Mario Bajardi, compositore, violinista e sound designer palermitano | INTERVISTA

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«Vivere in Sicilia, dove la musica spesso è associata principalmente all’intrattenimento, può presentare sfide uniche, ma offre anche opportunità uniche per esprimere la propria creatività.» (Mario Bajardi)

Mario Bajardi

Ciao Mario, benvenuto e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale compositore, violinista e sound designer, cosa racconteresti di te?

Sono Mario, un appassionato compositore, violinista e sound designer. La mia esperienza nel mondo della musica abbraccia diverse sfaccettature, spaziando dalla composizione di brani originali alla performance come violinista e alla progettazione sonora.

Come compositore, mi dedico a creare musica che evoca emozioni e trasmette… Mi ispiro a molteplici generi musicali, cercando sempre di sperimentare e mescolare elementi per creare qualcosa di unico. La mia musica può variare da pezzi orchestrali epici a composizioni più intime e elettroniche, a seconda del contesto e dell’ispirazione del momento.

Chi è invece Mario nella sua quotidianità al di fuori del mondo della musica e delle tue arti? Cosa puoi raccontare ai nostri lettori di te, di cosa ami fare e di come passi il tempo libero dal lavoro, dalla musica e dall’arte?

Nella mia quotidianità sono un docente del Liceo Musicale e insegno cosa sia amare la musica.

Nel mio tempo libero faccio ciò che amo, camminare, respirare, amare la vita e comporre musica. Per me è tutto già scritto nella natura stessa delle cose. L’arte è la vita stessa, quindi è come se fossi dentro un FILM che si chiama realtà. Basta guardare la natura stessa, ripeto, e puoi scorgere delle verità.

Qual è stato il tuo percorso artistico, accademico, esperienziale e professionale? Come è nata la tua passione per la musica e quando hai iniziato a fare i primi passi?

A sei anni mi madre mi fece conoscere dei musicisti, mi portava a teatro, mi comprava le cassette di musica classica. E li che conobbi la melodia, l’armonia della vita. Devo tanto a mia madre e alla musica. Volevo sin da subito provare l’organo elettrico dello zio, per poi passare al violino e seguire il suono del pianoforte. Mi ricordo che i primi anni volevo comprarmi dei sintetizzatori. Da lì nacque la passione per creare suoni e nuove musiche elettroacustiche.

Chi sono stati i tuoi maestri d’arte, se possiamo definirli così? Quando e come hai iniziato a studiare musica e chi ti ha insegnato e trasmesso le tecniche che oggi ti consentono di essere riconosciuto come un grande e talentuoso artista e musicista?

Riguardo i maestri, la cosa è strana… potrei ringraziare i maestri accademici, ma anche no.

Il conservatorio è limitante. I docenti sono limitati a una loro cultura. Un maestro, Alessandro Cipriani, invece mi capiva, e lui stesso era collegato con qualche cosa che non sappiamo bene identificare. Cosa? Quella energia che si sente quando provi una emozione, che chiamiamo amore, ma che in realtà è il senso della vita stesso. La musica aiuta ad avvicinarsi. E lì che ti viene naturale creare musica perché è quella la strada che ti fa avvicinare a una equa risposta.

Come definiresti il tuo stile di compositore e concertista? A cosa e a chi ti ispiri quando crei musica o ti esibisci in pubblico?

Il mio stile, elettoracustico. Mi ispiro alla musica stessa, come spiegato prima.

Mario, chi sono i violinisti del presente o del passato che ami di più e perché?

Del passato, Paganini. Del presente solamente Lourie Anderson.

E quelli che hai studiato maggiormente e che ti hanno coinvolto per il modo di suonare e di interpretare?

Come compositori BACH e PAGANINI.

Hai iniziato a studiare musica da bambino e a fare i primi concorsi e concerti dopo pochissimi anni di studio. Raccontaci qualcuno degli eventi che hanno segnato la tua carriera artistica. Quale quelli che ricordi con più piacere e perché? … e qualcuno che invece ti ha deluso?

Mi ha deluso il conservatorio, dove non ti insegnano a creare ma a diventare un dattilografo.

Il piacere che ho provato è sempre stato nel comporre e lì dentro non te lo spiegavano se non con regole ed accordi.

