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La notte più buia | Romanzo di Monica Held | Recensione di Vittoria Lotti

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“Il dolore unisce più della gioia.”

Un romanzo che mi ha letteralmente stravolto. Sul tema dell’Olocausto è tra i migliori che abbia letto. Questo libro si legge molto rapidamente data la sua scrittura scorrevole, tuttavia ho dovuto interrompere la lettura diverse volte per soffermarmi su alcuni punti particolarmente forti.

Heiner e Lena sono sposati. Sono gli anni ’60 ma gli incubi della guerra sono ancora presenti. Heiner è un ex deportato del campo di concentramento di Auschwitz. E come molti sopravvissuti, deve assistere a quegli interminabili processi dove Heiner è costretto a raccontare ogni dettaglio, che lo riportano in quel campo rivendendo i volti di quelli che invece non hanno trovato scampo dalla fabbrica della morte. I flashback di Heiner ci offrono un’accurata visione di quello che ha passato, ma ciò che più è impressionante, è il punto di vista della moglie Lena. La bella donna tedesca, che ormai da anni lotta contro gli spettri che aleggiano nella mente di suo marito, divenuta ormai impenetrabile.

La vita di Lena viene completamente stravolta a causa di Heiner, che non riesce a lasciarsi alle spalle ciò che ha passato all’interno del campo. Ogni volta che lui le dice “Guarda Lena…”, un brivido la assale. Così come l’ansia che provo io ogni volta che leggo quelle parole per il racconto che ne seguirà. Come quando le confessò che il contenuto di quel normale barattolino di senape posto sul mobile di casa, in realtà conteneva resti di ossa presi dal lager.

Come si può vivere così? Come puoi amare un uomo così? Come puoi Lena, sopportare il suo peso? Mi sono fatta queste domande centinaia di volte mentre leggevo. Ma nonostante le sofferenze di Lena, è difficile prendere posizione. Da una parte abbiamo un uomo la cui vita è stata marchiata e la sua mente divorata dall’oscurità. Dall’altra invece abbiamo una donna il cui amore per suo marito è talmente forte da abbattere qualsiasi barriera, anche se i suoi sforzi a volte sembrino non scalfire affatto l’enorme muro del dolore che li separa.

Nonostante la guerra sia finita ormai da tanti anni, Heiner continua a sentirsi in colpa per aver scampato miracolosamente la morte. L’incontro con Lena sembrava aver sbloccato per la prima volta la sua psiche, ma i suoi incubi continuano a riemergere trascinandolo agli orrori del passato. La moglie lo trova spesso richiuso in se stesso, rigettando la sua furia su di lei e rendendole la vita insopportabile. Lena cerca in tutti i modi di scoprire la causa del suo tormento parlando con alcuni vecchi compagni del lager che con lui hanno vissuto il calvario della prigionia. Ma tra loro c’è un legame molto intimo e profondo, e Lena si ritrova nuovamente esclusa dalla vita del marito

Monika Held, La notte più buia, Beat edizioni, 2016

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Consigliera Regionale di Parità Margherita Ferro

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Abbiamo incontrato oggi la professoressa Margherita Ferro che dal dicembre 2018 è consigliera di parità per la regione Sicilia.

 

 

  • Prof.ssa Ferro da molti anni lei, dagli scranni della politica, combatte affinchè le donne abbiano non privilegi ma pari opportunità nella vita privata, lavorativa, sociale.

 

Pensare alle donne e al loro inserimento sociale e lavorativo dovrebbe essere uno degli impegni principali di qualsiasi persona che si avvicini al mondo della politica e cioè ad impegnarsi per migliorare le problematiche della società. Da donna, poi, sento più forte l’impegno. Ma le pari opportunità e le politiche di genere, non sono pensate ad esclusivo vantaggio delle donne. Che le donne c’entrino non vi è dubbio, ma le pari opportunità hanno un orizzonte più ampio e sono misure destinate a superare l’eterno divario tra donne e uomini, presente ancora oggi nella nostra società. Questo non vuol certamente dire che non esistano leggi adeguate, il problema è la difficoltà, tuttora presente, nel metterle in atto.

 

 

 

  • La sua è figura importante nel mondo del lavoro, in cosa consiste?

 

Il ruolo della Consigliera di Parità è quello di intraprendere iniziative ai fini del rispetto del principio di non discriminazione e di promozione di pari opportunità per lavoratrici e lavoratori, svolgendo in particolare alcuni compiti, rilevare, cioè, le situazioni di squilibrio di genere per svolgere funzioni promozionali e di garanzia contro le discriminazioni e promuovere i progetti di azioni positive, anche attraverso l’individuazione delle risorse comunitarie, nazionali e locali, e sostenere le politiche attive del lavoro, comprese quelle formative, sotto il profilo della promozione e della realizzazione di pari opportunità. Inoltre sensibilizza i datori di lavoro (pubblici e privati) al tema della conciliazione vita privata-lavoro, anche promuovendo progetti e piani di azioni positivi e, naturalmente, privilegiando la promozione dell’occupazione femminile.

 

 

  • I suoi colleghi come percepiscono questo ruolo, necessario o solo di routine?

 

La diffidenza che si può provare a primo impatto, scompare nel momento in cui si assiste all’impegno e alla dedizione affinchè in ogni ambito nessuno, apparentemente debole, donna o uomo, possano essere schiacciati o emarginati da un sistema che volge solamente al profitto e mettendo da parte le esigenze o le debolezze umane. Quindi lo ritengono un ruolo necessario.

 

 

 

 

 

 

  • Nelle sue mansioni rientrano anche le attenzioni verso le persone che non si sentono di appartenere ad una sessualità di origine?

 

Certamente, queste persone, anzi, possono essere ancora più emarginate rispetto ad una donna perché ancora vittime di preconcetti e quindi da tutelare.

 

  • Quali sono i casi più frequenti?

 

I casi più frequenti, purtroppo, riguardano eventi legati alla maternità, come ad esempio il demansionamento al rientro, cambio di sede, mancato riconoscimento di tutele, magari per scoraggiare la lavoratrice ed indurla alla risoluzione del rapporto di lavoro, oppure diniego da parte del lavoro a richieste di part-time a lavoratrici con difficoltà a conciliare lavoro e famiglia. Negli ultimi anni stanno diventando sempre più diffuse le segnalazioni per casi molestie e molestie sessuali sul luogo di lavoro (anche se non si arriva facilmente alla denuncia di tali comportamenti).

 

 

  • Cosa prova in una donna un disagio del genere nel lavoro?

 

Le situazioni lavorative di grave disagio diventano causa di stress e di prostrazione profonda da parte della lavoratrice e vanno, quasi sempre, ad incidere sia sulla sua vita lavorativa, oltre che, su quella personale, familiare e di relazione.

 

 

 

  • Non ho voluto mettere un suo breve curriculum, sarei stata, sicuramente, imprecisa. Lo può fare lei?

