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Partinico. Primo festival cinematografico, per far crescere la passione per il cinema

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Dal 21 al 23 ottobre, nella suggestiva cornice del Teatro Gianì di Partinico, in provincia di Palermo, si terrà il primo Festival Cinematografico. L’evento è promosso dalla PM Management Group Production/Film Production Srls di Piero Melissano che ha fortemente voluto la presenza in giuria di Nicola Giosuè, attore di fama nazionale e “animale da palcoscenico”, cantautore, trasformista e interprete: insomma la persona più adatta a giudicare. “L’attore deve metabolizzare il proprio personaggio -dice Giosuè – io mi vanto di riuscire a calarmi tanto nei ruoli che interpreto da svestire i miei panni e andare fuori copione. Nel corso delle serate mi esibirò come interprete e cantante, e nell’ultima serata ho in serbo una sorpresa per il pubblico”.
Il Film Festival, è una manifestazione di cultura e riveste un’importante funzione sociale: lo scopo è quello di promuovere la capacità espressiva e la creazione artistica, di autori e case di produzione indipendenti, con l’obiettivo di dare forma alle parole, favorendo l’incontro, l’informazione e il confronto. La direttiva di marcia, è quella di valorizzare e qualificare l’attività culturale e far crescere le iniziative, volte a migliorare la qualità artistica e l’efficacia comunicativa dei cinematografi.
A ricoprire il ruolo di presidente di giuria, Alessandro Caiuli. Ospiti delle serate e componenti di giuria oltre a Nicola Giosuè anche i noti attori Anna Attademo e Orio Scaduto. Madrina della serata sarà Francesca Carmela Antonaci in arte Gegia, attrice comica e conduttrice televisiva.
A presentare l’evento, le due giornaliste Francesca Currieri e Marina Brugnano.
@nicolagiosueofficial
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Teatro: “Confessioni Radiofoniche di Edgar Allan Poe” dal 29 al 31 ottobre 2021 presso l’Associazione Culturale Teatro Trastevere, Roma

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Sebastiano Colla e Annamaria Iacopini

Associazione Culturale Teatro Trastevere presenta LO SPETTACOLO EVENTO. Dal 29 AL 31 OTTOBRE 2021

CONFESSIONI RADIOFONICHE DI EDGAR ALLAN POE, Con Sebastiano Colla e Annamaria Iacopini, Dj Live set di Manolo, Drammaturgia e regia di Velia Viti.

“Confessioni Radiofoniche di Edgar Allan Poe”

Un’originale collisione fra teatro, letteratura, musica tecno ed elettronica dà voce ad alcuni racconti gotici di Edgar Allan Poe: “Il demone della perversità”, “Il caso Valdemar”, “L’uomo della folla”, “La pantomima della Morte Rossa”, “Eiros e Charmion”.

In scena due attori e un dj, in un susseguirsi crescente e ininterrotto di ritmi e emozioni, creano momenti di relazioni e di assoli, alternando e fondendo parole e musica, in una performance strutturata come fosse una trasmissione radiofonica.

In un futuro prossimo, che ecletticamente fonde passato e presente, gusto gotico e frenesia contemporanea, un vocabolario romantico ottocentesco e musica elettronica, una speaker radiofonica e un dj sono all’interno di uno studio di registrazione di un’emittente radio, pronti a far partire la loro trasmissione, durante la quale tre ospiti decisamente “insoliti” confesseranno le loro singolari, folli storie. Fuori la minaccia incombente di una cometa che si sta avvicinando alla Terra e di una malattia incurabile, che hanno profondamente modificato le abitudini degli uomini, rendendo sempre più forte il desiderio di un ritorno alla normalità. Paranoie, ossessioni, paure inconsce, frenesia, in un tempo sospeso nell’attesa di una fine. O forse della verità.

Dj Live set di Manolo

Teatro Trastevere Il Posto delle Idee

via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma

Da venerdì a sabato ore 21, domenica ore 17:30

CONSIGLIATA PRENOTAZIONE prevista tessera associativa

biglietto 12 euro

Contatti: 065814004

info@teatrotrastevere.it

www.teatrotrastevere.it

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Velia Viti

Concerti: al Teatro comunale, in Ortigia, sabato 16 ottobre alle 21:00 il coro PoliEtnico del Politecnico di Torino

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coro polietnico di torino

In-Canto Corale, in scena al Teatro comunale il coro PoliEtnico di Torino e il coro Polifonico Europeo Giuseppe De Cicco. Settanta coristi per una serata dedicata alla musica corale polifonica. Di scena al Teatro comunale, in Ortigia, sabato 16 ottobre alle 21:00 il coro PoliEtnico, del Politecnico di Torino, ed il pluripremiato coro Polifonico Europeo Giuseppe De Cicco. L’evento è organizzato e promosso dall’associazione culturale Opera con il patrocinio del Comune di Siracusa.

locandina in-canto corale

Settanta coristi andranno in scena sabato 16, alle 21,00, al Teatro comunale, in Ortigia, per il concerto In-Canto Corale. Ad aprire l’esibizione sarà il coro Polifonico Europeo Giuseppe De Cicco, diretto dal maestro Maria Carmela De Cicco. Nel corso della serata ad esibirsi sarà anche il coro PoliEtnico del Politecnico di Torino, diretto dal maestro Giorgio Guiot, che si esibirà proponendo agli spettatori un repertorio popolare internazionale. Al pianoforte Emanuela De Fezza. Ad organizzare e promuovere l’evento, con il patrocinio del Comune di Siracusa e l’assessorato alle politiche culturali guidato da Fabio Granata, è l’associazione culturale Opera presieduta da Giuseppe Messina. Presenterà l’iniziativa la speaker radiofonica Lucia De Luca. L’ingresso all’evento è gratuito. Per accedere al teatro è obbligatorio possedere il green pass.

«Abbiamo colto l’occasione di proporre al Comune, che ha supportato sin da subito l’iniziativa – ha spiegato Messina – un evento unico nel suo genere. È un vero piacere poter contribuire all’esibizione dal vivo del rinomato coro De Cicco, già noto per i numerosi riconoscimenti internazionali che ha collezionato in decenni di attività. Siamo molto curiosi, inoltre, di assistere, per la prima volta a Siracusa alla performance del coro PoliEtnico. Si tratta di giovani studenti di architettura ed ingegneria della città di Torino ed in Erasmus in Italia che condividono la passione per il canto affiancati da alcuni docenti del Dipartimento. Per l’associazione, inoltre, è molto importante ringraziare l’amministrazione comunale e le imprese del territorio che ancora una volta hanno scelto di supportare l’organizzazione».

Docenti ma anche studenti universitari provenienti da tutto il mondo, futuri architetti ed ingegneri. Il coro PoliEtnico prende il via dalla volontà di alcuni membri del Dipartimento di Scienze Matematiche dell’Università di Torino. Il nome richiama lo spirito internazionale che caratterizza il coro. I cantanti si sono esibiti in occasione di convegni e attività istituzionali e partecipano attivamente alla vita scientifica del Politecnico con progetti che legano la musica alla matematica e più in generale alla scienza.

Recentemente il PoliEtnico ha partecipato all’inaugurazione di Biennale Democrazia al Teatro Regio di Torino e si è esibito in occasione degli appuntamenti del Festival della Tecnologia. Il coro Polifonico Europeo Giuseppe De Cicco, invece, è già noto per essersi esibito in luoghi prestigiosi tra cui la Basilica di S. Pietro a Roma, la Basilica di S. Maria Maggiore e la Basilica della Madonna del Rosario di Pompei, ma anche per il Konzerthaus di Vienna. Il gruppo polifonico è stato premiato in numerosi concorsi corali internazionali, come il Concorso Internazionale di Musica Corale a Budapest o l’International Festival of Advent Christmas Music a Praga.

coro polifonico europeo giuseppe de ciccio

Silvana Saguto, Pino Maniaci e Antonino Ingroia visti su Netflix nella docu-serie “Vendetta: guerra nell’antimafia”

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“Vendetta: guerra nell’antimafia”

Qual è lo stato di salute della Giustizia italiana? Silvana Saguto, Pino Maniaci e Antonino Ingroia: qual è la correlazione che lega questi tre grandi protagonisti dell’antimafia siciliana! “Vendetta: guerra nell’antimafia”, la nuova docu-serie TV dal 24 settembre su Netflix, ci racconta come stanno le cose!

“Vendetta: guerra nell’antimafia”

Qual è la salute della Giustizia italiana? Cosa si sta facendo in Sicilia per contrastare la “Mafia” e “Cosa Nostra”? Come si sanno contrastando i “colletti bianchi” e i tanti complici e prestanome della mafia siciliani che posseggono beni e danari dei quali non sono in grado di dimostrarne la provenienza? Qual è il clima che si è respirato in Sicilia negli ultimi trent’anni, dall’uccisione del giudice Giovanni Falcone prima e del giudice Paolo Borsellino poi? Come si è mossa l’“Antimafia” siciliana in questi trent’anni?

Ce ne parla Netflix con la recente docu-serie TV “Vendetta: guerra nell’antimafia” (2021), realizzata da Ruggero Di Maggio, Davide Gambino, Flaminia Iacoviello, Daniela Volker, Suemay Oram.

Il documentario è estremamente interessante e ci parla dei casi giudiziari che vedono protagonisti tre personaggi molto noti dell’antimafia siciliana: Silvana Saguto, Pino Maniaci e Antonino Ingroia.

Pino Maniaci e Antonino Ingroia

Qual è la correlazione che lega questi tre grandi nomi dell’antimafia siciliana?

Perché gli autori e gli sceneggiatori di questa brillante produzione cinematografica li mettono insieme nella loro narrazione?

Qual è il messaggio che vogliono che arrivi al telespettatore?

Per rispondere a questa domanda servono risposte articolate, difficili e molto complesse che la docu-serie TV “Vendetta: guerra nell’antimafia”, con genialità narrativa, maestria, grande acume osservativo che dimostra imparzialità ed un distacco oggettivo dai fatti narrati frutto di grande professionalità artistica, riesce ad illustrare ai telespettatori.

Da vedere assolutamente! Buona visione!

Silvana Saguto

Post scriptum:

«E da tener presente: l’antimafia come strumento di potere. Che può benissimo accadere anche in un sistema democratico, retorica aiutando e spirito critico mancando.

E ne abbiamo qualche sintomo, qualche avvisaglia. Prendiamo, per esempio, un sindaco che per sentimento o per calcolo cominci ad esibirsi – in interviste televisive e scolastiche, in convegni, conferenze e cortei – come antimafioso: anche se dedicherà tutto il suo tempo a queste esibizioni e non ne troverà mai per occuparsi dei problemi del paese o della città che amministra (che sono tanti, in ogni paese, in ogni città: dall’acqua che manca all’immondizia che abbonda), si può considerare come in una botte di ferro. Magari qualcuno molto timidamente, oserà rimproverargli lo scarso impegno amministrativo; e dal di fuori. Ma dal di dentro, nel consiglio comunale e nel suo partito, chi mai oserà promuovere un voto di sfiducia, un’azione che lo metta in minoranza e ne provochi la sostituzione? Può darsi che, alla fine, qualcuno ci sia: ma correndo il rischio di essere marchiato come mafioso, e con lui tutti quelli che lo seguiranno. Ed è da dire che il senso di questo rischio, di questo pericolo, particolarmente aleggia dentro la Democrazia Cristiana: «et pour cause», come si è tentato prima di spiegare. Questo è un esempio ipotetico.

Ma eccone uno attuale ed effettuato. Lo si trova nel «notiziario straordinario n. 17» (10 settembre 1986) del Consiglio Superiore della Magistratura. Vi si tratta dell’assegnazione del posto di Procuratore della Repubblica a Marsala al dottor Paolo Emanuele Borsellino e dalla motivazione con cui si fa proposta di assegnargliela salta agli occhi questo passo: “Rilevato, per altro, che per quanto concerne i candidati che in ordine di graduatoria precedono il dott. Borsellino, si impongono oggettive valutazioni che conducono a ritenere, sempre in considerazione della specificità del posto da ricoprire e alla conseguente esigenza che il prescelto possegga una specifica e particolarissima competenza professionale nel settore della delinquenza organizzata in generale e di quella di stampo mafioso in particolare, che gli stessi non siano, seppure in misura diversa, in possesso di tali requisiti con la conseguenza che, nonostante la diversa anzianità di carriera, se ne impone il “superamento” da parte del più giovane aspirante”.

Per far carriera. Passo che non si può dire un modello di prosa italiana, ma apprezzabile per certe delicatezze come «la diversa anzianità», che vuoi dire della minore anzianità del dottor Borsellino, e come quel «superamento», (pudicamente messo tra virgolette), che vuoi dire della bocciatura degli altri, più anziani e, per graduatoria, più in diritto di ottenere quel posto. Ed è impagabile la chiosa con cui il relatore interrompe la lettura della proposta, in cui spiega che il dottor Alcamo – che par di capire fosse il primo in graduatoria – è «magistrato di eccellenti doti», e lo si può senz’altro definire come «magistrato gentiluomo», anche perché con schiettezza e lealtà ha riconosciuto una sua lacuna «a lui assolutamente non imputabile»: quella di non essere stato finora incaricato di un processo di mafia. Circostanza «che comunque non può essere trascurata», anche se non si può pretendere che il dottor Alcamo «piatisse l’assegnazione di questo tipo di procedimenti, essendo questo modo di procedere tra l’altro risultato alieno dal suo carattere». E non sappiamo se il dottor Alcamo questi apprezzamenti li abbia quanto più graditi rispetto alta promozione che si aspettava.

I lettori, comunque, prendano atto che nulla vale più, in Sicilia, per far carriera nella magistratura, del prender parte a processi di stampo mafioso. In quanto poi alla definizione di «magistrato gentiluomo», c’è da restare esterrefatti: si vuol forse adombrare che possa esistere un solo magistrato che non lo sia?». (Tratto da: Leonardo Sciascia, “I professionisti dell’antimafia”, Corriere della sera , 10 gennaio 1987).

Leonardo Sciascia

INFO SUL DOCUMENTARIO:

“Vendetta: guerra nell’antimafia” è un documentario scritto, diretto e prodotto da Davide Gambino e Ruggero Di Maggio, con la loro società siciliana Mon Amour Films, in collaborazione con l’inglese Nutopia di Nicola Moody, Jane Root e David Herman.

“Vendetta: guerra nell’antimafia” è il frutto di un lavoro iniziato nel dicembre 2005 e concluso ad inizio 2021, con un accesso senza precedenti ai protagonisti, alle loro famiglie, ai loro team legali, alle aule di tribunali siciliane e ad un vasto archivio e materiale di repertorio. L’intento è quello di offrire un racconto in tempo reale ed un punto di vista oggettivo su una vicenda recente, complessa e ricca di colpi di scena, di verità e bugie.

Racconta le vicende giudiziarie di tre grandi protagonisti dell’antimafia siciliana: Pino Maniaci e Silvana Saguto, con l’aggiunta di Antonino Ingroia che veste i panni dell’avvocato difensore di Maniaci, ma che al contempo deve difendersi giudizialmente dalla grave accusa di peculato per un incarico pubblico ricevuto nel momento in cui ha lasciato la toga di magistrato.

«Entrambi siamo cresciuti nella Palermo post 1992 – raccontano in un’intervista online Davide Gambino e Ruggero Maggio – Una città invasa dall’esercito, da magistrati e giornalisti in prima linea impegnati a combattere Cosa Nostra. Abbiamo osservato la traiettoria antimafia, che abbiamo voluto raccontare attraverso questi due personaggi, uscendo dalla dimensione santi ed eroi. Volevamo raccontare personaggi tridimensionali, per rappresentare una realtà più complessa e sfumata. Abbiamo cercato di spostare lo sguardo. L’imparzialità è una chimera, ma non va confusa con la mancanza di un punto di vista. Non l’avessimo avuto non avremmo potuto raccontare Vendetta. La struttura produttiva ha permesso di suddividere il peso della narrazione fra tante teste, con una moltiplicazione di punti di vista che hanno garantito imparzialità. Nel panorama documentario italiano spesso si tende a una narrazione in cui sguardo è molto definito, il manicheismo è l’approccio centrale, come se si debba prendere una posizione definita per dare senso al film stesso. Grazie a Netflix abbiamo avuto la possibilità di andare in una posizione intermedia, da osservatori con un punto di vista più sotto traccia possibile. Un approccio internazionale, più inedito da noi. Non volevamo né condannare né assolvere i protagonisti, ma ragionare sul tema di cosa sia vero e cosa no. Sono temi rilevanti e universali, relativi a ciò che ci viene raccontato, un’analisi della realtà importante per essere cittadini impegnati e consapevoli.»

Protagonisti della docu-serie sono Pino Maniaci, giornalista e conduttore TV che da oltre 20 anni con la sua emittente siciliana Telejato con sede a Partinico, dove regna la famiglia mafiosa dei Vitale, dà spazio alla lotta alla criminalità organizzata; e Silvana Saguto, oggi ex magistrato del Tribunale di Palermo che, da Presidente della sezione Misure di Prevenzione, è stata per anni uno dei giudici più importanti e in prima linea nella lotta alla mafia siciliana.

Le storie dei due protagonisti si intrecciano quando nel 2013 Pino Maniaci inizia a condurre una serie di inchieste su gravi episodi di corruzione a carico di alcuni rappresentanti della magistratura siciliana, in particolare della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, focalizzandosi proprio su Silvana Saguto. Maniaci accusa l’allora magistrato di aver sequestrato indebitamente dei beni, addebitando compensi eccessivi per la loro amministrazione, e aver portato diverse imprese in bancarotta, con la complicità del marito e di alcuni collaboratori.

