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Il teatro napoletano è un’eredità imponente. Le infinite opere che contiene hanno toccato argomenti, valori e tradizioni rappresentate con cura ed attenzione. La napoletanità fa sorridere con facilità, ma non è cosa semplice. Se si pensa ai grandi come Totò, De Filippo, Troisi e anche De Crescenzo, capisci che chi verrà dopo è in seria difficoltà, spinto a prendere spunto e ispirazioni. Ma la cosa più difficile è evitare di scivolare in scadenti imitazioni che rovinano il ricordo dei grandi del passato. In questo Vincenzo Salemme è riuscito a fare un’opera di straordinaria bellezza. Due ore di risate, nostalgia e riflessioni che hanno cesellato con cura l’opera di questo attore straordinario, restituendo al pubblico il tanto atteso riscatto, dopo mesi difficili, facendo un dono di altissimo livello a chi ha scelto di andare a teatro a vedere: “Napoletano? E famme ‘na pizza”. La sensazione di essere su una nuvola e di pesare poco più di una piuma, mi ha accompagnata fino a casa.

“Napoletano? E famme ‘na pizza”