Gemma Spada, pittrice e artista romana | INTERVISTA

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« Appartengo alla categoria di quelle persone che con ricerca introspettiva abbracciano totalmente ciò in cui credono. Senza ideali, ciò che mettiamo in atto non ha vibrazione. Con quella spinta si persegue ciò in cui si crede.» (Gemma Spada)

 

Ciao Gemma, benvenuta e grazie per avere accettato il nostro invito. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista delle arti visive, cosa racconteresti di te

Ciao Andrea, felice del vostro invito! Grazie!

I miei dipinti viaggiano nel mio inconscio, raccontano fusioni di momenti di vita, l’interpretazione di ciò che avviene dentro, in quelle sfere profonde attraverso figure simboliche. Ciò che non si vede, a cui alle volte è difficile attribuire la parola giusta o la descrizione del mondo che vi è popolato, le mie parole sono i colori, l’intreccio e la sovrapposizione di quello che nasce senza forzatura.

da YouTube: Gemma Spada a Palazzo Visconti, 18 giugno 2 luglio 2017:

… chi è invece Gemma donna della quotidianità? Cosa ci racconti di te della tua vita al di là dell’arte e del lavoro?

Non c’è quotidianità senza arte nella mia vita. Sono mamma di due bimbe, Giulietta e Mirta, spesso dipingiamo insieme, sono abituate da sempre, camminano in una casa, dove ci sono più quadri che mobili…

Come è nata la tua passione per l’arte e per le arti visive in particolare? Quale il tuo percorso professionale e artistico che hai seguito?

È nata in me, dal momento in cui ho raggiunto un senso critico, rispetto al mondo esterno. Verso i 6 anni, conobbi Anna, pittrice francese, che era all’epoca la compagna di mio zio, a cui sono stata sempre legata in maniera particolare. Per un periodo visse a casa mia con lui. Mi fece conoscere l’arte del dipingere, che per me fu miracolosa, mi aprì un mondo dove potevo tradurre tutta la mia fantasia in realtà ed esorcizzare i mostri. Un giorno, la vidi dipingere nella stanza con le tende blu, il sole filtrava, i suoi movimenti erano raccolti, una fusione di bellezza, né rimasi totalmente affascinata, il movimento del pennello, la luce, lei. Ancora oggi che ci penso sento la poesia e l’importanza di quel momento per me. Dopo il liceo artistico, mi iscrissi alla facoltà di Architettura, nel frattempo per un caso fortuito iniziai a lavorare nel restauro di belle arti. Esperienza di anni che mi ha permesso di conoscere moltissimo, di essere vicina alla bellezza del passato, imparare la meticolosità e la conoscenza dei materiali. Ho alternato per un periodo il restauro e la scenografia, anche questa molto interessante. Avuta la mia prima bimba decisi di crescere con lei e la pittura.

 da Facebook Watch: Gemma Spada a Palazzo Visconti, 18 giugno 2 luglio 2017:

Come definiresti il tuo linguaggio? C’è qualche artista al quale t’ispiri?

La comunicazione dei miei quadri è personale… Il mio incontro con ciò che avviene sulla tela, non ha mai un’idea di quello che sarà quando sento di farlo lo faccio, non è mai predefinito o abbozzato è un divenire attraverso il sentire, entro in una dimensione intima, solo a distanza di tempo è come se mi ridestassi da un dormiveglia, mi allontano dal quadro e vedo ciò che sta succedendo, le cromaticità ed il formarsi di storie all’interno. L’emozione di ciò che vedo nel corso d’opera sa di stupore, adrenalina che sento nelle mani e mi scorre lungo il corpo. Molte volte, ballo sopra la tela, prima di cominciare è un partire insieme per un viaggio… Mi piace pensare che non mi ispiro a nessun artista, perché non voglio copiare, come dicevo prima non so mai quello che vado a fare. Fermo restando ho amore e ammirazione per alcuni artisti in particolare che mi fanno girare la testa, Henri de Touluse Lautrec, per la sua vita, il suo fotografare istantanee mentali e dipingere catturando intimità, il suo essere ai margini… Frida Kahlo, i suoi autoritratti coscienti, il suo fascino tra i fiori animali e dolore… il suo coraggio autentico. (Inerente a lei, anni fa ebbi un intervento alla schiena, fu una cosa improvvisa, provai paura… In quel momento avevo tra le mani, la storia di Frida. Le volli bene e pensai molto a lei in tutto il periodo del recupero fisico. Appena tornai a casa, mi misi a dipingere, ne venne fuori “la donna uccello”, in posizione fetale, con aculei al posto delle vertebre, pronta alla rinascita.