Silvana Saguto a sua volta accusa Pino Maniaci di favorire la mafia che lui stesso attaccava dalla sua emittente TV. Nel 2016, la procura di Palermo indaga Pino Maniaci per diffamazione ed estorsione accusandolo di avere usato un “metodo a tenaglia”, intento a denigrare o esaltare, attraverso i suoi servizi TV, mafiosi e politici locali in cambio di pagamenti in denaro. Nello stesso anno, 2016, anche Silvana Saguto viene indagata: a suo carico 39 capi d’accusa tra cui corruzione, abuso d’ufficio e appropriazione indebita. Entrambi si proclamano innocenti. Entrambi credono che l’altro sia colpevole. Entrambi si dichiarano vittime di una vendetta.

Le riprese sono durate, in maniera non continuativa, più di quindici anni, dal 2015 al 2021. In questo modo Vendetta racconta i fatti mentre si svolgono, seguendo l’esperienza dall’intimità dei due protagonisti.

Nell’ottobre del 2020, Silvana Saguto è stata riconosciuta colpevole di corruzione e condannata in primo grado a 8 anni e 6 mesi. Nell’aprile 2021, Pino Maniaci è stato assolto in primo grado dalla condanna di estorsione e condannato per diffamazione ad 1 anno e 5 mesi.

Trama da Netflix Italia:

«Il giornalista Pino Maniaci apre un’inchiesta giornalistica contro il giudice Silvana Saguto per gestione clientelare di beni confiscati alla mafia. Il giudice Silvana Saguto accusa il giornalista Pino Maniaci di appoggiare le famiglie mafiose i cui beni sono stati confiscati. Dov’è la verità?»

“Vendetta: guerra nell’antimafia” su Netflix

https://www.netflix.com/it/title/81399651

Scheda IMDb

https://www.imdb.com/title/tt15311044/

Trailer su YouTube “Vendetta, guerra nell’antimafia” | Trailer Ufficiale | Netflix Italia”

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Concerto: omaggio a 200 tra medici, infermieri e operatori sanitari impegnati in prima linea nell’emergenza Covid dall’Associazione Siciliana Amici della Musica | il 18 ottobre alle 20:45 a Palermo

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The Shirvani sisters

L’Associazione Siciliana Amici della Musica dedica e omaggia a 200 tra medici, infermieri e operatori sanitari impegnati in prima linea nell’emergenza Covid, il concerto inaugurale della rassegna autunnale previsto il 18 ottobre, al Politeama Garibaldi, del duo The Shirvani Sisters.

L’iniziativa è stata fortemente voluta dalla presidente dell’Associazione, Milena Mangalaviti, in sinergia con il commissario straordinario per l’emergenza Covid della Città Metropolitana di Palermo, Renato Costa, “perché – spiega la Mangalaviti – è doveroso ringraziare a nostro modo tutti coloro che in prima persona si sono impegnati durante il periodo di emergenza sanitaria. Questo progetto – continua – rientra in quello che è da sempre lo spirito delle nostre attività: non solo fare musica, ma impegnarci in un più ampio progetto di cultura e integrazione sul territorio”.

Milena Mangalaviti

“Il nostro plauso – afferma il commissario straordinario per l’emergenza Covid Renato Costa – va a tutti coloro che si sono distinti nell’affrontare questa emergenza. Un gesto altamente simbolico che ha il valore di un riconoscimento collettivo a un’intera categoria che ha dimostrato abnegazione, spirito di sacrificio e l’interpretazione del proprio lavoro come una missione”.

La rassegna serale dell’Associazione Siciliana Amici della Musica debutta il 18 ottobre e si conclude, con un concerto natalizio, a dicembre. Tutti i concerti, con inizio alle 20.45, vedono alternarsi nomi di prestigio del panorama classico e giovanissime promesse che hanno già all’attivo importanti premi, riconoscimenti e collaborazioni.

Per il concerto inaugurale The Shirvani sisters, duo violoncello e pianoforte formato dalle sorelle Leila e Sarah, musiciste ricche di talento, entrambe nate a Roma ma di origine anglo-persiana. La maggiore è Leila, classe 1992, violoncellista che si muove con rigore ma senza alcuna inibizione tra il repertorio barocco e quello contemporaneo. Recentemente Leila ha conquistato il grande pubblico raggiungendo popolarità grazie alla partecipazione alla trasmissione su Rai3 “Via dei matti n. 0”condotta da Stefano Bollani. Leila, accompagnata al pianoforte dalla sorella minore Sarah, esegue un programma che spazia da Schumann a Rachmaninov, Debussy, Rossini e De Falla.

INFO E CONTATTI:

Associazione Siciliana Amici della Musica:

https://amicidellamusicapalermo.net/

The Shirvani Sisters:

https://www.facebook.com/The-Shirvani-Sisters-1563831663632594/

Concerti: “Amici della Musica”, al via la rassegna di concerti autunnali ottobre-dicembre 2021 al Politeama Garibaldi di Palermo

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Teatro Politeama Garibaldi Palermo_Ph Giusy Vaccaro

L’Associazione Siciliana Amici della Musica torna al Politeama Garibaldi di Palermo con una rassegna serale che comincia il 18 ottobre 2021 e si conclude con un concerto natalizio in dicembre. Tutti i concerti, con inizio alle 20.45, vedono alternarsi nomi di prestigio del panorama classico e giovanissime promesse che hanno già all’attivo importanti premi, riconoscimenti e collaborazioni.

La rassegna, la cui direzione artistica è di Donatella Sollima, si apre con The Shirvani sisters, duo violoncello e pianoforte formato dalle sorelle Leila e Sarah, musiciste ricche di talento, entrambe nate a Roma ma di origine anglo-persiana. La maggiore è Leila, classe 1992, violoncellista che si muove con rigore ma senza alcuna inibizione tra il repertorio barocco e quello contemporaneo. Recentemente Leila ha conquistato il grande pubblico raggiungendo popolarità grazie alla partecipazione alla trasmissione su Rai3 “Via dei matti n. 0” condotta da Stefano Bollani. Leila, accompagnata al pianoforte dalla sorella minore Sarah, esegue un programma che spazia da Schumann a Rachmaninov, Debussy, Rossini e De Falla.

Donatella Sollima e Milena Mangalaviti__Ph. Roberto Messina

Lunedì 25 ottobre debutta al Politeama l’Ensemble Kinari formato da Azusa Onishi al violino, Gianluca Pirisi al violoncello, Mizuho Ueyama alla viola e Flavia Salemme al pianoforte.

L’ensemble recentemente ha inciso un CD per Brilliant Classics, realizzato con un contributo dell’Associazione Siciliana Amici della Musica e interamente dedicato a musiche del compositore marsalese Eliodoro Sollima. Il programma prevede musiche di Beethoven, Malher e Sollima.

Lunedì 8 novembre il Trio Metamorphosi con Mauro Lo Guercio al violino, Francesco Pepicelli, al violoncello, Angelo Pepicelli al pianoforte, propone il primo dei quattro concerti dedicati all’integrale dei trii di Beethoven. Il concerto del Trio Metamorphosi, formato dai fratelli Pepicelli con il violinista Lo Guercio, insieme a The Shirvani Sisters rientra nel progetto Suoni di famiglia una serie di concerti in cui si esibiscono famiglie di musicisti.

Lunedì 15 novembre, fuori abbonamento, Giovanni Sollima col suo violoncello, in esclusiva per l’Associazione Siciliana Amici della Musica presenta Solo, esecuzione integrale delle Suite per violoncello di Bach, divisa in due set (ore 18,30 – ore 20,45.) Due concerti separati, della durata di circa 70′ ciascuno. Le suite di Bach sono alternate a brani di altri autori di diverse epoche e a composizioni dello stesso Sollima.

Martedì 30 novembre la pianista Valentina Lisitsa, per la prima volta ospite degli Amici della Musica, suona un programma interamente romantico con musiche di Rachmaninoff e Chopin. La pianista ucraina è uno dei fenomeni musicali degli ultimi anni: dotata di un indiscutibile talento musicale, con i suoi quasi 30 mila followers è diventata una regina del web riscuotendo un enorme successo mediatico, col nome di “Queen of Rachmaninov”.

Lunedì 6 dicembre Roberto Prosseda, musicista raffinato e poliedrico, definito “lo Steve Jobs del pianoforte”, presenta il terzo concerto dedicato al l’integrale delle sonate di Mozart.

Lunedì 13 dicembre, grazie alla collaborazione degli Amici della Musica con l’Associazione Musica con le Ali, sono protagoniste sul palco del Politeama due diciottenni, Caterina Isaia al violoncello e Rosamaria Macaluso al pianoforte. Entrambe rappresentano l’eccellenza delle nuove generazioni musicali.

Lunedì 20 dicembre, infine, il Concerto di Natale (fuori abbonamento) con il Sestetto Boccherini – Dario Militano e Teresa Lombardo violini, Clelia Lavenia e Salvatore Randazzo viole, Jascha Parisi e Sunah Choi violoncelli. Il soprano Francesca Adamo è solista nello Stabat Mater di Boccherini.

Concerto degli Amici della Musica di Palermo_Ph. Roberto Messina

INFO:

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Alla Camera dei deputati presentato il libro sull’Effettismo | Vedi il video integrale di presentazione | Roma, lunedì 11 ottobre 2021 ore 10:00

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Alla Camera dei deputati presentato il libro sull’Effettismo

Lunedì 11 ottobre, alle ore 10:00, a Roma, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, in via della Missione 6, ha avuto luogo la presentazione del libro sull’Effettismo, riguardante la prima corrente pittorica italiana sorta in opposizione all’uso smodato della tecnologia digitale nel settore artistico.

Questa a seguire il video integrale della presentazione:

da YouTube

da Facebook Watch:

Il movimento pittorico è stato fondato dal maestro Franco Fragale e promuove il ritorno al cavalletto e al tocco creativo del singolo individuo.

La presentazione è stata promossa dall’Associazione I. XII. XVIII. di cui l’artista effettista Mattia Fiore è socio fondatore.

Il libro Effettismo (Gangemi editore, 108 pagine, di cui 18 di immagini) è articolato sulle storie dei pittori che hanno aderito ai valori della corrente. Gli artisti provengono tutti dal mondo delle professioni. Ci sono filosofi, poeti, attori, scrittori, musicisti, sociologi, ma anche medici, matematici, biologi, architetti, avvocati, giudici e giornalisti. Sulla copertina del libro spicca “La Quercia d’oro”, capolavoro del maestro Franco Fragale.

Alla presentazione hanno partecipato: Francesca Romana Fragale, leader dell’Effettismo, Mattia Fiore, Vincenzo Diomaiuta, segretario dell’associazione I. XII. XVIII. e Daniela di Bitonto, attrice e pittrice.

«Nei momenti di crisi, l’arte è la risposta. Gli effettisti credono nel futuro, nella libera ispirazione, nell’estro individuale e combattono l’omologazione all’interno del mondo dell’arte», ha spiegato Francesca Romana Fragale.

INFO E CONTATTI:

Effettismo corrente pittorica di Francesca Romana Fragale

https://www.associazionefuturosostenibile.org/

https://www.facebook.com/Effettismo.di.Francesca.Romana.Fragale

francescarfragale@icloud.com

Gruppo Facebook” Amici dell’Effettismo”

https://www.facebook.com/groups/514714896092611

Francesca Romana Fragale

https://www.facebook.com/fra.ntastik.73

https://aiam.it/fragale-francesca-romana/

https://www.facebook.com/Effettismo.di.Francesca.Romana.Fragale

Siri Bhajan Kaur ci presenta “Viaggi astrali nell’Ankh” Edizioni Rupe Mutevole | INTERVISTA

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Siri Bhajan Kaur

‘Viaggi Astrali nell’Ankh’ è un libro sterminato. Non perché sia voluminoso, ma perché è un viaggio di conoscenza e consapevolezza, le due sterminate qualità dell’Essere. E sterminati sono i contenuti sovrasensibili di questo libro, al punto che sterminate sarebbero le domande da porre all’autrice circa il suo viaggio di elevazione e scoperta finale della Chiave della Vita.

Ma questo non è un libro propriamente iniziatico, è anche un’opera che prende per mano e conduce a librarsi in un Oltre ormai sconosciuto a molti umani di quest’era.

Chiedo a Siri, l’autrice: com’è la qualità interiore di librarsi che Lei ha vissuto?  E com’è la condizione esistenziale dell’Essere che ha conosciuto il volo di Conoscenza e Consapevolezza totale?

L’esperienza che ho vissuto nell’entrare profondamente nello spazio interiore, attraverso i miei viaggi astrali, è stata fonte di immensa gioia, generando quella leggerezza che conduce alla “chiara Verità”. L’apertura alla Conoscenza e alla Consapevolezza avviene in modo naturale, non attraverso una forzatura o un attaccamento, ma per mezzo dell’elevazione alle alte frequenze, interconnettendoci con uno stato di Fiducia Assoluta, Amore e abbandono. Le condensazioni energetiche ancorate nella materia perdono forma, si tratta di una condizione interiore che ci guida dentro uno spazio immenso che ognuno di noi può contattare, nessuno escluso. La “chiara Verità” risulta quindi manifestarsi come condizione essenziale dell’Essere di colui o colei che ha contattato tali conoscenze e consapevolezze.

Il passaggio successivo sarà essere la Conoscenza e la Consapevolezza Globale.

Siri Bhajan Kaur

La piramide di Cheope è l’inizio di tutto: da lì parte il Suo viaggio nell’Ankh, in uno spazio-tempo diverso da quello esistenziale, affiancata, guidata e istruita da Entità. L’Ankh è una dimensione entro cui si esprimono le Leggi Universali?

L’Ankh è una Chiave, la Chiave della Vita, appunto. Essa guida alla consapevolezza e alla comprensione delle Leggi Universali perché essa stessa ne è espressione e quindi rivelazione della Vita stessa. In essa, le Leggi dell’Esistenza si manifestano, prendendo forma, esprimendosi con estrema chiarezza e fluidità.

Attraverso un’attenta lettura del libro si potranno comprendere quei passaggi indispensabili, legati alle Leggi Universali, che la vita chiama ognuno di noi ad affrontare per passare alle Dimensioni di Coscienza successive.

La conoscenza esoterica e sovrasensibile degli antichi egizi si esprimeva attraverso la simbologia  numerica, astronomica e mistica. Tale simbologia, ampiamente rivelata nel suo libro, era anche una via per comprendere la Chiave della Vita e per ottenere la Consapevolezza Totale?

L’Ankh è quella chiave che può condurre ognuno di noi alla Consapevolezza Globale e quindi anche al ricordo antico, alla comprensione della nostra incarnazione di oggi sulla Terra. Essa stessa è un “contenitore” che racchiude in sé anche l’antica simbologia egizia, intesa soprattutto come Grande Saggezza.

Nel suo viaggio Lei ha vissuto un’esperienza magica e unica, anche attraverso quelle che le sono state rivelate come le dieci dimensioni di Coscienza. Queste dimensioni sono evoluzioni dell’Anima verso la Completezza?

I passaggi da dimensione a dimensione, fino ad arrivare quindi alla decima, guidano l’Essere verso la fusione di corpo e mente, nel riconnetterlo quindi alla Fonte per portarlo poi a fondersi nuovamente in Essa.  …un bel meritato ritorno a “Casa”, direi!

Lungo il Suo viaggio nell’Ankh la Sua percezione dello spazio-tempo si è modificata. A cosa conduce? E dove condurrebbe l’umano di questo tempo se potesse percorrere il Suo stesso viaggio?

È risaputo che viaggiare aiuta ad aprire, a crescere, a sperimentare. Questo avviene, seppure in maniera diversa e meno ovvia, anche nei viaggi astrali.

Con l’abbattimento dei condizionamenti e degli schemi della mente la vita inizia a manifestarsi in modo più fluido. Le distanze spazio-temporali perdono rigidità, antiche conoscenze e lontani ricordi riaffiorano in modo naturale nel tempo presente, spazio e tempo modificano sostanzialmente la loro schematicità.

Questo può condurre a molto, sia per noi stessi che per la società in cui viviamo. Nel tempo presente infatti parecchio viene chiesto, ovvero una profonda presa di consapevolezza nel nostro non identificarci nelle rigidità di mente e corpo, in un’espansione di fluidità nello spazio-tempo per giungere a una significante Evoluzione. La Visione diventa allora più ampia, ed è un po’ come togliersi i paraocchi. Antichi ricordi di chi eravamo iniziano a riaffiorare in maniera naturale, le conoscenze di allora tornano a far parte di noi. Tutto questo  in funzione del reale fatto che spazio e tempo in altre dimensioni non esistono.

Siri Bhajan Kaur

Il Libro:

Siri Bhajan Kaur, “Viaggi astrali nell’Ankh”, Rupe Mutevole ed., 2021

https://www.rupemutevole.com/shop-online/productidn/969560/viaggi-astrali-nell’ankh-di-siri-bhajan-kaur

Siri Bhajan Kaur, “Viaggi astrali nell’Ankh”, Rupe Mutevole ed., 2021

CONTATTI AUTRICE:

Maestra Siri

(Operatore Olistico, Maestro Yoga e Arti Evolutive Interiori)

siri.iltempiodellanima@gmail.com

https://www.facebook.com/Siri.ilTempiodellAnima

CONTATTI EDITORE:

www.rupemutevole.com

Teatro: «Stasera mi butto» in scena a Palermo il 20 e 21 novembre 2021 | Commedia di Patrizio Pacioni con la regia di Giancarlo Fares

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In scena a Palermo la nuova commedia scritta da Patrizio Pacioni e prodotta da Ombre di Platone con la regia di Giancarlo Fares e l’interpretazione di Mario Zamma, Alessia Fabiani e Salvo Buccafusca.

