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Arti visive: Un’installazione aerea luminosa sul sagrato della Cattedrale Cerchi e cubi sospesi con le immagini ispirate a Santa Rosalia

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Inaugurazione: mercoledì 14 luglio alle 20,30
Rosalia Luce Mia
Chi guarderà dal basso sarà preso da una vertigine perché quei cerchi e cubi che volteggiano in cielo, ti faranno sentire leggero. Chi invece vorrà andare oltre la semplice installazione, si troverà dinanzi un “presepe sospeso” che si immerge nell’iconografia legata a Santa Rosalia, protettrice della città di Palermo, ieri come oggi. Mercoledì 14 luglio alle 20,30 – nella serata che per tradizione è occupata dalle manifestazioni del Festino, e che da due anni ha dovuto rinunciare al tradizionale corteo scenografico, a cui accorrevano diverse centinaia di migliaia di spettatori

– tra il Cassaro e il sagrato della Cattedrale, prenderanno vita due diverse installazioni luminose en plein air, riunite sotto il comune titolo, Rosalia, Luce mia, firmato e prodotto da Stefania Morici. Due progetti diversi ma complementari, che rendono omaggio alla Santuzza tanto amata dai palermitani. Cubi e cerchi, figure e focus luminosi si alzeranno in cielo, e resteranno sceno- graficamente sospesi fino al 10 settembre, inglobando anche il 4, altra data legata al culto della patrona. Dentro ogni cubo e ogni cerchio, disegni e personaggi nati dalla penna versatile e dagli acquerelli, rispettivamente, di Sergio Caminita (Repetita Iuvant) e Anna Cottone (In Lucem): legato al mondo del design e delle grafica il primo, acquerellista e Urban Skechers la seconda, uniscono le forze per raccontare la Santa. Che affiorerà dalle facce di ogni cubo, si replicherà de- cine e decine di volte, pazientemente in attesa che questa città ricominci da dove aveva lasciato prima della pandemia. Dai suoi siti culturali, dalla bellezza delle strade, dai suoi gioielli in chiese ed oratori. Un monito e un invito nello stesso tempo: a vivere piano, godere delle piccole cose, ricostruire la propria vita.

E dal 13 luglio nelle vetrine su strada di RISO – Museo d’arte contemporanea della Sicilia, e in collaborazione con CoopCulture che gestisce i servizi del museo, verranno esposti sei famosi “Taccuini d’arte” di Anna Cottone, un cartellone che ricalca quello dei Cantastorie con la vita della santa, e un teatrino in cartone, accompagnati sempre da un cunto in dialetto siciliano. Un’immersione a 360 gradi nel mondo della santa eremita, un lungo racconto per immagini ac- querellate, che Anna Cottone porta già avanti da diversi anni. Esse raffigurano un vero e proprio viaggio dentro il Festino e la vita di Santa Rosalia. “La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. La Santuzza ci aiuta a leggerli, a sfogliarli in ordine, per tornare a vivere e sognare. Il museo regionale di arte moderna e contemporanea rende omaggio alle donne, al culto della memoria e dell’identità di un territorio. Il filo rosso della memoria unisce la giornata dedicata a Santa Rosolia all’arte che cura ed è catarsi di un lungo periodo di sofferenza”, spiega Luigi Biondo, direttore di RISO.

Rosalia, Luce Mia è prodotto e organizzato da Cialoma eventi-Associazione Arte mediterranea e Arteventi di Stefania Morici, sostenuto da #IoComproSiciliano. Con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura del Vaticano, Arcidiocesi e della Cattedrale di Palermo, Assemblea Regionale Siciliana, Assessorato regionale del Turismo, Sport e Spettacolo, Assessorato comunale alle CulturE, Fondazione Sicilia; Settimana delle Culture, Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese.

In collaborazione con RISO – Museo d’arte contemporanea della Sicilia, CoopCulture, Cassaro Alto, Officine Creative. Progetto allestitivo di FDR Architetti di Agostino Danilo Reale, allesti- menti realizzati da I Dock, collaborazione tecnica di Hafa Comunicazione. Con il sostegno di Ted, Grasso Occhiali, Luan.

Insomma, un progetto che mira alla comunità: perché Rosalia la protegga, ieri come oggi. “So- stenendo le due installazioni, l’ARS intende dare il proprio contributo affinché a palermitani e turisti, arrivi un messaggio positivo: a Palermo la ripresa è già iniziata – interviene il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè -. L’abbraccio di un “cielo luminoso” inviterà tutti a guardare in alto dove Rosalia, giovane donna umile e guerriera, si fa mediatrice delle nostre suppliche, proteggendoci”. Il progetto è di Stefania Morici, che già poco meno di un anno fa aveva firmato un primo omaggio a Santa Rosalia – tanti cuori di Angelo Yezael Cruciani, pronti a formare un’enorme rosa, sul sagrato della Cattedrale – e, da lei, a tutti coloro che lottano per il cambiamento. “Sarà un’installazione di luci e colori che dialoga con le bellezze della Cattedrale – dice – Il dono, mio e dei due artisti, rappresenta la speranza. Quest’anno mi è piaciuta l’idea che fosse proprio Santa Rosalia ad abbracciare Palermo e i suoi cittadini con la sua luce ed il suo amore. Per cui ho immaginato delle grandi installazioni luminose sospese per aria che accendessero i nostri cuori e il nostro cammino e raccontassero la storia di Santa Rosalia, mostrando il suo volto, la sua presenza, la sua storia: le “gesta” di una giovane donna forte e coraggiosa che è riuscita a sconfiggere la peste”. È assicurato il supporto di #IoComproSiciliano, format che promuove  costantemente  tradizione,  identità, qualità e religiosità, che sono anche gli elementi del Festino. “Siamo orgogliosi di essere presenti promuovendo l’arte attraverso un’istallazione unica dedicata alla Santuzza che illuminerà, vigilerà e proteggerà l’estate dei palermitani. La nostra vision è portare la Sicilia nel mondo ed il mondo in Sicilia”, dice Davide Morici, fondatore di #iocomprosiciliano. Arriva anche il supporto del Comune. “Ancora un anno il Festino senza tanti momenti tradizionali ma non per questo senza la devozione, la preghiera e il ringraziamento per la nostra Santa Patrona. Ancora un anno nel quale, grazie alla sensibilità artistica e umana di Stefania Morici e dei suoi tanti collaboratori, l’arte torna ad arricchire ed illuminare il sagrato della cattedrale per raccontare la vita e la storia di Rosalia e del suo legame con Palermo, per dare speranza nel futuro ai palermitani, per indicare la fine di questo lungo tunnel di pandemia. Un racconto artistico per luci e immagini che è conferma di fede e fiducia nella possibilità di liberarci, ancora una volta da ogni peste” dice il sindaco Leoluca Orlando men- tre per l’assessore alle CulturE, Mario Zito, “Un’installazione fatta di luci e colori che dialoga con le bellezze architettoniche di uno dei luoghi simbolo della città di Palermo: la Cattedrale. Il dono che Stefania Morici e i “suoi” artisti fanno alla città rappresenta per noi tutti che ci riappropriamo degli spazi pubblici ed artistici pur nel rispetto di tutte le norme sanitarie dettate dall’emergenza COVID, un chiaro e deciso motivo di speranza. Santa Rosalia ci regala sempre raggi di luce che illuminano i nostri cuori”.

Al progetto collabora anche la Fondazione Sicilia, presieduta da Raffaele Bonsignore, che spiega come “La devozione che da secoli lega i palermitani a Santa Rosalia è riuscita a emergere anche in questi ultimi anni funestati dalla pandemia. Per queste ragioni abbiamo sostenuto la realizzazione queste particolarissime opere d’arte aeree: perché ci spingano a rialzare lo sguardo e a condividere la bellezza anche con i turisti che torneranno”.

Cettina Giaconia, imprenditrice e consulente d’impresa, che da sempre crede nell’arte e nel potere della bellezza e della cultura, e che ha sostenuto fin dall’inizio questo progetto, dichiara. “Palermo è un “giacimento” di cultura davvero incredibile, da cui poter trarre continuamente ispira- zione e sollecitazioni. Negli ultimi anni, tuttavia, è stata mortificata e non ha potuto esprimere tutte le sue potenzialità. Non possiamo più circondarci di immondizia, volgarità e ignoranza. Dobbiamo uscire da questa specie di cappa di disillusione e stanchezza. Abbiamo bisogno di nuovi “mercanti di luce” e iniziative come questa dimostrano che si può portare luce e bellezza e che è proprio da queste che bisogna ripartire. Un città che si specchia in Rosalia, vedendo qualcosa di nuovo, guardando così, contemporaneamente, al passato e al futuro”.

ANNA COTTONE

Architetto/ designer palermitana, Anna Cottone è stata professore di Disegno Industriale nella Facoltà di Architettura di Palermo fino al 2010. Ha progettato, realizzato e pubblicato architetture, oggetti e saggi di natura storica e progettuale. Ha curato e promosso numerose mostre, convegni, laboratori creativi, esponendo in diverse città, in Italia e all’estero, nell’ambito di importanti mo- stre e festival internazionali. Dal 2013 fa parte del gruppo internazionale degli Urban Skechers con- tribuendo con i suoi disegni a promuovere la formazione di un gruppo sketchcrawl/palermo, con il quale organizza incontri mensili nei luoghi urbani di Palermo e di altre provincie siciliane e non. Sperimentazione e innovazione sono una costante delle sue opere sia nello stile che nei messag- gi che comunica. Il suo mondo visivo è una combinazione di immagini simboliche e realistiche che in alcuni temi affronta volutamente in maniera ironicamente naif in omaggio alla tradizione e cultura siciliana. Nelle sue illustrazioni e nei  suoi  taccuini le  immagini  servono  a  costruire storie e racconti. Il suo processo creativo è un viaggio, un esperimento di stile, che usa come un diario di esperienze e sentimenti per raccontare la storia della sua vita e delle sue emozioni.

SERGIO CAMINITA

Nato a Palermo nel 1977, Sergio Caminita si diploma in Digital Design all’Istituto Europeo di De- sign (IED) di Roma. Dopo gli studi decide di vivere nella capitale per alcuni anni durante i quali collabora a progetti diversi che spaziano dalla brand identity all’ideazione di campagne pub- blicitarie, fino al web design. Ritornato a Palermo, si occupa di editing video e motion graphic per il format televisivo Switch di Stefania Petyx. Avvia la sua collaborazione con Novantacento Edizioni, per le quali, da più di dieci anni, cura il progetto grafico e l’impaginazione del magazine di lifestyle “I Love Sicilia” e di “S”, apprezzato mensile di cronaca. Nel 2013, unendosi con altri professionisti, fonda Eikony, agenzia creativa specializzata in App Building e UI/UX design. Oggi lavora come freelance, lasciandosi coinvolgere in progetti dai differenti linguaggi con cui poter sperimentare il suo stile grafico e pittorico. Negli ultimi anni, traendo ispirazione da ogni aspet- to  della cultura visiva,  Caminita ha perfezionato  una tecnica e  uno  stile  personale  caratterizzato da un potente dinamismo dei segni e delle immagini e da pennellate di colore che rendono le sue opere piene di vivacità ed energia.

ARTEVENTI DI STEFANIA MORICI

Arteventi può vantare un curriculum d’eccellenza nell’organizzazione d’importanti e prestigiose mostre ed eventi tra i quali: Live Performance Pac, serie di appuntamenti per far conoscere la cultura del graffitismo, del writing e della Street Art all’interno delle prima mostra istituzionale italiana sulla Street Art “Street Art Sweet Art” curata da Vittorio Sgarbi (Pac – Padiglione d’Ar- te contemporanea. Milano), Albero di Luce, installazione artistica luminosa di Antonio Barrese (Piazza Castello Sforzesco. Milano), La Vittoria di Luci e Suoni sulla città (con Nanda Vigo, Ma- rinella Pirelli, Marco Nereo Rotelli per Miart, Castello Sforzesco. Milano), Ligth Tree Installa- zione luminosa di Nanda Vigo (Porta Nuova. Milano), Warped Passages, installazione luminosa di Patrizio Travagli (per LED- Festival Internazionale della Luce di Milano, Piazza del Carmine. Milano), Milano delle Donne, kermesse di arte libera diffusa su tutta la città di Milano con eventi ed iniziative itineranti, Maglifico! Flora e Fauna  a cura di Federico Poletti e Modateca Deanna in collaborazione con The Woolmark Company (Le Scuderie di Palazzo Ruspoli. Roma), Exoteric Gate di Nanda Vigo (Triennale e Università Statale. Milano), Ridiamo emozioni ai Bambini, realiz- zazione di una sala emozionale e di Tunnel Magico all’interno del Reparto di Chirurgia Pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia realizzato dall’arch. Agostino Danilo Reale con la collaborazio- ne di Gaetano Pesce, Marco Lodola, Willow (Policlinico San Matteo. Pavia), Party of Life mostra monografica su Keith Haring (per Palermo Capitale della Cultura, Villa Zito. Palermo), The Best Is Yet To Come, mostra di Max Papeschi (per Palermo Capitale della Cultura, Palazzo Chiaramonte Steri. Palermo), Palermo delle Donne, evento diffuso su tutta la città di Palermo (un mese di eventi, mostre, itinerari, performance, visite guidate, incontri, convegni e tavole rotonde, musica,  spet- tacoli, reading, progetti speciali, laboratori e iniziative per bambini, lezioni di Yoga in luoghi non convenzionali, etc. in diverse sedi istituzionali e luoghi pubblici), Sant’Ambrogio Protettore delle api e dei laboriosi milanesi, il primo grande murale dedicato al Patrono di Milano, firmato dall’ar- tista Igor Scalisi Palminteri (C.so XXII Marzo. Milano), La Campana di Sant’Ambrogio, progetto urbano diffuso su tutta la città di Milano con 21 installazioni site-specific dedicate a Sant’Ambrogio (21 piazze Milano).

Stefania Morici ha di recente ottenuto due importanti riconoscimenti: è diventata Tessera prezio- sa del Mosaico Palermo (riconoscimento assegnatole dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando) e ha ricevuto la Benedizione Apostolica del Santo Padre Francesco per il progetto da lei ideato e cu- rato Rosalia, Rosa Mia, l’installazione site specifc di Angelo Cruciani posizionata in cinque diversi luoghi di Palermo (Sagrato della Cattedrale, Piazza Bellini, Piazza Pretoria, Piazza San Domenico, Santuario di Santa Rosalia).

#IOCOMPROSICILIANO

Io Compro Siciliano® è la prima Società Benefit in Sicilia. Nata durante il lockdown come Fenomeno Social, in pochissimo tempo è diventata uno Stile di vita che rappresenta Qualità, Identità e Provenienza. Un macro-progetto che può essere sintetizzato in 7 principali progetti: Testata giornalistica e una Web Tv per raccontare la Sicilia nel mondo, una seri di Eventi, Portale del Turismo (sihost.it), una CARD del turista (la sicilyCityPASS), Marketplace, Rete di vendita su canali GDO e HORECA a livello internazionale, negozi Franchising.

Io Compro Siciliano® oggi è diventato un vero e proprio punto di riferimento della cultura e dell’eccellenza del Made in Sicily.

Una realtà innovativa che promuove i migliori prodotti e le meraviglie di questa fantastica isola al fine di far conoscere la Sicilia delle eccellenze e i Siciliani che lavorano e che portano in alto il nome dell’Isola. La Mission dei due imprenditori ideatori del gruppo, Davide Morici e Giuseppe Giorgianni, vuole essere quella di portare la Sicilia nel Mondo ed il Mondo in Sicilia, suggerendo emozioni attraverso uniche e piacevoli LIVING EXPERIENCES.

AGOSTINO DANILO REALE – FDR Architetti

Architetto – designer, vive tra Palermo, Roma e Milano. Laureatosi all’Università di Architet- tura di Palermo ha progettato e realizzato numerose abitazioni e ville di prestigio dedicandosi negli ultimi anni anche al design e alla progettazione di mostre istituzionali ed eventi pubblici, culturali ed artistici di notevole prestigio. L’architetto Agostino Danilo Reale, che ha di recente progettato e realizzato alcune suites del prestigioso hotel TownHouse Duomo by Seven Stars di Milano e di una parte del Reparto di Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale San Matteo di Pavia, sposa il suo amore e la sua passione per l’architettura, l’arte e il design con la ricerca e l’ap- plicazione di nuovi materiali e tecnologie applicati alla sostenibilità ambientale ed alle Smart Cities, col desiderio di favorire il dialogo tra gli attori locali e cambiare realmemte in meglio la qualità della vita quotidiana degli ambienti urbani.

iDOCK

Interpretare un evento con personalità, eleganza ed estrema professionalità: questa è la missione di iDock, società palermitana di allestimenti e noleggio arredi, fondata da Maurizio Cosentino, le- ader nell’organizzazione di eventi e nella progettazione di strutture luminose. iDock assiste i propri clienti nella creazione di manifestazioni uniche, assolutamente top profile, curandone ogni aspetto con servizi di supporto e consulenza di grande affidabilità, nell’intento di appagare ogni esigenza e garantire il massimo risultato in qualunque circostanza. Progetta e coordina diverse tipologie di ricevimento, meeting, in ogni genere di location, occupandosi dell’allestimento scenografico, degli addobbi, del servizio animazione, del servizio di accesso e di accoglienza. La sua peculiarità si riversa anche nella capacità di fornire, a nolo, ai propri clienti, tutto ciò di cui necessitano quando siano essi stessi ad occuparsi della realizzazione di una festa o una cerimonia; che si tratti di una party “en plein air” che richieda specifici arredi o la vetrina di un negozio che debba essere illumi- nata e allestita in maniera consona, l’azienda propone l’affitto di tavoli, gazebo, scenografie, lanter- ne, installazioni luminose, che meglio si adattino alle esigenze di ciascuno e che grazie alla enorme flessibilità, possano essere utilizzati per qualsivoglia finalità. iDock possiede uno staff altamente specializzato che coadiuva il cliente passo dopo passo, con attenzione e creatività, fa di ogni spazio vuoto un luogo incantevole e di classe, con arredi e strutture di qualità superiore, grazie anche ad un team in grado di trasformare il sogno in realtà, con suppellettili, decori e installazioni luminose capaci di far brillare di una luce unica ed originale qualsiasi ambiente. Soluzioni sorprendenti, atmosfere irripetibili, quelle proposte, per la totale soddisfazione del cliente, filosofia che da sem- pre contraddistingue l’operato dell’azienda. iDock fornisce infrastrutture, arredi, illuminazioni e si fregia della presenza di personale altamente specializzato che cura e monitora con professionalità ogni tipologia di avvenimento, assicurando un’assistenza di prim’ordine. L’universo degli eventi esige un supporto adeguato e consono alle esigenze di ciascuno, al fine di concretizzare il desi- derio di stupire, di creare aspettativa e gioiosa sorpresa. Il suo compito è proprio quello di dare vita e forma alle emozioni, di costruire giornate che meritino di essere ricordate nel tempo, di proporre soluzioni per le quali sia sempre evidente il miglior rapporto qualità/prezzo. Esperienza, professionalità e puntualità sono i punti di forza di iDock nell’allestimento di feste private, avve- nimenti sportivi, ricevimenti, intervenendo nel trasporto, nel  montaggio  e  nello  smontaggio  di tutte le strutture richieste, ovunque si svolga l’evento in questione, previo opportuno sopralluogo. L’azienda disegna un allestimento che risponde perfettamente alle caratteristiche delle location indicate dai clienti, prospettando loro ampi range di scelta, per appagare qualunque aspirazione; dunque un percorso creativo e specialistico, che guida il cliente nella delicata fase dell’organizza- zione, alleggerendolo delle incombenze più gravose. Un assistenza tecnica continua, puntualità e precisione: di qualunque evento si tratti, garantisce un servizio minuzioso, tecnicamente ottimale ed esteticamente piacevole, per un risultato di sicuro successo.