 

Una sintesi della propria formazione è sempre imbarazzante ed imprecisa. Come tutti parto con un diploma passando poi ai vari titoli che mi sono serviti per accedere all’insegnamento di Storia delle Religioni nelle scuole superiori, cioè il Magistero in Scienze Religiose. Nel tempo, però, grazie anche al mio iniziale impegno come consigliere comunale ad Acicatena, ho sentito la necessità, man mano che il mio impegno politico andava avanti (sono stata assessore provinciale, commissario liquidatore società partecipate della Regione Sicilia; Società Terme di Acireale Spa, attualmente consigliera di Parità) di rendermi più partecipe e più edotta nell’espletare il mio impegno continuando i miei studi con una laurea in Giurisprudenza e diversi Master. Come in tutte le cose una cosa chiama l’altra. E’ chiaro che approfondire le conoscenze mi ha aiutato molto nello svolgere il mio impegno politico.

 

  • Programmi imminenti?

 

Sta per cominciare un corso di 40 ore complessive  dal titolo “Corso Regionale di Formazione per Avvocate Avvocati in Diritto Antidiscriminatorio” presentato dalla Consigliera Regionale di Parità della Regione Sicilia e dalla Rete dei Comitati Pari Opportunità degli Avvocati di Sicilia. La finalità del corso è quella di preparare adeguatamente la classe forense ai principi e alle norme antidiscriminatorie nel campo lavorativo e a saper riconoscere e affrontare questi casi con il giusto approccio culturale l’adeguato bagaglio professionale. Il corso si snoda dal 25 settembre al 29 gennaio 2021. Si accederà per concorso.

Mariella Di Mauro

«Ho avuto la sensazione di “stare dentro il libro”, vivere le storie mentre le leggevo” | di Antonella Madonia

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Antonella Madonia

Leggere “Mastr’Antria e altri Racconti”, raccolta di racconti siciliani ancora inediti di cui sono stata pregiata dall’autore Andrea Giostra, è stato davvero piacevole. Ha suscitato in me tanta curiosità. Ho trovato originale il modo di scrivere dell’autore. Il suo alternare frasi del dialetto siciliano ha fatto sì, da buona siciliana, che apprezzassi ancora di più odori, sapori e tradizioni che, man mano mi addentravo nella lettura, trovavano spazio nella mia immaginazione. Così come già mi era accaduto leggendo Andrea Camilleri così, leggendo Giostra, ho avuto la sensazione di “stare dentro il libro”, vivere le storie mentre le leggevo. Mi ha riportata alla mia infanzia, con i racconti dettagliati di usanze tipicamente siciliane. Originale l’accostare diversi momenti di vita odierni (di alcuni dei Racconti della raccolta) al racconto della vita di nonno Andrea (Mastr’Antria) e, ciò che ho apprezzato, è il messaggio positivo che ogni racconto trasmette. Perfino la prigionia del nonno in Australia, dove era stato deportato dagli inglesi dopo la cattura in Libia nell’ultima Grande Guerra, viene raccontata quasi fosse stata una vacanza, lasciando fuori i dolori di quei momenti e di quei periodi terribili e spesso tristi. E anche negli “altri racconti” si avverte una nota comune positiva: vivere sempre e comunque cercando di non perdersi mai, né scoraggiarsi troppo. Accogliere il bello da ogni esperienza e se qualcosa non va, avere la forza e la consapevolezza di rimboccarsi le maniche, voltare pagina ed iniziare una nuova “…avventura. E questo è ciò che farà “Martina”. Che dire se non… Bravo Andrea Giostra!

Antonella Madonia, scrittrice

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Antonietta Madonia

Pagina ufficiale Facebook della raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti”:

https://www.facebook.com/MastrAntria/


L’autore Andrea Giostra

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Interviste ad Andrea Giostra | Play List di YouTube:

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di Facebook:

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Alcuni dei racconti inediti della raccolta “Mastr’Antria e altri racconti” letti e interpretati da attrici e da attori professionisti e semiprofessionisti. Eccoli a seguire:

“Al Tribeca” | Progetto internazionale di Natalia Simonova liberamente tratto dal racconto “Al Tribeca” della raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti” | Sceneggiatura teatrale, idea e realizzazione Di Natalia Simonova con la partecipazione di Gabriel Napoleone Elbano e delle musiciste Georgiane Nati Maglakelidze, Nana Kurashvili E Tamar Maglakelidze |

Alcune delle novelle della raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti”:

“L’amore secondo Alessandro” | Legge Vincenzo Bocciarelli | Attore e regista | Racconto tratto dalla raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti” 

“L’amore secondo Alessandro” | Legge Valerio Toninelli | Artista e narratore | Racconto tratto dalla raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti” 

“L’amore secondo Alessandro” | Legge Paolo Massaria | attore | racconto tratto da “Mastr’Antria e altri racconti”

“Innamorato” | Legge Giuseppe Mincuzzi | Er Poeta Metropolitano de “I sotterranei” | Racconto tratto da “Novelle brevi di Sicilia”

“Sette giorni: fine di un amore o abbandono?” | Legge Rossana Lo Giudice | Scrittore e poeta | Stralcio di racconto tratto dalla raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti” 

“Le caramelle alla carrubba” | voce e interpretazione di Rossana Lo Giudice | narratrice e poeta | Racconto tratto dalla raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti” 

I 5 capitoli della Novella “La stagista” letti da attrici e da attori, in ordine di capitoli del racconto inedito:

“Martina” | legge Chiara Modica Donà dalle Rose | scrittrice e narratrice | Capitolo del racconto “La stagista” tratto dalla raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti”

“Mariano” | Leggono Chiara Modica Donà dalle Rose e Paolo Massaria | “scrittrice e narratrice” Chiara, “attore” Paolo | Capitolo del racconto “La stagista” tratto dalla raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti”

“La scrivania” | legge Chiara Modica Donà dalle Rose | scrittrice e narratrice | Capitolo del racconto “La stagista” tratto dalla raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti”

“Simona” | legge Chiara Modica Donà dalle Rose | scrittrice e narratrice | Capitolo del racconto “La stagista” tratto dalla raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti”

“L’abbandono”… “Sette Giorni” | Leggono Emanuela Trovato e Giovanni Carta | Attori e Docenti di recitazione | Capitolo del racconto “La stagista” tratto dalla raccolta inedita “Mastr’Antria e altri racconti”


“Audioletture di Novelle e Racconti siciliani” | Leggono 15 artisti: attrici e attori professionisti e semiprofessionisti | In questa PlayList potrete ascoltare l’interpretazione di oltre 15 tra attrici, attori e narratori professionisti e semiprofessionisti che hanno prestato la loro arte recitativa e interpretativa per leggere le “Novelle brevi di Sicilia” di Andrea Giostra, e altri racconti, novelle e storie siciliane dello stesso autore, ma anche di altri autori siciliani noti e meno noti.

Per leggere gratuitamente online le “Novelle brevi di Sicilia”, clicca qui:

https://andreagiostrafilm.blogspot.it/2017/09/novelle-brevi-di-sicilia-mia-nonna-vita.html

Link della pagina ufficiale Facebook delle “Novelle brevi di Sicilia”

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“Un luogo di pace e silenzio: la Gancia di Palermo”| di Giusy Pellegrino

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La spinta di rinnovamento e di cambiamento propria del XIII secolo sfociò in un grande impulso riformatore. Tra queste esperienze ricoprirono un ruolo importante i cosiddetti “Ordini mendicanti” che si mantenevano o con le elemosine e le donazioni dei fedeli oppure con il loro lavoro.