Una cosa di cui vado fiero è che ho fatto aprire la classe di Musica Elettronica al Conservatorio di Palermo, e se fosse successo negli USA oggi sarei di ruolo lì, ma ho continuato la mia opera contro le invidie altrui aiutando ad aprire allora il Liceo Musicale di Palermo.

Cosa vuol dire per un compositore e musicista di grande talento come te lavorare in Sicilia e a Palermo in particolare? Cosa vuol dire aver fatto una scelta di vivere del tuo lavoro di artista in questa isola bellissima ma che non sempre riesce a riconoscere i pregi dei suoi talenti e dei suoi artisti, come nel tuo caso che sei più apprezzato fuori dalla Sicilia e all’estero che a Palermo?

Vuol dire essere fiero di se stesso. Perché andarsene, vuol dire per molti “vincere”, ma è rimanere che ti dà un senso. Sicuramente si potrebbero bilanciare le due cose, ma ahimè non ero un bambino spinto dalla famiglia a viaggiare o a essere incoraggiato nel fare le mie scelte estreme….

Il nulla musicale, italiano/siciliano, ad oggi è enorme. Si ci accinge a parlare o di POP o di musica JAZZ e niente altro che puoi estremizzare con musica improvvisata o elettronica da danzare.

Ma hanno perso il lume della ragione e non posso essere io a dirglielo. La musica è altro e sto tentando non solo di spiegarlo in queste domande, ma ci provo con i miei allievi, con le mie dirette su FARMACIA MUSICALE e quindi con i miei dischi che compongo.

Quali sono i punti di debolezza e quali quelli di forza in un lavoro come il tuo a fare a Palermo?

Non c’è nulla che possa essere utile… Qui la gente vive di invidia, di memoria corta.

Punti di forza? Se non fossi rimasto qui non avrei creato quella musica che dice tanto quando l’ascolti.

Quale consiglio daresti alle ragazze e ai ragazzi siciliani che volessero intraprendere la tua professione di artista e musicista? Secondo la tua esperienza, da cosa dovrebbero stare in guardia e quali invece gli aspetti positivi di una carriera come la tua da fare in Sicilia e a Palermo in particolare?

Vivere in Sicilia, dove la musica spesso è associata principalmente all’intrattenimento, può presentare sfide uniche, ma offre anche opportunità uniche per esprimere la propria creatività. Ecco alcuni consigli basati sulla mia esperienza:

Coltivare l’identità artistica: in un contesto dove la musica è spesso vista come intrattenimento, è importante sviluppare una voce unica e distintiva. Esplorate generi diversi, mescolate stili e trovate modi per raccontare la vostra storia attraverso la musica.

Sperimentate con la tecnologia: la tecnologia offre molte opportunità per far conoscere la vostra musica al di là dei confini regionali.

Collaborate con altri artisti, essere resilienti: intraprendere una carriera artistica può essere impegnativo, specialmente in contesti dove la musica è vista principalmente come detto prima, intrattenimento. In conclusione, perseguite la vostra passione con impegno, mantenete la mente aperta e sfruttate le risorse disponibili per creare una carriera musicale significativa nella meravigliosa terra siciliana.

Mario Bajardi

Un grande innovatore della musica classica di fine ‘800 inizi ‘900 fu il grande pianista e compositore francese Claude Debussy (1862-1918). Cosa pensi delle sua musica e della sua tecnica? Nel tuo modo di creare musica e di suonare c’è qualcosa che si ispira alle innovazioni rivoluzionarie quali furono quelle di Debussy nel suo tempo?

Debussy era un romantico. Lui si è avvicinato all’amore. Non aveva oggetti che gli facevano perdere tempo. La sua musica è riposta alla tua domanda.

Nel mio modo, c’è proprio quella ricerca di amore, quella sensazione che avverto e trasformo in vibrazione sonora.

Perché, a tuo parere, oggi la musica e l’arte in generale sono importanti? E perché si dovrebbe già da piccoli imparare a suonare uno strumento?

Perché la madre di tutte le arti. Perché avvicina a quella sacralità unica. Perché come è dolore, tristezza è felicità e amore.

Cosa ami di più della tua vita e professione di compositore e concertista?

Come un cuoco, cucinare ma soprattutto nutrirsene.

«Ci sono due tipi di musica: la buona musica e tutto il resto», questa fu la risposta che diede Duke Ellington a un giornalista che gli chiese di definire la musica jazz. Tu Mario cosa ne pensi in proposito? Come si fa a riconoscere la “buona musica” da “tutto il resto” come disse Ellington? Tu come fai?