FONDAZIONE PER L’ARTE E LA CULTURA LAURO CHIAZZESE

La “Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese” è stata istituita nel 1958 con delibera del Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele per le Province Siciliane, per “onorare la memoria dell’indimenticabile suo Presidente scomparso, Prof. Lauro Chiazzese, Magnifico Rettore dell’Università di Palermo”. Successivamente, ha ottenuto il ri- conoscimento di persona giuridica con D.P.R. Del 19 ottobre 1958. Sin dalla sua nascita, la Fon- dazione ha svolto e promosso attività previste dai suoi fini istituzionali, consistenti nel “per- fezionamento culturale e l’addestramento di giovani nelle diverse discipline”, nell’attuazione “di studi, ricerche, pubblicazioni ed inchieste” nei vari campi con “particolare riferimento ai problemi delle regioni meridionali in genere e della Sicilia in specie” e nella “raccolta di dati, informazioni, notizie e pubblicazioni e la cura, in modo idoneo, della loro divulgazione anche mediante attività editoriali”. Molto vasta è stata l’attività svolta negli anni passati: dalle mostre storico-documentarie alle conferenze, dalle tavole rotonde ai dibattiti e alle iniziative culturali sui temi di carattere economico, sociale e civile.

Di particolare rilievo è il suo patrimonio: l’Archivio Storico del Monte di Pietà Santa Rosalia e l’Archivio Spatrisano. Il primo – dichiarato nel 2002 di notevole interesse storico dalla Sovrin- tendenza Archivistica per la Sicilia – documenta l’istituzione e l’evoluzione dell’Ente a partire dal Secolo XVI, illustrandone l’attività di prestito sul pegno, nonché di assistenza pubblica e controllo sociale. Il secondo, oggetto di continue ricerche da parte di studiosi e studenti universitari, è costituito dalla raccolta di libri dell’architetto palermitano (composta da oltre 2000 volumi), dai suoi progetti e rilievi (circa 1920), da plastici, teste in gesso, dipinti, appunti e altra documentazione. Possiede, inoltre, una biblioteca, composta da circa 2.500 volumi, alcuni risalenti al ‘500 e al ‘600. La Fondazione è iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche, aderisce alla Fondazione ASTRID, è socia dal 2019 dell’Associazione Museimpresa e dal 2020 socio aggregato di Acri. Collabora, tra gli altri, con la Fondazione Sicilia, la Galleria d’Arte Moderna di Palermo, Civita, l’Università degli Studi di Palermo, la Fondazione ASTRID, l’Associazione “Per Scuola Democratica”, Donzelli editore, la Società Spagnola di Italianisti, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM.

INFO E CONTATTI:
Rosalia Luce Mia
Rosalia, Luce mia!

Cattedrale di Palermo

14 luglio – 10 settembre 2021

Installazioni aeree luminose di Anna Cottone “Rosalia in Lucem” Sergio Caminita “Repetita Iuvant”

 Ideazione e cura progetto

Stefania Morici

Produzione e organizzazione

Cialoma Eventi-Associazione Arte Mediterranea Arteventi di Stefania Morici

 Patrocini

Pontificio Consiglio della Cultura – Vaticano Arcidiocesi di Palermo

Cattedrale di Palermo Assemblea Regionale Siciliana

Assessorato Regionale del Turismo, Sport Spettacolo Comune di Palermo

Assessorato comunale alla CulturE Fondazione Sicilia

Settimana delle Culture

Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese

 In collaborazione con

RISO – Museo d’arte contemporanea della Sicilia CoopCulture

Cassaro Alto Officine Creative

Special Partner

#Iocomprosiciliano
Progetto allestitivo

FDR Architetti di Agostino Danilo Reale
Realizzazione allestimenti

iDock
Partner tecnico

Hafa Comunicazione
Sponsor

Ted

Grasso Occhiali Luan

Arti visive: “Blood Artists” arriva a Palermo | Progetto di sensibilizzazione sull’anemia falciforme e talassemia

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Opera di Laura Pitingaro

Video-clip: “Blood Artists” arriva a Palermo | Progetto di sensibilizzazione sull’anemia falciforme e talassemia | Palermo 22 luglio 2021

Tre storie, tre artisti e tre opere per sensibilizzare sull’anemia falciforme e la talassemia, patologie ereditarie del sangue che, seppur endemiche in Sicilia, ancora oggi restano poco conosciute e sull’importanza della donazione di sangue, un gesto semplice che rappresenta un salvavita per questi pazienti insieme alle terapie. Con questo obiettivo fa tappa a Palermo la campagna nazionale “Blood Artists”, promossa da Novartis in collaborazione con AVIS, Fondazione ‘Leonardo Giambrone’, UNIAMO e UNITED onlus e con il patrocinio del Comune di Palermo, Associazione Piera Cutino e FASTED Palermo Onlus.

L’iniziativa mette al centro i pazienti con emoglobinopatie che diventano protagonisti di opere di Street Art per raccontare la loro storia e la gestione quotidiana di queste patologie genetiche ed ereditarie che hanno un forte impatto emotivo, sociale e fisico per chi ne è affetto.

I MURALES: LE STORIE DI MARIA, GIOVANNI, ANTONINA

Le storie dei tre pazienti palermitani sono diventate tre opere d’arte, realizzate da tre artisti siciliani sul muro di viale Regione Siciliana Nord Ovest (nel tratto tra via La Loggia e via Altarello). I disegni saranno visibili anche sul canale Instagram della campagna (@blood.artists).

Tra i protagonisti c’è Giovanni, 48 anni, con la talassodrepanocitosi in cura presso il Campus di Ematologia Franco e Piera Cutino del Presidio Ospedaliero “Vincenzo Cervello”. La patologia non ha fermato il suo desiderio di diventare padre. Dopo anni di tentativi, durante i quali ha sospeso anche la terapia, rischiando la propria vita a causa di una crisi vaso-occlusiva, è finalmente nata Alessandra, sua figlia. A raffigurare il suo vissuto è Roberto Collodoro, artista di Gela, che in un’unica immagine ha racchiuso le gioie – come abbracciare una figlia – e i dolori della vita, legati alla convivenza con la patologia.

A dare forma e colori alla storia di Maria, 58 anni, anche lei affetta da talassodrepanocitosi e in cura presso il P. O. “V. Cervello” è stata invece l’artista Laura Pitingaro. Maria è stata adottata da una famiglia siciliana a tre anni. Sin dalla tenera età la patologia ha iniziato a manifestarsi improvvisamente sottoforma di crisi dolorose in tutto il corpo, ma è solo a 19 anni che finalmente riceve una diagnosi, dando un nome al dolore: talassodepranocitosi. L’artista rappresenta la sua vita con un’altalena, che oscilla tra il dolore delle crisi e “momenti di luce”, di serenità e felicità, sorretta da un grande fiore simbolo del supporto della famiglia e dei medici.

Ciò che unisce le storie è l’ereditarietà delle patologie, un elemento che diventa il vero protagonista nell’opera dell’artista palermitana Pupi Fuschi. Il suo murales è ispirato alla storia di Antonina, 45 anni, affetta da talassemia Maior e in cura presso la U.O. di Ematologia con Talassemia dell’ARNAS Civico Di Cristina di Palermo. Il filo rosso che lega gli elementi dell’opera rappresenta l’ereditarietà e il supporto che la paziente ha ricevuto dalla sua famiglia, riuscendo a trovare una stabilità tra le terapie, le trasfusioni di sangue e il desiderio di realizzarsi come madre. L’opera ricorda quanto la ricerca nel campo delle emoglobinopatie abbia reso possibile allungare di molti anni la aspettativa di vita di questi pazienti.

Blood Artists nasce dalle storie e dal vissuto dei pazienti con malattie del sangue ereditarie, l’anemia falciforme e la talassemia, due patologie, che in Italia colpiscono migliaia di persone. Per attirare l’attenzione sui bisogni di chi ne soffre utilizza un linguaggio nuovo e non convenzionale, quello della Street Art, al fine di sensibilizzare l’intera popolazione a partire dai giovani su patologie che sono genetiche ed ereditarie, e sull’importanza della donazione di sangue che è il gesto più immediato per essere vicini a questi pazienti, che hanno bisogno di trasfusioni in modo costante.

In Italia, paese dove l’anemia falciforme è storicamente presente nella popolazione nativa, i dati attualmente disponibili evidenziano come siano circa 2.500-2.800 le persone con un quadro clinico grave, ma gli esperti considerano ora questo dato come decisamente troppo sottostimato: si pensa ad un sommerso importante pari a circa il doppio dei casi (oltre 7.000 pazienti).

Al contrario di quello che è il percepito, questa patologia non interessa soltanto le persone di origine centrafricana, ma si tratta di una patologia ampiamente diffusa sul nostro territorio, tra le persone di origine caucasica, da generazioni.

La talassemia, al contrario è sicuramente più conosciuta e nel nostro paese conta circa 7.000 pazienti.

Ma cerchiamo di conoscere queste due patologie con il Dott. Giovan Battista Ruffo dirigente medico della U.O. di Ematologia con Talassemia dell’ARNAS Civico Di Cristina di Palermo dove vengono seguiti circa 230 pazienti affetti da emoglobinopatia di cui 190 con Talassemia Maior trasfusione dipendente e uno dei due centri cittadini di eccellenza specializzati nella cura delle anemie e in particolar modo delle emoglobinopatie (l’altro è il Campus di Ematologia Franco e Piera Cutino, Presidio Ospedaliero “Vincenzo Cervello”).

– Dott. Ruffo  ci può spiegare meglio cos’è l’anemia falciforme e che impatto ha sulla vita dei pazienti?

– Diciamo subito che sia l’anemia falciforme (SCD) che la talassemia sono due malattie del sangue ereditarie in particolar modo sono due emoglobinopatie ossia patologie che interessano l’emoglobina (quella proteina all’interno del globulo rosso che trasporta l’ossigeno dai polmoni a tutte le cellule del nostro organismo e che qui dopo avere ceduto l’ossigeno si carica dell’anidride carbonica e la porta ai polmoni per espellerla). Nella Talassemia abbiamo delle alterazioni quantitative della sintesi di emoglobina, nella Drepanocitosi o anemia falciforme invece il difetto è di tipo qualitativo.  Sono entrambe due malattie ereditarie “autosomiche recessive” ovvero per essere affetti dalla malattia questa deve essere stata ereditata tramite i geni dei propri genitori biologici. Ogni genitore (portatore sano) trasmette un gene dell’emoglobina (Hb) al proprio figlio. Chi ha un tratto talassemico o falcemico (HbS)  può trasmetterlo al figlio e se questi presenterà entrambi i geni dell’emoglobina “difettosi” avrà la malattia. L’associazione del difetto talassemico e di quello falcemico (doppia eterozigosi) dà origine alla Talassodrepanocitosi che è una patologia che si comporta come la drepanocitosi. Ogni anno nascono circa 300.000 bambini con SCD in tutto il mondo e la loro prevalenza sta aumentando tanto che questo numero potrebbe salire a 400.000 entro il 2050. Dati recenti dell’OMS indicano che il 5,2% della popolazione mondiale è portatore di emoglobinopatie clinicamente rilevanti e di questi il 40%, circa 300.000.000 di persone, è rappresentato da portatori della mutazione βS (talassodrepanocitosi).  Le regioni con più elevata presenza di HbS sono quelle dell’Africa equatoriale, dove si registrano frequenze comprese tra 10 e 30%. In Italia, la regione più colpita è la Sicilia, dove l’HbS è presente con una frequenza del 2-5% maggiore nella parte orientale dell’isola rispetto a quella occidentale. L’anemia falciforme possiamo descriverla come una malattia emolitica cronica su cui si innescano degli eventi vaso-occlusivi. L’emoglobina S (dove S sta per sickle=falce) è una emoglobina che in determinate condizioni  tende a precipitare all’interno del globulo rosso determinando una forma simile a una falce ma soprattutto facendo perdere al globulo rosso una delle sue principali caratteristiche ovvero la plasticità, i globuli rossi così a livello dei capillari si aggregano determinando le crisi vaso-occlusive (crisi dolorose ed eventi ischemici) che possono interessare tutti gli organi irrorati dal sangue e che, a seconda degli organi interessati (fegato, milza, polmone, cervello, oltre che, raramente, a livello intestinale e renale) possono mettere a rischio la vita del paziente.

– … e invece la talassemia?

La talassemia invece si manifesta nei primi mesi di vita con una severa anemia con necessità di iniziare tempestivamente la terapia trasfusionale. In Italia circa 3 milioni di abitanti presentano il difetto beta talassemico con una frequenza molto alta in Sicilia,  Calabria, Sardegna, e nel delta padano. In Sicilia abbiamo una prevalenza del gene beta talassemico del 6% con un rischio di coppia di uno su 270, ossia una ogni 270 coppie siciliane ha il rischio di avere un figlio malato di talassemia.

– Come si cura la Talassemia oggi?

– I capisaldi ad oggi della terapia della Talassemia sono la terapia emotrasfusionale e la terapia ferrochelante. La storia naturale della talassemia è completamente cambiata negli ultimi anni questo ovvero abbiamo assistito ad notevole miglioramento della vita dei pazienti in termini di durata e di qualità a causa di una migliore comprensione della fisiopatologia e ad una migliore assistenza medica.  Dopo l’inquadramento di Thomas Cooley nel 1925 negli Stati Uniti quando questo medico di Detroit, inizia a descrivere questa forma di anemia infantile accorgendosi che questi bambini affetti erano tutti figli di immigrati italiani e greci e quindi di origine mediterranea e da qui il nome di TALASSEMIA dal greco Θάλαςςα (Talassa ovvero mare termine con il quale veniva indicato il mar mediterraneo) anche se successivamente la malattia è risultata presente in altre regioni tanto da essere la forma di anemia ereditaria più diffusa al mondo, tappe fondamentali sono la scoperta della trasmissione mendeliana della malattia, quindi la scoperta delle vari tipi di emoglobina adulta, della HbA2 e  come  questa sia aumentata nei portatori sani, l’avvento delle trasfusioni di sangue, la scoperta dei farmaci ferro-chelanti e poi dal 2000 in poi l’avvento dei nuovi chelanti orali prima e della risonanza magnetica T2* dopo. Prima dell’avvento delle trasfusioni di sangue la malattia determinava una morte intorno ai quattro anni, nessuno raggiungeva i 10 anni di vita. Successivamente con l’avvento delle trasfusioni la vita di questi pazienti  è aumentata si è allungata ma determinando una morte intorno ai 25 anni di vita. Questo è sostanzialmente dovuto a un effetto conseguente alle stesse trasfusioni di sangue. Il ferro è il più importante minerale del nostro organismo infatti è un costituente fondamentale dell’emoglobina ma anche di altri elementi fondamentali per la nostra vita ma il suo accumulo è tossico. Proprio perché così importante per la nostra sopravvivenza nella sua evoluzione di milioni di anni l’uomo non ha sviluppato dei meccanismi atti a liberarsene ma soltanto quelli per trattenerlo ed essendo le trasfusioni di sangue una conquista di appena un secolo una sua conseguenza è l’accumulo che è fortemente dannoso in quanto responsabile di ossidazione, fibrosi e morte cellulare.

Dobbiamo considerare che un paziente talassemico adulto trasfonde in media circa 45 unità di sangue all’anno corrispondenti a un quantitativo di ferro doppio rispetto a quanto normalmente ha un essere umano di pari peso. Questo eccesso di ferro  determina un danno d’organo: il ferro in eccesso si accumula a livello del cuore, delle articolazioni, del fegato, delle gonadi e di altre ghiandole. Ciò determina la comparsa di complicanze come il non sviluppo sessuale nell’adolescente, il diabete, l’ipotiroidismo e infine la morte del collasso circolatorio per siderosi cardiaca intorno ai 20 – 25 anni di vita. Con l’avvento della Risonanza magnetica e della terapia ferrochelante orale, dall’anno 2000 in poi molto è cambiato .

La terapia convenzionale della talassemia prevede da un lato la trasfusione di sangue che determina però un accumulo marziale quindi dall’altro la terapia ferrochelante. La terapia chelante è fondamentale per legare questo ferro in eccesso e buttarlo fuori dal corpo. L’avvento della terapia chelante orale ha cambiato  la vita dei pazienti in termini di durata e di qualità.

Come, d’altra parte, ci dimostra  la storia di Antonina .

La storia di Nina è tratta dal libro “METTIAMO L’ACQUA ROSSA VIVERE CONTRO LA TALASSEMIA” di cui sono l’autore e con cui ho voluto raccontare la Talassemia, attraverso le storie, le parole dei pazienti o dei loro genitori, persone che quotidianamente vivono la malattia, vista quindi non soltanto dagli occhi di un medico.

Dicevo la storia di Antonina ovvero la storia di una ragazza talassemica, da cui l’artista Pupi Fuschi, a cui va un mio grazie particolare, ha tratto l’ispirazione per un opera di street art in cui mette in evidenza in maniera suggestiva l’importanza del sangue e dei legami di sangue intesi come legami familiari come sostegno nella vita di una ragazza talassemica. Antonina racconta che se è ancora in vita è grazie agli studi e ai progressi fatti dalla medicina. Nella sfortuna pensa di essere fortunata, per il suo stato di salute attuale, raggiunto grazie sia alle terapie che giorno dopo giorno miglioravano e alla costanza di sua  mamma (la sua super eroina) che con il resto della sua famiglia, l’ha seguita sempre nella gestione delle terapie quotidiane e ha fatto grandi sacrifici affinché lei arrivasse ad essere quella che è adesso.

Racconta che l’età adolescenziale è stata per lei un periodo da incubo. Non si accettava, aveva complessi d’inferiorità questo perché non ero sviluppata come tutti i ragazzi della sua età; a 17 anni era praticamente una bambina senza seno, bassa, senza ciclo mestruale, Si sentiva “diversa”. Da qui inizia un percorso che porterà ad indurre il menarca, infatti finalmente a 21 anni  ha il primo ciclo, inizia ad avere il seno e così inizia  ad avere le prime amiche e ad avere una vita sociale. A 24 anni che gioia del primo fidanzato, nel 2001 si sposa e in contemporanea viene assunta dalla scuola. A gennaio 2002 inizia la stimolazione ormonale e a febbraio 2002 scopre di essere incinta di due gemelle che oggi hanno 18 anni. Ma la storia di Nina è emblematica perché dopo uno sviluppo puberale avvenuto tardivamente e dopo due figlie nate dopo stimolazione ovarica, nel 2015, dopo la sospensione della terapia ormonale che le stimolava il ciclo mestruale, il ciclo ricompare spontaneamente per riscomparire poco dopo convincendola di essere in menopausa; ma in seguito a un’ecografia addominale eseguita perché si sentiva la “pancia gonfia” si scopre incinta a quarant’anni. Insomma oggi abbiamo a disposizione farmaci che ci permettono non solo di migliorare la prognosi allungando prospettiva di vita ma anche di migliorarne la qualità.