Tra questi spicca l’ordine fondato da san Francesco d’Assisi: la sua conversione fu un vero e proprio cambiamento che da personale divenne sociale. Il nome di Frati Minori, stando a Tommaso da Celano, venne dato dallo stesso Francesco che disse “si scrivano nella Regola queste parole “siano minori”, appena l’ebbe udite esclamò: voglio che questa fraternità si chiama Ordine dei Frati Minori”approvato da Onorio III nel 1223.

Con la morte di Francesco,l’Ordine Francescano si scisse in Osservanti, Conventuali e Cappuccini. Nel Quattrocento figura di spicco dell’ordine fu san Bernardino da Siena “tra i più efficaci predicatori” del secolo mentre in Sicilia ebbe un ruolo importante per la diffusione del pensiero francescano Matteo Gimarra, vescovo di Agrigento,che “riuscì a far emergere quasi dal nulla un virgulto rigonfio di energia che ben presto impose la sua presenza”.

Alcuni storici fanno risalire la presenza francescana a Palermo già dal 1224 anche se non vi sono fonti certe. Una notizia assodata è del 1235: Gregorio IX chiese, attraverso la mediazione dell’arcivescovo di Messina Landone di Anagni,al clero palermitano di “riparare i danni fatti ai frati con la distruzione della prima fondazione, avvenuta per loro istigazione” ma, nel 1239, l’imperatore Federico II, in rotta col papato, proibì la costruzione degli edifici di culto francescani ma i frati prontamente disobbedirono, ottenendo soltanto la requisizione delle loro aree che vennero assegnate ai favoriti dell’imperatore.

Tra le chiese dell’ordine più importanti ancora esistenti in città possiamo annoverare la chiesa di Santa Maria degli Angeli detta “la Gancia” dal latino ganea (luogo solitario).

Essa fu edificata negli ultimi decenni del XV secolo nell’antico quartiere arabo della Kalsa sul luogo in cui sorgeva l’antico palazzo degli Emiri e di cui, ancora oggi, sono visibili alcuni elementi decorativi (ad esempio la decorazione della finestra sul braccio che unisce la torre al loggiato come riportato da uno studio di Antonino Cutrera).

La chiesa, nella parte esterna, si presenta priva di qualsiasi decorazione effimera rispecchiando i valori di semplicità e povertà assunti dall’ordine. La facciata principale, che si affaccia sul cortile della Gancia, risale al 1530 e presenta una monofora mentre la facciata laterale, che da su via Alloro, è in stile gotico-catalano con il bassorilievo della Vergine degli Angeli.

L’interno, a croce latina e a un’unica navata, mostra un tetto ligneo “a cassettoni” arricchito di stelle indorate al centro del quale, un tempo, era posta l’immagine di Santa Maria degli Angeli.

Vi è un aneddoto particolare e quasi esilarante che interessò la zona del transetto nel 1672: durante i lavori di ampliamento della cripta, i maldestri frati abbatterono i pilastri portanti della zona sopra menzionata, provocando il crollo e la perdita dell’imponente tribuna gaginesca sita nel catino asbidale.

La chiesa fu prontamente ricostruita e l’apparato decorativa fu opera di artisti illustri come Giacomo Serpotta, Andrea Sulfarello e Gaspare Farina che le diedero una configurazione barocca che si è persa col tempo.

Ai lati dell’altare maggiore realizzato dal Marvuglia, si aprono le due cappelle più importanti dell’intero complesso: la cappella“dello Sposalizio” (1509) così denominata per la presenza di una pala d’altare realizzata tra il 1520 e il 1530 da Vincenzo da Pavia, presenta degli affreschi realizzati da Filippo Tancredi e stucchi di Giacomo e Giuseppe Serpotta tra i quali spicca, nella sua tenera bellezza, il Monachino, un piccolo putto col saio francescano mentre, sul lato destro dell’altare, si apre la cappella della “Madonna di Guadalupe” o degli “Inquisitori spagnoli”, concessa alla nazione spagnola nel 1508. Perché tale denominazioni? La prima è da attribuire sicuramente a uno dei molteplici culti mariani portati in Sicilia durante la secolare dominazione spagnola, la seconda per la presenza di alcune opere sepolcrali appartenenti rispettivamente a Giovanni Osorio de Quiñones (immagine di uno scheletro ed un epitaffio, in lingua spagnola, che allude all’inevitabilità della morte) e a Don Juan Lopez de Cisneros, l’inquisitore ucciso nelle segrete dello Steri dall’“eretico” Fra Diego La Matina.

Al di sopra della controfacciata centrale vi è il coro che ospita un imponente organo sorretto da telamoni lignei realizzato, nel 1615, da Raffaele La Valle esponente di una delle più importanti famiglie di organari palermitani attivi in Sicilia tra il XVI e il XVII secolo.

La Gancia è stata il centro nevralgico della rivolta antiborbonica del 1860: tra il 3 e il 4 aprile un gruppo di rivoltosi guidati da Francesco Riso trovarono rifugio in chiesa, in attesa del suono a stormo delle campane che avrebbe dato il via ai tumulti (una di queste campane è ancora “viva” nel cortile del complesso). La rivolta fu bloccata sul nascere e solo due si salvarono dalla carneficina: Gaspare Bivona e Francesco Patti. Dopo aver trascorso molti giorni sotto i cadaveri dei loro compagni,i due superstiti trovarono la “salvezza” da un buco praticato all’esterno (l’attuale buca della salvezza) e grazie ad alcune donne che inscenarono uno scontro tra carretti per distrarre le guardie borboniche.

Nei giorni a seguire la situazione in città peggiorò e tredici dei rivoltosi della Gancia, senza un regolare processo, furono fucilati presso il Castello a mare il 14 aprile 1860 (in memoria di questo efferato eccidio fu realizzata la Piazza XVIII vittime).

Giusy Pellegrino

“Le Novelle sono frutto di una Sicilia antica raccontata con genuina veridicità fatta di gesti, movenze, emozioni …” | di Caterina Guttadauro La Brasca

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Caterina Guttadauro La Brasca

Tutti portiamo, ovunque andiamo, le nostre radici, ma ognuno ha la sua modalità. Molti nascondono il mondo che esse rappresentano dentro la memoria e vedono la luce solo nei racconti che verranno fatti ai piccoli della famiglia. Tanti amano, invece, dimenticare per non rimanere imbrigliati nel loro passato. Pochi hanno il coraggio di riesumarlo e regalarlo a tutti come un monile prezioso, da tramandare per non farlo morire con noi. Di questi ultimi fa parte Andrea Giostra, che ha impresso la sua “sicilianità” in tanti fogli bianchi, facendo una raccolta, il cui nome è “Novelle Brevi di Sicilia”.

