo Lorenzo Capomazza. Parliamo dei due personaggi e come si confrontano tra di loro?

 

Proprio così, la Di Maggio incontra Capomazza fin dal primo episodio. La giornalista si reca in caserma; lui l’accoglie con un sorriso a tutta bocca e con lo sguardo carico di meraviglia; lei lo vede come un corazziere: alto e prestante, con i capelli leggermente brizzolati alle tempie. Nasce subito un’intesa molto profonda che va oltre l’impresa investigativa.

 

  • Zungoli, già ambientazione di “Non è di qua”, è lo scenario ideale anche per questo giallo che vede la tragica morte della giovane Mariangela che, alla vigilia di Natale, vola giù dalla torre del castello Normanno. E’ così che parte l’indagine che vede coinvolti la Di Maggio e il Maresciallo. Sono molto complici tra di loro, sempre alla ricerca di momenti privati. Quanto è stato fondamentale, per il prosieguo della storia, questo connubio lavorativo e non?

 

La complicità è sempre alla base di qualsiasi rapporto solidale, e non è detto che debba esserci per forza l’amore. Tra i due si crea subito una grande intesa, eppure anche il maresciallo presenta profonde ferite che lo tengono concentrato più sulle sue paturnie, meno sulla Di Maggio che pertanto vede altalenante il legame con l’uomo.

Tuttavia l’uno ricorre all’altra; senza le confidenze di Capomazza, Ida Di Maggio non potrebbe mai imboccare la pista giusta e Capomazza, privo dell’intuito della donna, non potrebbe riconoscere i luoghi e le persone che sanno fornire i dettagli di un passato volutamente soffocato.

 

  • Ritengo che l’ambientazione di Zungoli sia perfetta per questa storia. I suoi scorci, le sue vie rendono tutto molto affascinante. Quanto i ricordi della tua infanzia ti hanno aiutato ad aumentare l’atmosfera e renderla così originale?

 

Con la mente libera di vagare, ho percorso tutte le strade del paese, rue, vicoli, slarghi, case abbandonate; fino a quando mi sono resa conto che la storia poteva funzionare; allora ho unito un po’ della memoria dei miei nonni e, per dare credibilità e forma agli eventi storici narrati, come ad esempio il terremoto del 1980, che distrusse buona parte dell’Irpina, ho cercato di usare piccole voci, piccoli personaggi. Tanta realtà e tanta scrittura d’invenzione, ma soprattutto, le memorie di una bambina, nel tempo in cui lo fu, che stava in quel paesaggio e ne faceva parte.

 

  • Pensi di continuare ad ambientare storie in quel di Zungoli?

 

La casa della famiglia Di Maggio non può essere traslata in altro posto. Questo luogo ha visto Ida bambina muovere i primi passi e racchiude le radici che la tengono salda alla terra irpina. Rappresenta perciò il posto del ritorno e da dove tutto parte.

Il maresciallo invece è un forestiero, a capo di una tenenza che abbraccia diversi comuni in un territorio molto vasto che da un lato si incunea nella vicina Puglia. Perciò da Zungoli la mia narrazione può espandersi in un territorio ancora intonso, dove tutto potrebbe accadere, del quale c’è ancora tanto da raccontare: cultura, paesaggi, sapori, leggende, storie di partenze, di ritorni e di restanze.

 

  • Il giallo è il genere che preferisci, oppure ci sarà altro che esplorerai in futuro?

Sebbene io legga di tutto, prediligo la narrativa di genere. Questo vale anche per le mie scritture. Personalmente, sono convinta che la letteratura di genere richieda molto impegno a chi la scrive e non vada per questo sottovalutata, né in sede di scrittura né in sede di lettura.

Per ora resterò su storie di indagini, non solo intese come investigazione e quindi volte a cercare e mettere insieme indizi per identificare un colpevole, ma, come avviene “Nel cerchio senza sbocco”, a indagare anche nei sentimenti, nell’animo, a scavare nel vissuto dei personaggi, che amo fare muovere su più piani temporali.

Il lettore, che come me ama questo genere, cerca nell’investigatore un personaggio in gamba, solido e incorruttibile, che insegue la verità a ogni costo, alla maniera della giornalista Di Maggio.

Inoltre, la ricerca del disvelamento non solo emoziona, ma regala una percezione di sicurezza, la sensazione di potere tenere sotto controllo la propria vita. Per quanto mi riguarda, quindi, continuerò con questo genere ché mi permette di sviluppare un racconto seriale, che garantisce continuità a livello narrativo.

Mai pensato che quello che stavo facendo non valesse la pena; anzi, ora cercherò di farlo al meglio.

 

 

  • Non posso non chiederti quanto sono #fatteestrafatte di sagacia, arguzia, fissazioni, le sorelle Pratola, zie di Ida Di Maggio, altre due meravigliose protagoniste del giallo.

Due donne che raccontano di una realtà sociale piena di sacrifici, brave nella cucina, depositarie di segreti culinari ma anche di inciuci paesani, del detto e non detto.  Per quanto talentuose, sarte finissime e ricamatrici molto apprezzate sul territorio, non hanno mai lasciato il paese e neppure visto realizzato il loro progetto di vita: un uomo che le portasse all’altare. Sono le sorellastre del padre della Di Maggio, figlie di primo letto della nonna, convinta che siano perseguitate dalla cattiva sorte.

Per loro ogni biografia femminile è priva di senso se non degna di almeno una vicenda amorosa. Per loro avere ispirato l’amore nel cuore di un uomo è come vincere il Nobel, significa dare

almeno tre stelle alla propria esistenza. Cosicché, svanita ogni speranza di matrimonio, trascorrono buona parte della loro esistenza a crogiolarsi nella rassegnazione e nella sfortuna di non aver mai trovato la persona giusta, e come amano dire loro: una spalla su cui poggiare la testa.

La spalla che a Ida è venuta a mancare, e per questo loro, le Pratola, puntano e tifano Capomazza.

 

 

  • Hai già fatto la prima presentazione a Zungoli ovviamente. Ce ne saranno altre?

Si la prima è avvenuta a Zungoli, nel cortile del Castello Normanno, la cornice perfetta per la storia che ho narrato. Di recente a Napoli, nell’ambito della fiera Ricomincio dai Libri. Ritornerò presto in Irpinia, ad Avellino, poi di nuovo a Napoli, ma il viaggio non finisce qui. Sono in tanti che aspettano di incontrarmi e a cui io voglio affidare la mia storia.

 

Un grande in bocca al lupo Maria Loreta e a presto.

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DANIELA MEROLA