Oggi per la talassemia si può parlare di prognosi aperta. Quanto manca ancora per l’anemia falciforme?

Se per la talassemia abbiamo assistito ad notevole miglioramento della vita dei pazienti in termini di durata (molti nostri pazienti oggi hanno superato i 50 anni e per chi nasce oggi la prospettiva è molto più lunga) e di qualità, lo stesso non possiamo ancora dire per l’anemia falciforme, dobbiamo attuare delle strategie diverse che per la talassemia. Il decorso naturale della malattia drepanocitica, in assenza di trattamento, comporta un rischio elevato in termini di morbidità e mortalità nei primi cinque anni di vita, e poi dopo i 30-40 anni con possibili danni d’organo irreversibili. La diagnosi precoce rappresenta quindi un elemento cruciale per la buona gestione della malattia, al fine di attuare precocemente le misure di monitorizzazione e di trattamento più adeguate al paziente.

Nei paesi ad alto reddito, il miglioramento della vita dei pazienti in termini di durata e di qualità è il risultato di interventi che vanno comunque ulteriormente implementati come lo screening neonatale, la profilassi con la penicillina, la prevenzione primaria dell’ictus,  il trattamento con idrossiurea e con altri nuovi farmaci biologici come il Crizanlizumab, aspettando, come per la talassemia, la terapia genica e la gene editing (finora utilizzata soltanto in trials clinici).

Ma per l’anemia falciforme mi preme sottolineare l’importanza dell’assistenza delle manifestazioni acute. Per la gestione delle complicanze acute, infatti, l’intervento sul paziente con SCD deve essere tempestivo e deve assicurare un efficace controllo del dolore, sintomo principale degli eventi acuti, i cui triggers sono riconducibili a condizioni di ipossia-disidratazione. Non sempre il personale sanitario di un PS è preparato, soprattutto laddove il paziente raggiunga in urgenza un ospedale territoriale non adeguatamente informato e in “rete” o non esibisca la documentazione in suo possesso, è frequente lo smarrimento o non adeguata comprensione del significato della documentazione clinica. Per questo a tutti i pazienti con malattia drepanocitica seguiti presso il nostro reparto è stata consegnata una Emergency Card, redatta dalla SITE, dalla AIEOP con il contributo di Novartis e consiste in un pieghevole di piccole dimensioni da presentare al personale del Pronto Soccorso per l’accesso in urgenza. L’ultima pagina indica che è possibile consultare e scaricare il documento “Algoritmo per la gestione in pronto soccorso degli eventi acuti nei pazienti affetti da anemia falciforme” attraverso il codice QR .

Quanto è importante la donazione di sangue per le due patologie?

È fondamentale! Nella talassemia la trasfusione di sangue è uno dei due cardini terapeutici. Correggendo l’anemia si determina la soppressione dello stimolo che l’ipossia ha sul midollo osseo responsabile delle alterazioni ossee. Oggi la trasfusione di sangue ha la finalità di mantenere una emoglobina superiore 9,5/10 g/dl il che permette una crescita e una attività fisica normale e sopprime adeguatamente  l’attività del midollo osseo.

Anche nella SCD la terapia trasfusionale rappresenta un cardine nel trattamento attraverso i seguenti meccanismi: migliora l’ossigenazione tissutale aumentando il valore assoluto di Hb, riduce la viscosità ematica ed aumenta l’ossigenazione riducendo il valore di HbS, sopprime la produzione endogena di emazie a falce. La terapia trasfusionale può essere acuta/episodica, generalmente somministrata in urgenza per trattare complicanze acute della patologia o cronica/periodica, volta alla prevenzione di alcune complicanze o della loro evoluzione. Terapia importantissima è l’eritroexchange (EEX) o scambio eritrocitario, uno “scambio di emazie” utile a rimuovere le cellule falcemiche e a sostituirle con emazie normali senza aumentare la viscosità ematica e minimizzando il sovraccarico di ferro. Annualmente nel nostro reparto utilizziamo circa 8.000 sacche di sangue per i nostri pazienti emoglobinopatici da qui l’importanza della donazione di sangue soprattutto in questo periodo estivo e di pandemia.

L’APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI PAZIENTI

Il supporto delle associazioni sul territorio è fondamentale per garantire ai pazienti e alle famiglie una migliore gestione della patologia.

“La ricerca sulla talassemia ha permesso di fare grandi passi avanti migliorando la qualità di vita di queste persone, ma non è ancora abbastanza invece per i pazienti con anemia falciforme. C’è ancora poca consapevolezza e le iniziative di sensibilizzazione sono importanti per fornire uno strumento in più, al fine di riconoscere la patologia e far raggiungere a questi pazienti una migliore qualità di vita” commenta Giuseppe Cutino, Presidente della Fondazione Franco e Piera Cutino.

“Abbiamo aderito alla campagna per cogliere finalmente l’occasione di rendere visibile e alla portata di tutti il vissuto dei pazienti con anemia falciforme e la talassemia, patologie così diffuse sul nostro territorio e poco conosciute. Inoltre, è fondamentale il coinvolgimento dei giovani perché, attraverso la donazione del sangue: un semplice gesto che può fare la differenza per i tanti pazienti siciliani e italiani con patologie genetiche ereditarie del sangue per i quali, la trasfusione è ancora un salvavita” spiega Lucia Tuscano, Presidente Fasted Palermo Onlus.

 

Arti visive: “Il popolo della Luna” a Palazzo Bagitto | Personale dell’artista Rachele Carol Odello

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"Il popolo della Luna" a Palazzo Bagitto | Personale dell’artista Rachele Carol Odello

«All’interno del Palazzo Bagitto si svolgerà la mia mostra d’arte personale con il nome di “Il popolo della Luna” che è un tributo alla cultura ebraica. Saranno presenti un’installazione, sculture e dipinti.» (Rachele Carol Odello)

Chi è il popolo della Luna ?

Quel popolo che studia la luce attraverso il Libro dei libri e attraverso la contemplazione della natura. La luna accompagna tutte le festività nonché è anche la base del calendario ebraico. Alla comparsa della luna segue una preghiera di ringraziamento per la sua ricomparsa, che è paragonata al sopraggiungere della Shekhinà (dimora – abitazione – presenza), la manifestazione divina. Esprime la speranza nella redenzione e nella venuta di Mashìakh (Messia).

Sia l’uomo che la luna sono soggetti alla legge del divenire, a momenti in cui si cresce, si cala, si sparisce, si rinasce. Da sempre, il rinnovarsi dell’astro notturno è il simbolo di un rinnovamento spirituale e psicologico.

L’immagine della luna ci rinvia a una dimensione di incompiutezza, dove la sua fisionomia non è mai uguale a sé stessa e il suo segreto è fare della propria incompletezza una forza.

Rimanda all’umiltà, alla disarmonia del creato, all’imperfezione, concetti questi che non potevano essere accolti dall’etica e dal pensiero del mondo greco che faceva della perfezione fisica e della compiutezza intellettuale i più alti valori dell’umanità che ben si identificavano nel dominio esclusivo del sole e della sua immagine trionfale. La luna ci fa luce nel buio quando l’oscurità diventa più fitta e angosciante.

La mia firma contiene la luna. Perché ? Sono nata il primo giorno di Tishri, festa di Rosh haShana e anche il giorno della creazione.

Unica festa dove la luna non è piena bensì è nuova e non viene annunciata perché molti significati sono avvolti nel mistero.

“E il chiarore della luna sarà come la luce del sole, e la luce del sole sarà sette volte più forte, come la luce dei sette giorni della creazione, nel giorno in cui Hashèm fascerà la frattura del Suo popolo e guarirà la piaga della Sua ferita” (Isaia 30,26).

“Fosti adorna d’oro e di argento, di vesti di bisso, di seta e di ricami. Ti cibasti di fior di farina, di miele e di olio e diventasti straordinariamente bella, adatta al regno” (Ezechiele 16,13).

“Il popolo della Luna” a Palazzo Bagitto | Personale dell’artista Rachele Carol Odello

INFO E CONTATTI:

Sede della mostra:

Livorno, Palazzo Bagitto, Scali del Vescovado 27/29 (a fianco della Fortezza Nuova)

Rachele Carol Odello

RACHELE CAROL ODELLO in arte Seventeen

https://www.rachelecarolodello.it/

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rachele.carol@gmail.com

+39 333 3181203

Si chiude con successo la rassegna “L’Arte del Jazz” | La Kermesse ideata dal Comune di Caltanissetta con il Brass Group

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foto gigi borruso Dante in Jazz

In scena “Note dall’Inferno – Dante in Jazz”

Giovedì 29 luglio ore 21.00 – Largo Barile (CT) ingresso libero sino ad esaurimento posti.

foto spettacolo dante in Jazz

Si conclude con successo la rassegna L’Arte del Jazz, realizzata grazie alla collaborazione tra il Comune di Caltanissetta e la Fondazione the Brass Group. Una intesa tra le due istituzioni che ha portato in scena per quattro settimane consecutive spettacoli dedicati alla musica jazz con notevole consenso e riscontro da parte del pubblico presente. Un bilancio positivo che vede la conclusione della iniziativa con lo spettacolo “Note dall’Inferno – Dante in Jazz”,  con lo scopo di diffondere la cultura e la musica jazz in Sicilia ed in particolare nel capoluogo siciliano. In scena giovedì 29 ore 21.00 – Largo Barile (CT) ingresso libero sino ad esaurimento posti. Un gioiello teatrale, quello proposto, interpretato da Gigi Borruso, uno spettacolo sperimentale che vede Borruso nei panni di Dante impegnato nelle lettura di alcuni canti tratti dall’Inferno della Divina Commedia ed i commenti  musicali scritti appositamente dai Maestri del Brass  Fabio Lannino al basso elettrico e Diego Spitaleri al piano. L’inferno di Dante in Jazzè un gioco letterario e musicale, ironico e delicato, che intende esaltare la dimensione musicale della Commedia, interpretando l’opera dantesca in tutta la sua pregnanza linguistica e semantica, attraversata dagli scarti e dalle improvvisazioni del jazz. Un viaggio che condurrà lo spettatore entro alcuni gironi danteschi, attraverso i più noti canti dell’Inferno, a incontrare Caronte e, sempre più giù “nel cieco mondo”, Minosse, Francesca da Rimini, Ulisse e altri affascinanti protagonisti.

Arti visive: Bando pubblico Extempoarèa: Call per giovani artisti delle Accademie di Belle Arti della Sicilia

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Extempoarèa: Call per giovani artisti delle Accademie di Belle Arti della Sicilia

SCADENZA BANDO 1° SETTEMBRE 2021

Arèa piazza Rivoluzione

Arèa, dopo anni di esperienza nel campo dello sviluppo e della promozione delle arti visive, lancia una nuova sfida e opportunità per la comunità artistica.

Con “Extempoarèa”, Arèa vuole dare spazio ai giovani e creare un’opportunità di crescita e sviluppo per 15 artisti emergenti, attentamente selezionati, provenienti dalle Accademie di Belle Arti della Sicilia.

Possono partecipare alla procedura gli studenti maggiorenni iscritti nell’anno accademico 2020/21 e i diplomati degli anni 2019, 2020 e 2021.

Le opere pittoriche e fotografiche selezionate saranno esposte e immesse nel mercato dell’arte presso la galleria di Arèa, a Palermo in piazza Rivoluzione 1.

La domanda di partecipazione deve pervenire tramite mail a:

extempoarea.call2021@gmail.com entro il termine perentorio del 1° settembre 2021, entro le ore 24,00. La mail con gli allegati deve avere come oggetto: Extempoarèa2021 e nome e cognome del soggetto partecipante.

I 15 selezionati dalla commissione scientifica, per dimostrare le loro abilità, potranno esibirsi e realizzare un’opera in estemporanea, dal 24 al 26 settembre 2021, durante la manifestazione “Extempoarèa – la Fieravecchia di piazza Rivoluzione”, periodo in cui verrà inaugurata l’esposizione.

SCOPRI IL BANDO COMPLETO E LA DOMANDA DI PARTECIPAZIONE QUI:

https://drive.google.com/drive/folders/1kWgEQ5H9W5sE7l1Nk_7epi-zR6WIZsbX

ARÈA

Arèa galleria

Aréa, quinta scenica del Genio di Piazza Rivoluzione di Palermo, è uno spazio multidisciplinare ed un prezioso contenitore di nuove idee creative.

Nasce nel 2003 da un’idea dell’artista Giovanni Lo Verso con l’intento di contribuire allo sviluppo della vocazione finalizzata a diffondere le vere potenzialità espressive della città, ideando, progettando e organizzando eventi ed esposizioni artistiche, occupandosi anche di allestimenti, grafica e promozione.

La condivisione all’interno di questo spazio è uno dei punti cardine di essa: molti artisti legati al mondo delle arti visive sono già attivi e, interagendo con l’esterno tramite ricerche su svariati temi atti a rispondere alla richiesta comunicativa e culturale della città, propongono un punto di vista diverso e laterale rispetto alla semplice fruizione, offrendo un’opportunità concreta ed un approccio diretto e pratico tramite svariati laboratori.

LA COMMISSIONE

La selezione delle opere verrà effettuata dal comitato scientifico di Arèa composto da:

Alessandro Bazan e Fulvio Di Piazza, artisti e docenti dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, e i curatori Giovanni lo Verso, scultore e presidente di Arèa, e Giorgia Görner Enrile, fotografa e organizzatrice di eventi culturali.

INFO E CONTATTI:

+39 338 888 7303

arearivoluzione@gmail.com

Arèa galleria

World Top Model selezione Roma 2021 | 31° anno di successo e emozioni

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World Top Model selezione Roma 2021

il 20 luglio nella prestigiosa location sublime la Villa Roma si è proiettato l’evento più glamour dell’ anno.

World Top Model evento mondiale presente in 60 paesi nel mondo. Production Fiore Tondi… la kermesse romana è stata organizzata dall’art manager Giovanna Lauretta di Mod’Art Fashion Roma, con la collaborazione di Claud Event Claudio Di Gioia.

World Top Model selezione Roma 2021

L’evento World Top Model è supportato da prestigiosi sponsor, e partners, Antonio Palladino Gioielli, Los Sclavo, Somiar, la major model management Milano. Alla prestigiosa kermesse romana hanno partecipato 22 bellezze che hanno regalato al pubblico splendide emozioni, proclamata World Top Model Roma 2021 Giada Lanzellotti, 2^ M. Giovanna Adamo, 3^ Elena Paciello.

Tutte meravigliose e professionali le modelle, hanno dato il massimo della loro bellezza e simpatia. Hanno indossato con stile gli abiti casual di Floriana Basile.

Con eleganza e classe la Collection Annabruna Moda, e la particolare linea mare serena esse. Ospiti della serata di moda e bellezza il brand Valens Cardilli, abiti di pregio sartoriale, e Jeff Collection particolare moda pelle… a chiudere questo momento moda la scenica collection dello stilista Massimo Orlando… tantissimi ospiti, tanti VIP presenti all’evento: Lorenzo Flaherty. Nadia Bengala, Gilles Rocca, Amedeo Goria, regista Maurizio Anania, l’On. Maria Spena, e un caloroso pubblico, ha presenziato una giuria di qualità e competenza.

Claudio Bucci (produttore cinematografico)

Federica Pansadoro (giornalista)

Anna Silvia Angelini (scrittrice)

Daniela Ricci (regenyal) cosmetici

Dott. Orazio De Lellis (presidente rotary)

Carlo Siano (pugile modello)

Paulino Arcanjo (boss matrimoni Real time)

Top model 2019 Valentina Baraldi

Presidente Wtm Fiore Tondi

Marco & Giulia Marapodi

Star Like Astrologia & Bellezza (ha premiato la 2 modella classificata sarà la testimonial del loro brand star like.)

Altro premio alla 3^ classificata da Mod’Art Roma by Giovanna Lauretta uno shooting moda per la nuova collezione moda e arte scarlatti designer pittore della moda.

Madrina dell’evento l’attrice Francesca Brandi. Special Guest Heldin Illusionist Showman… Special Guest Coreografo Ufficiale Wtm Lele Dinero. Momenti di musica live la professionale cantante Stella Ziino accompagnata dal suo bravo chitarrista…

Hanno presentato magistralmente l’evento Anna Nori e il giornalista Alfredo Mariani.

Appuntamento 18 settembre alla Casarana Resort spa nel magico Salento Finale Italia 2021

Foto by Annamaria Niccoli

Mattia Fiore, pittore ed effettista | INTERVISTA

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Mattia Fiore http://www.mattiafiore.com/

«I miei dipinti rappresentano l’espressione esteriore della mia interiorità in forma pittorica. Non credo di essere stato influenzato da un artista in particolare. In passato, alcuni fruitori identificavano la mia tecnica pittorica (gestualità/dripping) con quella di Jackson Pollock, il rappresentante più emblematico dell’Action Painting. Altri ancora associavano la mia pittura astratta al pittore russo Wassily Kandinsky, il padre fondatore dell’astrattismo nella pittura moderna. » (Mattia Fiore)

Ciao Mattia, benvenuto e grazie per avere accettato il nostro invito. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista delle arti visive, cosa racconteresti di te?

Per me “Pittura e Vita” sono una cosa sola. Con le mie opere desidero trasmettere, attraverso l’arte, il concetto di Bellezza e i miei dipinti, perciò, diventano lo specchio della mia esistenza in un processo armonico in cui tutta la mia opera è volta all’espressione dei sentimenti. L’opera coglie un momento di vita unico e irripetibile. D’altronde così come gli episodi della vita la cristallizzano e la costruiscono.

Per me l’arte è un’esperienza dello spirito…. Tonalità cromatiche intense, estrema sensibilità e amore verso la propria terra, la natura, la vita e l’arte. Tutto questo è racchiuso nella mia arte.

La mia opera non nasce da un’intenzione progettuale né tantomeno è rivolta a copiare ciò che di oggettivo la natura offre, quindi l’opera nasce più dalla proiezione fantastica inconscia che da una dettagliata rappresentazione della realtà, sviluppando così un linguaggio pittorico volto a esprimere l’infinita ricchezza delle emozioni e degli stati d’animo.

Sono un artista la cui ricerca si esprime in una pittura segnico gestuale, astratta e lirica. La materia, la gestualità ed il segno sono portate al massimo della tensione e dell’energia vitale; nelle mie tele le forme esplose si dispongono dinamicamente secondo le spinte dell’energia liberata durante l’atto creativo.

La mia è una pittura aniconica, che rifiuta la forma figurativa e dà importanza al gesto spontaneo, impulsivo, immediato, sentito e non pensato. Insomma, la mia opera si pone come fonte di ispirazione che non pretende di essere portatrice di alcuna verità o saggezza, bensì intende semplicemente attirare l’attenzione dell’osservatore sulle sue “vibrazioni dell’anima” e risvegliarle. L’opera, in tal senso, diventa così una superficie di proiezione di sentimenti e allo stesso tempo un mezzo per evocarli.

Dunque, il fine che intendo perseguire con la mia opera è quello di trasmettere e promuovere il concetto di “Bellezza” e stimolare la necessità di educarsi ad essa, poiché Estetica ed Etica sono tra loro intimamente connesse. Certamente si può ritenere che in una condizione “brutta” non possa albergare una grande Etica.

Particolarmente significativo è il monologo di Peppino Impastato sulla Bellezza, tratto dal film di Giordana “I cento passi”: «Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore».