Le sue quattordici Novelle sono frutto di una Sicilia antica che si racconta con genuina veridicità a coloro che non ne hanno conosciuto la Storia, nel bene e nel male. Giostra non giudica, non approva o disapprova, si limita a restituire ai Siciliani di oggi la paternità di gesti, movenze, emozioni che non hanno tempo e quindi vivibili anche nell’attuale contesto storico. Questo è, a parer mio, il grande pregio di questo Autore, di essere, passatemi il termine, il “Traghettatore” di un passato storico, emozionale, di tradizioni ad un presente che, talvolta, lo rinnega perché superato o non degno di essere storicamente ricordato. Sappiamo bene che chi non ha un passato non può avere un futuro, la Storia Siciliana è un puzzle di dominazioni che l’hanno invasa, anche dominata ma mai sconfitta. Nessuno le ha tolto i suoi tramonti, i colori dei suoi oleandri, i cibi, le sue magnifiche e universalmente riconosciute bellezze artistiche. Sì, ci sono stati secoli segnati dall’ignoranza, dalla povertà e dalla mancanza di lavoro, c’è stata violenza, ma un Siciliano resta un Siciliano che sa cos’è il rispetto, l’amore per la famiglia, la devozione per i suoi Santi. E poi Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, quanta ricchezza artistica e letteraria grazie alla quale, con orgoglio, ci permettiamo di vivere …”questo luttuoso lusso di essere siciliani” come dice il grande Gesualdo Bufalino.

Andrea Giostra è personalità culturalmente poliedrica, con queste “Novelle brevi di Sicilia”, ci permette di conoscerlo come portavoce della Sicilia e dei Siciliani. Descrive fatti e persone nella loro immediatezza e non si pone l’intento di dare messaggi o veicolare verità, anche se, alla fine, chi legge rimane conquistato dagli usi e i costumi di questa terra. Nelle descrizioni c’è una intensità che non può non stupire se non si è siciliani. Le sfumature dei tramonti, l’intensa bellezza che si offre agli occhi di chi passeggia su secoli di storia; la gestualità dei turisti, incantati e rapiti dalla magia della sua Palermo, occhi ammirati dalla bellezza e malinconici come lo è il saluto di chi vede ormai finire la propria vacanza. Quadretti che l’Autore rende pittoreschi avvalendosi della lingua madre, il dialetto, per descrivere scene di vita quotidiana, vissute lungo le strade che diventano così veri e propri pièce teatrali improvvisate. I pomeriggi assolati, quando tutto rallenta, i tramonti con pennellate di colori che fanno da sfondo a una natura rigogliosa. L’imbrunire che veste d’intimità le cattedrali, i vecchi palazzi, veri e propri ricami di architettura, vestigia lasciate da tante dominazioni storiche. Un Autore attento, che fa emergere qua e là sprazzi di saggezza, parole dette da una nonna ad un nipote come un’eredità preziosa, il silenzio che si osserva in ogni dove quando passa, per le strade, un corteo dietro ad una bara. La vita si ferma, il capo si scopre in segno di rispetto, il silenzio diventa commemorazione e compartecipazione. Danno valenza al narrato il rispetto per gli anziani, l’ammirazione per la bellezza femminile descritta con garbo e decisione, la consapevolezza femminile della conquista fingendo di non osare, il compiacimento del trionfo del vero talento sulle prevaricazioni, che sono alla base delle ingiustizie e del pressapochismo sociale. C’è anche un accenno ad una Sicilia a volte violenta, incompresa, amara, frutto dell’ignoranza, dell’inciviltà e dell’antico abbandono politico/sociale. Quelle di Andrea Giostra sono Novelle che sposano l’antico e il moderno di una Sicilia che è per questo terra di tutti, perché seppure dominata da tanti popoli non ha smarrito la sua identità e il suo classicismo. Questa è la “Sicilianità” che vuole evidenziare l’Autore ma in modo sommesso, non assolvendo o condannando nessuno, lasciando al lettore spazio per il suo convincimento scaturito da una testimonianza tesa soltanto a restituire alla sua terra il valore storico che le appartiene.

Con questi miei brevi cenni ho vissuto emozioni e sensazioni di una terra che è anche la mia. Ho potuto constatare la bontà e la veridicità di quanto è narrato da Andrea Giostra con un linguaggio colorito ma semplice, teso a sdrammatizzare anche la pesantezza di certi accadimenti. Questa è del resto la vera Sicilia: la terra dei Pupi siciliani, del cannolo, della cassata, della granita, dell’irresistibile profumo della zagara e del gelsomino, delle donne procaci che sanno conquistare fingendo di non osare, di Segesta, Taormina, Monreale, Noto, il Teatro greco, della generosità e del dolore dei suoi figli che l’hanno dovuta lasciare in cerca di un futuro per la propria famiglia.

Un pensiero del grande Goethe, che facciamo nostro, dedicandolo a tutti coloro che per un giorno, un anno o una vita intera hanno incontrato questa Terra, amandola intensamente: «L’Italia senza la Sicilia non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo e del mare e del mare con la terra … chi li ha visti una sola volta li possiederà per tutta la vita».

Caterina Guttadauro La Brasca

Caterina Guttadauro La Brasca

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Andrea Giostra

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“Audioletture di Novelle e Racconti siciliani” | Leggono 15 artisti: attrici e attori professionisti e semiprofessionisti | In questa PlayList potrete ascoltare l’interpretazione di oltre 15 tra attrici, attori e narratori professionisti e semiprofessionisti che hanno prestato la loro arte recitativa e interpretativa per leggere le “Novelle brevi di Sicilia” di Andrea Giostra, e altri racconti, novelle e storie siciliane dello stesso autore, ma anche di altri autori siciliani noti e meno noti.

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“Fra buttanesimo e curtigghiu: le femmine dei miei racconti di Sicilia” | di Rossana Lo Giudice

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Rossana Lo Giudice

Mentre lavoro alla stesura di alcuni testi in dialetto siciliano mi soffermo piacevolmente, e con dovizia di particolari, sull’analisi psicologica dei miei personaggi: per la maggior parte donne! Femmine che profumano di carne, bellezza e poesia.

Loro, protagoniste indiscusse dei miei racconti, sono esteticamente molto belle: vere e proprie dee sicane. Dalle forme opulente e sinuose come onde del mare. Giunoniche e voluttuose. Che hanno la malìa nello sguardo: conturbante e ammaliatore. Capace altresì d’ipnotizzare gli uomini come il flauto di un incantatore di serpenti. Femmine dagli occhi chiari pittati di azzurro mare; quando qualcuno adagia lo sguardo su di essi pare di tuffarsi e sguazzare nell’acqua in uno stato di totale abbandono. Femmine che profumano di zagara, agrumi e terra di Sicilia. Di ciliegie, pesche e mandorlo in fiore.

Dallo sguardo malandrino, capaci di fottere l’anima a chi le guarda. Di rubare pensieri focosi e birichini al primo masculo ringalluzzito che incrocia il loro cammino. Per la maggior parte sposati e tentati, che sbavano dinanzi a cotanta bellezza.

Femmine fameliche e voraci di sesso e soldi. Sempre vestite con abiti succinti che mettono in risalto le loro forme morbide come le brioche. Ubriacano come il vino. Si annacano e sculettano per farsi guardare. Sfacciate e senza pudore, opportuniste e arrampicatrici sociali. Disposte a tutto pur di maritarsi con il masculo più ricco del paese: location confinata che fa da scenario alle mie novelle.

Donne disposte a sposarsi pure con uomini affetti da difetti fisici, purché ricchi. Tanto poi mettono loro le corna!

Femmine zoccole, animate da un buttanesimo ancestrale e atavico senza eguali. Malafemmine che usano il corpo come mezzo per raggiungere il loro obiettivo: la materia, la carne, i soldi.

Calienti e passionali, viscerali e calorose come la Sicilia cui appartengono. Sanguigne e focose come il vulcano Etna della loro terra.