Dopo il successo del debutto estivo in anteprima nazionale a Roma Villa Massimo, «Stasera mi butto» il 20 e 21 novembre sarà al Teatro Colosseum di Palermo.

Esasperato dalla bruciante ingiustizia sportiva consumata in diretta tv nell’ultima giornata del campionato di calcio, Leonida, impiegato comunale con un divorzio alle spalle e una nuova e giovane compagna con la quale non sa decidersi a iniziare un rapporto più solido e continuativo, sale sul terrazzo del palazzo in cui abita e, in bilico sul muretto di recinzione, minaccia di gettarsi nel vuoto se non sarà disposta l’immediata ripetizione della partita in questione: una situazione paradossale che costituisce lo spunto e l’innesco di una graffiante satira di costume. Un riflettore puntato, tra ironia e dramma, oltreché sulla crescente invadenza esercitata dai media, anche e soprattutto sull’ambiguità, la fragilità e la sostanziale insicurezza che affliggono i rapporti interpersonali di questo primo scorcio di terzo millennio.

In una rutilante girandola di battute velenose e sapidi dialoghi, alternati a momenti di profonda riflessione e situazioni cariche di grande pathos, si dipana, attraverso la narrazione di una protesta tanto ardimentosa quanto irrazionale, la rivisitazione di un rapporto sentimentale esaurito ma non ancora  completamente estinto.

Una grande prova attoriale che trova in Mario Zamma il catalizzatore del comico e del tragico, in Alessia Fabiani l’affascinante e spiazzante incarnazione dell’eterno femminino e in Salvo Buccafusca la consueta nitidezza  nell’interpretazione di personaggi che richiamano le grandi maschere della commedia cinematografica italiana del dopoguerra.

Lo spettacolo ha durata di ca. 75 minuti senza intervallo.

ASSOCIAZIONE LE OMBRE DI PLATONE

Via Pellaro,39 – 00178 Roma.

https://www.facebook.com/OmbrediPlatone

MOSTRA FOTOGRAFICA “AFGHANA” DI LAURA SALVINELLI: IL VOLTO DELLE DONNE AFGHANE DEL CENTRO DI MATERNITÀ DI EMERGENCY AD ANABAH IN PANSHIR

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MOSTRA FOTOGRAFICA “AFGHANA” DI LAURA SALVINELLI

MOSTRA FOTOGRAFICA “AFGHANA” DI LAURA SALVINELLI: IL VOLTO DELLE DONNE AFGHANE DEL CENTRO DI MATERNITÀ DI EMERGENCY AD ANABAH IN PANSHIR | ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA DAL 14 AL 24 OTTOBRE ALL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

Laura Salvinelli photographer

«In questo lavoro c’è tutto il mio amore e impegno per l’Afghanistan e per le donne – ha dichiarato la fotografa di guerra Laura Salvinelli –  Ho combattuto sia lì per fotografare le donne che qui per far accettare le foto del parto, perché violano i tabù sul corpo reale delle donne e sul sangue della vita.»

La mostra “AFGHANA. Reportage dal Centro di maternità di EMERGENCY nella Valle del Panjshir” sarà esposta all’Auditorium per la Festa del Cinema di Roma dal 14 al 24 ottobre 2021. La mostra avrà anche il Catalogo Treccani.

Centro di maternità, sala operatoria, la Coordinatrice medica Monika Pernjakovic (destra) e la ginecologa Keren Picucci (sinistra), 2019.
“Sono stata più a lungo un’infermiera che un essere umano! Scherzi a parte, sono infermiera da 35 anni, e ne ho 48. Sono di Belgrado e ho lasciato il mio Paese nel 2011 per lavorare con le organizzazioni umanitarie. Ho una figlia di 22 anni, ho aspettato che fosse grande abbastanza prima di partire, e l’ho fatto innanzitutto per motivi economici: la guerra ci ha lasciati in condizioni penose. Fra lo staff di EMERGENCY c’è una piccola comunità di serbi perché la scuola per infermieri in Jugoslavia era ottima, e purtroppo abbiamo anche molta pratica in chirurgia di guerra. Amo questo lavoro soprattutto per questo staff! Qui ho più di 700 amici, 500 in Panjshir e 200 a Kabul, che mi fanno sentire un’infermiera afghana.” Monika Pernjakovic
“Sono fortunata. Innanzitutto, dovrei pagare io EMERGENCY perché manco se avessi lavorato per 50 anni in Italia avrei visto quello che vedo qui, dove come medici veniamo messi molto alla prova. Siamo ripagati dal miracolo della guarigione, che ha un effetto di riverbero sotto forma di enorme speranza e positività per chi lavora per la salute ed aiuta ad andare avanti. Per di più nell’ostetricia c’è un elemento gioioso: alla fine della giornata ho visto nascere tanti bambini sani, perché, grazie al cielo, la maggior parte sta bene, e allora di cosa dovrei lamentarmi?” Keren Picucci

ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA IL VOLTO DELLE DONNE AFGHANE DEL CENTRO DI MATERNITÀ DI EMERGENCY AD ANABAH IN PANSHIR. NELLA MOSTRA FOTOGRAFICA “AFGHANA” DI LAURA SALVINELLI. DAL 14 AL 24 OTTOBRE ALL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA

Alla Festa del Cinema di Roma, in programma a Roma dal 14 al 24 ottobre, ci sarà spazio anche per raccontare le storie e i volti delle donne in Afghanistan. La mostra “AFGHANA della fotografa LAURA SALVINELLI, realizzata nel Centro di Maternità di EMERGENCY in Panjshir sarà esposta nel foyer dell’Auditorium Parco della Musica dal 14 al 24 ottobre con apertura dalle ore 10.00 alle ore 18.00.

Gli scatti raccontano la storia delle dottoresse, delle infermiere e delle pazienti che partoriscono nel centro di EMERGENCY dedicato alla maternità. Nel viaggio fotografico si incontra il viso sorridente di Zarghona che ha dato alla luce il primo figlio maschio, Kemeya alle prese con il suo quinto cesareo, le donne nomadi Kuchi durante uno dei loro passaggi stagionali nella Valle. E ancora Asuda che, grazie al Centro di maternità di EMERGENCY, ha potuto studiare e formarsi per diventare ostetrica; Marja, che ha iniziato a lavorare in Afghanistan con EMERGENCY nel 1999; Monika e Keren, medical coordinator e ginecologa, che esprimono tutta la loro felicità per i tanti bambini che hanno visto nascere.

Il reportage sul Centro di maternità ad Anabah nella Valle del Panjshir è stato per me come un ritorno a ‘casa’ – racconta la fotografa Laura Salvinelli‘Casa’ è per me l’Afghanistan, luogo della mia anima e ‘casa’ è l’impegno di EMERGENCY contro la guerra e in difesa dei diritti umani. Ho lavorato in un mondo in cui fotografare le donne è un tabù e mi sono caricata del ruolo dell’elefante in un negozio di cristalli. Ho combattuto per mostrare nel nostro mondo le foto del parto, che violano un altro tabù, quello del sangue della vita e del corpo reale delle donne. Mi sono posta in continuazione la domanda di tutti i fotografi: se sia giusto entrare nell’intimità degli altri. Credo che la risposta, sempre diversa, dipenda da perché e da come si fa – l’importante è che quella domanda lavori sempre dentro di noi.”

La macchina con cui Gino Strada è arrivato in Panjshir nel 1999, 2019.
“L’Afghanistan è un pezzo importante della storia di EMERGENCY, ma dopo 20 anni di lavoro anche EMERGENCY è diventata parte integrante della storia del Paese.” Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY
EMERGENCY è entrata per la prima volta nella Valle del Panjshir nel 1999, durante il conflitto tra i talebani e l’Alleanza del Nord. La valle, situata a 200 chilometri a nord di Kabul, era e rimane di difficile accesso. In quel periodo c’erano poche infrastrutture, mancavano strade, rete elettrica, rete idrica e fognaria. Circa 200.000 persone vivevano di agricoltura di sussistenza e di pastorizia. Inoltre, una nuova offensiva talebana aveva portato altri 50.000 sfollati nella regione.
La prima azione fu aprire un Centro chirurgico per vittime di guerra ad Anabah. Allo stesso tempo fu creata una rete di Posti di primo soccorso e Centri sanitari di base per raggiungere le aree più inaccessibili, garantire cure primarie in maniera capillare e il trasporto dei feriti all’ospedale.
Nel 2003 accanto a quello chirurgico, apre il Centro di maternità, ancora oggi l’unica struttura specializzata e gratuita della zona.

In Afghanistan la mortalità materna è 99 volte più alta di quella registrata in Italia e il tasso di mortalità infantile 47 volte più alto: una donna su 14 muore per complicazioni legate alla gravidanza, mentre un bambino su 18 muore prima di compiere i 5 anni. Ciò anche a causa della difficoltà di accesso alle cure mediche dovuta all’insicurezza del conflitto, alle resistenze della famiglia motivate da tabù culturali e religiosi, ai costi da sostenere e alle distanze da percorrere.

L’Afghanistan è un pezzo importante della storia di EMERGENCY, ma dopo 20 anni di lavoro anche EMERGENCY è diventata parte integrante della storia del Paese”, ricorda Rossella Miccio, presidente della ONG che lavora in Afghanistan dal 1999.

Nel 2003, accanto al Centro chirurgico del Panjshir, EMERGENCY ha aperto le porte del Centro di maternità, ancora oggi l’unica struttura specializzata e gratuita della zona che permette alle donne la formazione necessaria per diventare infermiere, ginecologhe, ostetriche e garantisce alla popolazione femminile di partorire in un ospedale sicuro, un’oasi protetta in cui gli uomini non hanno accesso, e che diventa sia per le pazienti che per lo staff un luogo dove prendersi cura di loro stesse.  Qui sono oltre 7 mila i parti effettuati ogni anno: da quando è entrato in funzione, nel giugno 2003, al dicembre del 2020 nel Centro sono state ricoverate più di 86 mila donne e sono stati fatti nascere più di 65 mila bambini.

L’ingresso alla mostra sarà libero tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 18.00, mentre dalle 18.00 fino alla fine delle proiezioni si potrà accedere solo se muniti del biglietto per la visione dei film che è possibile acquistare su www.romacinemafest.it. In ogni caso sarà necessario esibire Green Pass valido, secondo le vigenti norme anti Covid-19.

Centro di maternità, sala post-partum, 2019. Zarghona, 20 anni, è felicissima perché il suo primo figlio è maschio. Non è mai andata a scuola. Il suo matrimonio è stato organizzato dai genitori. Suo marito ha 21 anni, è un poliziotto.
Le donne che si rivolgono al Centro di maternità di Anabah si trovano in uno spazio per sole donne dove gli uomini non sono ammessi, cosa che offre loro un periodo di pausa dalle norme sociali che regolano il comportamento delle donne in una sfera pubblica interamente maschile. Inoltre, Il divieto totale di portare armi all’interno delle strutture ospedaliere di EMERGENCY ha un effetto rilassante su tutte le pazienti.
“Qui è pulito e le ostetriche rimangono con le pazienti e le controllano tutto il tempo.” Donna di Kapisa
“Negli ospedali privati dobbiamo comprare tutto, dalle medicine al cibo, qui è tutto gratuito.” Donna di Kabul

LAURA SALVINELLI, fotografa, definisce “Reportrait” il suo lavoro che fonde l’empatia senza tempo del ritratto all’urgenza del reportage umanitario. Ritrattista di attori e musicisti fin dal 1982, amante dei viaggi in Oriente, per lei l’11 settembre 2001 rappresenta una svolta: il desiderio a lungo covato di porre l’estetica a servizio dell’etica, mettendosi a disposizione del mondo umanitario, non è più procrastinabile. Appena può parte per l’Afghanistan e realizza reportage – di cui spesso cura anche i testi – dall’Asia e dall’Africa, collaborando con diverse organizzazioni umanitarie.

CONTATTI LAURA SALVINELLI:

http://www.laurasalvinelli.com/

https://www.instagram.com/laurasalvinelli.photographer/

https://www.facebook.com/laura.salvinelli.50

https://www.linkedin.com/in/laura-salvinelli-93b63270/

Centro di maternità, sala operatoria, parto cesareo della figlia di Vida, 28 anni, 2019. È il quarto cesareo di Vida.
Un istante di gioia: io e te
insieme sotto il pergolato.
Due figure e due volti
ma un’anima sola:
io e te.
Rūmī

EMERGENCY attualmente è presente in Afghanistan con due Centri chirurgici per vittime di guerra nelle località di Kabul e Lashkar-gah, un Centro chirurgico e pediatrico, un Centro di maternità ad Anabah, nella Valle del Panjshir, e una rete di 44 Posti di primo soccorso e Centri sanitari. Nei primi sette mesi del 2021, i suoi ospedali hanno già ricoverato 3.561 pazienti vittime di guerra con un aumento del 166% rispetto al 2011, quando la guerra era già in corso da 10 anni.

EMERGENCY ONG Onlus

è un’associazione italiana indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Da allora EMERGENCY ha curato oltre 11 milioni di persone, una ogni minuto. EMERGENCY promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Il lavoro di EMERGENCY è possibile grazie al contributo di privati cittadini, aziende, fondazioni, enti internazionali e alcuni dei governi dei Paesi dove lavoriamo, che hanno deciso di sostenere il nostro intervento. Per sostenere il lavoro di EMERGENCY e offrire cure gratuite e di qualità a chi ne ha bisogno:

https://sostieni.emergency.it/

Centro di maternità, sala operatoria, parto cesareo, 2019.
Sei nato con un potenziale
sei nato con la bontà e la fiducia.
Sei nato con ideali e sogni.
Sei nato con la grandezza. Sei nato con le ali.
Non sei stato concepito per strisciare,
quindi non farlo.
Hai le ali. Impara ad usarle e volare.
Rūmī

 

FABRIZIO SPATARO, artista impressionista figurativo – INTERVISTA

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“…quello che m’importa e far vedere, osservare, sentire e ricevere qualcosa con la mia arte, non semplicemente guardare…”