Quindi, preservare, promuovere e difendere la bellezza dall’incedere della bruttezza vuole essere il mio contributo a fare del pianeta un mondo migliore.

Videoclip di Facebook Watch: “Mattia Fiore Arte”, clicca qui:

https://www.facebook.com/1065343915/videos/263238025561164/ 

… chi è invece Mattia nella sua quotidianità? Cosa ci racconti di te della tua vita al di là dell’arte e del lavoro?

Un ulteriore mio impegno è rappresentato dall’attività di collaboratore del “Magazine Informare”, mensile, gratuito, di promozione culturale edito da Officina Volturno, associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale, fondato nel 2002 dal Dott. Tommaso Morlando.

Per il Magazine “Informare On-Line” curo la rubrica “Una finestra sull’Arte”, pubblicando articoli che riportano l’analisi e la descrizione della vita e delle opere dei grandi maestri dell’arte, con suggerimenti e recensioni di mostre, con l’intento di promuovere e difendere la bellezza dall’incedere della bruttezza. A questo impegno editoriale si aggiunge anche il mio coinvolgimento attivo nell’“Associazione I.XII.XVIII” di cui sono socio fondatore. L’importanza della formazione e dell’informazione, della condivisione delle buone pratiche, la necessità di compiere scelte per la comunità nel rispetto della legalità, illuminate dalla bellezza della partecipazione attiva: è questo l’ambito in cui si è costituita l’Associazione I.XII.XVIII. Una realtà nata da un gruppo di amici che animati da una comune esigenza di fare per il sociale, hanno deciso di dare vita a questo nuovo progetto con la consapevolezza di lavorare per riuscire ad essere un ulteriore presidio nella folta rete delle associazioni e dei gruppi che si pongono a raccolta delle esigenze della cittadinanza. L’ente ha due sedi: una a Villa di Briano, in provincia di Caserta; una seconda a Ventoso di Scandiano in provincia di Reggio Emilia.

Inoltre, rimanendo sempre nell’ambito del tema della Legalità, il mio impegno si è già espresso, in più occasioni, nella collaborazione con il Presidio di LIBERA Portici (Per una società libera dalle mafie, dalla corruzione e da ogni forma d’illegalità).

Infine, sono socio di “L’ Altra Napoli Onlus”, un’associazione nata nel 2005 con l’intento di restituire alla città la propria dignità, per riscattarla dal degrado e dall’ illegalità che offuscano il suo naturale splendore e deprimono le condizioni per lo sviluppo. A tutt’oggi, l’Associazione, insieme a Don Antonio Loffredo e la sua squadra, è impegnata per il riscatto e il recupero del Rione Sanità, un quartiere ricco di straordinarie risorse storiche, monumentali ed umane ma che più di ogni altro è il simbolo delle contraddizioni della città.

Come è nata la tua passione per l’arte e per le arti visive in particolare? Quale il tuo percorso professionale, esperienziale, accademico e artistico che hai seguito?

La mia voglia di “produrre arte” ha preso forma durante gli anni di frequentazione della Scuola Secondaria di Primo Grado. In questo stesso periodo, con una curiosità insaziabile, ho portato a termine la realizzazione di un buon numero di paesaggi naturalistici, di figure accademiche, di ritratti.

Dopo le scuole medie, ho proseguito gli studi tecnico-scientifici e tuttavia non ho mai abbandonato l’interesse per la pittura che riconosco essere il mio “daimon”, ovvero, la mia inclinazione, la mia vocazione, la mia virtù, ciò per cui sono nato e che mi rende felice.

Quantunque io abbia avuto sempre viva la consapevolezza di voler seguire il percorso artistico, mi sono trovato davanti al fatidico bivio della scelta tra un posto di lavoro stipendiato e la vita d’artista di professione. Ho pensato, quindi, che l’artista non deve essere per forza un diplomato all’Accademia di Belle Arti, può anche essere un autodidatta o provenire da altre discipline: l’importante è che questi venga riconosciuto artista dall’ambiente dei creativi. Molteplici sono gli esempi di artisti provenienti da altre discipline.

Alla luce di questa considerazione ho deciso di intraprendere un percorso lavorativo presso un’importante Azienda Multinazionale nel settore alimentare, ricoprendo il ruolo di Quadro aziendale nell’ambito dell’Assicurazione di Qualità. Questa mia scelta non ha precluso l’intento di continuare a coltivare la mia passione per la pittura, anzi devo dire che la condizione economica garantita dal mio lavoro mi ha consentito di poter essere più libero di perseguire la mia arte per passione, non per denaro, svincolato ai possibili condizionamenti imposti dal mercato dell’arte.

Il lavoro aziendale e la pittura sono stati così due perfetti compagni di viaggio, in osmosi e legati da un filo diretto: la passione e il desiderio di permearmi degli ideali di Bellezza e di esserne scaturigine attraverso la mia espressione artistica.

La mia formazione artistica si è arricchita grazie alle numerose visite effettuate presso musei nazionali ed internazionali e allo studio degli artisti e delle correnti che hanno segnato la storia dell’arte attraverso i secoli.

Il mio percorso artistico è segnato da tantissimi momenti indimenticabili.

Di recente sono stato proclamato Senatore Accademico A.I.A.M. (Accademia Internazionale D’Arte Moderna di Roma), che accompagna le numerose cariche precedenti. Sono stato insignito della nomina di Effettista Honoris Causa e ho ricevuto la delega per la Campania della nuova corrente dell’Effettismo.

Finora ho avuto l’opportunità di esporre le mie creazioni in sedi nazionali ed internazionali e alcune mie opere sono in esposizione permanente in luoghi museali. Tra questi ricordo con particolare emozione le mostre personali e collettive realizzate presso numerose istituzioni e sedi espositive internazionali, tra cui: Queen Gallery 4th Avenue di New York, Galleria “Le Carre D’Or” di Parigi, Harrow Art Center di Londra, Galleria “Pinna” di Berlino, Galleria Zelezna di Praga, Palazzo della Stampa di S. Pietroburgo, Galleria “La Giostra del Torchio” di Milano, Galleria “Centro Arte” di Bologna, Biennale Internazionale di Arte Contemporanea (Fortezza da Basso – Firenze); Palazzo Venezia, Sale del Bramante e Palazzo Barberini a Roma; Chiesa di San Severo al Pendino, Palazzo Salerno, Castel dell’Ovo e Castel Nuovo a Napoli; Palazzo Reale di Caserta, Museo Archeologico Nazionale della Valle del Sarno, Complesso Monumentale di San Leucio, Art Events Arsenale Docks Biennale di Venezia, Fuori salone 2016-Milano,Terminal Crociere Isonzo Porto-Venezia, Mostra Internazionale D’ Arte Contemporanea (Isola S. Servolo Venezia); Io…la mia Arte presentata dal prof. Vittorio Sgarbi e dal Presidente di Spoleto Arte, Dott. Salvo Nugnes, presso Artemente Gallery (Jesolo-Ve); “Evento Video Art” realizzato da Artemente Gallery ( Jesolo-Ve) e presentata dal critico e storico dell’Arte Giorgio Grasso, curatore della Biennale di Venezia 2017 padiglione Armenia; Camera dei Deputati (Sale del Cenacolo e della Sacrestia del Complesso di Palazzo di vicolo Valdina-Roma).

A partire da questi ricordi indelebili, il mio percorso artistico è stato caratterizzato anche e soprattutto dal conferimento di particolari riconoscimenti che hanno segnato dei punti di arrivo e di nuova partenza. Gratitudine e nuova linfa per continuare a restituire Bellezza.

Da segnalare: il primo Premio Henry Moore organizzato dall’A.I.A.M, il secondo Premio Internazionale di Pittura Medusa Aurea presso l’Accademia di Romania in Roma, il titolo di Cavaliere accademico dell’Accademia Internazionale “Greci-Marino” del Verbano, Medaglia d’Oro al merito artistico culturale.

Ad oggi sono in connessione con diversi gruppi artistici nazionali e internazionali. Il mio sito web www.mattiafiore.com ha registrato finora 12.000 visite e 26.000 pagine viste. Il mio obiettivo primario è riuscire a condividere la mia poetica artistica col mondo intero.

Come definiresti il tuo linguaggio? C’è qualche artista al quale t’ispiri?

I miei dipinti rappresentano l’espressione esteriore della mia interiorità in forma pittorica.

Non credo di essere stato influenzato da un artista in particolare.

In passato, alcuni fruitori identificavano la mia tecnica pittorica (gestualità/dripping) con quella di Jackson Pollock, il rappresentante più emblematico dell’Action Painting. Altri ancora associavano la mia pittura astratta al pittore russo Wassily Kandinsky, il padre fondatore dell’astrattismo nella pittura moderna.

La mia è una pittura di percezione anziché di rappresentazione visiva del vero, della realtà esterna e dove il bello non è più ciò che risponde a canoni ordinari prestabiliti ma ciò che risponde ad una necessità interiore, che l’artista sente come tale.

Il colore è la mia forza, un colore avido e materico che cattura e rapprende la luce ma anche esuberante ed impetuoso che deflagra e fiammeggia sulla tela, che travolge il disegno, costruisce i volumi. Tutta la mia pittura è volta all’espressione dei sentimenti e riflette, attraverso il colore, le emozioni che provo difronte al mondo. Il mio intento è quello di rappresentare il mondo dell’inconscio attraverso la vivezza coloristica e la forza espressiva del colore che raccontano un’autentica “gioia di vivere”.

Nelle mie opere la creatività viene espressa nell’azione e si concretizza nei segni lasciati sulla materia, segni che sono quasi una mia scrittura privata che, con macchie di colore in luogo delle parole, vuole trasmettere emozioni, stati d’animo, una visione interiore del mondo. Per i miei lavori utilizzo come base supporti di diverse tipologie, tra cui tele ed elementi di uso comune come sacchi di juta grezza, (unita da vistose cuciture), e pregiati teli di lino provenienti da corredi nuziali di fine Ottocento, che rappresentano per me la materia dell’anima su cui proietto le mie emozioni declinate in forma pittorica.

Chi sono stati i tuoi maestri d’arte che ami ricordare? Parlaci di loro.

Fin dall’infanzia ho manifestato la passione per il disegno e la pittura. All’età di dodici anni, il Prof. G. Carbone, insegnante di disegno della Scuola Secondaria di Primo Grado, risultò una figura davvero fondamentale per la mia iniziazione artistica: mi aiutò a coltivare la passione per la pittura, mi insegnò alcune tecniche basilari e mi regalò i suoi colori e i suoi pennelli, insieme a libri d’arte, l’occorrente necessario per iniziare a studiare il disegno ed acquisire la conoscenza delle principali tecniche pittoriche. Questa esperienza fu per me molto interessante ed utile per capire quale fosse la strada voluta per me.

Cosa vuol dire e cosa rappresenta per te essere effettista? Come ti sei avvicinato a questa nuova corrente pittorica e cosa ti ha portato a decidere di accettare l’invito di Francesca Romana Fragale di essere nominato Effettista Honoris Causa? Quali i principi di questo movimento artistico e culturale che senti tuoi e condividi con artisti e amanti dell’arte, della cultura e della bellezza?

Non può sfuggire il fatto che l’Italia, paese di così grande tradizione artistica e culturale, sia da decenni “assente” dal panorama artistico internazionale. Praticamente dagli anni Sessanta del Novecento, dopo l’arte povera di Anselmo, Boetti, Kounellis, Merz, Pascali, Pistoletto, non c’è corrente artistica di rilevanza che sia nata, o abbia anche solo significativamente inciso, nel nostro paese.

Ora, ammettere che in una manciata di decenni si sia passati spontaneamente, a tipologie di espressioni che rinunciano totalmente all’esigenza estetica, significa fare un passo fuori da quell’idea di arte che si è definita in decine di secoli di storia.

“L’arte non va capita intellettualmente, lo scopo dell’arte è coinvolgere emotivamente, all’arte si chiede di riprendersi il ruolo antico di funzionalita’ estetica”. E in quest’ottica si inserisce a pieno titolo l’Effettismo di cui condivido punti salienti che lo caratterizzano, descritti nel decalogo e nel manifesto dell’Effettismo, la prima Corrente di pittura contemporanea dai tempi della Transavanguardia internazionale sorta per il riscatto dell’arte italiana, fondata da Franco Fragale e portata avanti oggi dalla figlia e allieva Francesca Romana Fragale.

Secondo i principi espressi nel proprio manifesto, l’Effettismo intende, con la sua azione, riempire il vuoto nel mondo dell’arte italiana propugnando l’originalità dell’opera e l’emozione che il dipinto deve trasmettere all’osservatore, in contrasto all’abuso della tecnologia, all’arte che arreda e al plagio di realtà d’oltreoceano, seguito dalle opere degli Effettisti, molto diverse tra loro, a significare l’“eclettismo stilistico del gruppo”.

Infatti, l’Effettismo è una corrente pittorica eclettica, ogni pittore può scegliere tra astratto, figurativo, informale, materico. Non nasce da un accordo sulla tecnica o sul soggetto, come fu per i Divisionisti, gli Impressionisti, i Macchiaioli, i Futuristi.

L’opera deve suscitare stupore emotivo nell’osservatore. Torna centrale il ruolo del fruitore dell’opera d’arte.

L’arte vera, sostiene Tolstoj, è quella che contagia, che è capace di suscitare nell’uomo quel sentimento di gioia nella comunione spirituale con l’artista e con gli altri che contemplano la stessa opera d’arte. In questo modo l’arte può stimolare la convivenza pacifica tra gli uomini mediante la loro libera e gioiosa attività e può dunque contribuire a sopprimere la violenza, facendo in modo che i sentimenti di fratellanza e amore per il prossimo, oggi accessibili solo ai migliori, diventino sentimenti abituali, istintivi in tutti”.

Nel decalogo dell’Effettismo è riportato un principio che mi ha favorevolmente colpito: “Rifiuta le forme di disonorevoli mercimoni nel mondo dell’arte”. La motivazione per cui questa dichiarazione mi sta particolarmente a cuore è riconducibile al fatto che ritengo sia essenziale che il territorio debba permettere all’artista stesso di riuscire a vivere attraverso la propria attività senza dover fare altri lavori per sostenersi economicamente. Ciò al fine di realizzare quelle opportunità necessarie per sviluppare la professione di artista.

In generale, in tutta la nostra Penisola, e in particolare nel Sud, si registra una scarsa attenzione tesa a fornire supporto agli artisti in termini di disponibilità di spazi espositivi gratuiti, di acquisizioni di opere da parte di Enti pubblici, e di sponsorizzazione degli eventi artistici. Per il bene del futuro dell’arte e degli stessi artisti occorre dare una svolta radicale a questa situazione che, diversamente, rischierebbe di frenare lo sviluppo di tanti artisti talentuosi. L’arte, dunque, è ciò che oggi definiremmo un “bene comune”. E di cui dunque deve prendersi cura la collettività, nel suo proprio interesse. Questa mission, quindi, non può essere affidata ai privati, né tantomeno genericamente al “dio mercato”. Essa non può che essere pubblica.

Ed allora, tutto questo rappresenta per me essere Effettista.

Particolarmente significativo è stato il primo incontro con Francesca Romana Fragale, avvenuto durante la cerimonia di conferimento della mia nomina di Senatore Accademico A.I.A.M. svolta l’11 ottobre 2020, nella splendida cornice del Teatro Ghione, in via delle Fornaci 37, Roma.

Sono rimasto favorevolmente impressionato da questo incontro: ho avuto il piacere di conoscere una donna di altissimo livello intellettuale, di grande cultura, sensibilità molto raffinata e gusti estremamente ricercati, di grande onestà intellettuale e uniti da un comune sentire.

Nei giorni successivi è stato per me un ulteriore privilegio ricevere l’invito di Francesca Romana Fragale di essere nominato Effettista Honoris Causa. In quella stessa occasione ho avuto la possibilità di conoscere il gruppo di amici effettisti, provenienti da ambienti e professioni assai diversi tra loro e con i quali sono entrato subito in risonanza. Sono lieto, onorato ed orgoglioso di questa nomina e di essere entrato a far parte del gruppo degli Effettisti. Cercherò di onorare il compito con tutte le mie capacità buttando il cuore oltre l’ostacolo.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’ è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

Parto dal concetto di Bellezza che è un concetto inscindibile dal tema dell’Etica, dal tema della morale, dal tema della politica, dal tema della cultura. La nostra società sembra essersi fatalmente dimenticata della Bellezza. Vuole vedere consumatori ovunque e non ha spazio per la dimensione della Bellezza.

Nella società dell’immagine ogni valore sembra acquistabile, e la bellezza non fa eccezione.

Soprattutto i giovani, oggi, vengono condizionati dal mito dell’apparire e dai canoni imposti dai giornali, dalla tv, dai media che esigono bellezze virtuali e prive di originalità. È innegabile che la bellezza influenzi la percezione che si ha di una persona. Dovremmo rimboccarci tutti le maniche, giovani e adulti, per accettarci e farci apprezzare per quello che siamo dentro, per le nostre imperfezioni e le nostre particolarità. Il nostro aspetto esteriore può servirci per un buon impatto iniziale ma quel che lascia il segno negli altri deve essere la nostra personalità, i tratti segreti del nostro carattere, il nostro temperamento, il nostro modo di fare, i nostri sguardi, i nostri gesti… A fare la differenza deve essere la nostra unicità interiore e non un involucro stereotipato da contemplare! Educare alla bellezza è una buona strategia.

Come ci spiega il filosofo Prof. Umberto Galimberti nelle sue riflessioni filosofiche, la bellezza appartiene allo scenario della follia che ci abita e richiede un sacrificio dell’io, ovvero il sacrificio della ragione, l’organo della concettualità, della razionalità. Non c’è bellezza senza sacrificio ma quel sacrificarsi per dire qualcosa di più rispetto a ciò che siamo abituati a dire abitualmente. Infatti, accade il bello se esprimi qualcosa di più di quello che rappresenti. Se riesci a dire qualcosa d’altro rispetto a quello che immediatamente si vede, altrimenti accade il biografico, il pittorico. Per catturare il bello non ti puoi fermare a ciò che vedi con i tuoi occhi sensibili, quelli li devi chiudere, il bello incomincia quando incominci a vedere con uno sguardo superiore che i greci chiamavano epopteia, (pipto in greco vuol dire guardare ed epipto, vuol dire guardare aldilà di quel che vedi ).

Ecco questa è la dimensione simbolica della bellezza artistica. Attraverso ciò che vedi c’è un aldilà richiamato da ciò che vedi. Quindi il bello è questo mettere assieme il visibile con l’invisibile a cui il visibile rinvia. La Bellezza compare anche all’inizio della Genesi nel racconto della creazione, in un vocabolo, “tov”, che unisce insieme il bello (Kalos) e il buono (Agathos), la fusione tra estetica ed etica, e lo star bene (Crestos). Per questo in ciò che è bello quindi c’è anche una dimensione etica, di buono, di giusto, di vero.

Inoltre, come mette in luce sovente il filosofo Galimberti nei suoi testi filosofici, secondo Platone, Estetica ed Etica sono connesse: il bello è la misura del bene ed il bene è bene se si coniuga col bello, (kalòs kai agathòs, cioè bello è anche buono), e questa coniugazione, nel Filebo di Platone, viene chiamata Armonia che è una parola greca che sta a significare l’Armonia dei diversi che, se mescolati tra loro secondo misura (Katametron), generano la Bellezza. Quindi la bellezza deve essere armonia e proporzioni tra le parti, come ci insegnano i greci.

