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Chi è colei che ha ispirato il grande pittore messinese, Antonello da Messina per la sua celeberrima opera ?

Dopo il regno dei Martini e poi di Ferdinando I di Castiglia, la politica espansionistica della corona aragonese nel Mediterraneo iniziata nel XIII secolo giunse a compimento intorno alla metà del XV con la conquista, oltre che delle Baleari, della Sicilia, della Sardegna, della Corsica e del Regno di Napoli con Alfonso V nel 1442. Sotto il suo regno vi fu una straordinaria fioritura artistica grazie alla presenza di personalità importanti come Antonello da Messina.

Con Antonello infatti “ci troviamo di fronte a una delle personalità più forti e rilevanti del Quattrocento pittorico italiano e, insieme a una delle più complesse per quel che concerne la formazione, gli influssi esercitati e ricevuti; anche se le opere di lui sicuramente autografe rispecchiano coerenza esemplare di intendimenti e di risultati” .

Antonello da Messina diede il via al rinnovamento artistico dell’Italia meridionale sperimentando la combinazione delle tecniche prospettiche conosciute tramite le opere di Piero della Francesca con la cura  meticolosa dei particolari di origine fiamminga.

Dai fiamminghi apprese la grande attenzione per la luce, fattore che rese celebre le sue opere: ritornato a Messina , dopo esserne rimasto lontano per molto tempo, eseguì la celeberrima Annunziata ( o Vergine Annunciata) la cui datazione è incerta.

Questo dipinto è la sintesi perfetta di spazio, forma luce e colore ed è essenziale nella sua semplicità: può riassumere tutta la grandezza di Antonello.

La Vergine appare distratta dalla lettura da un interlocutore, forse l’Angelo o noi stessi che la guardiamo e la mano destra sembra quasi intenta a fermare lo spettatore. La particolarità del dipinto è il suo immenso manto blu cobalto che l’avvolge interamente e che si staglia contro un fondo scurissimo che mette in risalto solo l’ovale del viso.

Di chi è il volto di quella che possiamo definire LA GIOCONDA SICULA?

Secondo alcune ipotesi la giovane ritratta da Antonello sarebbe Eustochia Calafato, cioè Smeralda, nata a Messina nella stessa epoca di Antonello; ma un mancato approfondimento di questo aspetto non ha dato una conferma dell’identità.

Secondo il racconto della vita di Eustochia, la sua bellezza era tale che quando usciva da casa era solita coprirsi con un enorme manto che calava fino al viso, in modo che nessun uomo potesse guardarla.

È probabile che Antonello e Eustochia si conoscessero e che il pittore fosse rimasto colpito dalla sua bellezza: furono coetanei e furono in un modo o nell’altro coinvolti nelle vicende storiche della loro città e attratti dalla spiritualità francescana.

I secoli finali dell’età medievale furono caratterizzati dalla nascita  di nuove esperienze spirituali che interessarono il mondo religioso femminile.

Nel XV secolo le donne iniziarono ad assumere ruoli diversi all’interno delle nuove forme religiose e associative che si andarono via via affermando e, per farsi spazio tra le gerarchie maschili, dovettero fare affidamento solo al loro carisma spirituale e molte riuscirono a mettersi in evidenza come fautrici di un intenso misticismo.

Quella giovane che ispirò Antonello fu una delle donne più carismatiche della Messina del XV secolo che, dopo aver tanto lottato contro la diffidenza iniziale del padre che la voleva sposata ad un uomo benestante molto più anziano di lei e contrastato la vita claustrale troppo lasciva di santa Maria di Basicò, fondò insieme alla sua amica Suor Jacopa Pollicino, il monastero di Montevergini basandolo sulla prima regola clariana.

Il terremoto di Messina del 1908 risparmiò gran parte della chiesa entro cui è esposto, ancora oggi, alla venerazione dei fedeli il corpo incorrotto di colei che fu, probabilmente, musa eccelsa di Antonello da Messina.

 

Giusy Pellegrino