La mia arte è legata al mio inconscio, un’esperienza ancestrale che si unisce alla realtà, le mie paure, i miei mostri, i miei amori…. Amo, Louise Bourgeois, Francesca Woodman, Artemisia Gentileschi, Èlisabeth Vigèe Le Bur, Pablo Picasso, Modigliani, Money, Rodin, Rembrandt, Donatello….  per genio, coraggio, altruismo, visioni.

Chi sono stati i tuoi maestri d’arte che ami ricordare? Parlaci di loro.

Sono le persone che ho incontrato lungo il mio cammino, coloro che hanno dato in maniera spontanea e semplice, lasciando arricchimento e curiosità in me, voglia di migliorare voglia di ricerca… in una serata camminando, una stretta di mano, una parola, dedicandomi del tempo sincero. Nello studio e nell’appassionarmi e restarmi attaccati, gli artisti di cui ti ho parlato. Gratitudine per ognuno di loro

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Appartengo alla categoria di quelle persone che con ricerca introspettiva abbracciano totalmente ciò in cui credono. Senza ideali, ciò che mettiamo in atto non ha vibrazione. Con quella spinta si persegue ciò in cui si crede. Non lasciando al fato e alla fortuna, che nella vita esistono e si palesano in cose alle volte difficili da riconoscere. Farsi trovare pronti con consapevolezza del desiderio, con propositi buoni, l’atteggiamento è importante ed essere aperti conta. La crescita interiore per una libertà costruttiva, migliorando con disciplina e coraggio con pazienza ogni giorno. La fortuna è l’essere in azione con ciò che si ama, sentendo un rispetto immenso, in questo movimento.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quando l’amore e i sentimenti così poderosi incidono nella tua arte e nelle tue opere?

Ogni azione è per me collegata con il sentire. L’amore… quale arricchimento più importante abbiamo? Nell’amare, vengono coinvolte le fragilità, l’avere fiducia, la speranza. È un salto di elevazione spirituale, con un fuoco che si sente, difficile percepire il freddo invernale, quando si ha amore. Attraverso questo, si apre una dimensione di bellezza e di percezione altruistica, dove ciò che nasce è stupore per me stessa, i sentimenti non conoscono ripetizione, senza protezione, lì, si ha davanti ciò che si è, i comportamenti, gli umori, le reazioni. Nell’osservazione della natura, molto si può comprendere fuori e dentro di noi, i suoi 4 elementi, terra, fuoco, acqua, vento, presenti, in ogni mutamento. Il sentire, da forma a ciò che alle volte ci è velato da una protezione imposta per carattere, per me è difficile contenere. In ogni mio quadro può comparire la fragilità, paura, desiderio, passione, sogni, in accordo e disaccordo con il tempo. Molto importante sono per me i rapporti umani.

I rapporti umani, senza divisione, se non per verità interiore, quelli che sanno di buono. I rapporti umani mi attraversano nel creare.

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Scrisse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva sull’arte in generale?

L’arte vibra, si espande nell’essere riconosciuta, attraverso un’attenzione che induce l’osservatore a soffermarsi e restarne catturato, risucchiato. Attira nel Sentire. Di suo ha un esistenza, la vita altruistica di un messaggio. Porta pensiero, ed in alcune visioni fa dono di messaggi avanguardistici, quando in sé ha spessore, resiste immortale, noncurante del divenire, l’osservatore pur contaminato con eventi storici, può averne lettura onesta, del suo significato intimo, concettuale, con chiavi e segreti interpretabili. La conoscenza, che in qualche modo rende proprio quel sentire. Il tempo la rende incisiva, ed il passaggio degli occhi, porta al confronto le menti. Ci si può percepire estranei al proprio presente, proseguendo la ricerca, nel futuro, o tornando nel passato, il pensiero dell’ora qui è un richiamo non obbligatorio. Le tematiche di Gino De Dominicis, il suo linguaggio, lo rendono una figura profetica, sensibile, si estrapola dall’utilizzo mediatico, inafferrabile. Tratta tematiche profonde “la morte e l’immortalità”, “l’entropia”… attinenti alla scienza. Lavorando su tematiche culturali e antropologiche dell’arte, trasfigurando la bellezza secondo modelli differenti. Sono per il contatto e per l’attrazione naturale per ciò che in sé ha vita. L’arte è vita profonda poesia e coraggio.

«Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine egli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi in proposito? Secondo te qual è la differenza tra essere un “artista creatore” – come dice de Dominicis – e un “artigiano replicante” che crede di essere un “artista”?