Tommaso D’Aquino definisce la bellezza in un modo molto semplice “Pulcrum est quod visum placet”, ovvero bello è quello che quando lo vedi ti piace. In seguito, Kant la definirà “senza concetto, senza scopo e senza possesso”, mentre Thomas Mann utilizzerà un termine derivato dal verbo “trafiggere”(la bellezza ti trafigge), avvicinando la bellezza a “qualcosa di simile all’amore, dove non è l’io che ama, ma è l’amore che possiede l’io”. Della bellezza godono i sensi. La bellezza ci mette in una condizione di passività. Si ricorda che abbiamo anche un’Estetica della parola e la parola è bella se è ricca, se ha tanti vocaboli, se è graduabile con una serie di aggettivi e avverbi. C’è una Bellezza della parola, una Bellezza che oggi è in via di estinzione in una società in cui si assiste ad un vero e proprio collasso della parola. Bisogna altresì porre attenzione su di un altro importante tema: la povertà linguistica. Essa non è solamente la perdita delle parole ma è la perdita di pensiero (come ci ricorda bene il filosofo tedesco Heidegger, tu non puoi pensare una cosa di cui non hai la parola, per pensare quella cosa tu devi avere la parola di quella cosa altrimenti non è possibile pensarla; non c’è pensiero laddove manca la parola, per cui la perdita del linguaggio è soprattutto la perdita secca di pensiero. Questo può portar comodo al potere, in generale, nel senso che meno la gente pensa meno critica e più ubbidisce. È una perdita notevole che ci porterà inevitabilmente ad essere orfani del pensiero e, come ci ricorda Friedrich Nietzsche, “Quando l’umanità diventa gregge vuole l’animale capo.”

«Ma, parliamo seriamente, a che serve la critica d’arte? Perché non si può lasciare in pace l’artista, a creare, se ne ha voglia, un mondo nuovo; oppure, se non ne ha, ad adombrare il mondo che già conosciamo e del quale, immagino, ciascuno di noi avrebbe uggia se l’Arte, col suo raffinato spirito di scelta sensibile istinto di selezione, non lo purificasse per noi, per dir così, donandogli una passeggera perfezione? Perché l’artista dovrebbe essere infastidito dallo stridulo clamore della critica? Perché coloro che sono incapaci di creare pretendono di stimare il valore dell’opera creativa? Che ne sanno? Se l’opera di un uomo è di facile comprensione, la spiegazione diviene superflua… » (Oscar Wilde, “Il critico come artista”, Feltrinelli ed., 1995, p. 25). Cosa ne pensi delle parole che Oscar Wilde fa dire ad Ernest, uno dei due protagonisti insieme a Gilbert, nel dialogo di questa sua opera? Secondo te, alle Arti visive e all’arte in generale serve il critico? E se il critico d’arte, come sostiene Oscar Wilde, non è capace di creare, come fa a capire qualcosa che non rientra nelle sue possibilità, nei suoi talenti, ma che può solamente limitarsi ad osservare come tutti gli esseri umani?

I curatori e i critici d’arte sono parte di questo nostro paesaggio culturale, dove il denaro è diventato l’unico generatore simbolico di tutti valori e dove abbiamo sviluppato un pensiero che sa fare solo di conto.

La figura del curatore, (nuova figura egemone nel Sistema internazionale dell’Arte contemporanea), si sovrappone, talvolta, soprattutto in Italia, a quella del critico d’arte. “I curatori e i critici d’arte” rappresentano professioni capaci di poter esercitare quel potere decisionale che spesso è ostentato a più livelli nel sistema dell’arte. Entrambi sono figure importanti ma non indispensabili per una pratica di sostegno e di tutela del lavoro dell’artista. Ci troviamo spesso davanti a scritti che sono meri esercizi di stile, esempi di scrittura creativa (spesso ardua da comprendere). Sulla carta tutto sembra bellissimo e ogni artista bravissimo. Non è possibile in alcun modo che un’opera che in un primo momento sembra non contenere nulla, in seguito a uno studio o una spiegazione critica venga finalmente compresa e quindi apprezzata. Far credere il contrario è quella speculazione che la critica sta operando da decenni. In merito alla mia attività artistica preferisco essere imprenditore di me stesso e di conseguenza amo progettare, allestire, proporre e promuovere le mie mostre personali interfacciandomi anche con gallerie disposte a supportare stabilmente il mio lavoro e a farlo circolare e, infine, a rafforzare la mia immagine presso i collezionisti.

“Di fronte a un’opera d’arte vera non c’è nulla da capire o spiegare, l’opera o impatta sulla parte emotiva oppure non lo fa; se non lo fa significa o che l’opera non ha una sua forza per farlo o che la sensibilità di chi guarda ha un enorme bisogno di essere coltivata e raffinata, cosa che andrebbe assolutamente fatta perché quella sensibilità è uno strumento fondamentale per la vita. L’arte non va capita intellettualmente, lo scopo dell’arte è coinvolgere emotivamente e l’esercizio che va fatto per farsi coinvolgere e quello di frequentarla il più spesso possibile e lasciare che penetri nella nostra parte più profonda e diventi un qualcosa che ci appartiene, e raffinare l’occhio in modo da renderlo sempre più esigente nei confronti della bellezza”.

In conclusione, nonostante abbia espresso un giudizio non favorevole circa la funzione del critico e/o curatore in questo sistema dell’arte contemporanea, devo comunque riconoscere che non intendo generalizzare e che la maggioranza non è così, anzi, mi sento di confermare che incontri “significativi”, con alcuni critici, curatori e storici dell’arte (che continuano a insegnarmi molto), hanno avuto un ruolo importante nella mia crescita artistica e personale.

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Scrisse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi alcuni anni fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice

Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva da questo punto di vista e sull’arte in generale?

Con tutto il rispetto per il pensiero espresso dall’artista Gino De Dominicis, l’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde. Il mondo dell’arte nasce insieme all’uomo, e ne abbiamo testimonianze fin dalla preistoria con i dipinti trovati all’interno delle caverne (esempio: le pitture parietali del Paleolitico nella grotta di Altamira o nelle grotte di Lascaux). L’essenza dell’arte e sempre stata l’espressione di una forma estetica che esprimesse bellezza. L’arte quando è autentica, la sua fruizione consente di sviluppare facoltà e qualità interiori che emancipano la persona e la rendono libera. Inoltre, l’arte, dal canto suo, ha la capacità sia di muovere che di suscitare (nel fruitore) sensazioni, ragionamenti, intuizioni, ecc”.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è per te l’amore e quale incidenza ha, se ce l’ha, nella tua arte?

L’amore è il carburante della vita, la fiamma che ci anima. L’amore è un viaggio alla scoperta di sé stessi e come tutti i viaggi, l’importante non è la meta d’arrivo e neppure i viaggiatori che ci accompagnano. Ciò che conta è il percorso in sé.

Parlando d’amore non posso non fare riferimento al Simposio di Platone che è stato il libro più importante nella storia occidentale in cui si è colta l’essenza dell’amore. Secondo Platone la follia d’amore è la più eccelsa la più divina, assai più bella della saggezza umana. Per amare occorre smarginare, dislocarsi dalla ragione. Dal punto di vista della ragione siamo tutti uguali mentre la follia che ci abita rappresenta la nostra specificità, la modalità che ci individua, ciò per cui io sono diverso da un altro. Infatti, la ragione è soltanto un insieme di regole per intenderci e prevedere i comportamenti mentre la follia che ci abita ci permette di creare, fare opere d’arte, inventare la storia. Quindi, così come nelle cose d’amore, anche nell’atto creativo è necessario dislocarsi dalla ragione ed immergerci nella follia che ci abita.

Amore è mancanza ed ha la stessa natura del desiderio. La mancanza è il tratto costitutivo del desiderio. Noi desideriamo ciò che non abbiamo mentre ciò che abbiamo ce lo godiamo. L’amore dura il tempo della mancanza, del possesso dell’altro; ecco perché in amore vince chi fugge e perché non è affatto vero che bisogna svelarsi completamente all’amante, bisogna preservare una certa segretezza, riservatezza e lasciare sempre accesa nell’altro la fiamma della curiosità senza mai esaurirla.

Infatti, come mette in luce sovente il filosofo Galimberti nei suoi testi filosofici, l’amore si nutre di novità, di mistero e di pericolo e ha come suoi nemici il tempo, la quotidianità e la familiarità. Nasce dall’idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l’amore in un affetto privo di passione o nell’amarezza della disillusione. C’è una parentela tra l’amore e la bellezza non solo perché si amano le cose belle e perché le cose belle incantano ma perché difronte all’amore e alla bellezza rimaniamo trafitti, posti in uno stato di passività. Difronte alla passione tutto l’apparato egoico non conta niente, l’io infatti è passivo. Non è l’io che possiede amore ma è l’amore che dispone di noi. L’amore prevede uno sconfinamento della razionalità e un’immersione nella propria parte folle. Quindi, per entrare nelle cose d’amore bisogna fuoriuscire dalla parte egoica. Coloro che fanno l’amore sorvegliando sé stessi e l’altro/a non stanno facendo l’amore.

Inoltre, l’amore è la destrutturazione del proprio io, è maieutico, l’amore trasforma quello che io sono, mi disorienta, e quindi mi fa fare un passaggio di trasformazione, se invece l’amore mi lascia tale e quale, amore non è. Quando si esce da una storia d’amore, qualunque sia l’esito di questa storia d’amore l’io non esce più come era prima, non è lo stesso io di quando è entrato; il nostro io ne esce rigenerato poiché contaminato dalla follia e, così facendo, amore apre e rigenera a una nuova visione del mondo. L’amore, quindi, è generativo in quanto genera soggettività nuove. Ecco perché si invecchia quando si smette di amare e di essere amati. L’amore è l’ala che ci aiuta a volare verso l’infinito (Romano Battaglia).

«Cominciai a pensare alle soluzioni nella vita. La gente che risolveva le cose aveva molta tenacia e una buona dose di fortuna. Se tenevi duro a sufficienza di solito arrivava anche un po’ di fortuna. Però la maggior parte delle persone non riusciva ad aspettare la fortuna, quindi rinunciava.» (Charles Bukowski, “Pulp”, Giangiacomo Feltrinelli Ed., Milano, 1995, p. 108). Ti senti di commentare questa frase di Bukowski pensando al tuo lavoro e alla tua passione artistica? Quale ruolo giocano la “tenacia” e la “fortuna” nella vita, nell’avere successo nel lavoro e nelle nostre “passioni”?

La vita è fatta di strane coincidenze e di incontri significativi ma, nell’aver successo nella vita, nel lavoro e nelle nostre “passioni”, occorrono passione, resilienza, capacità di imparare dalle sconfitte, saper buttare il cuore oltre l’ostacolo. Ci ricorda Seneca che “La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità”.

La motivazione è un’importante risorsa su cui possiamo contare, alimenta la fiducia in noi stessi ed è strettamente connessa con le emozioni. Potremmo definirla come la molla che ci spinge all’azione ad agire e a perseguire i nostri sogni, ma viene meno se mancano tenacia, disciplina, auto-consapevolezza, progettualità. Tuttavia, non è sufficiente sapere cosa vogliamo, bisogna anche saper definire, pianificare e raggiungere i nostri obiettivi correttamente.

«I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti.» (Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015). Cosa ne pensi di questa frase del grande maestro Umberto Eco? In generale e nel mondo dell’arte, della cultura, della letteratura contemporanea? Come secondo te va interpretata considerato che oggi le TV, i mass media, i giornali, i social sono popolati da “opinionisti-tuttologi” che si presentato come coloro che sanno “tutto di tutto” ma poi non sanno “niente di niente”, ma vengono subdolamente utilizzati per creare “opinione” nella gente comune e, se vogliamo, nel “popolo” che magari di alcuni argomenti e temi sa poco? Come mai secondo te oggi il mondo contemporaneo occidentale non si affida più a chi le cose le sa veramente, dal punto di vista professionale, accademico, scientifico, conoscitivo ed esperienziale, ma si affida e utilizza esclusivamente personaggi che giustamente Umberto Eco definisce “autodidatti” – e che io chiamo “tuttologi incompetenti” – ma che hanno assunto una posizione di visibilità predominante che certamente influenza perversamente il loro pubblico? Una posizione di predominio culturale all’insegna della tuttologia e per certi versi di una sorta di disonestà intellettuale che da questa prospettiva ha invaso il nostro Paese? Come ne escono l’Arte, La Letteratura e la Cultura da tutto questo secondo te?

“I vincitori non hanno paura di perdere. Ma i perdenti sì. Il fallimento fa parte del cammino verso il successo. Le persone che evitano il fallimento evitano anche il successo” (Robert Toru Kiyosaki).

Oggi il mondo contemporaneo occidentale è attraversato da una forte crisi di valori per cui non sappiamo più cosa è giusto, cosa è bello, cosa è santo ma sappiamo solo cosa è utile e cosa è concreto. E il risultato è che siamo ormai invasi da decine di opinionisti tuttologi che di tutto parlano, ma nulla conoscono. La tuttologia non è sinonimo di cultura. La cultura richiede conoscenza profonda e diretta dei singoli argomenti.

Ai media piace, sembrano preferire gli incompetenti ai competenti. Ciò è favorito quasi certamente dal fatto che siamo diventati orfani del pensiero filosofico, assuefatti e incapaci della pur minima reazione. Non accettiamo quello che c’è, perché se accettiamo quello che c’è, ce lo ricorda ancora Platone, diventeremo gregge, pecore.

E il giorno in cui noi abdichiamo al pensiero abbiamo abdicato a tutto.

Secondo il rapporto OCSE-Pisa 2018, OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) gli studenti italiani si collocano agli ultimi posti in Europa per capacità di leggere e interpretare un testo scritto. In Italia si legge poco, basti pensare che la Gazzetta dello Sport resta il quotidiano più letto d’Italia.

In queste condizioni, in cui si assottiglia il senso critico, non ci si affida più a chi ha competenze in materia, ma si utilizzano esclusivamente personaggi da definire “autodidatti” e/o “tuttologi incompetenti”. La gente più è incolta più applaude. È necessario quindi contrapporre Socrate, filosofo ricercatore, che “sa di non sapere”, ai sofisti sedicenti possessori di una sapienza in realtà vana, pesante, astrusa.

Occorre applicare la pratica della messa in discussione delle opinioni comuni, del sentito dire, al fine di accertare che le opinioni siano fondate, argomentate o, come direbbe Socrate, stiano su da sé (Episteme). La conoscenza vera, è risaputo, è basata sullo studio, la ricerca, l’applicazione, la tecnica e l’aggiornamento continuo.

Come ne escono l’Arte, La Letteratura e la Cultura da tutto questo?

Ebbene, ci sarà meno poesia, meno ideazione, meno immaginazione a causa dell’invasione della figura dell’opinionista tuttologo che rappresenta il “nulla più assoluto”, il “vuoto spinto” .

La tuttologia, purtroppo, sembra essere diventato un virus. Dopotutto, al giorno d’oggi chiunque può diventare un esperto, basta usare Google e Wikipedia: lo scibile umano è alla portata di tutti.

Illuminante è una definizione di Nietzsche: “L’erudito è immerso nel deserto accumulato delle cose apprese che non agiscono all’esterno, dell’erudizione che non diventa vita. Non produce un arricchimento ma uno “svuotamento”.

 Una domanda difficile Mattia: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo atelier per comprarne alcune.

“Un quadro è un’opera d’arte quando si percepisce una ulteriorità che lo sguardo non può esaurire”.

Sei difronte al bello quando guardi un’opera e quell’opera è inesauribile perché ti rimanda a ulteriori significati, ad un altrove che ti sfugge, che non riesci mai a catturare. In questa dimensione c’è il bello .

Nelle mie opere tendo ad imprimere quel riflesso, quella “luce di gioia e di armonia” affinché possa risuonare anche nel cuore dell’osservatore come un’onda che trasmette potenti vibrazioni in grado di far vibrare la mente e l’anima. Ritengo che se ci poniamo in risonanza con l’amore, la bellezza, parteciperemo a molto amore e bellezza. Se cerchiamo di essere e rimanere sempre in risonanza con pensieri di amore, gioia di vivere, contentezza, forza interiore ed armonia, la nostra esistenza si trasformerà in maniera miracolosa.

Un artista raggiunge il massimo livello espressivo quando riesce ad abbandonarsi totalmente alle vibrazioni del cuore e la pittura che nasce in questo modo, non si ferma all’occhio dell’osservatore, ma giunge al suo interno.

Con la mia arte non riproduco esattamente la percezione visiva del vero, della realtà esterna, di ciò che vedo, ma ciò che sento. Il mio intento è quello di rappresentare il mondo dell’inconscio attraverso la vivezza coloristica e la forza espressiva del colore che raccontano un’autentica “gioia di vivere”. Provo a comunicare emozioni e l’osservatore che si approccia alla mia arte potrebbe associare i segni, simboli e colori a immagini, idee, eventi ed emozioni richiamate dalla sua memoria. È l’empatia la chiave del meccanismo. L’opera è condivisione di emozioni, miracolo creativo, stupore emotivo, è un racconto che deve colpire entrambi gli emisferi del cervello, il destro, ossia l’emozione, quanto il sinistro, ossia la ragione.

L’uso espressivo e simbolico del colore non è mai descrittivo, ma sempre e solo emozionale. I colori e le linee anziché mezzi per raffigurare gli oggetti diventano strumenti per esprimere emozioni e sensazioni.

La mia poetica si potrebbe riassumere così: sognare coi colori in una rapsodia.

I vari materiali utilizzati si prestano da supporto per proiettare le mie emozioni e accogliere il mio gesto pittorico, astratto, vibrante, al di là della rappresentazione, che prevede l’intero coinvolgimento corporeo, capace di trasformare ogni tela in una narrazione; una descrizione basata, appunto, sul colore e sulla capacità dello stesso di suscitare emozioni interiori in grado di far vibrare la mente e l’anima del fruitore.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Consiglierei, innanzitutto, la lettura dei racconti di Andrea Giostra che consentirebbero al lettore di permearsi di tutto ciò che rappresenta la Sicilia in termini di cultura, storia e tradizioni, in cui arte e cultura si intrecciano con meravigliose bellezze naturali ed elementi paesaggistici straordinari.

Inoltre, consiglierei di leggere gli “Incontri con uomini straordinari” di Gurdjieff, filosofo, scrittore, mistico e musicista maestro di danze armeno, di origine greco-armena. Il lavoro di Gurdjieff è incentrato sullo sviluppo interiore dell’uomo. Da questo romanzo autobiografico, nel 1978, il regista Peter Brook ricaverà l’omonimo film che consiglierei ai nostri lettori.

Come terzo libro proporrei quello dello scrittore tedesco Hermann Hesse: “Narciso e Boccadoro”, una emozionante storia d’amicizia e sul valore che essa ha nella vita, in cui l’autore fornisce spunti di riflessione sul tema dell’ostacolo che si frappone fra natura e spirito, fra arte e ascesi, alla ricerca di una loro possibile integrazione tra l’artista geniale e vagabondo Boccadoro e il dotto e ascetico Narciso.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

Consiglierei ai nostri lettori di vedere il film “Alla ricerca della felicita”. Un film che ci insegna a non mollare mai e inseguire i nostri sogni anche quando la vita si fa davvero dura. Ci mostra l’importanza di non perdere la fiducia in noi stessi, nonostante le difficoltà e le umiliazioni.