-Buongiorno Fabrizio e grazie per concedere ai nostri lettori il tuo tempo per farti conoscere un po’ di più. Chi è Fabrizio Spataro nella vita di tutti i giorni, descrivici un breve profilo di te come uomo e artista.
Buongiorno Monica grazie a te per avermi dedicato questo spazio nel tuo giornale. Mi chiamo Fabrizio Spataro ho 42 anni e vivo a Torino, faccio il pittore di professione, quando non sono immerso tra i colori, tele e pennelli dedico la mia vita a i miei svaghi. Mi piace leggere, guardare film, stare a contatto con la natura, pensare e meditare sulla vita e oltre.
-Quando ha avuto inizio il tuo percorso artistico. Come e quando nasce quindi la tua passione per l’arte? Parlaci un po’ come hai iniziato.
Ho sempre disegnato fin dalla piccola età, ma credo sia nata una vera e propria passione per la pittura dopo essere stato ad Amsterdam al museo Van Gogh avevo 24 anni. È capitato quasi per caso, (anche se il caso non esiste), tornati dal quel viaggio un amico cercava un pittore per farsi fare una riproduzione di un quadro già esistente , ma gli risultò difficile trovarlo perché lavoravano già tutti con le proprie opere, e li mi proposi io di farglielo, quindi mi misi a studiare questa bellissima arte e iniziai a dipingere con le tempere. Dopo qualche prova, feci il dipinto per il mio amico, rimase molto contento anche perché era un quadro molto complesso, si trattava di fare “La Creazione Di Adamo “ma credo di aver fatto un ottimo lavoro.
-Cosa ti ha portato a dipingere figurativo?
Penso sia dovuto dal fatto di essere sempre stato affascinato dalla bellezza della forma, avuto sempre un forte impatto su di me, quando vedevo qualcosa che mi colpiva mi veniva sempre voglia di riprodurla. Riprodurre per esempio un volto, coglierne l’espressione, renderlo reale fino a dargli un’anima, vedere quei occhi vivi per mezzo del colore, è un esperienza ineffabile.
-Le tue opere sono strettamente legate ai tuoi pensieri, al tuo Io interiore, come accade spesso per gli artisti?
Si, è tutto collegato, l’ispirazione arriva proprio dall’interno, e l’interno viene ispirato da qualcosa di superiore a me fino ad arrivare nei miei pensieri. Quando il pensiero diventa molto nitido e sento dentro come un senso di eccitazione, li è il momento di riportare tutto su tela.
-Quali figure dentro e fuori il mondo artistico, hanno influenzato maggiormente il tuo percorso fino ad oggi?
Credo sia stato influenzato a livello inconscio da mia nonna, quando avevo circa 18 anni mi disse che dovevo fare il pittore nonostante non avessi ancora iniziato a dipingere. Io subito non credetti a quella frase ma nel corso del tempo si insinuò sempre di più nella mia mente fino a quando sono riuscito a realizzarlo. Nel mondo artistico sono sempre rimasto affascinato dalla pittura rinascimentale e impressionistica, mi colpirono maggiormente i dipinti di Rembrandt, me li sognavo alla notte, la sua pittura mi influenzo molto.
-Il tuo linguaggio pittorico si fonda su una combinazione di modelli figuratici, colori e chiaroscuro che fanno emergere l’emotività e il mondo interiore di te come artista. Cosa provi mentre dipingi, e come arrivi a pensare una tua opera, è soltanto uno stato emozionale emotivo o vai al di là dell’interpretazione?
Provo un senso annullamento totale dal mondo esteriore, sento delle tensioni interne che mi portano a scavare sempre di più dentro di me, e come se fossi da un’altra parte, sono talmente teso e concentrato che quando sento lo squillo del telefono salto dalla sedia ahaahaa. L’idea di un’opera mi viene dall’intuito in un momento di rilassamento della mente, quando non penso a niente, può arrivare in qualsiasi momento, l’idea colpisce il mio cuore, e li è il momento di realizzarlo. l’importante e tenere sempre aperto il canale dell’ispirazione, e di cose da creare saranno a migliaia.
-Qual’è il tuo rapporto coi soggetti che illustri?
Cerco sempre di entrare in un rapporto confidenziale ed empatico al fine di poter ritratte il soggetto al meglio delle mie capacità, è un rapporto intimo bisogna imparare a sentirli.
-Sei un pittore estroverso, poliedrico, i tuoi dipinti oli su tela, tempere, acquarelli, grafiche, bianco e nero, evidenziano un procedimento pittorico innovativo e originale, basato sulla sintetica composizione degli elementi che sono a volte ritratti a volte paesaggi con macchie di colore accostate secondo un sottile equilibrio di accordi tonali. Cosa ti stimola di più a dipingere, un ritratto o creare un’opera che sia frutto della tua immaginazione?
In questo periodo sono molto stimolato da ritratti, paesaggi e nature morte mi piace dipingere scene della mia vita e modelli di personaggi che mi ispirano molto. Sono attratto anche dall’idea di fare dipinti che siano frutto della mia fantasia, mi tengo aperto a tutto e al cambiamento totale delle mie opere, fa parte di un percorso artistico evolutivo, cambia l’impronta pittorica , l’uso del colore, i soggetti, le figure e il modo di ispirarsi e creare.
-La tua arte contiene prove della realtà non sempre visibile, cosa intendi e cosa ti spinge a creare opere di questo genere?
Dipende cosa si crede per realtà, in realtà la realtà è illusione, scusate il gioco di parole. Sono arrivato a conoscenza di questa realtà che ho fatto molto fatica ad integrare in me e accettarla, sono spinto a dipingerla per dare questo messaggio, nonostante sia difficile da comprendere mentalmente, l’osservatore può comprenderla solo semplicemente contemplando l’opera non serve spiegarla bisogna solo osservarla.
-Cos’è l’arte per te?
L’arte è creazione e talento, è il mezzo dove Dio può esprimersi attraverso l’essere umano.
-Cosa pensi dell’arte concettuale?
Che è un arte dove si esprime con dei concetti, ma sono molto legati all’intelletto dell’essere umano, non c’è il cuore e non c’è il talento, ne tantomeno impegno. Non riesco a classificarle opere d’arte.
-Il 2020 ha portato un enorme stravolgimento nel sistema dell’arte, con approcci differenti anche attraverso i social, comunicando senza dubbio in maniera diversa ciò che l’artista vuole trasmettere. Cosa ne pensi di questo? Sei riuscito in qualche maniera far conoscere Fabrizio Spataro, in special modo far comprendere la tua pittura come comunicazione immediata ed espressiva?
Penso che il 2020 abbia portato un cambiamento su ogni settore della nostra vita, è il mondo a chiederci di fare questo cambiamento soprattutto a livello interno, di conseguenza cambierà anche l’arte e il modo di esprimerci, se riusciamo a prendere tutto questo con saggezza sarà una crescita interiore dove ci evolveremo sempre di più, l’arte diventerà sempre più profonda e direzionata sempre di più all’interno di noi. Ho già iniziato a dipingere cose di cui ho sentito di dover esprimere, eccetto qualcuno è difficile farla comprendere. I social sono un mezzo molto potente per farsi conoscere, personalmente si, sono riuscito a farmi conoscere ma ho ancora molto da lavorarci, se viene usato correttamente senza farsi influenzare dalla miriade di informazioni che ne deriva può essere uno strumento molto valido per un artista.
-Cosa provi nel dipingere e quindi esprimere te stesso?
Sento una forte energia che mi carica prima di iniziare che viene dosata man mano che dipingo fino a quando non esprimo completamente me stesso con tonalità, forme, e movimenti delle pennellate non riesco a staccarmene, dopo sono completamente svuotato e soddisfatto.
-Gli elementi che arricchiscono i tuoi dipinti richiamano alcuni aspetti della vita quotidiana e non, è questa un’esigenza vera o è più una banale rifarsi a precedenti modelli pittorici?
È una esigenza vera, mi piace raccontare di me facendo vedere all’osservatore i luoghi dove ho vissuto, le cose che mi hanno colpito, e dando significato a tutto ciò che dipingo come testimonianza della vita che fa da maestra e portatrice di innumerevoli messaggi, a volte si possono scorgere dei miracoli, perché non dipingerli?
-Sei stato premiato diverse volte e hai esposto in Gallerie importanti, sei un pittore impressionista figurativo ad alti livelli, cosa si prova nel vedere che le persone si emozionano davanti ai tuoi capolavori esposti?
Dà un immensa gioia, tutti i sacrifici sono dimenticati è come vedere qualcosa che nato nel mondo, in quel momento si può dire “l’opera è compiuta”.
-Cosa pensi possa colpire nell’immaginazione della gente il contemplare i tuoi dipinti, e cosa cerchi di suscitare con le tue opere?
Un mondo nuovo, un nuovo mondo che arriva dall’essenza uno scorcio di realtà che può essere percepita solo dalla parte più sottile della gente che conduce al cuore.
-Un artista pensa sempre di non essere mai arrivato come carriera artistica, ha sempre da imparare e non si sente mai soddisfatto dei propri lavori. Cosa non ti piace di te, se esiste, del tuo fare arte?
Credo che non si possa realmente mai arrivare, l’arte è qualcosa di infinito, la creatività è infinita, non arriverò mai a dire “ho creato tutto”, non c’è più niente da creare e da esprimere, oppure “più di così non posso imparare e migliorare”. Sono molto critico con me stesso, esigo sempre di più, non mi piace molto questo aspetto perché non posso raggiungere in poco tempo certi aspetti di me e di questo mondo, c’è molto da lavorare e bisogna darsi il tempo necessario per sciogliere tutti nodi e affrontare le ombre.
-Tecnicamente come inizi un’opera? Hai un metodo ben preciso?
Si certo, c’è una preparazione della tela con il gesso, poi do  un fondo bianco per dar lucentezza ai colori, si crea il disegno o posso iniziare anche direttamente con il colore, dipende da come mi sento, guardo un immagine di riferimento e inizio a dargli forma con colori di base, e così vado avanti entrando sempre di più nei particolari del soggetto e creando armonie di colori.
-L’immaginazione, la realtà, la metafisica, c’è una poetica precisa nelle tue opere?
Sì, la si può sentire, è qualcosa che trascendentale che oltre me come individuo e come pensiero, c’è una magia che squarcia la realtà che ti fa percepire l’illusione il sogno. Faccio realismo per poterne smascherare l’inganno.
-Secondo te, sia dal punto di vista personale che artistico, quale pensi sia la funzione o il compito dell’arte nella nostra società, complessa e confusa?
Credo che debba esprimere i tempi che viviamo con la sua complessità per far fiorire all’interno delle persone un’intuizione anche a livello profondo, inconscio direi, un po’ di chiarezza e semplicità. Vivere è così semplice ma hanno reso tutto molto complesso a tal punto che le persone hanno creduto che sia così. L’Artista e chiamato come per vocazione a dare il suo contributo per mezzo della sua Arte a migliorare la società. Mi piace pensare e ne sono sempre più consapevole che L’arte della pittura come scriveva Yogananda Paramahansa è Un’arte Divina, e che debba servire a esprimere Il divino che in noi.
-Esiste un evento speciale o un aspetto della tua vita che ti piacerebbe condividere con i nostri lettori, un qualcosa che abbia modificato il tuo modo di creare o di guardare l’arte?
Ci sono stati più eventi speciali, tutto è capitato in linea con la mia consapevolezza, più maturava in me l’idea di fare Arte e più capitavano eventi che mi guidavano a creare ed esprimere me stesso. Un evento che ricordo, è il momento esatto in cui ho percepito il colore in modo diverso, fino a quel momento si può dire che coglievo ben poco, poi tutto è stato chiaro, vedevo ogni piccola sfumatura intorno a me in maniera nitida, come se avessi messo in moto dei circuiti della mia mente che prima erano addormentati.
-Con Torino, la tua Città, si è abituati al bello, dagli straordinari palazzi in stile liberty e barocchi, ai capolavori storici come l’Autoritratto a Sanguigna di Leonardo da Vinci, conservato alla Biblioteca Reale, alla Mole Antonelliana, sede del famoso Museo Nazionale del Cinema di Torino, al Museo Egizio, il più importante al mondo dopo il Cairo, dalle Residenze Reali, la GAM, il Museo d’Arte Contemporanea e del Castello di Rivoli ecc., un panorama artistico sconfinato da scoprire e da vivere. La tua Città quindi offre molteplici opportunità di vedere e ammirare capolavori di un livello inestimabile, in cui non si contano occasioni di confronto tra le forme più diverse di espressione artistica, dall’arte alla musica, dal cinema alla fotografia. So che avevi in programma un evento che ti vedeva protagonista con dei tuoi dipinti che rappresentano la storia del Cinema in un Museo, ce ne vuoi parlare? Cosa pensi di fare quindi in futuro?
Sì, avevo maturato l’idea già tanti anni fa di produrre delle tavole che raccontassero la storia cinematografica, cioè una tavola per ogni film dipingendone le varie scene, poi tutto è stato accantonato, ripresi molti anni dopo questa idea e ho iniziato a produrne alcune partendo dal primo film della storia (l’uscita dalla fabbrica dei fratelli Lumière) il progetto era quello di donarli al museo del cinema situato a Torino dentro la Mole Antonelliana in modo da ampliarne la storia e la cultura per mezzo della pittura e attrarre sempre più visitatori, e rivalutare la mia città a livello artistico. È un progetto molto impegnativo che richiederà molto tempo, mi auguro che si realizzi, sono sempre positivo per il futuro del mondo dell’arte.
-Che messaggio vuoi diffondere attraverso le tue opere? Tra questi ce n’è uno che tieni in maniera particolare e, se sì, perché?
Sicuramente un messaggio di verità. Non è che io abbia la verità assoluta, ancora devo lavorarci molto, e forse ci vorranno più vite per arrivarci. Ma posso raccontare qualcosa per esperienza che da inizio alla verità o perlomeno qualcosa che conferma l’illusione della vita di quanto sia un sogno dove noi siamo chiamati a interpretare un ruolo come esattamente fa un attore in un film. Tengo molto a questo perché sono più che sicuro che potrebbe far scattare qualcosa all’interno delle persone, un modo di vedere l’esistenza da un’altra angolazione. Tengo a dire che le mie esperienze personali le ho messe a confronto con grandi maestri di vita e filosofi che hanno camminato su questa terra dove ho potuto confermare la veridicità di ciò che ho vissuto. Nella mia pittura voglio riportare questo messaggio, che non è altro che un messaggio di Libertà.
-Come definiresti la tua arte? Quanto incidono la quotidianità e l’attualità nei tuoi progetti finali?
La definirei un arte trascendentale, può sembrare una definizione complessa e spocchiosa ma in realtà è molto sempliciotta. Semplicemente cerco di andare oltre l’illusione della forma, per dare testimonianza alla realtà della non forma. Incide molto nella mia vita ciò che faccio, mi prende tutto il tempo, sono sempre a servizio anche se a volte esagero  e dovrei fermarmi per riorganizzare le idee, lavoro freneticamente quando sono ispirato. In futuro cercherò di portare avanti i miei progetti con più leggerezza, cercando di fluire nella vita e di fare solo ciò che essenziale.
-I tuoi lettori o i tuoi fans dove ti possono seguire e vedere le tue straordinarie opere?
Sono su vari Social network, su Facebook possono trovarmi come fabriziospataroarte.
Su Instagram  come fabriart7
Se invece vogliono visitare il mio sito possono trovarmi su
https://thegalleryartfabriziospataro.com/
-Cosa vuoi dire ai nostri lettori che leggono questa chiacchierata?
Spero  di aver risposto in modo eloquente a far comprendere la mia Arte e ciò che sono, e di non averli annoiati. Vorrei dare a loro un messaggio di speranza e di credere  nel mondo dell’arte Come conseguenza di un’umanità sempre più grande, che mira al cuore delle persone.
-Concludendo Fabrizio, quali sono i tuoi progetti futuri o imminenti e cosa ti aspetti?
Beh!! Per prima cosa ho in progetto di continuare a stare davanti al mio cavalletto, può sembrare scontato, ma è già un successo, lì io vivo il mio sogno in ogni momento. Poi vorrei fare delle mostre personali in tutta Italia partendo dalla mia città ovviamente, ne sto organizzando una attualmente. In realtà non ho aspettative mi affido completamente agli eventi, cerco di vivere in modo leggero, so che tutto succederà in base a ciò che giusto per me è per gli altri.
Grazie Monica.
M° Monica Isabella Bonaventura

Disinvoltura sessuale ed emotività: donne e uomini a confronto. La differenza emotiva che contraddistingue la donna dall’uomo. | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini

Amiche ed Amici carissimi, un  Amico, sostenitore del fatto che noi donne – in campo sentimentale – ci complichiamo la vita,  mi ha esortato a divulgare un messaggio : “donne, vivete con spontaneità  le vostre avventure e godetevele nel tempo presente,  vivetele per quello che sono, senza aspettative, remore  e paure. Vivetele e basta!”

Ho accolto il suggerimento – ambasciator non porta pena – tuttavia sono relativamente d’accordo con lui.

“Relativamente”, non certo per moralismo, bensì per la differenza emotiva che contraddistingue la donna dall’uomo. È noto che il desiderio sessuale che predispone l’uomo all’avventura, scaturisce dallo stimolo fisico, mentre la donna necessita anche di coinvolgimento emotivo. Pertanto, trovo ben difficile che la donna possa far collimare l’appagamento della propria  emotività con un comportamento prettamente antitetico.

Intimità emotiva, non significa necessariamente impegnarsi in una relazione “per sempre”, tuttavia, ben si differenzia dalla mera avventura “fast”, unicamente carnale.

È pur constatabile che in  questi tempi di imperante disinvoltura sessuale, non è raro udire – da parte di alcune donne – affermazioni del genere “quello mi piace e voglio portarmelo a letto. Ci provo e se non mi vuole – tanto peggio per lui –  avanti un altro, mica siamo nell’800”, ecc. Nulla di male, né da eccepire, salvo però – poi – smentirsi, manifestando giudizi prosaici  nei confronti del  maschio respingente.

D’altronde, se di avventura si tratta e ne siamo consenzienti, dobbiamo anche essere consce – e non solo a parole – che il maschio per sua natura, è soggetto ad allontanarsi dalla femmina, dopo il sesso.  Possiamo affermare lo stesso di noi? Siamo sicure che dopo aver trascorso una notte di fuoco, non ci aspetteremo la sua telefonata e non saremo ansiose di rivederlo? E che non saremo tentate dal richiamarlo (leggi “rincorrerlo”!) giocando – pietosamente false – la carta dell’amica? Da qui è molto probabile che lui inizierà a divenire – più o meno educatamente –  sfuggente  e noi trascorreremo giornate tra il cercare di capire questo suo comportamento telefonando alle amiche in cerca di confortanti spiegazioni. Spiegazioni che altro non saranno che il  frutto di disamine assai poco attinenti alla realtà. Credo che solo valutando il presupposto al piacevole momento, possiamo scegliere consapevolmente, in base al nostro modo di essere – reale e non recitato – se saremo in grado di accettare ogni possibile evenienza.

Godersi  “il presente” è l’obiettivo di vita più sano che conosca, non rendersi facile preda delle aspettative è certamente cautelativo, agire il controllo sulle nostre paure anche, così come superare remore da educanda, ma non confondiamo il godimento del momento presente con il consumare una sessualità emozionalmente scadente.

Men che meno – e non per remore – reputo sconsigliabile oltreché contro natura (basta osservare il mondo animale) proporsi troppo esplicitamente al maschio, senza lasciare a lui l’iniziativa del corteggiamento, soprattutto se non si è pronte – realmente pronte – ad accettare serenamente  un eventuale – ipotetico – rifiuto maschile o ad essere trattate con la mancanza di valore che si attribuisce a tutto ciò che è “gratis”.

Infine, per amore di obiettività, non posso non citare anche i grandi amori nati da quella che doveva essere “solo un’avventura” ed augurando a tutti/e l’idilliaco destino, vi abbraccio!

Daniela Cavallini

 

Linda Randazzo, pittrice e brillante artista palermitana | INTERVISTA

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Linda Randazzo_Supersantos_cm210x185_olio su tela_2019.

«La bella Sicilia dei professionisti e degli artisti…», rubrica d’arte e cultura a cura di Andrea Giostra e Carmela Rizzuti

Linda Randazzo_Ph. Olger Bause

La Rubrica «La bella Sicilia dei professionisti e degli artisti…» vede oggi ospite la brillate pittrice palermitana Linda Randazzo che ci racconterà della sua passione per Palermo e la sua gente ritratta nei quartieri più vitali e veri della città. Ci parlerà della sua arte, del suo stile, della Palermo e della Sicilia visti attraverso le sue opere, dei suoi progetti futuri e dei suoi sogni d’artista fuori dagli schemi omologati dell’arte contemporanea…

 

Ciao Linda, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito a «La bella Sicilia dei professionisti e degli artisti…». Nella vita professionale sei una nota pittrice palermitana che vive di questa arte e dedica la sua vita artistica al lavoro e alla bella Sicilia. Intanto come ti vuoi presentare a chi leggerà questa intervista come Donna pittrice?

Intanto grazie a voi per avermi invitato a parlare in questa rubrica, mi lusinga; non saprei come presentarmi al meglio, sono una donna ed anche pittrice, le due cose sono già molto difficili da sostenere da sole, figurarsi insieme e se aggiungiamo la terza componente, cioè le due cose accompagnate dall’essere anche siciliana… allora è evidente che mi presento come una persona piena di problemi!!!

