Vi è mai successo di trovarvi davanti a situazioni in cui la gentilezza nei riguardi di alcune persone ha portato solo mancanza di rispetto? Perché succede questo?
Immaginiamo per un momento che la nostra disponibilità nei confronti degli altri sia un faro di luce che per alcune persone rappresenta un’ispirazione, mentre per altre un riflesso di paure da affrontare. Ricevere gentilezza infatti può mettere in discussione tutto ciò che si è costruito intorno al proprio sé per difendersi dal mondo, ossia un’identità fondata su modelli di “ricchezza” che esula dai valori umani (fatti anche di debolezze ma soprattutto di accettazione delle stesse) e ha radici che sprofondano in terreni aridi come l’individualismo l’arroganza e l’insensibilità.
In una società che identifica nella prepotenza una realtà vincente, chi è gentile diviene un bersaglio facile e perdente agli occhi della collettività. La domanda che mi pongo è: “Quale essere umano accetterebbe l’etichetta di “perdente”? Ovviamente CHI contrariamente alla massa, non tradisce i principi su cui si basa la sua essenza: specchio di virtù che NESSUNO ha il diritto di giudicare misurandone il valore.
Quante volte vi è capitato di aiutare qualcuno e come risposta avete ottenuto ingratitudine e freddezza? La frase “Fidarsi è bene non fidarsi è meglio” è la sintesi di una concezione di umanità dove la fregatura è dietro l’angolo, per cui fidarsi troppo vuol dire correre il rischio di essere raggirati. Purtroppo un comportamento ineccepibile dal punto di vista umano di comprensione, desta sempre qualche sospetto in chi lo riceve. Quando si è abituati a curare solo il proprio orto senza curarsi degli altri, se il vicino offre qualche seme buono, il pensiero è che quei semi siano un pretesto per inquinare il campo coltivato.
La verità è che non abbiamo ricevuto tutti la stessa educazione, molti bambini vengono semplicemente “accontentati” dai genitori. Così spesso capita di incrociare adulti infantili egocentrici, viziati al punto da non avere altro interesse al di fuori delle loro esigenze che regolarmente soddisfano danneggiando chi transita intorno il loro mondo.
D’altra parte quando da piccoli ti insegnano a essere gentili con tutti, non ti dicono mai che la gentilezza è un’arma a doppio taglio e che non andrebbe offerta a chiunque ma solo a chi riesce ad apprezzarla. Allora la capacità di discernere il bene dal male diventa l’unica arma che abbiamo per evitare di sprecare forze e tempo con chi non capisce il valore che abbiamo.
Esiste una coscienza sociale dominante per cui la spontaneità fatta di buone azioni e rispetto, sono legittimate unicamente da ciò che si può ricevere in cambio, e la sopravvivenza ha una sola legge: aggredire per primi. Ecco allora che la cordialità disarma, soprattutto quando attraverso essa si ottengono risultati uguali o superiori a quelli raggiunti da chi opera nel male; in tal caso il bene ricorda ai vili che esiste sempre un’alternativa all’immoralità. Tra tante occasioni di cadere nella disonestà, c’è la decisione di non cadere per cambiare le cose. Chi crede nella forza del male, vive al buio, non ama la luce, dunque evitare di illuminarli toglie a essi il fastidio ma permette a noi di conservare le forze.
La più evidente manifestazione di fiducia in se stessi è la scelta di solitudine in difesa della propria energia. Chi decide di stare solo, non evita i rapporti sociali con il mondo, preferisce relazionarsi con persone di valore e profonde.
La prepotenza come l’arroganza risiede in chi porta con sé un sentimento di inadeguatezza e svalutazione che colma diffondendo il male e lasciando che qualcun altro al di fuori di lui decida quanto vale.
LA VITA è ALTRO.
“La gentilezza in parole crea fiducia; la gentilezza in pensiero crea profondità; la gentilezza in dono crea amore.” – Lao Tzu
Namasté
Franca Spagnolo