Chi crea non può essere un esecutore pilotato. L’atto creativo non sarebbe questo, con gestione esterna, ciò che viene creato ha in sé la spinta dell’intuizione individualistica. Quel che avviene fuori all’Io è una contaminazione che entra nell’anima questo è l’apporto che fuori avviene. La ricerca. Non mi ritrovo con chi mi dà un tema per una mostra, a meno non sia per scopi umanitari, uguaglianza e contro ogni forma di violenza di genere, il tema deve ed essere già in vita nelle mie corde, sentito e ricercato. Non mi appartiene presenziare a serate della vanità, credo in curatori preparati, spinti dall’amore per l’arte, che con passione costruiscono con selezioni accurate chi ha merito e non a chi chiede soldi per riempire uno spazio vuoto. Oggi più che mai abbiamo bisogno di vibrazioni alte per dare il meglio in ciò che abbracciamo. Se ho una commissione, ho piacere ad entrare in contatto con il committente, mi interessa sapere se è destinata a lui, o ad altri, parlare.

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te?

Artista, colui che è libero da ogni blocco mentale, che sa vedere oltre, senza forma di giudizio, se non a livello morale e di coscienza, non ha in sé discriminazioni, proprio per questo può spaziare e non avere limiti di ricerche. In sé ha una sensibilità con tutto ciò che lo circonda, attraverso i sensi. È colui che sa entrare in contatto diretto con l’osservatore, attraverso la sua opera e resta impresso nella mente, o in una emozione. Sa dare vita e carattere alla sua arte e viene riconosciuto senza leggere il nome, poiché in sé ha un tratto che appartiene solo a lui. Lo ha negli occhi, gli occhi di chi crea.

Nel gigantesco frontale del Teatro Massimo di Palermo c’è una grande scritta, voluta dall’allora potente Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, che recita così: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu cosa ne pensi di questa frase? Davvero l’arte e la bellezza servono a qualcosa in questa nostra società contemporanea tecnologica e social? E se sì, a cosa serve oggi l’arte secondo te?

Se non ci fossero l’arte e la bellezza saremo veramente tristi. La bellezza non è sostituibile con altro, l’arte è bellezza, quella che ci rende umani, senza artifizi. È amore e visione diretta di ciò, che correndo in questi tempi, può sfuggirci. È un momento di raccoglimento e di visione futura umana. C’è un’omologazione e una scatola dove tutto viene spacciato per arte ma è fine a sé stessa. Quella vera è maestosa, la ritroviamo nelle nostre città, nei musei, è frutto di epoche che hanno fatto storia sino al nostro passaggio e così sarà andando avanti, il vero rinnovamento è fare bene senza tornaconto, per il bene comune e di se stessi, alimentando ciò che in verità è arte e bellezza e investendo in essa. Quel che siamo è ciò che facciamo, descrivendo con onestà il passaggio ed il valore del tempo.

Quando parliamo di bellezza, siamo così sicuri che quello che noi intendiamo per bellezza sia lo stesso, per esempio, per i Millennial, per gli adolescenti nati nel Ventunesimo secolo? E se questi canoni non sono uguali tra loro, quando parliamo di bellezza che salverà il mondo, a quale bellezza ci riferiamo?

La cultura, il sapere, le emozioni, associazioni con interessi in comune, la cura e la protezione per ciò che amiamo. Nei rapporti umani, nell’uguaglianza e nelle contaminazioni con ciò che non conosciamo, questo porta ad una visione di creatività e bellezza costruttiva. Gli ideali di un nuovo mondo, che questa nuova generazione ha, aiutarli, essere con loro, mantenere viva la speranza.

Esiste oggi secondo te una disciplina che educa alla bellezza? La cosiddetta estetica della cultura dell’antica Grecia e della filosofia speculativa di fine Ottocento inizi Novecento?

Si educa alla bellezza con la cultura ed il confronto. Abbattendo la prossimità e superficialità dell’apparire. La bellezza è in tantissime forme usi e tradizioni. Solo conoscendo ciò che è stato e rendendolo nostro, possiamo costruire ciò che ha basi solide con visioni avanguardie.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Memorie di Adriano romanzo di Marguerite Yourcenar del 1951. Immedesimandosi in Adriano, imperatore di Roma, scrive una lettera per Marco Aurelio, suo erede al trono e nipote, in maniera del tutto originale, si trova a riflettere sui trionfi militari conseguiti, sul proprio amore per la poesia, per la musica e la filosofia, con versi per il giovane amante Antinio. In un periodo storico particolare dell’epoca antica, non si credeva più agli dèi, ed il cristianesimo non aveva ancora trovato accoglienza nell’animo umano. Grande romanzo.