“Unbroken” è il titolo di un altro film che consiglierei. Il film è tratto da una storia vera e Il protagonista del film, l’atleta olimpionico Louis Zamperini, fa delle sue difficoltà la sua stessa forza, riscattandosi dalle sue delusioni e dolori diventando un campione nella vita e nello sport.

Infine, ai nostri lettori proporrei come terzo film “L’attimo fuggente” Una storia che ci insegna a lottare nella vita per seguire la propria strada, a distinguersi dagli altri e a individuare nella propria unicità un punto di forza e non di debolezza.

In effetti questi film sono accomunati dall’impegno di lanciare un messaggio sul tema della crescita personale.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni artistici, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato che puoi raccontarci?

Sono sempre impegnato in ambito accademico e di promozione e valorizzazione dell’Arte, non solo nel territorio campano ma anche in ambito internazionale.

Il mio impegno in campo artistico ha come filo conduttore il tema della Bellezza il cui intento è quello di poterla trasmettere attraverso una doppia finalità:

– promuovere riflessioni sul concetto della Bellezza e cercare di trasmettere, mediante le opere pittoriche, un coinvolgimento emotivo che avvicina i fruitori alla Bellezza.

– far riflettere sulla necessità di educarsi alla Bellezza nella Sua essenza e alla Bellezza della educazione ai valori della Carta costituzionale.

I prossimi appuntamenti mi vedranno impegnato nelle varie regioni italiane, insieme ad altri artisti Effettisti, nella presentazione e promozione dell’Effettismo.

Inoltre, sto iniziando a definire un progetto scientifico atto a valutare la fattibilità di realizzare un importante evento in Campania con l’intento sia di allestire la mostra del gruppo degli Effettisti sia di presentare il libro sull’Effettismo, di cui sono co-autore. Questo progetto sarà guidato dall’Associazione I.XII.XVIII, di cui sono socio fondatore. L’Associazione I.XII.XVIII tra i suoi ambiti di interesse è attiva anche nel campo dell’educazione alla Bellezza attraverso percorsi incentrati al rispetto delle basilari regole civiche nonché alle prescrizioni contenute nella nostra Costituzione.

Infine, in previsione di un auspicato immediato futuro post- Covid-19 ho iniziato a pianificare un progetto per un mio sogno nel cassetto: realizzare un’autentica intesa creativa con la moda.

Molto spesso l’arte collabora con la moda e una delle mie prossime sfide è voler realizzare il sogno di vedere la mia arte che si coniuga con la moda, tradotta in capi esclusivi, in accessori d’abbigliamento e osservarla danzare attraverso il fruitore che li indossa.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Impossibile citarli tutti, ma penso ad alcune eccellenza della critica e della storia dell’arte, galleristi , giornalisti che mi hanno accompagnato nel mio percorso artistico, ognuno per le proprie competenze. Parlo di Maurizio Vitiello, Carlo Roberto Sciascia, Francesca Mezzatesta, Giovanni Vinciguerra, Antonio Parrella, Pietro Puzone, Nunzio Bibbò, Francesca Fragale, Antonio Di Lauro, Raffaele Fusco, Mario Pepe, Giuseppe Vitale, Vincenzo Diomaiuta, Vittorio Scotto, Ernesto Zevola, Flavio Camoli, Rita Cherubini. Pietro Magri e, ultimo ma non meno importante, il cittadino newyorkese John Thomas Spike, importante critico di arte contemporanea e storico dell’arte, autore e consulente statunitense, specializzatosi nei periodi del Rinascimento e del Barocco Italiano. È stato direttore della Biennale di Firenze 1999, la più grande mostra d’arte contemporanea al mondo a cui ho partecipato insieme ad altri 520 espositori provenienti da 31 Paesi e allestita presso la storica Fortezza da Basso (Firenze). Perché proprio loro? Perché sono stati dei veri germinatori, ambasciatori e seminatori della Bellezza e perché mi hanno costantemente affiancato, sostenuto e aiutato, portando con me bellissimi ricordi di questa splendida esperienza artistica e umana.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Per il principio e la bellezza della condivisione utilizzo quotidianamente i “social” e precisamente:

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Per concludere, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa chiacchierata?

La pandemia da nuovo Coronavirus ha certamente cambiato la vita di tutti, segnando un capitolo drammatico della storia mondiale. Allo stesso modo al fine di contrastare la diffusività del contagio con le misure adottate dal Governo, sono stati temporaneamente chiusi tutti i siti d’interesse artistico e culturale. Anche se ciò è risultato necessario allo stesso modo ha reso il nostro Paese orfano della fruizione della Sua bellezza e di ciò che il mondo dell’arte è capace di regalare. Condiviso le parole che amava dire Dostoevskij: Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza Bellezza è impossibile”. L’arte e la cultura ci mancano tanto.

L’arte e la cultura sono uno strumento possente per rimanere uniti e superare insieme un momento così arduo come quello odierno, aiutandoci a vincere la diffidenza, la paura dell’altro.

I settori culturali sono stati tra i più colpiti dalla pandemia.

Essi rappresentano uno strumento di stimolo e di crescita per lo sviluppo economico e sociale del paese. Soprattutto in questo periodo così drammatico abbiamo bisogno di Arte e Cultura, strumenti essenziali che giovano molto alla nostra salute mentale e spirituale, danno conforto e cura all’anima, agiscono come un balsamo per la psiche, fanno crescere nel modo migliore i giovani, guariscono il dolore e si oppongono all’incedere della bruttura da cui siamo circondati ogni giorno.

L’arte e la cultura aiutano a sensibilizzare, diffondere e stimolare riflessioni sul concetto della Bellezza con l’intento di stimolare la necessità di educarsi al bello, perché, guardate, il concetto di Bellezza non è disgiunto dal tema dell’Etica, della Morale, della Politica.

C’è una gran voglia di ricominciare, anche se con grandi incertezze e punti interrogativi. I giorni di confinamento fisico ci hanno reso ulteriormente consapevoli che la partecipazione alla vita culturale della società deve essere incoraggiata e difesa, non tacciata come rinunciabile passatempo. Il SARS Covid-19 ha creato grossi problemi nel mondo dell’arte: posticipazioni, cancellazioni, e rimodulazioni di eventi e mostre, offerta digitale dei musei e presenza online delle gallerie. In ciò non posso che condividere la più grande preoccupazione per gli operatori su come riuscire a restare in piedi controvento. Non so dire cosa riserverà il futuro ad artisti, curatori, musei, fondazioni e gallerie. Certamente bisogna investire in cultura e credere nell’arte, reagendo con ottimismo e sensibilità di fronte alla spiazzante condizione con cui la pandemia ha ridisegnato le nostre vite. Posso concludere dicendo che l’arte gioca un ruolo importante nella crescita consapevole delle persone: contribuisce a creare cittadini migliori e più responsabili, più consapevoli di sé stessi come persone e come collettività attraverso la sua fruizione, attraverso l’educazione che la sua frequentazione costante favorisce. Non bisognerà mai smettere di pensare all’arte come patrimonio collettivo, come risorsa e come valore da salvaguardare, da promuovere, diffondere e condividere.

Mattia Fiore

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo

Inaugurato l’itinerario Archeologico di Palazzo Reale

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Patrizia Monterosso e Gianfranco Miccichè

ALLA SCOPERTA DELLE STORIE SOTTERRANEE DI PALERMO

Presidente Miccichè: “Un altro passo verso la piena fruizione. Ritroviamo le radici del Palazzo e della città di Palermo”

Un’altra area di Palazzo Reale, da oggi, diventa fruibile ai visitatori, che stavolta andranno alla scoperta delle storie sotterranee del Palazzo e di Palermo. È stato inaugurato, infatti, l’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale, che la Fondazione Federico II ha voluto denominare “Radici Ritrovate”.

Un altro tassello verso quell’obiettivo fissato da Gianfranco Miccichè nel 2018 per la Fondazione Federico II: “Quando abbiamo iniziato – afferma il Presidente dell’Ars e della Fondazione Federico II Gianfranco Miccichè – ci siamo subito resi conto che c’era molto da fare. Ma occorreva prima di tutto garantire la piena fruizione culturale di Palazzo Reale perché questo Palazzo è della città e del mondo. Oggi siamo su un altro pianeta rispetto ad allora, ma i pianeti vanno esplorati tutti, fino ad arrivare al sole. Così, dopo aver aperto il Portone Monumentale, il corridoio medievale con accesso al cortile Maqueda, la Sala di Re Ruggero, la Torre Pisana e i Giardini Reali ed aver reso le Sala Duca di Montalto in grado di accogliere mostre di livello internazionale, apriamo al pubblico anche l’Itinerario Archeologico di Palazzo Reale. Non è solo un altro spazio visitabile del percorso culturale-turistico che ci permette di scoprire le meraviglie sotterranee di Palermo: ritroviamo anche, concretamente e concettualmente, le radici più antiche del Palazzo e della città”.

L’apertura dell’Itinerario è frutto di un’ampia collaborazione interistituzionale, che ha impegnato la Fondazione per oltre un anno.

Il percorso offre un’esposizione permanente di quei reperti finalmente fruibili, che erano stati rinvenuti a Palazzo Reale durante gli scavi del 1984, dando lustro al lavoro dell’archeologa Roa Camerata Scovazzo, nonché di reperti integri ed emblematici del periodo punico.

In particolare è presente l’intero corredo funerario di una delle tombe della necropoli punica, rinvenuto a Palermo durante gli scavi del 1953.

“La Fondazione Federico II, grazie alla collaborazione con un team di archeologi e di musei, ha voluto ancora una volta offrire lo sguardo di insieme del Palazzo – dichiara Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II – che è un complesso di stratificazioni storico-culturali, proponendo un allestimento comprensivo di reperti che sono testimonianza del periodo punico, islamico e normanno-svevo. L’Itinerario Archeologico pertanto abbraccia un esteso periodo e racconta oltre duemilacinquecento anni di storia, dalla fondazione della città coi punici fino alla fase normanno-sveva”.

Itinerario Archeologico di Palazzo Reale

Un nutrito apparato didattico accompagna una fruizione immersiva. L’idea espositiva della Fondazione Federico II si è avvalsa del supporto scientifico del Museo Archeologico Antonio Salinas e della Soprintendenza di Palermo per la musealizzazione dei meravigliosi reperti che costituiscono e restituiscono perfettamente il racconto dei secoli di storia. È così evidenziata la tradizione sepolcrale legata al mondo punico e vengono poste in rassegna ceramiche medievali in grado di narrare i momenti storici che fecero di Palermo una delle città più evolute e note del Mediterraneo, ruolo sottolineato dalla mappa islamica della Sicilia, richiesta dalla Fondazione alla biblioteca di Oxford.

L’esposizione permanente dei reperti fornirà ai visitatori una chiave di lettura completa sulla storia della città attraverso pannelli didattici e mappe tematiche. L’evoluzione urbica e militare rappresentata offre un’utile lettura anche dell’organizzazione socio-culturale che contraddistinse Palermo sin dalle origini puniche.

Festival Organistico di S. Martino delle Scale (Palermo) | Successo per la 34^ edizione

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Festival Organistico di S. Martino delle Scale (Palermo)

In scena Coro Cum Iubilo – Ensemble strumentale Il Mosaico armonico

24 luglio – Basilica Abbaziale S. Martino delle Scale

Palermo 23 luglio. Successo per la  34^ edizione del Festival Organistico a firma del direttore artistico Giovan Battista Vaglica e che ha aperto i battenti il 17 luglio presso la Basilica Abbaziale di S. Martino delle Scale con un variegato programma concertistico. Il nuovo appuntamento il 24 luglio con il Coro Cum Iubilo – Ensemble strumentale Il Mosaico armonico. Il Festival Organistico di S. Martino delle Scale nasce negli anni Ottanta per valorizzare l’Organo elettrico presente nella Basilica Abbaziale. Con la costruzione del nuovo Organo sinfonico a tre tastiere con trasmissione meccanica, costruito dalla ditta Mascioni di Cuvio nel 2003, il Festival si rinnova nei contenuti e nella qualità sia nella programmazione artistica, sia nella scelta dei gruppi e dei musicisti impegnati. Il leit-motiv è stato sempre la presenza dell’Organo principalmente come strumento solista, ma anche come accompagnamento ad altri strumenti, voci, piccoli ensembles, sino a confrontarsi con le Grandi sonorità dell’Orchestra Sinfonica: numerosi sono stati i brani per Grand’Organo ed Orchestra che si sono proposti nell’attenta programmazione artistica. Quella del Festival è l’occasione per presentare al grande pubblico una letteratura poco frequentata, in un luogo, come la Basilica Abbaziale benedettina di S. Martino delle Scale, che favorisce l’ascolto e la riflessione con la sua ineguagliabile acustica. Il Festival si pone, dunque, tra le principali manifestazioni turistico-culturali del Territorio monrealese consolidandosi negli anni per il numero delle edizioni (XXXIV); esso ha avuto sempre una sua continuità, anche quando i concerti si sono spostati nel chiostro per i lavori di ristrutturazione e di restauro della Basilica. La presenza degli artisti internazionali non è mancata: organisti francesi, spagnoli, finlandesi, americani; Orchestre sinfoniche e da camera; Cori da camera, Gruppi di ottoni, Strumenti antichi, Solisti hanno arricchito sempre il Festival rendendolo un appuntamento  Turistico-culturale di spicco ed atteso. Il nuovo sindaco Alberto Arcidiacono ha riconosciuto la manifestazione come rilevante tra quelle presenti nel territorio monrealese, inserendola nel piano di rilancio post-pandemico che l’Amministrazione sta mettendo in atto per la città normanna sostenendo e potenziando le attività che attraggono visitatori e nel contempo mantengono un rilievo culturale adeguato alla storia di Monreale.

Organizzazione: Monastero di S. Martino delle Scale – Comune di Monreale

Luogo di realizzazione: Basilica Abbaziale Monastero benedettino S. Martino delle Scale

Periodo di realizzazione: dal terzo sabato di luglio a metà agosto

Abate: D. Vittorio Rizzone

Sindaco: Alberto Arcidiacono

Assessore al Turismo: Geppino Pupella

Direttore Artistico: Giovan Battista Vaglica

Concerto del 24 luglio

La serata ha come tema conduttore l’organo che accompagna il Coro.

La letteratura sarà quella della Scuola Polifonica Siciliana, con due brani di Bartolomeo Montalbano: Il mottetto Obsupescite ed il Credo dalla messa Qui est iste; a confronto dell’autore siciliano vi sarà il musicista veneto Steffani con il brano Reginam nostram.

Tutti i brani vocali saranno accompagnati dal gruppo strumentale Il Mosaico Armonico.

Due le Sinfonie strumentali di Montalbano che saranno eseguite: la Sinfonia Zambiti per violino e basso continuo e la Sinfonia Bargellini per Oboe, Violino e basso continuo.

I brani per organo solo saranno tratti dall’Annuale di Giovan Battista Fasolo, monaco francescano, contemporaneo di Montalbano.

Coro Cum Iubilo

Ensemble strumentale Il Mosaico armonico

Direttore: Giovanni Scalici

Festival Organistico di S. Martino delle Scale (Palermo)

In scena “Stasera mi butto!” di Patrizio Pacioni con la regia di Giancarlo Fares

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“Stasera mi butto!” di Patrizio Pacioni con la regia di Giancarlo Fares

«Le Ombre di Platone ETS» presenta “Stasera mi butto!”

Scritto da: Patrizio Pacioni Regia di: Giancarlo Fares

Con: Mario Zamma, Alessia Fabiani e Salvo Buccafusca.

Esasperato dalla bruciante ingiustizia sportiva consumata in diretta tv nell’ultima giornata del campionato di serie A, Leonida, impiegato comunale con un divorzio alle spalle e una nuova e giovane compagna con la quale non sa decidersi a iniziare un rapporto più solido e continuativo, sale sul terrazzo del palazzo in cui abita e, in bilico sul muretto di recinzione, minaccia di gettarsi nel vuoto se non sarà disposta l’immediata ripetizione della partita in questione: impresa da moderno Don Chisciotte, impegnato a portare avanti, quel che costi, una protesta che difficilmente potrà contare sul convinto consenso dell’opinione pubblica e toccare il cuore dei cosiddetti “poteri forti”.

La situazione si complica con l’irruzione sul terrazzo di Gualtiero Goffredi, conduttore dei notiziari trasmessi da una scalcinata tv privata: riuscito fortuitamente a entrare in contatto con il contestatore, il cronista non si lascia sfuggire l’occasione di intervistare Enea in diretta, sollecitando in ogni modo possibile la morbosa curiosità del pubblico che segue da casa. Un’occasione più unica che rara, che l’uomo, in un tragicomico confronto con l’aspirante suicida, cerca di sfruttare nel più cinico dei modi, infischiandosene alla grande dei risvolti umani della vicenda e del rischio di possibili esiti drammatici che essa comporta.

Una situazione paradossale che costituisce lo spunto e  l’innesco  di una graffiante satira di costume. Un riflettore puntato, tra ironia e dramma, oltreché sulla crescente invadenza esercitata dai media, anche e soprattutto sull’ambiguità, la fragilità e la sostanziale insicurezza che affliggono i rapporti interpersonali di questo primo scorcio di terzo millennio.

“Stasera mi butto!” di Patrizio Pacioni con la regia di Giancarlo Fares

“Gelosia” di Alfredo Oriani dal 28 luglio in libreria | Dal Verismo ai movimenti antiletterari del primo Novecento

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Alfredo Oriani

Torna in libreria, corredato di apparati critici e documenti originali, il romanzo che più di ogni altro rappresenta la transizione dal Verismo ai movimenti antiletterari del primo Novecento.

Gelosia, Alfredo Oriani, dal 28 luglio in libreria e nei maggiori store online, collana di letteratura Le scie, 176 pagine, 15,00 euro, a cura del prof. Alessandro Gaudio

Divergenze edizioni:

https://divergenze.eu/2021/07/21/gelosia/

“Gelosia” di Alfredo Oriani

Ad Alfredo Oriani è riuscita, controvoglia, un’impresa unica: essere al di fuori di qualunque gruppo, salotto, corrente letteraria, benché fra gli autori più letti del suo tempo. Provocatorio, irriverente, bollato dalla critica come scandaloso, nell’ultimo decennio dell’Ottocento firmò opere di grande valore. Gelosia, nel 1894, inaugura la serie con il drammatico racconto di uno squallido amore provinciale, metafora di un vivere borghese e di un complesso di fragilità tuttora attuale.

«Nella sua affezione per l’avvocato non aveva ancora provato nessuno di quei trasporti deliranti, che sono quasi sempre per la donna la scoperta di sé medesima. Ma qualche cosa dormiva sotto la sua fiorente gioventù, una bramosia di godimenti sconosciuti, un bisogno a grado a grado meno inconsapevole di entrare nella zona torrida della passione, ove le vite si distruggono alla fiamma di un altro sole, o n’escono così temprate che nulla può quindi corroderle».

