“Trame tradite” di Bia Cusumano | Recensione di Susanna Valpreda

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Ventiquattro.

Ventiquattro piccole grandi storie che hanno per protagonista in fondo sempre la stessa donna, che fa mestieri diversi, vive in luoghi diversi, a volte sposata, altre divorziata o ancora single.

Ma in quella donna dalle mille sfaccettature ci rispecchiamo tutte noi: l’insegnante, la giornalista, la dottoressa, la scrittrice, la psicologa, la madre, la sorella, la figlia. In ognuna di queste storie si toccano argomenti, si vivono sensazioni, si soffrono dolori che tutte, prima o poi nella vita, abbiamo sperimentato.

Il rapporto con la famiglia di origine, a volte conflittuale a volte idilliaco e la continua ricerca della sicurezza che ci dava la nostra casa dell’infanzia, il desiderio di risentire la carezza sul viso o il profumo dei limoni o il sapore del melagrano che la nonna raccoglieva. Nel nostro substrato sentimentale e sensoriale tutte abbiamo questi dolci ricordi e nei momenti di difficoltà aneliamo a riviverli almeno per pochi instanti e troviamo rifugio e conforto nella loro rimembranza.

Il rapporto con le amiche, così diverse da noi magari, ma così indispensabili nei momenti di smarrimento, dopo le grandi delusioni o di esaltazione, dopo i grandi successi. Il rapporto, a volte conflittuale a volte tenero, con i fratelli. Il rapporto privilegiato che una donna ha con suo padre, se ha avuto la fortuna di avere un vero padre, in fondo il primo grande amore e colui che forgia involontariamente le nostre aspettative verso gli uomini che incontreremo.

La malattia invisibile, la maternità soddisfatta, la sterilità celata (“la figlia non venne mai, decisi così di partorire libri”)… tutte noi abbiamo provato sulla nostra pelle o su quella di una sorella o di un’amica del cuore almeno una di queste esperienze, che ci diventano perciò familiari come se le avessimo vissute tutte in prima persona. E quindi ci sentiamo affini a tutte le protagoniste dei racconti di Bia Cusumano, nessuna in fondo ci è aliena.

E l’amore.

L’amore è volente o nolente il motore della nostra esistenza, forse ancora di più per noi donne. Dopo essere state formate dall’amore (o dalla sua assenza) nella nostra famiglia d’origine, tutte in fondo, anche le più ciniche e incallite carrieriste, sogniamo l’Amore. Quello indefinibile, indescrivibile, incommensurabile, quello che ci lascia senza fiato, che ci sconvolge l’esistenza, che ci riempie cuore e mente, che ci porta alle più alte e inimmaginabili vette emozionali. L’Amore che però nella realtà spesso finisce per farci annullare come donne, come persone, in Suo nome. Quello che ci fa sacrificare le nostre aspirazioni, in Suo nome. Quello che spesso, diventa tossico e ci fa proseguire per anni a farci del male senza accorgercene, o fingendo di non accorgercene, in Suo nome. Talvolta ci risvegliamo, usciamo da questa trance e riprendiamo in mano le nostre vite, rimettiamo assieme i cocci e cominciamo finalmente a dedicarci a noi stesse, a volerci (di nuovo o per la prima volta) bene, a metterci al primo posto, ad amarci. In effetti è molto più facile amare gli altri che noi stesse. L’Amore è la malattia, però l’Amore è anche la cura, come emerge dalle pagine di questi racconti, ma come è anche inevitabilmente nella vita. “L’amore non si spiega e non si scorda”. E in fondo “forse l’amore [… è poter dire]: nonostante tutto ne vale la pena”

Tutte cerchiamo la nostra Itaca, bellissima questa metafora che Bia più volte riprende, il nostro porto sicuro che può essere un luogo o una persona. L’approdo alla fine della tempesta o dopo decenni di tempeste. Quello che ci fa finalmente riappacificare col mondo e col prossimo, ci permette di rilassarci, di ritrovare il sorriso e di non doverci più difendere. “Scrivevo fino a tarda notte, avvolta dalle pareti della villa di nonna che adesso erano divenute il mio scialle”.

“Non possiamo cambiare gli altri ma il nostro modo di percepire o vivere le cose che gli altri ci fanno sì.” E non è un difetto di (quasi) tutte le donne quello di voler cambiare gli altri? La loro presunzione di amare al punto da poter migliorare il loro uomo e l’inevitabile frustrazione che ne deriva è una costante femminile, così come di contro gli uomini vorrebbero che non cambiassimo mai ma restassimo sempre come il giorno in cui ci hanno conosciute. Questo scontro di universi questa costante incapacità di comprenderci e accettarci senza condizioni fra uomini e donne è prima o poi sperimentato da tutte, ma questo non ci impedisce di tornare a reiterare più e più volte questo percorso, forse è proprio un destino che segna tutte le donne di questo mondo. Nate per dare la vita, per costruire e condannate ad affiancarci ad alcuni nati solo per distruggere, per risucchiare la vita e l’energia.

Il giorno in cui capiamo che “Nessuno salva nessuno […] Le persone scelgono se salvarsi o no”, è il giorno in cui prendiamo in mano le redini della nostra vita e ci rendiamo conto che ognuna di noi è artefice del proprio destino e non può incolpare l’altro del proprio insuccesso. Ma è un percorso di maturazione irto di ostacoli cui dobbiamo arrivare da sole, come tutte le protagoniste di Bia. Nessuno può tentare di aprirci gli occhi o farci cambiare idea nel momento in cui noi siamo ancora convinte di star vivendo nel modo giusto o con la persona giusta. D’altronde, anche noi donne “Siamo uomini, creature fragili, abbiamo bisogno di amare e di sentirci amati per sopravvivere, di qualcuno che ci doni coraggio, che ci restituisca speranza, forza e sogni, quando crediamo di averli persi”.

Ventiquattro storie che, lette tutte d’un fiato, come ho fatto io, o assaporate una alla volta, non passano senza lasciare un’eco profonda nel cuore di chi le legge, senza smuovere almeno una riflessione, un’autoanalisi, una critica, un pensiero che continua a crescere nella nostra mente. Ventiquattro protagoniste che ci fanno sentire anche meno sole, meno “diverse”, meno incomprese. Sono quindi, grata di aver avuto il privilegio di leggerle e desidero consigliare a ogni donna che conosco di fare questa esperienza. Ovviamente anche ai lettori di sesso maschile, se non altro per provare a capire meglio le complesse sfaccettature dell’universo femminile che troppo spesso ignorano o danno per scontate.

Susanna Valpreda

(Editor, correttore di bozze, bibliotecaria presso università di Padova, studioso di storia tardoantica e bizantina, archeologia, arte e architettura di Sicilia)

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https://www.facebook.com/susyvalpreda

Susanna Valpreda

Il libro:

Bia Cusumano, Trame tradite, Area Navarra, 2023