A parte l’ironia, sono una pittrice professionista che vive in Sicilia, un’artista, e penso di rappresentare una vera e propria categoria.

… chi è invece Linda Donna nella sua quotidianità al di fuori dal suo lavoro? Cosa puoi raccontare ai nostri lettori perché possano avere qualche indizio in più su di te quando svesti i panni dell’artista di arti visive?

Io penso che un’artista purtroppo non svesta mai i panni dell’artista: non è una cosa che si fa, è una cosa che si è. Si tratta di uno stato dell’essere, un modo di stare nel mondo; noi artisti pretendiamo anche di guadagnare e di lavorare con questa ossessione, talento, passione come volete chiamarla, studiamo anche tantissimi anni per formarci. In fondo noi non andiamo mai in vacanza, a volte penso che l’arte sia un disturbo della personalità o un modo per convivere con qualche disturbo della personalità. Mi piace stare con gli animali, leggere, fare giardinaggio, fare anche altre cose di cui non parlo. In linea di massima penso di apparire antipatica, direi che il miglior indizio per sapere chi sono sarebbe provare a frequentarmi. Neanche io ho capito bene chi sono.

Come e quando è nata la tua passione per la pittura e per le arti visive? Qual è e quale è stato il tuo percorso professionale, accademico, formativo ed esperienziale che ti ha portato ad essere riconosciuta oggi come una talentuosa e brava artista?

Premetto che il riconoscimento che mi è accordato non soddisfa appieno le mie esigenze e mi rende a volte frustrata, anche se sono felice del riconoscimento, io sento di volere crescere di più. Ho sempre dipinto dato che è il mio linguaggio primario però non ho studiato subito pittura, prima mi sono dedicata al teatro come scenografa e come performer. Vengo fuori dalla scuola del teatro del regista Matteo Bavera, (se si può chiamare scuola), era direttore del Teatro Garibaldi di Palermo, per me è stato fondamentale conoscere questa autentica realtà artistica d’avanguardia, sono stata assistente scenografa, scenografa e costumista di molti dei suoi migliori artisti. Ho anche fatto delle performance dopo avere incontrato il teatro di Andrea Cusumano e sono diventata una pittrice performer nell’orchestra di Lelio Giannetto… il mio maestro di scenografia in Accademia, Enzo Patti, aveva già capito che aveva difronte una vera pittrice ed infatti quando ebbi la fortuna di conoscere Alessandro Bazan, il mio amato padre-maestro mi precipitai a specializzarmi in pittura e scrivere una tesi di laurea sul ritratto di cui lui fu relatore. Lui vide in me il talento della pittura e io potei conoscere i pittori della Scuola di Palermo. Poi ho studiato scenografia al Politecnico di Milano per un breve periodo e poi per follia pura ho scelto di ritornare a vivere qui.

Cosa vuol dire per una Donna artista lavorare in Sicilia e a Palermo in particolare? Cosa vuol dire aver fatto una scelta di vivere del tuo lavoro di artista in questa isola bellissima ma che non sempre riesce a riconoscere i pregi dei suoi talenti e dei suoi artisti?

La mia vita è difficile, si regge soltanto sulla mia capacità di affrontare le sconfitte, le frustrazioni, le ingiustizie, l’indifferenza, le difficoltà di una terra socialmente ed economicamente retrograda. Devo sempre essere performante, capire con chi parlare, lavorare, cercare nuovi interlocutori e collezionisti. Mai scoraggiarsi! I crolli diventano crisi di isteria insostenibili, paura del fallimento. Noi in Sicilia non abbiamo una vera e propria rete lavorativa dell’arte. Mi spiego: ci sono forse due gallerie riconosciute a livello nazionale, pochi curatori riconosciuti sul territorio italiano, poche istituzioni che ci sostengono. La scelta di vivere qui è semplicemente una scelta folle, dettata da un amore romantico ed impossibile. L’isola è bellissima sì, una musa che non dà molto in cambio. Non è lei, l’isola, la crudele, è la sua gente che è difficile. La mia scelta è una scelta veramente strana. Ancora io non capisco perché la Sicilia mi abbia stregata. Forse la risposta è sul piano dell’irrazionale. La Sicilia è soltanto una musa, il posto più bello dove creare. Non dà però molte soddisfazioni da un punto di vista professionale.

Quali sono i punti di debolezza e quali quelli di forza in un lavoro come il tuo a Palermo?

Chi sta a casa e non deve affrontare la burocrazia ed il traffico, chi non deve cercare un lavoro, un parcheggio, un finanziamento, degli interlocutori civili, chi vive come un emarginato sociale nel suo studio d’artista può stare bene in questa città. Gli altri… come fanno a vivere in questa città così caotica ed anarchica? Questa è una domanda che mi pongo sempre. Il punto di forza del mio lavoro qui è che la città è economica ed è circondata da una bellezza naturale incredibilmente a portata di mano…spiagge, montagne, mare, natura. Palermo è una città così assurda umanamente che dà molti spunti di ispirazione. Una città che ha 3000 anni di storia ed è tutta un susseguirsi di civiltà, di etnie, lingue, culture, ad un’artista non può passare indifferente questa infinita fonte di ispirazione. Palermo in alcuni punti è fuori dalla civiltà globalizzata, non succede niente di importante da secoli, è come se il tempo non passasse. Il divenire qui non esiste. Come nella pittura.

Ci racconti un paio di episodi che riguardano il tuo lavoro? Un fatto che ti è dispiaciuto ed uno invece che ti ha fatto molto piacere?

Mi fa piacere quando una persona analfabeta si commuove per un quadro. Mi dispiacciono tante cose ma adesso una in particolare non la ricordo.

Quale consiglio daresti alle ragazze siciliane che volessero intraprendere la tua professione? Secondo la tua esperienza, da cosa dovrebbero stare in guardia e quali invece gli aspetti positivi di una carriera come la tua da fare in Sicilia e a Palermo in particolare?

Darei lo stesso consiglio che darebbe Berlusconi: ragazze sposate un uomo ricco, magari blasonato!

Scherzo! ovviamente direi: ma sei pazza? Vuoi fare la pittrice in una terra così crudele con i suoi figli? Non abbiamo gli autobus, vuoi che la tua arte venga considerata? Sei pazza? I siciliani sono maschilisti! Vedrai solo pittori maschi dovunque… e le donne, dove sono?

Oppure, seriamente, direi loro quello che ho detto a me. La mia forse non è una carriera, forse è una causa persa, chi lo sa? L’arte qui impone un certo rigore morale con sé stessi. Ovvero: combattere ogni giorno, non è la Sicilia che darà qualcosa alla nostra carriera, dobbiamo essere noi a dare qualcosa alla Sicilia. L’artista fa parte dell’aristocrazia della cultura. Solo persone come noi, artisti, scrittori, umanisti, insomma, potremmo in teoria fare progredire questa bella Isola. Anche gli imprenditori potrebbero dare una mano. Eppure molte volte siamo soli, non riusciamo a creare aggregazione. Ancora non riesco a vedere gli aspetti positivi. Sto lavorando perché un giorno io possa dire di aver fatto la scelta giusta. Il punto è questo: la scelta giusta è il modo in cui affrontiamo una scelta “sbagliata”. La mia è una scelta di cuore non di cervello.

Ci racconti qualcosa delle tue passioni al di fuori dal lavoro? Come ami spendere il tuo tempo quando non sei davanti al cavalletto a dipingere?

Per me dipingere non è un lavoro, devo farlo giornalmente, poi per il resto amo camminare al mare con il mio cane, mentre cammino guardo e mentre guardo penso alla luce, penso sempre ininterrottamente come una maniaca alla pittura. Poi sono una persona riservata e sociofobica. Mi piace la solitudine, la lettura, le piante. Ogni giorno è diverso per me. Faccio quello che mi viene di fare a seconda delle emozioni passeggere.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

“Cose di cosa nostra” è uno dei miei libri preferiti, l’ho letto almeno tre volte, è una delle Bibbia della Sicilia, da lì si evince che Falcone non era un semplice giudice ma un antropologo. Tutti i siciliani dovrebbero apprendere da lui. Io la penso esattamente come lui, non credo nel fato, né nella fortuna. Non si può dipendere da variabili così astratte e non si può essere delusi se questi colpi di fortuna non ci toccano. Bisogna eventualmente fallire con orgoglio… io sono orgogliosa. Più che nella fortuna credo nella sincronicità… però, per essere nella sincronicità, cioè, per stare nel proprio divenire sé stessi, ci vuole un gran lavoro. Io ancora non sono brava e piango perché non ho fortuna…

(Sorrido). Il successo non dipende totalmente da noi, se no molti artisti geni, non sarebbero morti pazzi e soli. Bisogna essere pronti alla sconfitta anche dopo avere lottato con tutte le forze.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza, e la bellezza delle arti visive, secondo te?

È una risposta che implica una lezione di storia dell’estetica. Sono troppo intrisa di storia dell’arte ed estetica per dire cosa sia la bellezza, perché credo che in assoluto non si possa dire. Si può dire che in linea di massima il concetto di bellezza cambia al mutare dei tempi, delle culture e dei contesti… la percezione della bellezza è soggettiva e molto relativa. Bisogna essere cauti con queste definizioni!

Per me, Linda, la bellezza in un’opera d’arte visiva, (ma anche musicale), è quando l’oggetto della nostra contemplazione ci manda in un altrove totalmente metafisico e ci impone la sospensione del giudizio e della ragione. È amore totale e puro. Indicibile. È poesia, prolasso della parola. Quando cessa la paura della morte. Quando tutte le risposte sono soddisfatte. Questa arte esiste. La bellezza non è definibile come proprietà di un oggetto, è un’esperienza percettiva. Attraverso l’arte, quella vera, si può fare l’esperienza della bellezza.

«C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.» (René Magritte, 1898-1967). Cosa ne pensi di questa frase detta da Magritte? Nelle arti visive qual è, secondo te, il messaggio più incisivo? Quello che è visibile e di immediata comprensione oppure quello che, pur non essendo visibile, per associazione mentale e per meccanismi psicologici proiettivi scatena nell’osservatore emozioni imprevedibili e intense?

Se rispondessi a questa domanda svelerei il mistero dell’arte. Ogni artista fa le sue magie. Magritte essendo un bravo mago sa bene che l’opera d’arte è soltanto l’uscio, la porta di passaggio tra le due dimensioni. È un abisso. Tanto è più vorticoso questo abisso tanto più l’artista compie la sua magia. Infatti penso che una vera opera d’arte scateni l’angoscia. A me la bellezza scatena angoscia. Un sentimento per cui comprendo che credevo di essere qualcosa ed invece sono altro. Il messaggio più incisivo dell’opera per me è questa capacità di fendere la realtà.

«Ma, parliamo seriamente, a che serve la critica d’arte? Perché non si può lasciare in pace l’artista, a creare, se ne ha voglia, un mondo nuovo; oppure, se non ne ha, ad adombrare il mondo che già conosciamo e del quale, immagino, ciascuno di noi avrebbe uggia se l’Arte, col suo raffinato spirito di scelta sensibile istinto di selezione, non lo purificasse per noi, per dir così, donandogli una passeggera perfezione? Perché l’artista dovrebbe essere infastidito dallo stridulo clamore della critica? Perché coloro che sono incapaci di creare pretendono di stimare il valore dell’opera creativa? Che ne sanno? Se l’opera di un uomo è di facile comprensione, la spiegazione diviene superflua… » (Oscar Wilde, “Il critico come artista”, Feltrinelli ed., 1995, p. 25). Cosa ne pensi delle parole che Oscar Wilde fa dire ad Ernest, uno dei due protagonisti insieme a Gilbert, nel dialogo di questa sua opera? Secondo te, all’Arte e alle arti visive in particolare, serve il critico? E se il critico d’arte, come sostiene Oscar Wilde, non è capace di creare, come fa a capire qualcosa che non rientra nelle sue possibilità, nei suoi talenti, ma che può solamente limitarsi ad osservare come tutti gli esseri umani?

Il vero critico d’arte è un genio che a sua volta è in grado di creare un linguaggio che possa esprimere l’arte. I casi sono veramente rari nella storia. Poi ci sono gli storici dell’arte che non devono avere particolari capacità linguistiche filosofiche per esprimere l’arte. La ragione dell’arte e le sue istanze filosofiche può esprimerle solo un filosofo. A me piacciono le critiche di Deleuze, di Boudelaire, di Ponty, di Foucault… Wilde era un altro genio è ovvio che odiasse la critica. Come può la critica esprimere l’inesprimibile? Spiegare la poesia è per gente veramente onesta!

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Disse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva sull’arte in generale?

Io sono più amica di Oscar.

Le arti visive sono oggetti, icone, feticci, qui de Dominicis ha perfettamente ragione. Lo sono però fino a quando qualcuno con la sua soggettività non interviene a vivificarli. Per me l’oggetto che ho creato poi è morto cadaverico. Ho bisogno degli altri per sentire che continua a vivere. Le due concezioni sono interdipendenti. L’opera esiste in assoluto come “oggetto assoluto”, appunto. Ha però bisogno di essere percepita per essere considerata viva. Oscar aveva sicuramente una concezione più estetica dell’ arte, ovvero più legata all’esperienza estetica. De Dominicis forse una concezione più concettuale. Forse una prospettiva più “storica”.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte e nelle tue opere?

Io faccio finta di essere una persona fredda. Mi comprimo e mi deprimo. Queste parole sono meravigliose, però mi domando: questa scrittrice visse la dimensione estetica dell’arte o anche quella  etica?

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

In fondo qualcuna l’ho già citata, poi questi nomi che mi chiedi li scriverò prima di morire, prima di essere smentita.

Vorrei ringraziare i miei gatti e me stessa, perché non è facile avere a che fare con me stessa.

Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere quali consiglieresti e perché proprio questi?

“Il vangelo secondo Matteo” di Pasolini perché non so… ma io lo amo.

“Otto e mezzo” di Fellini perché è un estasi caravaggesca fatta in forma di cinema, è bellezza pura.

“Il posto delle fragole” di Bergman perché è la malinconia pura.

… e tre libri da leggere assolutamente nei prossimi mesi, quali e perché?

“Il libro dell’inquietudine” di F.Pessoa

“La danza della realtà” di A. Jodorowski

“Morte a Venezia” di T. Mann

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi impegni professionali che puoi condividere con i nostri lettori?

È finito il tempo dei progetti facili e non voglio ricordare perché. Spero che finisca presto, non mi sento di sognare adesso. Non ho molti impegni professionali, ce ne sono alcuni ma sono scaramantica.

Dove potranno seguirti e dove potranno contattarti i nostri lettori?

Sul mio Instagram linda_randazzo_art

Facebook linda_randazzo

Nel mio sito www.lindarandazzo.net

Mandate una mail lindarandazzo9@gmail.com

Come vuoi concludere questa chiacchierata? Cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa intervista?

Vorrei ringraziare voi e te per avermi interpellato, è importante scambiare idee e conoscere persone nuove. Direi ai lettori di guardare le mie opere. Parlano più chiaramente di come parlo io e con il linguaggio che preferisco, cioè la pittura. Direi poi che ho messo un poco di ironia nelle risposte. Bisogna sapersi prendere in giro.

Grazie a voi, Andrea e Carmela.

Grazie Linda, a presto e… Viva la bellezza delle arti visive!

Linda Randazzo_Autoritratto da isterica_Ph. Olger Bauer

Linda Randazzo:

https://it.lindarandazzo.net/

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https://www.instagram.com/linda_randazzo_art/

Rubrica a cura di Carmela Rizzuti…

http://www.carmelarizzuti.net/

https://www.facebook.com/carmela.rizzuti

https://www.instagram.com/carmela_rizzuti_fotografa/

Carmela Rizzuti_mepiume

… e Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Mostra fotografica: le Officine ZEN si raccontano alla città | da venerdì 8 ottobre a Palermo

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Mostra fotografica: le Officine ZEN si raccontano alla città | da venerdì 8 ottobre a Palermo

Le Officine ZEN si raccontano alla città: mostra fotografica e degli arredi al conca d’oro il progetto è stato realizzato insieme ai residenti del quartiere ZEN.

Mostra fotografica: le Officine ZEN si raccontano alla città | da venerdì 8 ottobre a Palermo

Oggi venerdì 8 ottobre dalle 15 alle 18 le Officine Zen si trasferiranno al Centro commerciale Conca d’Oro per allestire uno degli spazi esterni con gli arredi ideati e costruiti grazie al progetto Trame-Spazio in Quartiere che vede il centro commerciale tra i partner. Gli arredi di Tappezzeria e Falegnameria sono realizzati grazie alla sinergica collaborazione tra i residenti e degli esperti.

L’Istituto comprensivo Leonardo Sciascia è stato tra i vincitori del bando Cultura futuro urbano – Scuola attiva la cultura, ed ha come partner le associazioni Handala, Send, Liscabianca, il Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche dell’Università di Palermo, il Comune di Palermo Assessorato Cittadinanza Solidale e il centro commerciale Conca d’oro. È finanziato dal MIBACT Ministero per i beni e le attività culturali Direzione generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane.

Negli ultimi mesi questi corsi di formazione si sono realizzati in alcune aule messe a disposizione dentro l’Istituto Comprensivo Leonardo Sciascia e ristrutturate grazie al progetto. Oggi venerdì 8 ottobre operatori e residenti che hanno partecipato ai laboratori racconteranno l’esperienza e mostreranno il risultato del lavoro svolto in questi mesi. Grazie al progetto le aule che erano dismesse e abbandonate sono state ristrutturate e trasformate in officine con tanti strumenti messi a disposizione dei residenti che supportati da alcuni esperti hanno imparato tecniche di falegnameria e tappezzeria e l’uso dei materiali.