Accanto ad esse si muove paradossalmente un universo di donne anziane: personaggi atipici e sui generis. Donne sicule dalla tempra forte; di pasta antica e dalla personalità coriacea. Affaticate dalla vita e dal duro lavoro della terra dei campi. Madri e mogli encomiabili e dedite alla famiglia con rigidità e amore. Capaci di nutricare i figli con il cibo che si rivela essere leccornìa del cuore. Prelibatezza d’amore.

Donne sagge che trovano una sorta di riscatto nella maturità degli anni, quando ormai i figli sono grandi, già vedove e con meno pensieri.

Donne che nella vecchiaia hanno fatto una metamorfosi nel carattere e modo di fare; diventando perfino mattacchione e birichine. Come nel caso di Nonna Rosa e Masina “a pigghia e potta”, ovvero pettegola.

Loro, comari di vicinato e amiche inseparabili di birichinate! Curtigghiare senza eguali e soprattutto omertose. Che sanno tutto di tutti, ma se chiedi loro qualcosa in merito a qualcuno, rispondono di non sapere: nenti sacciu e nenti vogghiu sapiri!

Anziane donne che nonostante la veneranda età sono piene di verve.

Da madri e mogli di picca parràri sono perfino diventate logorroiche e spiritose. Narratrici di fatti e avvenimenti, storie di famiglie e personaggi del paese.

Questo è l’universo femminile delle mie novelle di Sicilia: un piacevole microcosmo di femmine buttane e curtigghiare, colorite, piccanti e di folclore!

Rossana Lo Giudice

Danila Colombo, fotomodella e attrice | INTERVISTA

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Danila Colombo

«Non mi sento né una modella né un’artista, sono e continuo a essere la Donna semplice e folle di sempre con la mia routine di sempre ma con quel pizzico di soddisfazioni che la passione per la fotografia e la mia vena interiore artistica mi permettono di esternare» (Danila Colombo)

di Andrea Giostra

Ciao Danila, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale modella e artista?

Buongiorno, sono io che devo ringraziare te per avermi invitato dedicandomi il tuo tempo, il tuo lavoro e la curiosità che hai riposto nella mia persona. Con il sorriso sulle labbra ti rispondo che non mi sento né una modella né un’artista, sono e continuo a essere la Donna semplice e folle di sempre con la mia routine di sempre ma con quel pizzico di soddisfazioni che la passione per la fotografia e la mia vena interiore artistica mi permettono di esternare…. E decisamente con meno tempo libero a disposizione…. ma con tanta voglia di dare e fare sempre di più. Posso solo dire che quest’Arte mi scorre nel sangue fin da quando – da giovanissima- mi iscrissi alle prime Agenzie e partecipai a vari concorsi di bellezza. Poi, come spesso accade nella vita, vicende e vicissitudini mi hanno portata lontana dalle luci dei riflettori per avvicinarmi a quello della famiglia, del lavoro, degli affetti più cari. Eppure, dentro di me, una miccia evidentemente non si è mai sopita ed ora è pronta ad esplodere più che mai. Aver ascoltato il mio IO interiore mi ha portato a riprendere ciò che avevo lasciato…. è il destino forse…. lascio che siano le mie foto, la mia vena artistica e ciò che trasmetto che possano parlare e raccontare di me.

Chi è invece la Donna Danila al di fuori dal lavoro? Cosa ami fare nella quotidianità, nella vita di tutti i giorni?

Sono una Donna di 45 anni, separata , ho un figlio di 17 anni che Amo, che Adoro, è la mia vita, il mio mondo, il mio tutto… la mia forza e la mia disperazione… come si può percepire mio figlio è tutto ciò che di bello ho e che mi porta a essere felice… Difficile non dirti che la mia quotidianità è il lavoro… anzi …i lavori… perché oltre a essere Modella sono anche Manager per una Società, e mi occupo anche di bellezza e salute… puoi così immaginarti che il mio tempo libero è molto limitato… ma questo è ciò che amo fare nel mio quotidiano… Mi piace dedicarmi alla cura del mio aspetto, e giornalmente (precisamente a tarda sera) mi alleno a casa avendo una piccola palestra che mi permette di scaricare tensioni e sentirmi in forma. Coltivo i miei affetti più cari che sono mio figlio e i miei genitori che sono sempre stati di grande sostegno spirituale e di aiuto nella crescita di mio figlio (i nonni che viziano…). Non amo la vita mondana… per quanto può sembrare assurdo, essere al centro dell’attenzione a volte mi imbarazza e con i ritmi che ho in questi ultimi anni preferisco recuperare le forze e le energie nel mio mondo incantato di casa, circondata dalla natura che mi ricarica, dall’energia positiva che ritrovo in tutto questo e del quale mi circondo.

Qual è il percorso artistico/professionale che hai seguito e che ti ha condotto dove sei ora?

È iniziato tutto per gioco, a causa dell’insistenza di un fotografo che voleva immortalarmi con la sua macchina fotografica. Da allora è stato tutto un susseguirsi di shooting, di collaborazioni con registi… un lungo percorso per comprendere che mi piacerebbe intraprendere a pieno ritmo questo mondo!

Chi sono stati i tuoi maestri che vuoi ricordare in questa intervista?

Sono diverse le persone, veri professionisti, dai fotografi, registi e anche giornalisti che hanno visto in me quello che forse neanche io vedevo, hanno creduto in me, mi hanno e continuano tutt’ora a spronarmi nell’andare avanti in questo percorso… mi hanno insegnato e continuano a insegnarmi… mi sono sempre vicino… perché creo con le persone con cui lavoro e realizzo dei bei risultati, un bellissimo rapporto di sintonia. Mi ascoltano, mi supportano e sopportano, mi danno e chiedo io stessa consigli, banalmente è un po’ come se mi proteggessero affiancandomi in ogni mio passo. Questo mondo mi sta permettendo di scoprire che esistono ancora belle persone. Per privacy preferisco non fare nomi, quello che conta è che sanno quanta stima e rispetto ho per loro. Sono una persona che ha sete di sapere e imparare, per questo tutto ciò che mi viene insegnato lo prendo con grandissimo valore, so che nel mio percorso incontrerò ancora altri nuovi maestri e magari anche persone poco affidabili… ma tutto sta a che percorso vogliamo intraprendere.

A chi ti ispiri nel tuo lavoro? Chi sono i tuoi modelli nel panorama nazionale e internazionale?

Be’, al mondo ci sono tantissime icone di bellezza, bravura, intelligenza e fascino che ammiro molto… potrei nominarti Sofia Loren, Jennifer Lopez, Naomi Campbell. Sai, non mi piace parlare di modelli, mi dà l’idea di tanti manichini uguali da imitare, ognuna di noi ha “IL SUO perché” come abitualmente dico io, si tratta solo di trovare sé stessi, di amarsi e di saper trasmettere con semplicità, sincerità, parlare con il corpo. Una cosa però te la devo dire e che ritengo essere stato da sempre il mio modello…. MIA MAMMA… non solo perché è la mamma, ma lo stile, il gusto e tanti aspetti della mia bellezza sono doti di famiglia trasmesse, il fascino il karma acquisite da Lei e valorizzate… perché la Mamma è sempre la Mamma!