Il problema non è come io possa riconoscere il bene dal male in musica. DI sicuro la musica non è intrattenimento, e invece lo è diventato al 90%.

La musica è meditazione, una esperienza unica. Per riconoscerla basta imparare ad ascoltare e non pensare che ci si debba divertire.

… come si fa, secondo te, a riconoscere il vero talento in un artista, in un musicista, in un compositore dei nostri giorni? Quali sono gli elementi che ci fanno capire che stiamo ascoltando un musicista di talento e non un semplice artigiano della musica che riesce a suonare semplicemente e tecnicamente bene una successione di note e non arte musicale che sa emozionare e colpire il cuore e l’anima?

Il vero talento musicale è spesso una combinazione di creatività, comunicazione emotiva, eccellenza tecnica e un impatto duraturo sulla cultura musicale. L’arte che emoziona e colpisce profondamente il pubblico è spesso il risultato di un talento autentico che va oltre la mera maestria tecnica.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. La bellezza nella musica, per esempio, o nell’arte. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La bellezza è pure una madre che prepara una torta.

La bellezza è una passeggiata.

La bellezza è saper ascoltare.

La bellezza è essere sereni.

La bellezza è.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte, nella tua vita e nelle tue esibizioni musicali?

Se l’amore è assente, cosa faresti per trovarlo? Lo incominceresti a cercare. Se continui a non trovarlo, lo crei appunto con la musica.

Hai inciso tantissimi dischi. Ci racconti della tua variegata e ampia produzione artistica? Quali sono i dischi che ami di più, quale l’ispirazione che li ha generati, quali le musiche e quale il messaggio che vuoi che arrivi a chi ascolterà i brani che crei?

Mi domando quante persone ascoltino questa produzione discografica. Se io incido è non solo per me ma anche per loro. Il mio disco preferito non può esistere. La vita è una sola, e l’insieme della mia discografia è una. Il mio disco preferito non può essere circoscritto a un’unica registrazione. La vita è un’esperienza unica, e la mia relazione con la musica è un viaggio continuo che si sviluppa nel corso del tempo. La mia discografia personale è una testimonianza di questo percorso, un insieme di brani che si intrecciano con le varie fasi della mia vita, creando un arco narrativo sonoro.

Considero la mia discografia come un unico capolavoro in evoluzione, poiché ogni brano, ogni album contribuisce a dipingere il quadro complessivo della mia esperienza musicale. Ogni melodia, ogni testo e ogni nota sono mattoni che costruiscono le fondamenta di questa esperienza unica e irripetibile.

Una domanda difficile, Mario: perché i nostri lettori dovrebbero comprare i tuoi dischi e le tue opere musicali, oppure, andare a vedere i tuoi concerti? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarli, oppure si informino per sapere dove venirti ad ascoltare.

Perché, se ascoltassero e si dessero una possibilità di farlo, si accorgerebbero che non sono solo parole ciò di cui ho parlato.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Madre, fratello, amici.

Gli autori e i libri che, secondo te, andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Maestro e Margherita.

Guida galattica per autostoppisti.

Che folli questi artisti.

Tre compositori dei quali ascoltare l’intera produzione musicale? E perché proprio loro?

Amon Tobin per la musica elettronica

Hans Zimmer e Ludwig Garrison per la musica per film

Genesis e Marillion per il rock e le sue sonorità

… suggerisci, infine, tre film da vedere? E perché, secondo te, proprio questi?

Arancia Meccanica perché è ciò che stiamo vivendo…

Barry Lindon in quanto è il desiderio di raggiungere chissà cosa ed invece…

Pulp Fiction… per la follia della vita stessa.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni musicali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato che puoi raccontarci?

Lavoro ad un progetto che racchiuderà più di 777.777 suoni che intersecati tra loro daranno una sensazione unica a chi ascolterà. Saranno composizioni uniche. Un’alchimia di suoni, un progetto unico.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Su FARMACIA MUSICALE nel canale internet www.twitch.tv/farmaciamusicale

Oppure su www.youtubbe.com/bbjmm

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Se sei arrivato qui scrivimi, perché allora non fai parte di quel 97% che è insensibile ai mutamenti.

Mario Bajardi

Marco Bajardi

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BjM Mario Bajardi: IMP feat. Sofia Giusto

 

Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo