Scrivere per neutralizzare le nostre emozioni ed appianare i conflitti | di Daniela Cavallini

0
460
Condividi l'articolo, fallo sapere ai tuoi amici ! 
  •  
  •  
  •  
  •  

“L’amore inizia il processo mistico di trasmutazione dei pensieri erronei. In questo processo di correzione spirituale, per prima cosa l’amore neutralizza le emozioni erronee che hanno provocato il problema, siano il risentimento, la paura, la rabbia, la vergogna o la confusione. L’amore libera i pensieri dalle energie neutralizzate, lasciandoli in uno stato di vuoto, di vera libertà. Quando i pensieri sono vuoti, liberi, l’amore li riempie di se stesso. Dove c’era disperazione c’è amore. Dove c’era oscurità ora c’è la luce curativa dell’amore.”. Joe Vitale – “Zero limits”.

Amiche ed Amici carissimi, non conosco un suggerimento migliore per gestire le nostre emozioni di fronte ad un conflitto, di qualsiasi natura esso sia. Tuttavia, pur considerando stupendo questo pensiero, mi chiedo come possiamo raggiungere tale stato di grazia, così ben descritto.

Ho citato quanto sopra, per parteciparvi di un metodo, a me particolarmente utile, che mi avvicina molto all’agognato stato d’animo sopradescritto nell’affrontare il conflitto: scrivere. Credo che scrivendo e descrivendo il processo che ha portato al conflitto stesso, meglio ancora se dalla posizione di “osservatore”, cui attribuisco il potere di “distacco emotivo”, tutti noi possiamo essere più riflessivi ed obiettivi. 

A titolo di opinione ed esperienza del tutto personali, ritengo che quanto succitato, sia un vero toccasana soprattutto per dirimere i conflitti più dolorosi, ossia quelli generati da incomprensioni sentimentali.

A tale proposito vi riporto, di seguito,  alcune riflessioni, altrimenti note come chiacchiere fra donne, scaturite chattando, con un’amica in difficoltà con il suo Amore.

La premessa: Lei, Laura, era piena di risentimento per aver subìto un rifiuto da parte di lui, Paolo.  Come comprensibile, Laura, voleva “digliene quattro” per far valere le sue ragioni. In pratica, voleva sfogarsi al telefono, insultandolo  ed umiliandolo. Già… il solito comportamento vendicativo… Le chiesi: “Lo ami?” Lei mi rispose “si’, ma…”, “allora, lascia perdere i “ma” e non scadere nella mediocrità dell’insulto” le scrissi. A quel punto lei, perplessa, mi chiese ciò che mi aspettavo, ovvero “cosa faresti tu?”. Le risposi che avrei scritto una lettera a Paolo e che per esternare le sue  ragioni ed  esprimere tutto il biasimo possibile, non era necessario ricorrere a scenate che, secondo me, altro non portano che ad inasprimenti anziché chiarimenti. La feci riflettere, chiedendole “vuoi sfogarti o vuoi capire?”.

L’impulsività generata dalla rabbia, tipica del “brutto della diretta” è altamente fuorviante:  ci induce ad alzare il tono della voce, ad interrompere l’altro, magari urlando in contemporanea… A quel punto non ascoltiamo più le ragioni altrui perché troppo impegnati in repliche sterili, magari offensive, a quel punto sostituitesi al vero obiettivo, “capire”.

Parto dall’assunto che solo incoraggiando  una persona ad esprimersi, possiamo comprenderla. Accoglierla  o rifiutarla nella nostra vita sarà una successiva nostra decisione, ma è inconfutabile che comprenderla ne è il prerequisito. E come credete sia possibile aprirsi di fronte a qualcuno che aggredisce? E come possiamo noi non essere aggressivi quando siamo in preda alla rabbia? Ecco che astrarci dal conflitto, affrontandolo scrivendo, meglio se sotto forma di aneddoto, ci aiuta a prenderne le distanze e, conseguentemente, a valutare con maggior distacco emotivo il problema che lo ha generato. Quando scriviamo soppesiamo le parole, evitando epiteti, volgarità e banali generalizzazioni,  nessuno c’interrompe, ci esprimiamo riflettendo sui nostri sentimenti… e questo è di per sé rasserenante.

Una precisazione: con “scrivere”, intendo scrivere una lettera, non chattare con la “controparte” in quanto genererebbe  lo stesso effetto della telefonata, ossia “il brutto della diretta”.

Un abbraccio

Daniela Cavallini