Nel gigantesco frontale del Teatro Massimo di Palermo, la mia città, c’è una grande scritta, voluta dall’allora potente Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, che recita così: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu cosa ne pensi di questa frase? Davvero l’arte e la bellezza servono a qualcosa in questa nostra società contemporanea tecnologica e social? E se sì, a cosa servono oggi l’arte e la bellezza secondo te?

A ogni secolo, a ogni millennio l’arte si evolve e si trasforma di pari passo con i tempi e la modernità …. anche se mi porrei la domanda “E’ con l’Arte che si fa anche la Storia o è con la Storia che si fa anche l’Arte?”. L’arte è anche creazione, innovazione, sperimentazione, nel passato come nel presente l’arte non è mai e mai verrà capita nel secolo o nel tempo in cui i folli e geni la mettono in atto…. solo con il passare del tempo si apprezza ciò che è stato. Se ci pensiamo bene… l’arte del passato è ciò che ha creato il nostro presente e continuerà a creare il nostro futuro… Ma con dispiacere e con l’amaro in bocca ti rispondo che non viene dato più il giusto peso, rispetto e valore a queste due parole… La tecnologia e in questo caso i social, se usati nel modo corretto sono una fonte pazzesca di istruzione, avanguardia invece purtroppo questa evoluzione, viene usata molto malamente, portando le persone a essere dipendenti di quel virtuale neanche troppo pulito e limpido che vediamo tutti i giorni. La bellezza ormai viene vista solo come quella cosa che deve stimolare i nostri sensi sessuali… non viene più vista, sentita toccata, ascoltata, assaporata come dovrebbe essere con i 5 sensi. E qui non vado oltre nel mio pensiero, potrei passare per quella Donna cinica e/o acida che non sono, ma che purtroppo la realtà dei giorni nostri mi porta a vedere.

Conoscerai benissimo un’antica credenza secondo la quale “la fotografia ruba l’anima”. Oliviero Toscani, che di fotografia un po’ se ne intende, in una intervista rilasciata qualche anno fa ad Assisi presso il Convento di San Francesco dov’era per visitarlo, disse che «Forse è per questo che tante persone che sono troppo fotografate rischiano di diventare vuote dentro. Tante top model, tanti uomini famosi sono vuoti … la fotografia di fatto ruba il luogo della libertà, l’energia che ci fa vivere e andare avanti … e quindi, da questa prospettiva, chi scatta una foto deve sentirsi addosso una responsabilità pesante come un macigno … la responsabilità è nel capire che la fotografia ritrae le persone per quello che sono. Per questo bisogna stare attenti a documentare con serietà. Io posso dire che mi domando sempre se ho sufficienti cultura e capacità per raccontare e testimoniare il tempo che sto vivendo». Tu da donna fotografata per professione, cosa ne pensi delle parole di Toscani? Davvero essere tanto fotografati può rubare l’anima tanto da diventare vuoti dentro? Cosa risponderesti da modella a Toscani?

Risponderei soltanto dicendo che per fare affermazioni, bisogna averle vissute sulla propria pelle, questo con tutto rispetto per una persona del suo calibro…. Ma io da modella mi sento di dire che non esiste farsi fotografare senza un’anima…. perché è colei che trasmette sensualità, fascino, rabbia, dolore e tutte quelle sensazioni che sentiamo quando vediamo una fotografia. I fotografi hanno il grandissimo peso o macigno di essere sempre e comunque molto professionali, di creare quell’alchimia lavorativa tale che la modella si senta libera di esprimersi e di immedesimarsi nei panni di quell’immagine che si vuole immortalare che si vuole trasmettere. La fotografia è un metodo terapeutico, delle volte non possiamo capire e sapere quanto è di grandissimo aiuto psicologico… l’anima ci viene rubata dall’ipocrisia, dal non rispetto, dalla violenza che non per forza debba essere fisica, ma soprattutto psicologica del Mondo di oggi in cui viviamo. Non esiste un Vita senza un’Anima, non esiste un corpo senza un’anima, perché è l’anima che alimenta la Vita.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea?

Parole verissime, l’amore, quello dei primi tempi, delle prime cotte, quello che senti all’inizio di un rapporto, che ti lascia sospeso in quel lembo tra realtà e sogno, un po’ il così detto “farfalle allo stomaco”, che ti porta a fare le cose più folli e assurde per l’altra persona senza usare la ragione, dando ascolto alle sensazioni ed emozioni del momento. Tutto questo non è per sempre, l’amore poi si trasforma, diventa maturità, concretezza, diventa un voler bene, rispetto ,condivisione… Se mi guardo intorno, al mondo di oggi, per quello che vedo, che sento, che vivo tutti i giorni, l’amore non esiste più…. il vero Amore con la A maiuscolo non si sa più cosa significa. Con questo non intendo che esiste solo un unico amore eterno nella vita delle persone, ci si può innamorare più volte nel cammino della nostra vita, il concetto è che non c’è più il rispetto, la sincerità, il sacrificio … siamo troppo attirati da ciò che è il carnale, il virtuale, il superficiale da non vivere più con l’anima il vero Amore. Il mio vissuto e ciò che vedo tutti i giorni, mi ha portato a non credere più nell’amore tra un uomo e una donna, e credetemi che per un’eterna sognatrice come me che si emoziona ancora adesso davanti a film sdolcinati, è veramente brutto essere arrivata a questa considerazione. Ma io sono felicissima, comunque, perché ho la fortuna di provare un sentimento di AMORE FORTISSIMO, IMMENSO ,ETERNO, INDISTRUTTIBILE che ha più valore di un amore verso una figura maschile … ed è quello per mio FIGLIO, lui è la forza che anima il mio essere positiva, la mia voglia di vivere, è il mio orgoglio, è il mio tutto… altro Amore non mi serve…

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anais Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi incidono nella tua arte e nelle tue pose?

Non ho avuto il piacere di leggere questo libro che da queste brevi frasi mi fa subito capire che dovrei assolutamente leggerlo. Condivido appieno le sue parole, è ciò che comunemente succede a tutti noi … le reazioni e le nostre azioni dettate da uno stato d’animo che si crea da ciò che giornalmente viviamo.

Senza dubbio gli stati d’animo che viviamo, che abbiamo dentro, che appartengono magari anche al passato o sono dettati dal presente, influiscono nello svolgimento del mio lavoro da modella … ma le emozioni, gli stati d’animo in definitiva, hanno sempre il loro peso sul nostro modo di essere, fare, comportamento. Ci sono dei giorni in cui io stessa mi sento con troppi pensieri nella testa che non riesco a concentrarmi sul lavoro e il risultato lo si vede poi nello sviluppo delle foto… ci vuole veramente tanto autocontrollo per cercare di svuotare la mente.

Quali sono gli autori e i libri che hai amato e che consiglieresti ai nostri lettori? Suggerisci almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Non mi sento di suggerire nessun libro da leggere, ognuno di noi ha i suoi gusti, i suoi pensieri … sarebbe un po’ come consigliare a una persona di guardare un film horror quando quel genere gli mette ansia e paura…. Di mio posso dire che i libri che più amo sono : KARMA legati all’induismo e al buddismo; IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO di Dostoevskij; LA FORZA DELLA RAGIONE di Oriana Fallaci.