Alfredo Oriani (Faenza, 1852 – Casola Valsenio, 1909), narratore, saggista e collaboratore del “Corriere della Sera”, “La stampa”, “L’alba” e il “Giornale d’Italia”, è fra i grandi misconosciuti del secondo Ottocento italiano. Si laurea in Giurisprudenza a Napoli, ma sceglie la vita delle Lettere. Dopo una lunga fase di romanzi e novelle messi all’indice e ignorati, con Gelosia (1894), La disfatta (1896), Vortice (1899) e Olocausto (1902) viene accolto dalla critica con favore più largo, prima di essere strumentalizzato dal fascismo e tornare in un oblio a cui è ora di togliere il velo.

Alfredo Oriani

PER INFORMAZIONI E RICHIESTA MATERIALI STAMPA:

Sara G. Bassi – sara.g.bassi@gmail.com

Elena Massari – ufficiostampa@divergenze.eu

Moreno Delsignore, cantautore e musicista | Intervista di Ilaria Solazzo

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Moreno Delsignore

INTERVISTANDO… MORENO DELSIGNORE | a cura di Ilaria Solazzo

Moreno Delsignore

ILARIA – La prematura scomparsa di Raffaella Carrà ha lasciato tutti senza parole… Che ricordi hai di lei e cosa ha rappresentato per te da telespettatore e da italiano?

MORENO – Ero bambino quando la televisione in bianco e nero riempiva le serate di un Italia molto diversa da oggi, e le figure di quei momenti televisivi come di altri radiofonici, perché la radio aveva ancora grande importanza, diventavano volti noti, ricorrenti, quasi gli amici che venivano a trovarti il sabato sera. Fu in quel tempo che il nome di Raffaella cominciò a campeggiare in modo ricorrente, era brillante, simpatica, coraggiosa e audace, in faccia ad una parte di Italia bacchettona e giudicante pronta (come spesso è stata e purtroppo ancora è) a definirla inadeguata, a tratti volgare, per contro il suo successo nazionale e successivamente internazionale prevaleva, il suo volto sorridente, la sua energia, il suo caschetto biondo e naturalmente la sua bellezza spontanea fluivano attraverso la “verità” di un individuo che sapeva essere “sé stessa”, senza finire travolta, senza passare di moda, con la consapevolezza sottile di chi conosce le stagioni della vita e in modo naturale si cala nel momento presente spostando la propria energia. Ed ecco che i passi di danza sfrenata lasciarono spazio all’ironia, e credo che reggere il palcoscenico con Sordi e Benigni senza passare per tappezzeria non fosse affatto facile, c’è che devi essere “molto” e Raffaella era “tutta”. I miei percorsi artistici e la mia passione per la musica hanno sempre veleggiato in altre direzioni, ma è oggettivo il successo internazionale di molti suoi brani, divenuti inamovibili icone di divertimento e leggerezza, tormentoni prima che il tormentone esistesse ma con la prerogativa di non passare mai di moda, di essere noti a più generazioni. Ricordo con stupore il momento nel quale vidi Raffaella nei panni di attrice, nel film  Il colonnello Von Ryanaccanto ad un popolarissimo Frank Sinatra, non sapevo dei suoi trascorsi cinematografici e … non c’era il caschetto … quindi quello sguardo molto riconoscibile era meno collocabile. Raffaella ebbe l’intelligenza di pochi: comprendere la miglior direzione del proprio potenziale, qualcosa che determina il successo di una persona indipendentemente dai sogni di partenza, nel suo caso, a seguito del successo ottenuto come showgirl in televisione, la decisione di abbandonare la recitazione e di concentrarsi sulla carriera di presentatrice televisiva, soubrette e cantante. Ebbe il coraggio di sdoganare il gioco della sensualità, mai volgare, fatto di parole di leggerezza, perché infine i Tabù servono soltanto a chi li crea per imprigionare le menti e spegnere la gioia della vita. Non ho conosciuto personalmente Raffaella, e mi dispiace, sicuramente molto avrei potuto apprendere da chi seppe creare una vita di successo senza mai uscire di scena, da chi seppe indossare il sorriso e farne la propria bandiera senza ipocrisia come soltanto le grandi intelligenze sanno fare, ovunque lei sia, qualsivoglia forma il suo essere abbia preso sono certo che nulla vada perduto e che, come accadde per altri illustri personaggi ed amate persone, l’immortalità fosse già qui, nei suoi giorni terreni.

ILARIA – Gli Europei hanno riportato allegria e speranza… sei d’accordo?

MORENO – Siamo reduci da una recente vittoria sportiva, non l’unica certo, ma ci sono sport che godono di maggiore attenzione da parte del grande pubblico. A me il calcio è sempre piaciuto, in genere non è così per molti musicisti, ma per chi ha giocato, per chi è stato bambino in tempi nei quali un pallone rappresentava aggregazione, per chi cercava di andare oltre i propri limiti lo sport è sempre stato un richiamo fortissimo. Ebbi la fortuna di assistere alla vittoria dei mondiali nel 1982 … indimenticabili, a quelli del 2006 ed ora a questo Europeo 2021 travestito da 2020, perché a volte anche le leggi del tempo devono essere sovvertite fosse anche soltanto per reggere l’urto delle grandi difficoltà che il mondo sta attraversando. Così domenica 11 luglio, ricorrenza di altre importanti vittorie calcistiche, ho assistito alla finale del campionato europeo, spinto da ammirazione per il percorso portato avanti dal CT. Mancini (e dal suo staff) che in meno di 3 anni seppe raccogliere le macerie di una nazionale calcistica reduce dal fallimento delle qualificazioni mondiali del 2018 …a me piacciono molto quelli che pur cadendo dolorosamente poi si rialzano, ricordo una bellissima frase: Quando le voci in te parlano di fine, quando la mente dice che hai perduto quando credi che sia impossibile, eppure prosegui, ti sollevi sulla tua Spada e fai ancora un altro passo, Lì è dove termina l’Uomo Lì è dove comincia Dio… Intendo dire comincia a manifestarsi la parte divina o se preferite eccezionale di ognuno di noi, lì comincia la “determinazione” ovvero la “Definitiva presa di posizione della volontà, la decisione”. Intanto credo che soltanto chi ha giocato con qualità sia in grado di capire che da quella si debba partire, perché la sostanza, la forza fisica, l’ordine, l’organizzazione sono aspetti fondamentali ma non sufficienti, ed ecco che la creazione di un gruppo selezionato, dopo aver offerto possibilità di mostrarsi a tutti i migliori giocatori italiani, è il frutto di scelte attente e consapevoli, fatte da un team tecnico affiatato in 30 anni di vita, perché quelli … giocavano insieme, insieme hanno vinto e perso, sono amici … ed ora hanno soltanto cambiato ruolo nel gioco, sono ancora quei ragazzi e giovani uomini, con lo stesso entusiasmo ed una grande esperienza, capaci di infondere alla squadra le giuste motivazioni attraverso il più chiaro degli insegnamenti: “l’esempio”. Quindi ho visto un gruppo di persone compiere qualcosa di straordinario, perché se da 53 anni non accadeva di vincere un campionato europeo significa che non è mai stato facile. Il gruppo prima delle individualità, e, cosa fondamentale, “mettersi a servizio” ovvero la forma più alta di espressione della persona, ed è peculiare il fatto che questa nazionale ha vinto contro formazioni sulla carta molto più attrezzate in termini di singoli talenti, e mi piacerebbe davvero tanto che questo stesso modo di intendere una causa fosse valido per tutte le cause, quindi per il rispetto della vita, per la conduzione politica ed economica di un paese, e molto altro… Occorre dire che gli interessi possono fare la differenza, certo, ma è anche vero che la selezione di chi “governa” una nazionale di calcio è basata su criteri forti e non tutti possono avere accesso a quei ruoli, forse la differenza sta lì, nella vita ci si può sempre reinventare ma improvvisarsi può essere dannoso.

ILARIA – Se ti dico: “Il viaggio/il senso della vita”, cosa ti fa venire alla mente?

MORENO – Se penso alla parola “Viaggio” raramente la collego ad una meta, ad un luogo, bensì immediatamente penso al viaggio più importante, la nostra vita. Un pensiero espresso meravigliosamente nelle parole di Herman Hesse che attraverso “Siddhartha” ci aiuta a comprendere come il senso del nostro viaggio qui sia… il viaggio stesso. Le nostre esperienze, la gioia, la speranza, il dolore, i sogni e le aspettative, la caduta delle illusioni ed il sopravvenire della consapevolezza, il nostro dibattersi come pesci nella rete, il bisogno di infrangere regole che costringono la vita pur essendo utili ad un ordine sociale, il nostro bisogno di amare ed essere amati, le nostre emozioni e l’incapacità di viverle per ciò che sono, la pace interiore apparentemente irraggiungibile; eppure, così semplice quando accade la “resa” al flusso naturale della vita. Mi emoziona questo viaggio, mi sorprende, specie ora che mi sono dato il permesso di sorprendermi scegliendo di non credere alla paura, perché sull’altro lato della moneta c’è esattamente quello che stiamo cercando, c’è l’amore per noi stessi, chiave fondamentale per avere accesso a qualsiasi altra forma di amore. Il viaggio mi ha insegnato tanto, ma soprattutto questo: se non ami ciò che sei, pur cercando in ogni istante di diventare la migliore versione possibile di te stesso, sarà sempre l’ansia a governare i tuoi giorni, perché una parte di me sente con profonda chiarezza che è lo scopo stesso del mio viaggio.

ILARIA – A tuo avviso avevano ragione gli antichi nel dire “L’abito fa il monaco?”

MORENO – Credo che il punto fondamentale sia legato al ruolo del giudizio nelle nostre vite, se avverto il giudizio degli altri è molto probabile e quasi certo, che io stesso sia incline a giudicarne l’operato, e non ci sarebbe di che stupirsi in una società poggiata da sempre su dogmi e convenzioni, stabilite in buona parte per “controllare” e condurre ad un autocontrollo, per generare di fatto limiti ed omologazione, ben sapendo che la forza dell’unicità e di una piena conseguente espressione condurrebbero alla libertà. Un soggetto libero ha maggiori possibilità di esprimersi, basti pensare ai molti artisti di riferimento che negli anni sfidarono la censura, la morale distorta, il sistema, riuscendo in taluni casi a “cambiare” il corso della propria vita e stimolando una “ribellione” collettiva di pensiero e di azione. Ma il vero limite, spesso ritenuto esterno a noi stessi, invece sta li, profondamente radicato nelle nostre convinzioni, nell’idea distorta di poter giudicare ciò che non conosciamo davvero, se non nella misura da noi esperita, così facendo poniamo in essere barriere, reattività comportamentali, limitiamo la nostra disponibilità all’ascolto ed all’apprendimento e di fatto ci troviamo nella piena dualità, come nemici di noi stessi su due fronti, da un lato desiderosi di vita ed espressione dall’altro censori e carcerieri di noi stessi e degli altri. La percezione del giudizio spesso ci sfugge, proprio perché divenuta abituale nei nostri giorni, tanto più da quando l’apparente libera esposizione del proprio pensiero, attraverso i ben noti canali, offre uno spazio critico non sostenuto da competenze, oppure determinato da visioni personali spesso basate sul “sentito dire” e prive di attendibilità. Quindi mi faccio delle domande: quindi come possiamo liberarci del giudizio? ; come possiamo sentirci adeguati? Come possiamo dare a noi stessi il permesso di essere ciò che siamo? Come possiamo sentirci bene?

Mi viene in mente un edificio, vecchio, austero, rigido e decadente al contempo, che pare guardarsi intorno sprezzante nei confronti di nuove costruzioni decisamente più moderne, funzionali, belle, armonizzate con l’ambiente circostante. Verrà naturalmente il giorno nel quale gli edifici nuovi saranno in sovrannumero, e pochi edifici vecchi potranno essere conservati come “musei”, come opere di un tempo che fu, come ricordi … l’avanzamento del nuovo imporrà l’abbattimento delle vecchie strutture, per aprirsi a nuove possibilità, sta di fatto che nemmeno una singola parete per quanto decorata potrà rimanere in piedi a dispetto del cambiamento … cadrà, verrà lasciata andare, verrà trasformata in macerie e successivamente ricomposta in nuovi materiali utili e funzionali. Sta a noi decidere cosa vogliamo essere, quali possibilità offrire a noi stessi, sta a noi abbandonare le scuse e le giustificazioni vittimistiche, sta a noi l’assunzione di piena responsabilità che ci renda capaci di trasformarci all’occorrenza in tutto ciò che potrà essere necessario anziché guardare ciò che fanno gli altri e puntare il dito, sta a noi comprendere che nessuna informazione o nozione esterna potrà fecondare un terreno non predisposto e reso impermeabile dal giudizio, sta a noi osare, provare, cadere e rialzarci, ridere di noi stessi e rilanciare sempre, sta a noi giocare con le mille sfaccettature del nostro ego, non necessariamente ipertrofico ed al contempo essenziale per definire la nostra struttura identitaria, ricordandoci della meraviglia che un sorriso di bambino ancora privo di condizionamenti è in grado di esprimere e infondere intorno a sé. Sta a noi ricordarci di essere ancora quel bambino.

Moreno Delsignore

https://www.facebook.com/morenodelsignore

Moreno Delsignore

“La ragazza di Genova”, il nuovo romanzo di Riccardo Amadio

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"La ragazza di Genova", il nuovo romanzo di Riccardo Amadio

Sullo sfondo i fatti del G8 di Genova fino all’attentato alle Torri Gemelle.

Amadio e la moglie

In libreria con il romanzo “La ragazza di Genova”, editato dalla Aletti Editore nella collana “I Diamanti”, Riccardo Amadio ripercorre le vicende storiche di un momento storico cruciale, di grandi cambiamenti nella società globale, con conseguente svolta per i destini dell’umanità. «Il libro è nato all’indomani dei fatti accaduti nel luglio 2001 a Genova in occasione del G8 e subito dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York l’11 settembre dello stesso anno» ha affermato lo scrittore romano, insegnante in pensione di materie scientifiche, che ha impiegato all’incirca tre mesi per la stesura.

La trama, che si sviluppa in 160 pagine, segue le vicende di Adriano Robbiani, fotografo e pubblicitario di successo, a capo dell’omonima agenzia nota a livello mondiale. L’uomo, folgorato dall’espressione di un volto femminile, inquadrato durante le riprese del funerale di Carlo Giuliani, decide di mettersi sulle tracce della misteriosa ragazza per coinvolgerla in un ambizioso progetto. L’individuazione de “La ragazza di Genova” sarà l’effetto domino di tutto il racconto, che coinvolgerà il protagonista, spesso accompagnato dalla moglie Doriane, in una serie di incontri con nuovi personaggi che entreranno in scena. L’espediente narrativo darà il via ad una sequela di spostamenti in più luoghi, movimentando la narrazione, e sarà anche l’occasione per approfondire molteplici punti di vista su quello scorcio cruciale della Storia mondiale, grazie all’abile costruzione dei dialoghi, in cui i vari personaggi esprimono i propri pensieri nel rispetto delle opinioni altrui, in una ideale rappresentanza dell’intera umanità.

Attraverso una scrittura asciutta, precisa e incalzante, la penna esperta di Amadio consegna una prospettiva originale, in cui emerge la sua passione e profonda conoscenza delle tematiche annesse alla Storia d’Italia e alla politica globale, di cui quest’opera rappresenta la sintesi di tutte le «convinzioni maturate nel corso della vita», come ha dichiarato lo stesso romanziere.

Le pagine del libro, oltre che ad una lettura di primo livello che segue la trama tout court, presentano una densità di argomenti che evidenziano lo sguardo illuminato dello scrittore nel comporre il ritratto dello spirito del nostro tempo. La visione include le tematiche a lui care: «La questione femminile, nella consapevolezza che la società italiana era troppo arretrata culturalmente e socialmente nei confronti delle donne. L’energia delle nuove generazioni, approdate a nuove sensibilità, al rispetto dell’ambiente naturale e delle specie animali e vegetali, dopo che le precedenti generazioni di giovani avevano dato origine a lotte altrettanto importanti per l’affermazione delle idee di libertà, di solidarietà e di conquiste di diritti sociali e civili. La necessità di giungere finalmente a una Europa dei popoli che sia prima di tutto politica nei valori universali di libertà, di giustizia e di solidarietà.»

È una scrittura, infine, vivace e magnetica, che coinvolge il lettore. Con l’inserimento anche di un simpatico cameo nel racconto.

“La ragazza di Genova”, il nuovo romanzo di Riccardo Amadio

Natura Art Festival “Il suono parla alla natura” il 23 e 24 luglio 2021| 14 artisti internazionali si esibiscono sul web

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Natura Art Festival "Il suono parla alla natura" il 23 e 24 luglio 2021

Due giorni magnifici, attendono il secondo appuntamento della prima edizione del Natura Art Festival, nei giorni 23 e 24 luglio con “Il suono parla alla natura” in tour web international. Quattordici artisti, tra i 50 in cartellone provenienti da 12 nazioni, si esibiranno con improvvisazioni e musiche originali presentate in video ed ancora poesie e fotografie unite tra loro in un vero intreccio narrativo, tutto come in una grande mostra del web. L’originale rassegna ideata dal clarinettista, compositore e produttore artistico Giovanni Mattaliano, nasce con il coinvolgimento e l’adesione spontanea di ogni partecipante che racconta le proprie emozioni in musica e non solo, ispirandosi ad un luogo della natura a lui particolarmente caro.

Per seguire il Festival basta iscriversi al gruppo/Facebook SentirArt:

https://www.facebook.com/groups/658835510885244/

e/o nel canale YouTube di SentirArt:

https://youtube.com/channel/UCDx2tvzQG0Ey4CfK0367vcw

Natura Art Festival “Il suono parla alla natura” il 23 e 24 luglio 2021

PROGRAMMA

– 23 LUGLIO

ore 10.00 Dmitri Rybalko,

10.30 Calamus Ensemble,

11.00 Francisco Josè Gil,

11.30 Vincenzo Tusa,

12.00 Mariolys Rivas Garcia(in foto). 1

2.30/13.00/13.30 “Memorie di una foto” tre appuntamenti con Valeria Berto (poesia) e Giuliana Torre (fotografia).

– 24 LUGLIO

ore 10.00 Fernando Oliag,

10.30 Ciano Cicero,

11.00 Giacomo Piepoli,

11.30 Elisa Marchetti,

12.00 Nico Morelli.

12.30/13.00 “Memorie di una foto” due appuntamenti con Francesca Amato (poesia) e Massimo Forchino (fotografia).

LINK:

SentirArt:

https://www.facebook.com/groups/658835510885244

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Daria Biancardi canta Aretha Franklin per “Spasimo 2021” e “L’Arte del Jazz” con l’OJS

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Daria Biancardi

DARIA BIANCARDI CON L’ORCHESTRA JAZZ SICILIANA CANTA ARETHA FRANKLIN PER SPASIMO 2021  E L’ARTE DEL JAZZ, Caltanissetta, 22 Luglio, Palermo 23 e 24 luglio ore 20.00 e 22.00 Spasimo

La voce nera e graffiante siciliana con cinque nuove orchestrazioni si esibisce in prima assoluta con un concerto dedicato alla regina della black music Aretha Franklin. In scena Daria Biancardi, accompagnata dall’Orchestra Jazz Siciliana, diretta dal Maestro Domenico Riina.

Una esibizione pensata e dedicata alla voce soul internazionale, cantante e pianista statunitense Aretha Franklin, icona del gospel, denominata “Lady Soul per la sua capacità di aggiungere una vena soul a qualsiasi cosa cantasse, e per le sue enormi qualità vocali. La sua voce è stata dichiarata ufficialmente  “una meraviglia della natura”.

