Il libro: “IN CLINICA PSICHIATRICA C’É IL GLICINE FIORITO” di Barbara Giangravè | PRESENTAZIONE E INTERVISTA

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Nel 1978, la cosiddetta “Legge Basaglia” sancisce la chiusura dei manicomi in Italia. Si prospetta, idealmente una nuova era in cui chi soffre di disturbi mentali non venga più stigmatizzato e rinchiuso in spaventose strutture di contenimento, ma riabilitato e reinserito nella società. Ma, da quel momento a oggi, cosa si è realmente fatto? Cosa è davvero cambiato? Questo libro rappresenta una testimonianza diretta della realtà dei “nuovi manicomi”, uno spaccato di vita all’interno di una clinica psichiatrica italiana, dove l’autrice entra di sua spontanea volontà per provare a sconfiggere quel cancro dell’anima che risponde al nome di “depressione”, un male invisibile e, in quanto tale, troppo spesso sottovalutato e banalizzato da chi non lo prova sulla propria pelle. Un racconto potente nella sua semplicità, un collage di fatti, riflessioni e ricordi, capace di risvegliare le coscienze e scagliare il lettore in una dimensione a cui la maggior parte dei cosiddetti “sani” non vuole neppure pensare.

Ci parli del tuo libro, In clinica psichiatrica c’è il glicine fiorito? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quali le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Il mio secondo libro, analogamente al primo, nasce dalla descrizione di una realtà ben precisa. In questo caso si tratta di un ricovero in clinica psichiatrica al quale mi sono sottoposta volontariamente. Ho deciso di rendere pubblica la mia malattia mentale: la depressione. L’ho fatto perché non voglio più nascondermi e, soprattutto, voglio combattere lo stigma che ancora incombe sulla malattia mentale in Italia. Inoltre, desidero che la mia esperienza sia di aiuto agli altri: sia alle persone che soffrono di malattie mentali che ai familiari e agli amici di chi soffre. Ciò che racconto nel libro altro non è che il mese in cui sono stata ricoverata in clinica psichiatrica e quanto è successo al suo interno nell’arco di quei trenta giorni.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Indubbiamente, tutte le persone che soffrono come me. Ma anche chi gli sta intorno. Per il resto, ho provato a immaginare i miei lettori e a come avrebbero preso questo secondo argomento che la casa editrice ha deciso di pubblicare in tempi piuttosto celeri.

Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare In clinica psichiatrica c’è il glicine fiorito? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Banalmente, potrei rispondere perché vale la pena leggerlo. Ma io sono in pieno “conflitto d’interessi”. Scherzi a parte, penso che leggere 270 pagine di pensieri, parole, azioni, possa essere utile per comprendere meglio una tematica tanto scottante da non essere mai trattata. O quasi. Penso che le emozioni, i sentimenti, gli stati d’animo di chi soffre, all’interno di una struttura sanitaria, abbiano molto da dire sia a chi è stato costretto a fare altrettanto, come me, sia a chi non ha mai fatto un’esperienza del genere e non può capire cosa significhi sentirsi soli di fronte ai propri demoni. Personalmente, sono convinta che la psicoterapia e l’assunzione di psicofarmaci – se i medici specialistici ritengano sia opportuna – debbano essere considerate allo stesso modo delle terapie che si fanno per curare il corpo. Anche la mente fa parte di quest’ultimo, quindi la salute fisica e quella mentale devono camminare di pari passo. L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato all’unanimità un ddl per l’istituzione dello psicologo di base: si tratta del primo passo di una battaglia di civiltà che dovrebbe essere combattuta a livello nazionale. È intollerabile pensare che determinate cure siano ancora elitarie, perché non tutti possono permettersi di pagarle. Il bonus psicologo non è sufficiente a colmare il divario che c’è tra pazienti che sono in grado di pagare e pazienti che non lo sono.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare la tua ultima opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Non posso che rispondere citando i ringraziamenti che ho scritto alla fine del libro. “Grazie a Francesco Dioguardi per essere diventato il papà umano di mio figlio (felino) Romeo. Grazie a Donata Cravano per esserci stata sempre, per davvero, nonostante gli oltre 300 km di distanza tra noi due. Grazie a Laura Bennardo per avermi insegnato cosa significhi veramente la fatica e avermi fatto conoscere l’antica tradizione dei ciarauli. Grazie a Cettina Fargione: mia cugina e mia amica. Se ho imparato qualcosa sul perdono, lo devo esclusivamente a lei”.

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Barbara Giangravè è nata a Palermo ma, da qualche anno, vive a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa. Laureata in Scienze della Comunicazione, giornalista professionista dal 2006, ha lavorato per agenzie informative, testate giornalistiche on line, uffici stampa. Nel 2011 è stata insignita del titolo di Inspiring Woman of Italy per il suo attivismo antimafia. Ha viaggiato in Europa, America, Asia. Inerti è stato il suo primo romanzo, vincitore del Premio Letterario Nazionale Augusta (patrocinato da Comune di Torino, Regione Piemonte, Salone Internazionale del Libro e Istituto Treccani) e finalista al Premio Letterario Nazionale Piersanti Mattarella. Il suo secondo libro, “In clinica psichiatrica c’è il glicine fiorito” si è già aggiudicato il secondo posto al Premio Letterario Nazionale “Nadia Toffa” ed è in gara al Premio Letterario Nazionale “Tre Colori.

“In clinica psichiatrica c’è il glicine fiorito”

Barbara Giangravè

Fides Edizioni

Settembre 2023

https://www.fidesedizioni.it/prodotto/in-clinica-psichiatrica-ce-il-glicine-fiorito/

https://www.amazon.it/clinica-psichiatrica-cè-glicine-fiorito/dp/B0CBL8FKLV

 

 

Barbara Giangravè ha scelto di disattivare i suoi canali social e, nel libro, spiega anche perché. Ciò nonostante, se qualche lettore desiderasse comunicare con lei, può scriverle a barbaragiangrave@libero.it