Gli arredi che verranno esposti al Conca D’Oro hanno un’etichetta e grazie ad un codice QRcode si potrà scoprire molto di più sul progetto.

Sempre giorno 8 le officine zen saranno impegnate nell’allestimento della mostra fotografica conclusiva del progetto che si potrà visitare nello Spazio Fashion del centro commerciale fino alla fine di ottobre. Saranno otto fotografie di Simona Scaduto che ha immortalato dei momenti delle varie fasi del progetto.

Mostra fotografica: le Officine ZEN si raccontano alla città | da venerdì 8 ottobre a Palermo

Guardandola negli occhi|di Edoardo Flaccomio

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GUARDANDOLA NEGLI OCCHI

 

Non ero certo

che fosse amore

fino a quando sussultai

guardandola negli occhi

 

e ricordai le carezze di mia madre

il bacio sulla fronte

quella dolcezza di panecaldo

la colazione di latte e mucca.

 

Il giorno parlava in silenzio

le rondini roteavano nell’incanto del cielo

il pozzo emetteva tonfi

e la campagna chiamava frutti

 

 

Non ero certo

 che fosse amore

fino a quando sussultai

guardandola negli occhi.

Edoardo Flaccomio

Realtà Sincroniche| di Flaviana Pier Elena Fusi

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Realtà Sincroniche

È libro che parla alla vita, mentre le pagine si dipanano per spiegare a me, che scrivo, come l’esistenza sia miracolo.

Ogni accadimento un segno che si manifesta palesemente e concretamente tanto da celarne quasi l’evidenza, che resta lì sul filo dell’ignoto, ma allontanando lo sguardo, tutto prende nuova forma. L’impalpabile diviene sincronico movimento di vita.

Assale lo sgomento per tanta magnificenza e mentre scorgo un senso diverso, ritrovo incommensurabile pace, quella vera delle profondità dell’anima, quella che da troppe vite vado cercando.

Realtà sincroniche è un libro edito da Biblios edizioni e il lavoro di indagine fatto da Edoardo Flaccomio trasforma la storia in un saggio, adatto a chi voglia  calarsi nei meandri della conoscenza.

Archetipi e simboli, nessi causali e coincidenze, vengono trasformati in linguaggio chiaro che svela antichi segreti. Il Codice è quello delle Leggi universali e le lettere ebraiche sono il loro portavoce per un risultato che conquista anche gli scettici. Nessun dubbio resta avulso dal senso delle cose, con il suo inconfondibile sapore di giustizia divina.

Flaviana Pier Elena Fusi

Campionato Nazionale Stand Up Paddle e Paddle Board a Mondello, Palermo, dal 15 al 17 ottobre 2021

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Campionato Nazionale Stand Up Paddle e Paddle Board a Mondello
MONDELLO SUP FESTIVAL. Finale Campionato Italiano Stand Up Paddle e PaddleBoard. 15–17 Ottobre 2021 Mondello, Water Experience
Campionato Nazionale Stand Up Paddle e Paddle Board a Mondello

Al via il Campionato Nazionale Stand Up Paddle e Paddle Board che si terrà dal 15 al 17 ottobre a Mondello presso l’Associazione Water Experience che organizza la manifestazione in accordo con la Federazione nazionale. Quello della finale del Campionato SUP è un evento speciale che viene realizzato, tra le varie città proposte, a Mondello. Non solo sport in prima linea, ma anche la voglia di far scoprire la nostra terra, la nostra Sicilia da una prospettiva diversa. Sapori, tradizioni, mare, ma anche montagne. La prima edizione del Mondello Sup Festival vuole far scoprire il magnifico golfo di Mondello ai paddlers che prenderanno parte alle iniziative organizzate. L’area Marina protetta di Capo Gallo – Isola delle Femmine a pochissime pagaiate di distanza, il borgo di Mondello sempre pronto ad accogliere. Sono solo alcune delle bellezze che attendono i partecipanti della prima edizione del Mondello Sup Festival. Grazie anche ai partner tecnici, sarà possibile immergersi in un mondo di sport a stretto contatto con la natura e testare attrezzature direttamente in acqua, il “villaggio” dell’evento sarà fruibile anche dagli accompagnatori e sarà la culla della musica che accompagnerà gli eventi serali del Mondello Sup Festival.

Tutto pronto per gli organizzatori Francesco Gallo, atleta Water Experience e cofondatore assieme a Vincenzo Michelucci. Gallo sportivo a 360° atleta di stand up paddle e presidente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Water Experience, dalla montagna al mare, ha sempre avuto un debole per l’organizzazione di eventi sportivi, ha anche collaborato alla realizzazione di diverse manifestazioni come il San Vito Climbing Festival. Michelucci è l’ideatore di Water Experience, progetto che porta avanti la promozione degli sport a contatto con l’acqua. Atleta di stand up paddle e detentore del record di traversata da Ustica a Mondello in sup in 8h, 15m, 36s percorrendo 58. 23 km. Altro organizzatore è Angelo Ciriminna, appassionato da sempre di eventi mondani, ha dato vita al progetto L’Ombelico del Mondo dove recentemente si sono svolte le riprese del film “Viola come il mare” con Francesca Chillemi e Can Yaman.

Campionato Nazionale Stand Up Paddle e Paddle Board a Mondello

INFO PROGRAMMA ED ISCRIZIONI SU:

www.mondellosupfestival.com

 

Alfonso Siracusa Orlando, pittore e artista siciliano | INTERVISTA

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Alfonso Siracusa Orlando, Il Cristo Nero, olio su tela 80x120 cm, 2019

«Noi artisti, non ci “svestiamo” mai d’abito, è cucito sulla nostra pelle, siamo marchiati sin dalla nascita, un po’ come “Clark Kent” … Vivo in maniera semplice, del tutto normale e senza eccessi, vivo la quotidianità in modo ciclico. Forse sono o saranno le mie opere ad essere rivoluzionarie, ai posteri l’ardua sentenza!» (Alfonso Siracusa Orlando)

Ciao Alfonso, benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. Nella vita professionale sei un noto pittore siciliano che vive di questa arte e dedica la sua vita artistica al lavoro e alla bella Sicilia. Intanto come ti vuoi presentare a chi leggerà questa intervista come artista e pittore?

Ciao Andrea, grazie per l’invito e l’opportunità datami in codesta intervista. Si, la mia arte è conosciuta ai più, ma non sono famoso! Sono un semplice artista, impegnato in un’arte di denuncia e critica sociale.

Le mie opere sono per lo più accostate e definite dai critici “complottiste”, le quali identificano alla base, delle manipolazioni della coscienza della massa e dello stravolgimento della realtà, operato dai potenti attraverso i media, la volontà di creare un New World Order, annunciando purtroppo “Il Grande Reset”.

Che si creda o meno in queste teorie, le mie opere sono “installate” in modo tale da stabilire una connessione diretta con la “coscienza” e non tramite un’estetica convenzionale contemporanea. Sono concepite e progettate per trasmettere un grande potere evocativo, in modo tale da abbracciare e indagare la società contemporanea ed il male di vivere dell’uomo moderno. La finzione della realtà che governa il mondo si riflette nelle mie opere, un’ambiguità che, ribaltata di segno, riemerge in un’idea di ‘con-fusione’ e paradossalmente come valore e come riferimento e da farne il nocciolo centrale e l’assillo pregnante della mia ricerca artistica. Il mio interesse è provocare i visitatori ed i fruitori occasionali, tali da farli diventare una componente fondamentale della mia arte. In me forse alcuni vedono una non troppo velata missione, quella di rendere consapevoli dei poteri che occultamente reggono il mondo e della falsità creata, sotto forma di realtà, in cui questi poteri ci manipolano e ci fanno vivere.

A parte le definizioni, invito un po’ tutti a riflettere, attentamente, decidere e agire. Questo è un momento storico, in cui tutti noi dobbiamo cominciare a pensare come specie. Amo la mia Sicilia e tutte le sue più svariate bellezze e contraddizioni. Altresì, amo il pianeta terra e tutto ciò che lo circonda. In questo momento storico, sono in atto delle “energie” e degli accadimenti importanti che coinvolgeranno noi tutti, sta avvenendo una rinascita e per tutti noi potrebbe essere l’occasione che aspettavamo da anni, per dimostrare al mondo le nostre capacità addormentate e ribaltare la condizione degradante degli ultimi anni.

… chi è invece Alfonso uomo nella sua quotidianità al di fuori dal suo lavoro? Cosa puoi raccontare ai nostri lettori perché possano avere qualche indizio in più su di te quando svesti i panni dell’artista di arti visive?

Noi artisti, non ci “svestiamo” mai d’abito, è cucito sulla nostra pelle, siamo marchiati sin dalla nascita, un po’ come “Clark Kent”, (N.d.a….ride) non siamo eroi, siamo semplicemente coloro che vedono e pensano in modo “diverso” tutto ciò che ci circonda. Vivo in maniera semplice, del tutto normale e senza eccessi, vivo la quotidianità in modo ciclico. Forse sono o saranno le mie opere ad essere rivoluzionarie, ai posteri l’ardua sentenza!

Come e quando è nata la tua passione per la pittura e per le arti visive? Qual è e quale è stato il tuo percorso professionale, accademico, formativo ed esperienziale che ti ha portato ad essere riconosciuto oggi come un talentuoso e bravo artista?

Sin da bambino, sono stato “attratto” dalle arti e dal mondo che mi circonda e non contento di vederlo solo attraverso gli occhi di bambino, continuò ad indagarlo utilizzando il mio medium preferito: l’arte, con le più svariate tecniche, sia tradizionali come il disegno e la pittura, che l’installazione site specific.

Il mio primo punto di riferimento, all’Accademia di Belle Arti di Firenze, fu Francis Bacon con la sua pittura lacerata, ritualistica, drammatica, ma non disperata, dove le figure erano plasmate e stiracchiate come se fossero di gomma o di fumo. In questa fase “baconiana”, la serie degli Autoritratti testimoniano bene quanto fosse dominante la mia volontà introspettiva, spietata nel suo manifestarsi e poco incline a l’autocompiacimento, riconosco tutto ciò come un sintomo preciso di una mia ricerca d’identità per la quale dovevo indagare nuovi territori concettuali e visivi. Alla fine degli anni Ottanta sviluppai una serie dedicata ai Dischi volanti, ispirata ai “contatti” con gli extraterrestri, raccontati in alcuni libri di successo dal visionario svizzero Eduard “Billy” Meier. Nel 1999 nacque il mio progetto RaiUfo, con il logo della rete televisiva che divenne motivo di gustose elaborazioni in digitale, e la serie sull’iconografia esoterico-religiosa, costituita da sacrileghe variazioni sul tema della più tipica Imagerie cristiana, fra astronavi, simboli egizi, allungamenti delle orecchie di San Pio e moltiplicazioni degli occhi del Bambino Gesù. Quello da me creato si pone come una sorta di universo parallelo e virtuale le cui affinità con la “realtà” ipotizzata in The Matrix (1999), diretto da Lana e Andy Wachowski, sono evidenti.

Ne deriva un atteggiamento, rispetto all’arte e, più in generale, alla vita, fluido, flessibile e inevitabilmente “sospettoso”, perché «siamo intrappolati in una gamma di frequenze, la matrice appunto, e il mondo che vediamo intorno a noi è solo una minuscola frazione di un’infinità “multidimensionale”» (David Icke). Per il momento la mia ricerca esplora questo nostro mondo abitato da un “Elite”, dove operano sette e società segrete la cui finalità è il dominio politico, attraverso il controllo spirituale e religioso.

Ricordo a tutti i lettori, l’uscita imminente dell’atteso quarto film della saga Matrix, dopo un ventennio dal primo, della regista Lana Wachowski “Matrix Resurrection”(2021)

Cosa vuol dire per un artista lavorare in Sicilia e in particolare nella tua città, Siculiana? Cosa vuol dire aver fatto una scelta di vivere del tuo lavoro di artista in questa isola bellissima ma che non sempre riesce a riconoscere i pregi dei suoi talenti e dei suoi artisti?

È stata una scelta consapevole rimanere in Sicilia e del tutto condivisa con la mia famiglia, dopo aver circumnavigato per motivi contingenti all’insegnamento per circa un ventennio tutta la penisola, isole comprese. Inoltre, non sono riuscito a distaccarmi dal mio paese per ragioni di cuore, ritrovando la mia giusta dimensione. Il legame con la Sicilia e la mia Siculiana, risale sin dal lontano 1986, da giovane studente di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, ho tratto ispirazione dalle mie origini. È proprio a Firenze, che è iniziata la mia prima serie dedicata al “Cristo Nero ”, con due oli su tela. Negli ultimi tre anni, ho iniziato un nuovo ciclo di opere pittoriche, incrociando il mio lavoro in modo parallelo e di fattiva collaborazione con il docu/film di Luca Lucchesi, intitolato “A Black Jesus”, prodotto da Wim Wenders. Ricordo ai lettori, che la mostra “Il Cristo Nero / A Black Jesus” è tutt’ora visitabile a Siculiana, sino al 31 maggio 2022.

Non mi aspetto riconoscimenti di sorta, la Sicilia è un’isola meravigliosa, i luoghi delle antiche civiltà: sicane, sicule, fenicie, greche, romane, ostrogote, bizantine, arabe, normanne, sveve, spagnole ecc… Trasmettono ancora un energia infinita. La stragrande maggioranza dei siciliani, sono stati e lo sono ancora inclini all’esterofilia, la storia purtroppo insegna.

Quali sono i punti di debolezza e quali quelli di forza in un lavoro come il tuo da fare nella tua città e in Sicilia in particolare?

Devo essere del tutto sincero, negli anni passati le opportunità erano notevoli e trovarsi a Firenze, Milano, Roma, Londra, ecc…, era del tutto decisivo, con una certa facilità riuscivi a mantenere dei rapporti e costruire delle consolidate e fattive pubbliche relazioni. Ricordo, nel 1995 alla Triennale di Milano, all’interno della mostra itinerante “Reggi-Secolo” curata dallo stilista/designer Samuele Mazza. Conobbi tantissime persone, tra le quali il critico d’arte Giacinto di Pietrantonio, Il direttore di Tema Celeste Demetrio Paparoni, il patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio, con il quale ebbi una proficua e interessante discussione sulla mia opera “Contenuto prematuro” (1995) senza sapere chi fosse! Ci salutammo con cordialità e subito dopo quando il curatore mi chiese se sapessi con chi avevo parlato più di una mezz’ora, risposi, di non ricordare il nome dell’interlocutore. Inoltre, ricordo l’insistenza e la caparbietà di un giornalista di MTV, una TV privata alla moda di Milano, desideroso di farmi una video/intervista, era affascinato dalla mia opera e dal connubio che avevo creato tra l’arte e i Pleiadiani. Purtroppo, l’indomani mattina avevo un volo diretto e non se ne fece nulla.

Quando ero giovane, e ho lasciato la Sicilia per andare a Firenze – avevo 19 anni – a quei tempi era molto dura, perché questa terra era separata dal resto.

Oggi, con l’evoluzione dell’informatica, un artista può lavorare oltre, restando fermo in Sicilia.

La Sicilia potrebbe diventare un crocevia di culture come lo era nel passato. Necessita trovare una strada di rinascita e di sviluppo, per far prosperare una Sicilia che tutto il mondo ammira e che rinasca ogni giorno nonostante tutto. Spesso nonostante i suoi stessi figli.

Tanti artisti sono fuggiti andando a vivere altrove, fa sempre bene staccarsi, magari per un periodo prefissato. Un’esperienza esterna molto seria fa crescere. Successivamente, è necessario ritornare e prendersi cura di questa terra.

Le politiche, in aiuto ai giovani artisti sono stati del tutto assenti, negli ultimi anni la politica nazionale ha preso in mano troppe cose che non erano di sua competenza. Quindi necessità rimboccarsi le maniche e non aspettare che altri risolvano i tuoi problemi. Anche perché vedo gente viva e con una grande voglia di migliorare, tra le realtà siciliane spiccano: La Farm Cultural Park di Favara e i suoi fondatori Andrea Bartoli e Florinda Saieva. Inoltre, desideravo portare a conoscenza i lettori, che fino a Gennaio 2022, nell’ambito di Countless Cities | Biennale delle Città del Mondo. All’interno di Farm e precisamente a Palazzo Miccichè, sono presente con un’installazione site specific Temizu (2021), liberamente ispirata alla religione Shintoista sulla purificazione.

Inoltre, Museum, Osservatorio dell’Arte Contemporanea in Sicilia a Bagheria, con il suo direttore Ezio Pagano, che ha come scopo principale la tutela e la promozione dell’arte contemporanea di autori siciliani, di cui raccoglie opere di pittura, scultura e videoarte. La Fondazione Brodbeck, Il Museo delle Trame Mediterranee di Gibellina con il suo direttore Enzo Fiammetta. Il Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea “RISO” di Palermo, con il suo direttore Luigi Biondo. La storica Fiumara d’arte a Castel di Tusa di Antonio Presti… Codeste realtà sono la conferma che la Sicilia è molto viva e pulsante.

E l’unica cosa che auspico a noi artisti, che possiamo ripartire da queste realtà e costruirne altre, anche da questo spazio virtuale dove ti trovi tu adesso, proprio tu che stai leggendo. Un luogo dove mettere insieme le migliori risorse di questa terra miracolosa.

Non è un fatto sociale, ma originario per me è una costante fonte d’ispirazione.

Ci racconti un paio di episodi che riguardano il tuo lavoro? Un fatto che ti è dispiaciuto ed uno invece che ti ha fatto molto piacere?