Ti andrebbe di consigliare tre film da vedere assolutamente ai quali sei legata? E perché secondo te proprio questi?

Potrei suggerire dei generi molto diversi tra loro ma che toccano nel mio IO tutti gli estremi, le sfaccettature delle emozioni: dalla risata continua e incontrollabile con la serie “AMICI MIEI”, le lacrime che anche senza volerlo mi scendono nel guardare lo storico “LOVE STORY”, la tristezza, il meditare sul comprendere il perché di azioni e comportamenti dei figli che aiutano noi genitori a saper ascoltare soprattutto i silenzi dei figli con il film “REMEMBER ME” ed infine il film “ADALINE” dove trovi la storia, l’evoluzione, l’amore, la vita ma soprattutto quanto l’eterna giovinezza può ed è sempre un’arma a doppio taglio

Ci parli dei tuoi ultimi lavori e dei lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento?

Ho partecipato a dei cortometraggi del quale si proseguirà in autunno se la situazione che stiamo vivendo lo permetterà. Varie collaborazioni per shooting fotografici, sto lavorando come musa per Giuseppe Toscano e ho in corso una collaborazione con un brand Made in Italy.

I tuoi prossimi progetti? Cosa ti aspetta nel tuo futuro professionale che puoi raccontarci?

I progetti sono tanti, le proposte e offerte anche quelle, ma preferisco per scaramanzia e per non espormi non pronunciarmi finché non ci sarà niente di concreto. Purtroppo la situazione che stiamo vivendo mi porta a vivere la giornata senza pensare troppo al futuro. Sicuramente ho tanti progetti in testa che vorrei realizzare e portare a compimento. Non so cosa mi aspetterà nel mio futuro professionale, tutto sta a come io seminerò il mio terreno e a chi avrà voglia di scommettere su di me

Come vuoi concludere questa nostra chiacchierata e dove potranno seguirti i nostri lettori?

Concludo ringraziandoti per avermi invitato e dedicato la tua pagina. Per il resto potete seguirmi sulle pagine social qui sotto riportate. Un saluto e un abbraccio immenso a tutti.

Danila Colombo

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Andrea Giostra

“La favola di Colorinto” | di Rossana De Santis

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Celestina era in salotto a giocare con le bambole…

Sua mamma dipingeva la sua stanza: indossava una vecchia tuta sporca di vernice…

Celestina amava quell’odore di tintura nella sua stanza perché le ricordava il nonno e il suo negozio di vernici… il nonno purtroppo scomparso da poco a causa del Covid.

Aveva splendidi e ancora freschi ricordi di lui…

Quando la bambina tempo prima andava a trovare nonno Gino nel negozio, lui le faceva usare un grande pennello per dipingere su dei vecchi scatoloni… la bambina voleva sempre la vernice gialla e ovunque disegnava il sole fatto con gli occhi e con il sorriso.

“Celestina! Prendimi il colore giallo giù in cantina.”

Le disse Rita, sua madre. La madre aveva imparato da nonno Gino l’arte della tinteggiatura…

“Vado mamma”, rispose prontamente la piccola.

Celestina scese in cantina e, nel prendere il barattolo contenente il giallo, le cadde addosso tutto lo scaffale di barattoli ereditati dal nonno…

Perse i sensi e si ritrovò in un bosco misterioso, silenzioso… con alberi secolari. I rami intorno erano trafitti dai raggi solari. Una luce piacevole le fece aprire gli occhi… era stesa su un letto di foglie.

Vide a pochi passi, incorniciato dagli alberi, un negozio di vernici che le ricordava tanto quello di suo nonno.

Decise di alzarsi e raggiungere quello splendido negozio… Spostò la pesante porta di cristalli colorati e si trovò davanti un anziano mercante che le ricordava molto il nonno: aveva gli occhi intelligenti e vivaci sotto le lenti spesse dei grossi occhiali. Calvo, minuto, con una cravatta a forma di farfalla variopinta.

L’omino sembrava la stesse aspettando….

“Celestina, benvenuta!”

Le disse sorridendo… aveva una voce calda e rassicurante.

Il mercante le chiese di scegliere un barattolo con il colore preferito tra i colori esposti su un grande scaffale. La bambina, senza chiedersi il perché, prese subito il barattolo con il giallo.

Il negoziante sollevò il coperchio del barattolo scelto e disse:

“Ora getta il colore intorno a te”.

Celestina ubbidiente seguì il consiglio senza esitare… per lei era tutto un gioco misterioso e divertente.

Dal colore giallo versato prese vita, in un vortice luminoso, una piccola stella cometa.

Una cometa piccola che somigliava, nelle sue movenze, ad un cavalluccio: trotterellava intorno al mercante e Celestina nitrendo con vigore.

“Sali in groppa alla coda della stellina e ti porterà a Colorinto”.

“Cos’è Colorinto?”

Chiese con curiosità Celestina.

“Colorito è un regno lontano, un tempo ricco d’amore e di colori che ora, purtroppo, è costretto a vivere senza colori e senza abbracci, da quando si è insediato in questo mondo un terribile demone incappucciato che, al posto del volto, ha un buco nero che inghiotte luce, colori e salute. Il regno è rimasto senza colori e senza contatti umani. Tutti gli abitanti di Colorinto sono costretti a coprirsi il volto e non possono più abbracciarsi… neppure sfiorarsi… altrimenti si ammalano e vengono risucchiati dal buco nero del mostro senza volto.

“E io cosa posso fare per Colorinto?”

Chiese curiosa Celestina.

“Desideria ti porterà a visitare questo mondo fantastico: tu potrai combattere il mostro senza volto con il tuo colore preferito: dovrai gettare nel suo buco nero quest’altro barattolo”.

Disse il mercante indicando un altro barattolo che aveva in mano.

“Dove vive questo mostro?”

La bambina chiese mentre afferrava il barattolo consegnato dal mercante.

“Vive su una torre altissima dove c’è solo una finestra, su una collina di Colorinto: è perennemente affacciato per osservare tutto e tutti… ora basta con le domande. Sali sulla groppa di Desideria.”

“Combatterò e vincerò!”

Disse convinta la bambina, con tono solenne.

Celestina si mise in groppa alla coda di Desideria e sfrecciò alla velocità della luce, attraversando tempeste cromatiche spettacolari, fino a raggiungere Colorinto.

Il mostro affacciato sulla torre la vide arrivare dall’alto: tentò di risucchiare la forza e i colori della sua gioventù… ma non ci riuscì: Celestina, con l’aiuto potente di Desideria, uscì dal vortice buio del buco nero e vi gettò al centro il colore del barattolo.

Il terribile incappucciato sparì magicamente nel nulla! Il regno di Colorinto era tornato al suo antico splendore variopinto.

Tutti gli abitanti poterono finalmente scoprire i volti sorridenti e abbracciarsi…

Celestina, dopo la strana avventura, si svegliò tra le braccia della mamma, preoccupatissima per lei.

Aveva un grosso bernoccolo ma era felice e ottimista per il futuro, grazie a Colorinto e al mercante di colori, grazie soprattutto a suo nonno che le aveva lasciato in eredità i colori della vita.