Un triplo appuntamento per questo momento in musica  ancora vergine, per la prima volta messo in scena pubblicamente questo fine settimana, il 22 luglio alle ore 21.00 in Corso Umberto, per la rassegna L’Arte del Jazz, nata grazie alla collaborazione tra il Comune di Caltanissetta e  la Fondazione Brass Group con cui è stato costruito un programma di quattro concerti, srotolati sul mese di luglio. Subito dopo è la volta di Spasimo 2021, il 23 ed il 24 luglio con doppio turno, ore 20.00 e 22.00 presso il Complesso Monumentale Santa Maria della Spasimo.

Così una delle più belle voci di questo ultimo quarto di secolo: Daria Biancardi, che cantando Listen ha vinto la supersfida di All Together Now su Canale 5. Sarà lei, la siciliana autoctona – con quella voce inarrivabile che pesca nell’universo black e quei suoi modi da “getto girl”, frutto degli anni passati a Brooklyn fra la comunità sudamericana – a lanciarsi senza paracadute nella musica di Aretha Franklin accompagnata dall’Orchestra Jazz Siciliana. La sua sarà una scorribanda tra i pezzi più famosi della stessa cantante afroamericana, per poi lasciarsi coinvolgere dal suo repertorio oramai consolidato con l’orchestra del Brass.

Daria Biancardi

INFO BIGLIETTI E PREVENTITA SPASIMO 2021:

https://www.brassgroup.it

+39 334 739 1972

“Go Wild Calabria” dal 5 al 12 settembre 2021 a Belcastro Marina (CZ)

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“Go Wild Calabria” dal 5 al 12 settembre 2021 a Belcastro Marina (CZ)

Da domenica 5 a domenica 12 settembre 2021, Belcastro Marina (CZ) – Calabria

presenta

Go Wild CALABRIA

Sul Golfo di Squillace, la vacanza per sole donne che mancava

Una settimana in un villaggio turistico riservato esclusivamente ad un pubblico di sole donne, è “Go Wild Calabria”, la vacanza che mancava, presentata da Girl Village, Kick-Off e Rha Bar Milano, con la collaborazione di Design & Comunicazione Fluida: Artdisk, alle navigatrici dell’etere e non solo, ancora incerte su dove trascorrere il periodo estivo.

La vacanza si svolgerà da domenica 5 a domenica 12 settembre 2021, in un villaggio selezionato e scelto nel bellissimo Golfo di Squillace lungo la Costa degli Aranci, nella zona di Belcastro Marina (CZ). Il villaggio è pronto ad accogliere gruppi di amiche, coppie di innamorate e donne single in cerca di nuove amicizie. Un’iniziativa nel segno della privacy e di totale comfort, studiata dalle organizzatrici specializzate in realizzazione di eventi sull’asse Roma-Milano, che promettono al pubblico di donne affezionate, una settimana di relax all’insegna del divertimento e della sicurezza. Al villaggio si accede infatti tramite tampone preventivo e, ancor meglio se vaccinate, per preservare le zone comuni da ogni eventuale risvolto inaspettato.

Ad attendere le villeggianti, ci sarà un contesto naturalistico affascinante e selvaggio, quello calabrese in grado di offrire panorami unici nel suo genere. Insieme alle vedute a perdifiato, non mancheranno tutte le possibilità che un villaggio turistico può offrire ai propri clienti, dall’ampia proposta sportiva a quella enogastronomica territoriale alla portata di tutti e per tutti i gusti. Nella settimana a cui è possibile partecipare anche usufruendo del bonus vacanze, non mancheranno l’intrattenimento musicale, i falò in spiaggia, gli aperitivi in piscina, in una struttura ideale per accogliere anche le Famiglie Arcobaleno, o i sostenitori delle vacanze pet-friendly.

«Questo è un sogno che diventa realtà, soprattutto dopo questo periodo difficile a cui il mondo degli eventi è ancora sottoposto. Abbiamo lavorato a Go Wild Calabria senza sosta, per molti mesi, per garantire alle nostre affezionate solo il meglio per la loro settimana di vacanza. Tutto fatto per offrire un nuovo modello di vacanza del tutto covid free, immerso nel contesto meraviglioso che solo l’acqua cristallina della Calabria può regalare» – dichiarano le organizzatrici che, aggiungono – «Ci aspettano spiagge riservate con sabbia fine accarezzata dall’acqua del golfo, giardini protetti, aree riservate e mantenute ancora allo stato naturale, consentendo passeggiate nella natura che non sono replicabili altrove».

GIRL VILLAGE presenta GO WILD CALABRIA

PER INFORMAZIONI, PREZZI E PRENOTAZIONI:

contatti@girlvillage.it

https://girlvillage.it/

+39 347 533 6870

+39 339 837 2059

+39 349 083 6493

+39 329 315 2666

“Spiritualità e Creatività per annunciare la Bellezza della Vita” ǀ Intervista a Salvatore Domolo ǀ di Maria Teresa De Donato

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Oggi ho il piacere e l’onore di presentarvi un personaggio molto particolare: Salvatore Domolo.

Salvatore è un uomo molto umile che, se l’avessi incontrato, si sarebbe qualificato al massimo  come un Floral Designer e tutt’al più come l’autore di alcuni libri.

Leggendo attentamente la sua biografia e facendo altre ricerche in rete, ho scoperto che c’è molto di più dietro quest’uomo: una profondità di pensiero, un livello di conoscenza e di consapevolezza molto elevato ed una ricchezza interiore che, spesso e paradossalmente, sono proprio il risultato delle sofferenze vissute, delle prove superate e delle conseguenti lezioni imparate.

Tanto ci sarebbe ancora da dire su di lui, ma voglio che sia Salvatore stesso a rivelarsi rendendoci partecipi della sua Vita spirituale e non e, soprattutto, della sua straordinaria creatività.

MTDD: Salvatore, benvenuto su questo mio Blog e Salotto Culturale Virtuale e grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista.

SD: Grazie Maria Teresa per avermi invitato e per la stima che nutri nei miei confronti.

 

MTDD: Io sono innamorata delle tue creazione e pitture su vetro, ma prima di arrivare a esaminare questa tua stupenda attività vorrei che tu ti presentassi ai nostri lettori iniziando a parlarci proprio della tua infanzia.

SD: Sono nato in un piccolo paese del lago d’Orta ed ho vissuto nella casa di famiglia la mia infanzia ed adolescenza, in questo luogo fiabesco ricco di stimoli naturali. L’orto domestico, il giardino e soprattutto i boschi adiacenti alla grande casa ottocentesca, hanno contribuito alla mia formazione interiore, suscitando una profonda interiorità che fin dalla mia fanciullezza si è trasformata in creatività. All’età di 8 anni, guardando un fiorista mentre allestiva l’addobbo floreale per un matrimonio, è esploso in me il desiderio di realizzare composizioni floreali. Da quel momento ogni occasione è stata buona per esprimere, con i fiori e le foglie, il mio giardino interiore.

 

 

 

 

 

 

MTDD: So che da giovanissimo, all’età di 14 anni sei entrato in Seminario.

Hai continuato a coltivare questa tua passione anche lì?

SD: Sì, ho continuato a coltivare questa mia passione allestendo gli addobbi floreali per le grandi occasioni. Una volta diventato prete l’ho persino potenziata facendola diventare uno strumento spirituale.

 

MTDD: Come hai vissuto i tuoi anni da sacerdote?

SD: Sono stato un prete scomodo e rivoluzionario. A 38 anni mi sono laureato in Scienze della Comunicazione, realizzando una tesi sull’antropologia del linguaggio floreale. Questa tesi mi ha permesso di sintetizzare le mie tre grandi passioni: la natura, il messaggio evangelico di libertà e l’arte floreale come strumento per annunciare la bellezza della vita.

 

MTDD: Ci sono altri settori o modi in cui hai potuto utilizzare queste tue grandi passioni ed i tuoi studi?

SD: Certamente. Gli studi intrapresi, la passione per i fiori, la mia visione libera, ricercata e sofferta nelle profondità interiori, mi hanno permesso di realizzare conferenze, incontri spirituali e semplici dialoghi sul tema fondamentale del Bosco, dell’Albero e del Fiore come archetipi fondamentali per conoscere se stessi ed entrare in solidarietà con il tutto.

 

MTDD: Molto bello, poetico ed altrettanto profondo questo tuo pensiero che rivela anche un percorso di crescita personale coronato dal raggiungimento di una maggiore Consapevolezza.

Vorresti parlarcene?

SD:  La Consapevolezza dei 2 principi etici – la conoscenza di se stessi e la solidarietà con il tutto – mi hanno consentito di liberarmi definitivamente, dopo 15 anni di ricerca interiore profonda, dal ministero sacerdotale, abbandonando la Chiesa cattolica per intraprendere un percorso mistico, completamente libero dagli schemi religiosi.

Questa nuova vita mi ha permesso, pur con grande fatica e sofferenza, di rielaborare grandi temi interiori, consentendomi così di potenziare e trasmettere la consapevolezza degli archetipi naturali (Bosco, Albero, Fiore), di arricchire la mia esperienza creativa floreale diventando Floral Designer e di aiutare le persone che incontro a ritrovare dentro se stesse il filo d’oro della loro creatività.

 

MTDD: Quali sono state le maggiori difficoltà, i più grandi ostacoli da sormontare durante questo tuo percorso?

SD: Innanzitutto la percezione di essere completamente solo mentre affrontavo la grande trasformazione interiore, prendendo le distanze dai grandi sistemi precostituiti, religiosi e sociali. Per realizzare le scelte vissute, ho dovuto prendere le distanze e anche quando dialogavo con le persone percepivo che non riuscivano a comprendere il percorso interiore così arduo.

Un’altra grande difficoltà fu separare la religione dalla spiritualità, l’essere prete dalla mia profondità interiore; ho dovuto persino arrivare ad una esperienza atea per riuscire a rimuovere tutte le macerie che si annidavano nell’inconscio, soffocando l’anima.

La difficoltà più grande è stata la liberazione dalle infinite proposte spirituali che riempiono il nostro tempo: ho letto di tutto e mi sono affidato a guru, sciamani, pratiche di ogni genere per poi comprendere che tutte queste formule sono nuove “droghe” che non permettono di ascoltare semplicemente il proprio cuore. Liberandosi di tutte queste “Arpie” che tentano di impadronirsi del libero arbitrio e dell’anima è  possibile raggiungere la semplicità della vita. Ecco, svuotarsi di tutti questi idoli è stata ed è la difficoltà più grande.

Un’altra grande difficoltà è accettare di dover sempre incominciare tutto da zero. La vita è una continua trasformazione nel presente e fondamentalmente ciò che è stato non esiste più… Non è facile avere quella enorme libertà che permette di abbandonare il passato. Probabilmente invecchiamo proprio perché non riusciamo a liberarci di questo aspetto, non riusciamo a lasciar andare le cellule ormai morte.

 

MTDD: Dove è avvenuta questa tua rinascita interiore: a casa dai tuoi in un ambiente a te familiare o altrove?

SD: No. Questa mia nuova sintesi interiore l’ho vissuta a Tenerife dove ho realizzato la stesura del mio secondo libro dal titolo provocatorio ed evocativo “in nomine patris”. In questa mia pubblicazione, scritta quasi come un fiume in piena, ho raccontato la mia vita rielaborando una profonda e sana critica alle religioni e alla concezione politico-sociale piramidale.

Grazie alla profonda esperienza maturata e con una attenta analisi, ho descritto, avendone raggiunto la piena consapevolezza, lo schema “machista” che si nasconde dietro questa asfissiante esperienza delle religioni e in modo particolare della religione cattolica.

MTDD: Mentre lavoravi alla stesura di questo tuo libro hai sperimentato altre tecniche per esprimere questa tua creatività in maniera ancor più piena o ti sei concentrato sulla scrittura?

SD: Mentre affrontavo la stesura di questo mio libro ho recuperato un’esperienza creativa che avevo vissuta nella giovinezza: la pittura su vetro. Tuttavia, è stato solo nel 2017, in un periodo di profonda sofferenza familiare, che ho raggiunto la piena consapevolezza che dovevo arrendermi alla vita e immergermi nella strada della creatività attraverso la pittura su vetro.

La quotidianità si è trasformata, da quel momento in poi, in totale dedizione alla pittura ed ho scoperto che questo lavoro diventava la danza con la mia Anima.

 

MTDD: Straordinaria conclusione quella a cui sei pervenuto! Vorresti elaborare questo tuo pensiero?

SD: Volentieri. Grazie a questo percorso interiore ho raggiunto la piena consapevolezza finalmente che “gli uccelli del cielo non seminano e non mietono perché Dio provvede loro il cibo” (Vangelo di Matteo – Capitolo 6, versetto 26) Questo mi ha fatto approdare ad una drastica decisione: quella di vivere nella piacevolezza della pittura senza preoccuparmi del domani…

La mia vita si è trasformata così in un giardino di delizie che mi permette di continuare a trasformarmi interiormente, mentre godo della bellezza creativa, oltre ad aver accolto il compito di portare LUCE semplicemente creando lanterne simboliche.

 

MTDD: Floral Designer, dunque, ma anche e soprattutto un Portatore di Luce. Grazie, Salvatore, per aver partecipato a questa intervista e soprattutto per aver condiviso con noi tanti punti interessanti su quello che è stato il tuo percorso di crescita e sviluppo personale ed anche di una totale rinascita interiore.

Se ci fossero dei lettori che volessero contattarti, acquistare le tue pubblicazioni o anche ordinare le tue splendide creazioni in vetro arricchite dalle tue stupende pitture in che modo potranno farlo?

Posso essere contattato tramite email: Sdomolo@hotmail.com

Oppure su Facebook e Instagram Salvatore Domolo

Oppure chiamando al 389 8811968

Grazie di Cuore Maria Teresa per questa bella conversazione. Credo che tutti noi cerchiamo una sola cosa: la Luce. Spero che queste semplici parole ci ricordino questo nostro obiettivo; siamo alberi che cercano il Sole e come avviene nel bosco, tentiamo anche noi di aiutarci a trovare il sentiero migliore per lasciarci riscaldare e illuminare dalla Luce eterna, Questa Luce ama, non giudica, non è interessata ai risultati, ma semplicemente vuole brillare attraverso ognuno di noi.

Grazie a te e a coloro che leggeranno queste parole con la speranza di trovare un raggio della loro Luce interiore.

 

5^ edizione del Festival “L’Arte del Corto” | il 29 luglio 2021 a Monterosso Calabro

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5^ edizione del Festival “L’Arte del Corto”

Grande attesa per la finale della 5^ edizione del festival “L’arte del corto…” di Monterosso Calabro, che si svolgerà il 29 luglio. La kermesse cinematografica è stata ideata e voluta dall’Amministrazione di Monterosso Calabro ed è finanziata dalla Regione Calabria (bando P.A.C. 6.7.1. “finanziamento di interventi per la valorizzazione del sistema dei beni culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria-Annualità 2019”).

In pochissimi anni il festival ha assunto un’ampia portata, spiccando come manifestazione di conferma per i maggiori artisti del panorama della settima arte calabrese ( e meridionale in generale), ma anche come trampolino di lancio per giovani talenti del settore. Obiettivo del festival è quello di promuovere il territorio calabrese attraverso la realizzazione di cortometraggi in giro per i borghi. Quest’ anno i film in gara al festival-presentato da Maria Teresa Santaguida saranno: “L’Ala destra di Dio”, diretto dal giovane Bruno De Masi e ambientato a Soriano Calabro; “Il seme della speranza” di Nando Morra, girato a San Nicola da Crissa; “Il Sentiero”, di Gianfranco Confessore, realizzato a Monterosso Calabro.

A decretare il vincitore sarà una giuria di qualità, formata da esperti del mondo del cinema e da giornalisti. Il regista vincitore sarà premiato con la pepita di grafite, simbolo di Monterosso: l’originale premio vuole suggellare il legame inscindibile tra l’idea innovativa del festival con le millenarie radici monterossine, rappresentate appunto dal prezioso minerale. La grafite, infatti, compare anche nel logo del festival.

INFO:

https://www.comune.monterossocalabro.vv.it

5^ edizione del Festival “L’Arte del Corto”

Il film: “La tela dell’inganno” (2019) di Giuseppe Capotondi ci racconta quello che si è disposti a fare per l’arte

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“La tela dell’inganno” (2019) di Giuseppe Capotondi

Il film: “La tela dell’inganno” (2019) di Giuseppe Capotondi ci racconta quello che si è disposti a fare per l’arte, da prospettive diverse: un geniale pittore, un affermato critico d’arte, un collezionista senza scrupoli…

“La tela dell’inganno” (2019) di Giuseppe Capotondi

Cosa si è disposti a rischiare per possedere un’opera d’arte unica al mondo e di immenso valore?

È questa la cornice della storia raccontata in “La tela dell’inganno” diretta da Giuseppe Capotondi che vede protagonisti tre classici personaggi del mondo dell’arte: un leggendario pittore, un critico d’arte affermato, un facoltoso e cinico collezionista.

La sceneggiatura è tratta dal best seller “Il quadro eretico” (1971) dello statunitense Charles Ray Willeford (1919-1988), scrittore, poeta, critico d’arte e artista visivo, famoso per i suoi romanzi noir dai quali sono stati tratti diversi film di successo. Il film gioca, suscitando il giusto interesse nello spettatore, sui temi classici dell’arte contemporanea: verità e menzogna, originalità e plagio, creazione e scopiazzature.

L’ambizione del film è provare a dare delle risposte alle sempre verdi domande sul’arte, attraverso la voce e la prospettiva dei tre protagonisti: Cos’è arte? Cos’è la bellezza? Chi è artista? Qual è il valore reale di un’opera d’arte? Chi stabilisce il valore di un’opera d’arte? Cosa si è disposti a fare per possedere un’opera d’arte unica al mondo e di immenso valore?

Per gli appassionati di arte e di buon cinema, credo bastino queste domande per rimanere incuriositi e vedere il film.

Buona visione a tutti…

Andrea Giostra

“La tela dell’inganno” (2019) di Giuseppe Capotondi

Trama da My Movies:

«James Figueras è un noto critico d’arte che tiene lezioni su tutto ciò che sta dietro un dipinto e sul potere che ha la critica di convincere il pubblico della validità di un’opera: un potere che talvolta fa leva sulla menzogna. Durante una di queste lezioni l’uomo incontra Berenice Hollis, una ragazza americana affascinata dal bel critico e dalla sua competenza. James e Berenice finiscono a letto e lui la invita a trascorrere il fine settimana successivo nella villa di un facoltoso collezionista, Joseph Cassidy, che l’ha convocato per proporgli uno scoop: Cassidy intende infatti dare al critico la possibilità di intervistare Jerome Debney, un leggendario artista che non parla con i media da 50 anni, ovvero da quando un incendio ha distrutto tutte le sue opere, trasformando quella scomparsa nell’essenza stessa del suo gesto artistico. In cambio Cassidy vuole che Figueras rubi per lui uno dei quadri che Debney custodisce nel suo studio, in totale segretezza…»


“La tela dell’inganno” (2019) di Giuseppe Capotondi:

Su TIM VISION:

https://www.timvision.it/detail/60036369-la-tela-dell-inganno

Scheda IMDb

https://www.imdb.com/title/tt8342680/

Trailer su YouTube

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò di Palermo