Nel 1995, ho partecipato al 1° Premio Trevi Flash Art Museum, a cura di Giancarlo Politi, con un’opera pittorica “La Profezia di Celestino”, ispirata liberamente al Best Seller di James Redfield. Dopo aver superato le tre fasi previste dal bando di selezione e dopo un’attenta valutazione delle opere, vennero invitati 12 artisti, compreso il sottoscritto per esporre al Museo Ludwig di Colonia. Purtroppo, quindici giorni prima dell’esposizione, venne a mancare il fondatore e collezionista Peter Ludwig. Una mancata occasione, per noi tutti del tutto inaspettata.

Un bel ricordo risalente al 1992. Durante una visita nel mio studio, un artista di origine siciliana e residente a New York, stretto collaboratore di Emilio Vedova. Quando entrò nel mio studio, rimase a lungo in un rigoroso silenzio ad osservare le mie opere! Successivamente, mi osservò con molta attenzione e mi disse: Alfonso sai qual è la differenza tra la tua pittura e la mia? Con un cenno del capo annui! Mi rispose, che non c’era alcuna differenza di sorta, tranne quando ognuno di noi esce dai rispettivi studi!

Un complimento di tale portata da una artista d’oltreoceano con tutta l’esperienza del caso non ha fatto altro che stimolare ulteriormente la mia curiosità ed avere fiducia nei propri mezzi, pur lavorando in una zona periferica del mondo.

Quale consiglio daresti ai ragazzi delle Generazione Z che volessero intraprendere la tua professione? Secondo la tua esperienza, da cosa dovrebbero stare in guardia e quali invece gli aspetti positivi di una carriera come la tua da fare in Sicilia?

Alfonso Siracusa Orlando_Ph. Attilio Scimone

I ragazzi della Generazione Z, non avendo “vizi del lavoro” già incorporati, sono in grado di dare nuova energia all’arte, con modi di vedere e fare le cose diverse, grazie alla loro capacità di pensare a soluzioni alternative. Questa generazione di “influencer” è la prima ad essere nativa digitale. Non conosce altro mondo se non quello contemporaneo, iper-connesso. Sono la generazione dei “social media” che noi adulti spesso accusiamo di rimbambirsi su Facebook e Instagram, che a dirla tutta appaiono sempre più come luoghi virtuali di incontro per “anziani”, sembra invece rispondere perfettamente e vivacemente a quell’invito ad essere “affamati e folli” lanciato dal guru Steve Jobs ormai quindici anni fa. Imparano a scorrere uno schermo ancor prima di parlare, sono nativi digitali. Sono iper-connessi e attingono da Internet autonomamente e con dimestichezza per apprendere.  Sono realistici, indipendenti, aspirano all’imprenditorialità e sono consumatori esigenti.

L’unico “difetto”, a mio parere, è la mancanza dell’esperienza diretta e una certa manualità. Magari frequentando i Musei e le mostre dal vivo e dialogando direttamente con gli artisti, curatori, collezionisti ecc.. Questo è l’unico consiglio che mi sento di dare, riempire questo “vuoto” ed evitare assolutamente gli inviti alle mostre a  pagamento e i compromessi di qualsiasi natura.

Ci racconti qualcosa delle tue passioni al di fuori dal lavoro? Come ami spendere il tuo tempo quando non sei di fronte al cavalletto a dipingere?

Mi piace stare a casa con la mia famiglia e amo leggere libri, principalmente di arte contemporanea ed esoterici. Mi piace viaggiare e conoscere le antiche culture luoghi sacri carichi di energia. Inoltre, mi rilassa guardare lo sport in genere: calcio, tennis, passando per la moto GP e formula 1.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Delle citazioni che sovente si fanno di ciò che disse o scrisse Giovanni Falcone, quella che mi colpisce sempre è questa: “Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni, non le parole. Se dovessimo dare credito ai discorsi, saremmo tutti bravi e irreprensibili”. Concordo pienamente e mi riconosco in questa citazione: “Credo che contino solo ed esclusivamente le azioni, non le parole”. Restano solo le sue idee che come sovente diceva devono continuare a camminare sulle nostre gambe.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza, e la bellezza delle arti visive, secondo te?

L’aspirazione alla bellezza, ci insegnano schiere di filosofi a partire da Platone e Sant’Agostino, è un tratto caratteristico della natura umana. Oggi, questa spinta interiore si manifesta in modo disordinato, caotico: l’incertezza di una sua forma e soprattutto della sua autenticità, complici le chimere di un società sempre più omologata dalle regole del mercato e dell’apparenza, determina smarrimento, persino paura.

Il patrimonio artistico e culturale, le gallerie d’arte, insieme al paesaggio, attrae in modo irresistibile legioni di visitatori anelanti una rivelazione, un appagamento estetico e spirituale per il quale – molto spesso – non si possiedono adeguate chiavi di lettura, di comprensione, di accesso profondo. Tutti noi siamo al mondo per partecipare a un progetto comune: realizzare una società migliore. Una società in cui tra le varie fazioni si formi un centro illuminato; dove la cultura, l’arte, ritrovi la propria bellezza; dove ogni sistema governativo, insieme a qualunque tipo di impresa realizzata dal genere umano, raggiunga una condizione di Integrità.

Ci troviamo in un periodo della nostra storia in cui tutte le nostre certezze materialistiche sono miseramente crollate, lasciando spazio agli individualismi, al trionfo degli estremismi. Siamo prossimi a un crollo delle strutture sociali. Ma al tempo stesso questo è il momento dell’apertura delle coscienze, del desiderio di autenticità, della nascita di una spiritualità nuova. Siamo maggiormente in grado di vedere la corruzione attorno a noi. La bellezza è ovunque. Quando tu apprezzi la bellezza e l’unicità delle cose ricevi energia. Quando raggiungi un livello in cui provi amore diventi capace di rimandare questa energia.

 «C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.» (René Magritte, 1898-1967). Cosa ne pensi di questa frase detta da Magritte? Nelle arti visive qual è, secondo te, il messaggio più incisivo? Quello che è visibile e di immediata comprensione oppure quello che, pur non essendo visibile, per associazione mentale e per meccanismi psicologici proiettivi scatena nell’osservatore emozioni imprevedibili e intense?

Non si tratta soltanto delle linee e dell’uso simbolico dei colori, in quel quadro c’è qualcosa di conturbante, c’è un senso di impossibilità. Un raggiungimento che non accade, un’attesa continuamente delusa. Al centro del quadro ci sono infatti due amanti – protesi l’una verso l’altro – nell’atto di baciarsi, ma questo bacio è destinato a rimanere sospeso. Infatti, i due soggetti, connotati soltanto dalle loro vesti, non sono riconoscibili e un lenzuolo avvolge le loro teste, impossibilitando il loro desiderio di unirsi. L’amore diventa dunque aspirazione, desiderio, tensione, ma non può esserci fusione. L’angoscia che si vive guardando l’opera nasce dal conflitto, il tra ciò che è visibile e ciò che è nascosto, fra il desiderio viscerale di unione e l’impossibilità che accada.

C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.

Le mie opere sin dal 1995, prendono una “strada” dove non c’è predicazione, ma piuttosto l’indicazione di possibili vie da percorrere, ammantate d’ironia. Il gusto dell’eccesso trova una collocazione insolita, tra mondi lontanissimi e miracoli casalinghi intrisi di meditato Kitsch ultraterreno. Pittura come vetrina delle possibilità, dove il figurativo è mezzo comunicativo per eccellenza, il filo che coniuga immagine ed immaginazione.

«Ma, parliamo seriamente, a che serve la critica d’arte? Perché non si può lasciare in pace l’artista, a creare, se ne ha voglia, un mondo nuovo; oppure, se non ne ha, ad adombrare il mondo che già conosciamo e del quale, immagino, ciascuno di noi avrebbe uggia se l’Arte, col suo raffinato spirito di scelta sensibile istinto di selezione, non lo purificasse per noi, per dir così, donandogli una passeggera perfezione? Perché l’artista dovrebbe essere infastidito dallo stridulo clamore della critica? Perché coloro che sono incapaci di creare pretendono di stimare il valore dell’opera creativa? Che ne sanno? Se l’opera di un uomo è di facile comprensione, la spiegazione diviene superflua… » (Oscar Wilde, “Il critico come artista”, Feltrinelli ed., 1995, p. 25). Cosa ne pensi delle parole che Oscar Wilde fa dire ad Ernest, uno dei due protagonisti insieme a Gilbert, nel dialogo di questa sua opera? Secondo te, all’Arte e alle arti visive in particolare, serve il critico? E se il critico d’arte, come sostiene Oscar Wilde, non è capace di creare, come fa a capire qualcosa che non rientra nelle sue possibilità, nei suoi talenti, ma che può solamente limitarsi ad osservare come tutti gli esseri umani?

Nel 1874 fu un critico d’arte a dare il nome al movimento artistico che stavano creando pittori come Monet, Degas, Renoir. Si chiamava Louis-Joseph Leroy e in un articolo per il quotidiano satirico francese Le Charivari, a inventare il termine «impressionisti». Ma l’obiettivo non era certo esaltarli, lui voleva solo prendere in giro. Diciamo che in quel caso la critica non ha avuto grande successo. La Critica d’arte ha una grande responsabilità e ci aiuta a riconoscere il bello. È una eredità della lingua greca, letteralmente identificava l’«arte del giudicare». Oggi identifica chi analizza dal punto estetico o di contenuto un’opera d’arte. Come sosteneva Gino De Dominicis … «Anche perché non esistono gli esperti d’arte. Gli unici esperti, veramente, sono gli artisti. Gli altri percepiscono l’arte, ma non possono essere degli esperti altrimenti la farebbero, la saprebbero fare.». I critici, non me ne vogliano gli amici, sono solamente degli artisti mancati!

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Disse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino De Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva sull’arte in generale?

Intanto, partirò da un aneddoto: Inverno Roma, Piazza del Popolo 1988. Bar Rosati. Stavo aspettando una critica d’arte ed ero seduto ad un tavolino, orgoglioso con il mio nuovo portfolio, mentre gustavo un aperitivo. Il mio sguardo si perdeva su Piazza del Popolo, brulicante di gente, di colori e di sensazioni. Debbo dire che sedersi da Rosati per un aperitivo e lasciarsi andare con lo sguardo su Piazza del Popolo, è una bellissima sensazione che ti fa assaporare Roma e la sua bellezza anche negli aspetti più misteriosi. Chi non l’ha provata non potrà mai capire.

Ad un tratto, entrarono una bellissima coppia e si sedettero al tavolo accanto, lui molto elegante, cappello e mantello, capelli molto lunghi con brillantina e baffetto da sparviero, lei una bellissima ragazza sulla trentina. Iniziarono a bere un tè e a conversare, all’inizio sono stato distratto dal loro fascino e non avevo ben capito che il tipo che sembrava uno dei tre moschettieri non era altro che il mitico Gino De Dominicis. Confesso, che prima che arrivasse la critica, sono stato tentato varie volte ad alzarmi, salutarlo e fargli i miei complimenti. Senza che lui lo sapesse, era stato il mio mentore (N.d.a., l’ho citato in un’intervista, come artista contemporaneo a cui ispirarmi), nonostante avessi avuto l’istinto di farlo, proprio in quel momento entrò la critica e il momento opportuno svanì! E poi, a proposito di creazione e creatività, a proposito di esperti d’arte e critici d’arte, sosteneva la tesi del grande equivoco che era stato creato ad arte dai “non-artisti” che volevano sentirsi “artisti”… «Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine degli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco.». Il vero artista è un creatore. Tutti gli altri, potrebbero anche essere delle bravissime persone, ma sono solo ed esclusivamente dei creativi!

 «Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte e nelle tue opere?

Anaïs Nin, è molto conosciuta come scrittrice di letteratura erotica, ma pochi sanno che fu soprattutto una grande esploratrice dell’animo umano e che per qualche tempo praticò anche la professione di psicoanalista, dopo aver fatto la modella, la danzatrice, la scrittrice, la conferenziera. I diari sono ricchi di dialoghi, osservazioni, interventi critici e commenti, sulle persone, la politica, la letteratura, i viaggi, oltre che sulle sue vicende personali. Il mondo attraverso gli scritti di Anaïs è un mondo ricco di fascino e di meraviglia: anche le piccole cose, le persone più insignificanti vengono descritte con amore e profondità, ma soprattutto con curiosità. Una vita intensa e profondamente vissuta, quella della Nin, che a questo proposito diceva: “La vita ordinaria non mi interessa. Cerco solo i grandi momenti… Voglio essere una scrittrice che ricorda agli altri che questi momenti esistono”. Anais, cercava la bellezza in grandi momenti dell’animo umano, la mia arte trova  la bellezza in tutto il  creato, in ogni manifestazione dell’animo umano. Per me, ha come valore assoluto la percezione della bellezza è una specie di altimetro che indica a ognuno di noi quanto siamo effettivamente vicini ad avvertire l’energia che si manifesta attorno a noi. Tutto diventa molto chiaro, perché dopo aver preso coscienza ci si accorge che è sulla stessa linea d’onda della bellezza.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

In Primis la mia famiglia e successivamente tutti gli artisti che si trovano nei libri di Storia dell’arte, nessuno escluso.

Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere quali consiglieresti e perché proprio questi?

“Il Cielo sopra Berlino” di Wim Wenders; “Matrix” e “Jupiter-Il Destino dell’Universo” dei fratelli Lana e Lilly Wachowski.

– Il film ll Cielo sopra Berlino  non è solo la storia di due angeli ma più in generale è una riflessione sul passato, presente e futuro di Berlino. Damiel e Cassiel sono sempre stati angeli quindi hanno vissuto Berlino prima ancora che questa fosse una città e, anzi, prima ancora che nascesse il genere umano. Lo sguardo di Wim Wenders  è colmo di partecipazione per ogni singolo essere vivente: il mondo sognato dai bambini (gli unici che possono vedere gli angeli, gli unici a guardare ancora verso il cielo) in contrapposizione alla memoria storica di una Berlino coperta di macerie e cadaveri, testimone di una identità violata. Una chicca per i lettori, ho conosciuto Wim Wenders nel 2017, non a Berlino, bensì a Siculiana.

– The Matrix (1999) diretto dai fratelli  Wachowski, è uno dei film più influenti degli ultimi 20 anni, uno dei più profondi in quanto a simboli esoterici, idee filosofiche e dettami religiosi. C’è anche un’allegoria massonica. Neo è una specie di antieroe, che appaga il significato del suo nome: Neo, come nella nuova o la classica dottrina comunista del “New Man”, ma in una forma singolare, anarchica, individualista. È il ribelle prometeico che non accetta alcuna autorità, essendo disposto a sacrificarsi per uccidere il sistema e distruggere la matrix. Ci sono, infine, anche alcune strane coincidenze, come il passaporto di NEO che scade l’11 settembre 2001, anche se il film è stato aperto nelle sale nel 1999, ed è stato girato nel 1998. Come sempre succede con una nuova forma artistica, essa rivoluziona i contenuti e insieme la forma di un’arte. Fornisce nuove vie per dire cose nuove e insieme esprimere concetti antichi. Matrix è un nuovo modo di fare cinema, ma anche un nuovo modo di vedere la realtà. Convergono filoni assai diversi, dal fumetto, al cinema di arti marziali. Ma la forma concettuale è anche quella del videogioco, Il tutto viene sezionato alla luce di una sorprendentemente vasta serie di riferimenti culturali, filosofici, scientifici, su cui predominano alcuni temi di fondo. Come le grandi opere d’arte, Matrix può essere fruita a ogni livello, dal puro piacere estetico alla visione di ciò che non appare immediatamente ai nostri occhi, la realtà. Alla base del successo, certo, c’è l’avvincente vicenda, la bravura dei protagonisti, la raffinatezza degli effetti speciali, la spettacolarità dei combattimenti di arti marziali. Ma soprattutto il de te fabula narratur filo conduttore della storia: gli uomini che vivono in catene siamo noi. Siamo vittime inconsapevoli di forze che non sappiamo nemmeno esistere. Matrix è anche ricco di citazioni dalle teorie postmoderniste di Baudrillard. In una versione non definitiva della sceneggiatura, la citazione della concezione post-modernista era esplicita (d’altra parte Neo nasconde il dischetto per il suo amico in un libro di Baudrillard): Morpheus dicendo la famosa frase «Welcome to the desert of the real» citava esplicitamente Baudrillard in persona. D’altra parte c’è da dire che lo stesso Baudrillard nelle sue opere ricorre spesso alle storie di Philip K. Dick, un autore di fantascienza che ha fortemente influenzato i fratelli Wachowski. Infine, una chicca per i palati più fini: In Matrix Reloaded è stato scelto dai registi, per fare il consigliere di Zion, il professore Cornell West, cattedre e borse di studio presso Princeton, Harvard e Yale University, noto dirigente socialista (dei Democratic Socialists of America), un intellettuale socialista nero. La sua celeberrima frase  “La comprensione, non è un requisito della collaborazione”, ci esorta a comprendere e non collaborare con il sistema! La mitica frase è oramai leggenda e campeggia nella mia Home page di FB da anni.

– Un modo facile e veloce per diffondere certe conoscenze, sono i film.  Alieni, dèi e supereroi, ormai spopolano nelle sale cinematografiche. Un film che riflette proprio sugli Anunnaki. Il film in questione è “Jupiter“. Lo avete visto? La prima notizia da tenere in considerazione è che il film è stato prodotto dagli stessi produttori di “Matrix“ i registi Lana e Lilly Wachowski. Jupiter -Il destino dell’Universo, parla di una immigrata russa che lavora in una ditta di pulizie. Il caso vuole che la tipa, che si chiama appunto Jupiter, sia il soggetto prescelto per una “abduction“, cioè un rapimento alieno. La ragazza sarà salvata da un super soldato, un po’ animalesco, nel senso letterale del termine, che fa capo ad una delle fazioni della famiglia Abrasax dinastia aliena intergalattica, che domina il pianeta Horus e una serie di altri pianeti, o comunque quasi tutti pianeti abitabili inietta DNA. Fa procreare ed evolvere la popolazione di quel pianeta fino a quando non si arriva a quella che loro hanno stimato essere la soglia di mantenimento del pianeta. Quindi, quando gli abitanti del pianeta sono troppi e il pianeta non ce la fa più, decidono di sterminare tutti gli abitanti, attraverso quella che loro chiamano “Mietitura”, grazie alla quale raccolgono il siero vitale che poi rivendono ad altre casate.