Al di là del bene e del male, saggio filosofico di Friedrich Nietzsche 1886, (tratto dal libro) «… la Natura in sé e per sé, è qualcosa di completamente incontrollabile e “prodigo oltre misura”, non può, pertanto, essere tiranneggiata nello stesso modo in cui gli uomini giocano a tiranneggiare sé stessi».

Jean-François Chevrier e Jurgis Baltrušaitis, Arte sumera, arte romanica. Una linea audacissima di ricerca, una biografia intellettuale e l’inaspettato aprirsi di un uomo elusivo.

Se permetti vorrei nominare Fernando Pessoa e Rainer Maria Rilke. Immensi

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?

Riso amaro, uno di quei film che ha cambiato la memoria collettiva di un paese tra il 1942 ed il 1978.

Io e Anny, una commedia romantica di inizio e fine, un autoanalisi del protagonista delle proprie paure e fragilità.

Fino all’ultimo respiro, artistico e storico culturale un sussulto della vita francese con profondo significato, degli anni 70. Manifesto della Nouvelle Vague.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni artistici, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata?

Ho una tela arrotolata chi mi aspetta di 2 metri per 1,50. La inchiodo alla parete e vediamo cosa esce. Ogni volta che inizio un quadro lo finisco nel giorno stesso o massimo il giorno dopo, interrompendo per dormire. Al momento in cui inizio si attiva un totale coinvolgimento, lo stupore è sempre tanto, non dipingo mai senza musica, nonostante l’umore ciò che non deve mancarmi in quel momento è la spinta, una forza che cresce. Al momento non ho preso nessun impegno artistico pubblico, aspetto di capire come sia giusto muoversi in un momento complesso come quello che stiamo vivendo. Sarò ben felice di aderire a cose serie e concrete appena sarà possibile. L’arte e la cultura hanno necessità di entrare in contatto con le persone, i musei sono chiusi, i teatri sono chiusi… c’è bisogno di sostegno, di adattamenti, investimenti per creare possibilità di continuare. In questo la tecnologia ci sta aiutando, per mantenere i contatti, crearne di nuovi ed avere una possibilità di visione.

Una domanda difficile Gemma: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo atelier per comprarne alcune.

Un opera è una presenza con un suo peso, le sensazioni che si provano nel guardarla hanno una gamma vastissima, come la scala dei colori, come i suoni di una composizione musicale… alcune, le senti come appartenenti, rappresentano perfettamente, quel giorno, quel momento, un sentire. Quando vedi un’opera che ti piace… la pensi, e guardando i muri di casa la immagini tua ed attaccata. averla non ti stanca poiché, in quel quadro hai visto qualche cosa di te, ne hai sentito, forza, coraggio, dolcezza… vita. Non so mentire e non amo incuriosire, se non in maniera spontanea per meriti, che vengono percepiti dai miei dipinti, io sono lì. Sarò felice se i lettori condivideranno il loro pensiero guardando le mie opere, di accogliere chi vorrà vederle dal vivo e felice se qualcuno, porterà a casa propria quell’opera, che gli appartiene perché la sente intimamente sua.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Mia madre, mi ha aiutata e mi aiuta da sempre pur dicendomi ogni giorno che questa strada è un’illusione, piena di sacrifici, lo ripete quotidianamente. Mi chiama e mi chiede: «Gemma, cosa significa quel quadro? Ma stai bene?». Io ogni volta scoppio a ridere… «Benissimo mamma!». Il papà delle mie bimbe, Marco, mi ha sostenuta sempre e continua a farlo, con i mutamenti della vita ed i cambi delle stagioni. Mio nonno Sebastiano e mia nonna Elena che umanamente sono stati le mie basi ed i miei valori. Alina, la mia sorella affettiva, che in tempi dove non poteva, ha messo del suo, ha viaggiato con me nel sogno e viaggia con me, Sara… I miei amici artisti Valerio Toninelli, Giulia Gellini, Massimiliano Antonucci, Celio Bordin… con i quali ci sosteniamo a vicenda, nello spirito, con un grande bene che ci lega, liberi ci confrontiamo e confortiamo. La lista è lunghissima poiché sono fortunata, ho tante persone che mi vogliono bene, attraverso gesti semplici. Mario il ferramenta, che ha tele o colori, in dono, sempre al momento in cui sto per uscire dal negozio, quasi lanciandoli … così hanno quella leggerezza e freschezza del dono inatteso. Ringrazio tutti!

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Instagram gemmaspada. Enciclopedia d’arte italiana. Gemma Spada pagina Facebook.

Per concludere, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa chiacchierata?

Auguro a tutti voi una goccia di felicità sulle labbra

Grazie!

Gemma Spada

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Andrea Giostra

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