– Prima assonanza: Gli Abrasax allevano gli umani per dei loro scopi; gli Anunnaki, facenti parte di una razza intergalattica e molto evoluta, facevano lo stesso: Ecco perché introdussero delle manipolazioni genetiche.

– Seconda assonanza: Nel film si fa riferimento a razze aliene che servono la famiglia Abrasax e alla sua gerarchia interna. Tutto questo, comprese le lotte interne, sono elementi che fanno parte delle storie riguardanti gli Anunnaki. Quando la matriarca della Casa Abrasax, la più potente delle dinastie aliene, muore, i suoi figli Balem (Baal), Kalique (Kalì), e Tito (Shiva), iniziano a combattersi l’un l’altro per l’eredità (notate i nomi simili agli dèi delle religioni attuali).

– Terza assonanza:  Gli esseri galattici che i nostri antenati avevano preso per dèi, erano in realtà esseri che potevano vivere molto a lungo, ma non immortali? Ecco, gli Abrasax per vivere a lungo fanno proprio questo, assorbendo il siero vitale dalle razze “mietute”.

– Quarta assonanza: I servi degli Abrasax, cioè esseri Sauroidi  (Rettiliani) con le ali, sono identici a quelli scolpiti sulle tavolette sumere, Incas, Maya e che secondo i miti/leggende furono creati a seguito di esperimenti genetici. Anche nel film gli ibridi sono parecchi!

Mi fermo qui con le assonanze. Queste mostrate possono anche essere semplici coincidenze, ma lo sono davvero? Provate a vedere il film e ad osservarlo attentamente, e poi ne riparliamo.

… e tre libri da leggere assolutamente nei prossimi mesi, quali e perché?

“Siddharta” di Herman Hesse, “Matrix” di David Icke, “V for Vendetta” di Alan Moore e David Lloyd.

Un libro che lessi da giovane (1987) è Siddharta di Herman Hesse. Tratta un universo preciso, dove la spiritualità va ad occupare la parte centrale, nevralgica. L’autore vive in una realtà difficile e composita, caratterizzata dalla sbrigatività e dalla spietatezza.  Come il fiume, attraversato tante volte da Siddharta. Il fiume non è né la sorgente, né il suo percorso, né il suo sbocco quando arriva al mare. Il fiume è lo scorrere dell’acqua. Secondo me , racchiude tutto il suo testamento, il suo l’universo. Ci insegna che la vita,  è principalmente vivere.

– Con questo libro, Figli di Matrix, David Icke ci fornisce le prove di ciò che realmente sta succedendo nel mondo e, senza paure e reticenze, ci mette di fronte a informazioni allarmanti che demoliscono il nostro sistema di credenze.  Le ricerche che svolge da anni, sollevano inquietanti veli di segretezza, hanno contribuito a mantenere per tanto tempo l’umanità nell’ignoranza manipolata. Secondo queste idee, apparentemente originali e stravaganti, ma convalidate da una lunga e scrupolosa serie di prove documentate, la nostra vita sul pianeta Terra non è altro che un inganno gestito da forze occulte  extraterrestri, interdimensionali per tenerci in una prigione mentale, emozionale e spirituale.

Siamo intrappolati in una gamma di frequenza, la matrice appunto, e il “mondo” che vediamo intorno a noi è solo una minuscola frazione di un’infinità multidimensionale. Rivelandoci questa fantastica trama di manipolazione globale, orchestrata da forze al di là di questo regno fisico. Il libro è in grado di illustrarci i metodi di controllo sugli umani e di indicarci la strada per aprire le nostre menti e imparare ad allargare la nostra gamma di frequenze della percezione.

– V for Vendetta,  In un mondo orwelliano in cui gli altoparlanti diffondono le “notizie” ufficiali dell’emittente del regime, V cerca di spingere la gente all’insurrezione. V for Vendetta, è una drammatica rappresentazione della perdita della libertà e dell’identità, in un mondo totalitario che ha segnato una svolta e paradossalmente sembra riflettere la nostra società odierna.

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi impegni professionali che puoi condividere con i nostri lettori?

I miei futuri progetti sono: Top secret. Ai lettori curiosi, gli basterà seguire i miei link sottostanti!

Dove potranno seguirti e dove potranno contattarti i nostri lettori?

Attraverso la mia e-mail e i miei link di riferimento.

Come vuoi concludere questa chiacchierata? Cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa intervista?

Ringrazio calorosamente Andrea, per avermi dato la possibilità di esternare alcuni pensieri e

rispondere liberamente, senza alcuna censura.

Alfonso Siracusa Orlando

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MoMò Calascibetta e Alfonso Siracusa Orlando

Intervista di Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_PH. Mapi Rizzo

Il mercato di Ballarò di Palermo | di Andrea Giostra

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Il mercato di Ballarò di Palermo

Il mercato di Ballarò, insieme ai mercati della Vucciria, del Capo e di Borgo Vecchio, è uno de 4 mercati storici della città di Palermo, tutti situati nel centro storico della città, anche se nati in epoche e momenti storici diversi. Quello di Ballarò nasce, probabilmente, negli anni immediatamente successivi alla conquista di Palermo da parte degli Arabi, che avvenne nell’anno 831 d.C.. Se è vero, come sembra essere vero, che il mercato di Ballarò sia nato negli anni successivi alla conquista di Palermo da parte degli Arabi, allora il mercato di Ballarò ha circa 1190 anni di vita. Quindi un mercato popolare millenario!

Gli Arabi, infatti, occuparono la Sicilia nell’anno 827 d.C. e resero islamica l’isola dividendola in tre Valli: Val Demone, Val di Noto e Val di Mazara. Qualche anno dopo, nell’831 d.C., occuparono anche Palermo chiamandola Balarm e facendone la capitale dell’Emirato arabo.

Ballarò è il mercato più vivace, dinamico e lungo della città, il cui nome, con molta probabilità, deriva da Balhara, un villaggio islamico nei pressi di Monreale in cui abitavano i venditori di prodotti della terra (ortaggi, verdure, olio, vino, etc.) che quotidianamente “scinnievanu” (si recavano) a Balarm per vendere le loro merci al Ballarò. Altre ipotesi fanno risalire il nome a “Vallaraya”, re indiano della regione del Deccan, o a una derivazione dal termine arabo “segel-ballareth” (sede di fiera).

Originariamente era ‘ntisu (conosciuto) come un mercato di grascia, il cui significato nel tempo ha assunto un’accezione diversa: nel significato iniziate, grascia stava ad indicare cibo e alimenti in generale; nell’attuale significato siciliano significa lurdia, sporcizia.

Lo stile architettonico del mercato di Ballarò è quello saraceno e la sua configurazione urbanistica risale alla seconda metà del 1400 a seguito di un atto pianificatorio del Senato palermitano.

Originariamente il mercato di Ballarò nacque per raccogliere e porre in vendita i frutti delle terre fertili palermitane della Conca d’oro, ortaggi, cereali, verdure, olio, vino, e tutto il resto. Nei decenni e nei secoli successivi, cominciò a vendere un po’ di tutto, carni, tessuti, calzature, vestiario, prodotti per la casa, insomma, un vero iper-mercato all’aperto, che oggi vanta diverse tavole calde, bar, trattorie, bancarelle di cibo palermitano popolare. Da questo punto di vista possiamo certamente dire, senza la possibilità di essere smentiti, che i primi grandi magazzini” dell’Occidente furono inventati a Palermo!

Oggi Ballarò è il più grande mercato all’aperto di Palermo, e si estende da Piazza Casa Professa ai bastioni di corso Tukory verso Porta Sant’Agata, per oltre 500 metri di percorso, arricchito di piazzette, chiese antichissime, conventi, slarghi e viuzze dove si trovano diversi venditori stanziali. Ballarò si trova all’interno dello storico quartiere popolare denominato Albergheria e in origine era il primo luogo che si doveva attraversare entrando in città da Porta Sant’Agata, nei pressi dell’attuale Stazione Centrale.

Ma perché il mercato di Ballarò è così importante per conoscere la città di Palermo?

Perché si respira l’aria popolare e più vera della nostra città. I 5 videoclip riportati a seguire, dopo questa breve parte narrativa, sono significativi e dimostrano la vivacità e la straordinaria atmosfera che si respira visitando e passeggiando tra le bancarelle del mercato di Ballarò.

Le abbanniate dei venditori, le contrattazioni tra il compratore e il mercante, il parlare ad alta voce, le scene vere che si vedono tra i tanti protagonisti del mercato, la multietnicità di popoli e di genti che ha una tradizione antichissima, millenaria, sin dalle origini della città di Palermo; oltre ai profumi, ai colori, ai suoni, al vociare, a tutte le lingue che arrivano all’orecchio del visitatore che percorre gli oltre 500 metri di percorso del mercato. Ecco, tutte queste cose fanno del mercato di Ballarò un vero teatro all’aperto permanente, che apre la scena alle sette del mattino e la chiude nel tardo pomeriggio dando poi spazio ai tantissimi bar, enoteche, trattorie, ristoranti, bancarelle con cibo popolare palermitano preparato al momento quali le stigghiuola, la frittula, la grattatella, lo sfincionello (vedi videoclip a seguire), il pane con le panelle fatte di farina di ceci, quello con le crocché fatte di farina di patate, il pane ‘ca meusa (con la milza), le arancine, il polpo caldo caldo tirato fuori dalla quarara (pentolone) di rame, fatto a pezzettini con coltelli affilatissimi e servito al cliente con una spruzzata di limone siciliano, i babbaluci (lumache) serviti con pepe e una spruzzata di sale di Marsala, il pesce fresco, i calamari, le patate bollite, i carciofi bolliti, le melenzane alla parmigiana, le zucchine impanate, e tantissime altre pietanze tipiche del cibo popolare palermitano, ai quali si aggiungono tutti i piatti tradizionali delle tante osterie e trattorie che si susseguono lungo la strada, e i variegati dolci palermitani da gustare nelle pasticcerie che afferiscono al mercato. Tutto servito e accompagnato dai commercianti con battute e con un linguaggio musicale, ospitale, vivace, divertente, tipico palermitano che lascia trasparire un’armonia multiculturale che va dall’Africa al Medio Oriente, dallo spagnolo al francese, dai paesi del nord Europa alla Grecia. Insomma, un’immersione incredibile di sicilianità e di vera cultura mediterranea.

Io, per conto mio, ci vado spesso, il sabato mattina o la domenica mattina, vado nel Bar della Signora Di Maria, proprio vicino alla Piazzetta di Ballarò, ordino un caffè e un cornetto, e mi godo lo spettacolo del Teatro permanete all’aperto di Ballarò! Una sana immersione di sicilianità e di vera cultura palermitana! A questo proposito il lettore guardi i videoclip a seguire…

Chi visita Palermo e non va a Ballarò, perde sicuramente l’opportunità di conoscere la mia città, quella vera, più antica e popolare.

Per i visitatori e per i turisti che dovessero venire a Palermo, il mio consiglio è quello di passare un’intera mattina a Ballarò, dalle 8:00 alle 14:00, fermandosi lì per il pranzo tra le bancarelle, e scopriranno la vera città che pulsa vitale e vive lì da decine di secoli!

Andrea Giostra


5 VIDEOCLIP CHE RACCONTANO IL MERCATO DI BALLARÒ:

La Frittula del mercato di Ballarò di Palermo | CUCINA DI SICILIA

da YouTube

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https://fb.watch/8uIU1rdEof/

4 minuti al Mercato di Ballarò, all’antica caffetteria della signora Di Maria, col sosia di Adriano Celentano. Sabato 13 marzo 2021 ore 11:45.

da YouTube:

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https://fb.watch/4s1G8n4thA/

Sfinciuneddu palermitano al mercato di Ballarò di Palermo | La bancarella del sig. Mauro | CUCINA DI SICILIA  

da YouTube:

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https://fb.watch/8uSj-2U7Ey/

La Grattatella del mercato Ballarò di Palermo | CUCINA DI SICILIA

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https://youtu.be/YWZUGYyisWc

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https://fb.watch/8uRy6ulzD-/

5 minuti al mercato storico di Ballarò di Palermo, Sicilia, “Con la classica Abbanniata dei commercianti” e “Il lancio du’ miluni”, domenica 12 luglio 2020, ore 8:25.

da YouTube:

da Facebook Watch:

https://fb.watch/8uWXmXwRss/


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI PER APROFONDIMENTI:

Alba, Giuseppe, 2016, Ballarò, Capo e Vucciria. Colori, odori e voci dei mercati storici di Palermo Copertina flessibile, Edizioni d’arte Kalós, Palermo

Bachtin, Michail 1979, L’opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale, Einaudi, Torino

Basile, Gaetano (Autore) e Ardizzone, Andrea (Illustratore), Frugando tra i mercati di Palermo. Una foto, una storia. Ediz. Illustrata, Edizioni d’arte Kalós, Palermo

Bonanzinga, Sergio 2006, Il teatro dell’abbondanza. Pratiche di ostensione nei mercati siciliani, in O. Sorgi, (a cura di) Mercati storici siciliani, CRICD, Regione siciliana, Palermo: 85-110

Bonanzinga, Sergio Giallombardo, Fatima 2011, Il cibo per via. Paesaggi alimentari in Sicilia, Materiali e ricerche di studi filologici e linguistici siciliani – Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche, n.29, Palermo

Braudel, Fernand 1981,  I giochi dello scambio (sec.XV – XVIII), in Civiltà materiale, economia e capitalismo (secoli XV – XVIII), vol. II, Einaudi, Torino : 3-69

Buttitta, Antonino 2006, Elogio del mercato in O. Sorgi, (a cura di) Mercati storici siciliani, CRICD, Regione siciliana, Palermo: 15-16

Cusumano, Antonino 2012, Culture alimentari e immigrazione in Sicilia. La “piazza universale” è a Ballarò, in S. Mannia (a cura di) Alimentazione, produzioni tradizionali e cultura del territorio, Fondazione Buttitta, Palermo: 121-142

Giacomarra, Mario 2006, Scambio di merci, scambio di messaggi, in  O.Sorgi, (a cura di) Mercati storici siciliani, CRICD, Regione siciliana, Palermo: 75 – 80

Giallombardo, Fatima 1995, La cucina di strada a Palermo, in G.Ruffino (a cura di), Percorsi di Geografia linguistica. Idee per un atlante siciliano della cultura dialettale e dell’italiano regionale, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Palermo: 513-527

Guarrasi, Vincenzo 1978, La condizione marginale, Sellerio, Palermo

La Duca, Rosario 1994, I mercati di Palermo, Sellerio, Palermo

Lewis, Oscar 1973,  La cultura della povertà e altri saggi di antropologia, Il Mulino, Bologna

Mauro, Girolamo, 2017, Ballarò, YouCanPrint

Sorgi, Orietta 2006, I mercati storici siciliani tra persistenza e cambiamento, in Idem (a cura di) Mercati storici siciliani, CRICD, Regione siciliana, Palermo: 59-74

Tarricone, Ester Cristina Lucia, 2014, Palermo, Quattro passi al Ballarò, Formato Kindle.

Alla Camera dei deputati la presentazione del libro sull’Effettismo | Roma, lunedì 11 ottobre 2021 ore 10:00

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Sala Stampa Camera dei deputati

Avrà luogo a Roma, lunedì 11 ottobre, alle ore 10:00, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, in via della Missione 6, la presentazione del libro sull’Effettismo, riguardante la prima corrente pittorica italiana sorta in opposizione all’uso smodato della tecnologia digitale nel settore artistico. Il movimento, fondato dal maestro Franco Fragale, promuove il ritorno al cavalletto e al tocco creativo del singolo individuo.

Libro sull’Effettismo

La presentazione è promossa dall’Associazione I. XII. XVIII. di cui l’artista effettista Mattia Fiore è socio fondatore.

Il libro Effettismo (Gangemi editore, 108 pagine, di cui 18 di immagini) è articolato sulle storie dei pittori che hanno aderito ai valori della corrente. Gli artisti provengono tutti dal mondo delle professioni. Ci sono filosofi, poeti, attori, scrittori, musicisti, sociologi, ma anche medici, matematici, biologi, architetti, avvocati, giudici e giornalisti. Sulla copertina del libro spicca “La Quercia d’oro”, capolavoro del maestro Franco Fragale.

Alla presentazione saranno presenti Francesca Romana Fragale, leader dell’Effettismo, Mattia Fiore, Vincenzo Diomaiuta, segretario dell’associazione I. XII. XVIII. e Daniela di Bitonto, attrice e pittrice.

«Nei momenti di crisi, l’arte è la risposta. Gli effettisti credono nel futuro, nella libera ispirazione, nell’estro individuale e combattono l’omologazione all’interno del mondo dell’arte», ha spiegato Francesca Romana Fragale.

PER ACCREDITI:

francescarfragale@icluod.com

EFFETTISMO – corrente pittorica contemporanea

Responsabile: Dott.ssa Francesca Romana Fragale

francescarfragale@icluod.com

INFO E CONTATTI:

Effettismo corrente pittorica di Francesca Romana Fragale

https://www.associazionefuturosostenibile.org/

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Gruppo Facebook” Amici dell’Effettismo”

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