Rossana De Santis

«Frammenti di vita immortalati… è questo lo spirito delle “Novelle brevi di Sicilia”» | di Rossella Paone

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“Radio ByAndy” di Cava de' Tirreni (Salerno) | “Versi in Radio” parla delle “Novelle brevi di Sicilia” | Programma ideato e condotto da Rossella Paone e Andy Battaglia

Stralcio della puntata “Versi in Radio” del 04 giugno 2018 sul canale “Radio ByAndy”, condotta da Rossella Paone e Andy Battaglia che commentano la loro lettura delle “Novelle brevi di Sicilia”:

da YouTube:

da Facebook:

“Radio ByAndy” di Cava de' Tirreni (Salerno) | “Versi in Radio” parla delle “Novelle brevi di Sicilia” | Programma ideato e condotto da Rossella Paone e Andy Battaglia | lunedì 04 giugno 2018 ore 11:00

“Radio ByAndy” di Cava de' Tirreni (Salerno) | “Versi in Radio” parla delle “Novelle brevi di Sicilia” | Programma ideato e condotto da Rossella Paone e Andy Battaglia | lunedì 04 giugno 2018 ore 11:00da Facebook: https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/videos/794319088045848/ durata minuti: 38:50Rossella Paonegiornalista, scrittrice, avvocatohttps://www.facebook.com/rossella.paone.9 Andy Battagliahttps://www.facebook.com/andyby.abr Recensione pubblicata venerdì 29 settembre 2016 sul magazine online “Giallo e cucina”:https://gialloecucina.wordpress.com/2016/09/29/novelle-brevi-di-sicilia-terra-di-mari-e-di-suli-andrea-giostra/ Il 04 giugno 2018, il canale “Radio ByAndy”, all’interno della rubrica "Versi in Radio" condotta da Rossella Paone (giornalista, scrittrice e avvocato), con la co-conduzione di Andy Battaglia (dj e direttore di andybyradio), dedica la puntata alla recensione della raccolta “Novelle brevi di Sicilia” di Andrea Giostra. Per ascoltare l’intera puntata della trasmissione clicca qui:https://www.facebook.com/andybyradio.abr/videos/1686734991411194/ Per leggere gratuitamente online le “Novelle brevi di Sicilia”, clicca qui:https://andreagiostrafilm.blogspot.it/2017/09/novelle-brevi-di-sicilia-mia-nonna-vita.html Link della pagina ufficiale Facebook delle “Novelle brevi di Sicilia”https://www.facebook.com/novellebrevidisicilia/ Andrea Giostra https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/ https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg Interviste ad Andrea Giostra | Play List di YouTubehttps://www.youtube.com/playlist?list=PLwBvbICCL566fjtyqsPwctGuJ4YDekbKq Interviste ad Andrea Giostra | Play List di Facebookhttps://www.facebook.com/watch/124219894392445/2499554480294100/

Posted by Andrea Giostra FILM on Wednesday, 16 September 2020

Recensione di Rossella Paone:

Frammenti di vita immortalati … Non è forse nel raccontare, la magia dello scrivere? E se poi i racconti si fanno veri, come frammenti di vita immortalati in dei fogli di carta, la scrittura assolve più che mai a quella “funzione” di “immortalità” che riesce a trascinare con sé persino un profumo, una sensazione. È questo lo spirito ben racchiuso nelle “Novelle brevi di Sicilia” di Andrea Giostra. Novelle che l’autore in realtà definisce “brevissime” e che già nel titolo contengono la sua Sicilia, il suo mare, il suo sole, la genuinità di una terra complessa ma bellissima con i suoi paesaggi suggestivi e pure con i suoi “cannoli” e “arancine” che evidenziano come il buon cibo rimane sempre una componente essenziale. Quattordici novelle brevi “di vita di Sicilia, di vita di siciliani, di vita vera e raccontata spontaneamente”, sottolinea Giostra, ma che possono tranquillamente riguardare la vita di ognuno, nelle quali potranno, dunque, ritrovarsi non solo i siciliani. Ma i caratteri della Sicilia ci sono e come se ci sono! E portano con sé le esperienze del loro autore. Alcuni brani, in particolare, odorano proprio di Sicilia e svelano le emozioni di Giostra descrivendo, ad esempio, una città tra le più belle e rappresentative d’Italia: Palermo. Il racconto non è dei più allegri ma narra il rispetto, le radici, la tristezza che traspira di umanità. Giostra racconta altresì lo sconforto di una città che meriterebbe molto di più, lo fa anche in maniera cruda nell’intento di lasciare un segno che, sagace, imprime come in un fermo immagine. Accade in “Agosto a Palermo” dove scrive: «Mi sento al mio paese, incastrato tra le colline che dominano il golfo di Castellammare, quando ragazzino mi mettevo all’angolo della cantoniera e osservavo incantato il passaggio rispettoso del morto […] Ma comu muriu? […] Tutti dà amu a ghiri a finiri, si sapi chistu! […] In paese rispetto voleva che al passaggio del morto si calassero le saracinesche […] e la gente ch’era per strada si fermasse e stesse immobile, in silenzio […] Così è Palermo oggi […]Così è Palermo oggi, aspetta che passi il corteo del morto. […]»

Nella novella “Gli auguri di mia nonna ottantenne per i miei diciotto anni” traspare una nuova emozione: come si può raccontare la Sicilia, il Sud, senza i suoi anziani, le testimonianze di una vita vissuta tra sudore e fatica, le esperienze di vite impresse tra i solchi dei volti e sin dentro la pelle, i consigli elargiti ai giovani a cuore aperto e nelle espressioni simbolo: «goditi la vita più che puoi […] Così quando diventerai vecchio, come sono io adesso, non rimpiangerai nulla della vita da giovane […] U capisti?» E poi come si può rivelare la Sicilia senza i suoi santi, le sue tradizioni fortemente sentite che fanno ancora emozionare. La fede che abbraccia la ragione sommergendola. Come in “Auguri da Palermo” dove la memoria richiama un “fatto” importante: «un 14 luglio di secoli prima i miei concittadini, chi in ginocchio chi a piedi scalzi, per scacciare la peste […] s’erano trascinati in preghiera nella grotta dov’erano state ritrovate le reliquie della Santuzza divenuta per il miracolo concesso patrona indiscussa e venerata della città.»

Giostra descrive la Sicilia con il suo stile curato, seppur di getto, attento, dettagliato e mai scontato, pur nella semplicità dei suoi racconti: le sue Novelle di Sicilia.

Rossella Paone

giornalista, scrittrice, avvocato

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Rossella Paone

Recensione pubblicata venerdì 29 settembre 2016 sul magazine online “Giallo e cucina”:

https://gialloecucina.wordpress.com/2016/09/29/novelle-brevi-di-sicilia-terra-di-mari-e-di-suli-andrea-giostra/

Il 04 giugno 2018, il canale “Radio ByAndy”, all’interno della rubrica “Versi in Radio” condotta da Rossella Paone (giornalista, scrittrice e avvocato), con la co-conduzione di Andy Battaglia (dj e direttore di andybyradio), dedica la puntata alla recensione della raccolta “Novelle brevi di Sicilia” di Andrea Giostra. Per ascoltare l’intera puntata della trasmissione clicca qui:

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Per leggere gratuitamente online le “Novelle brevi di Sicilia”, clicca qui:

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Andrea Giostra

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Andrea Giostra

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di YouTube

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In questa Play List troverete alcune interviste di Andrea Giostra. Buona visione a voi…

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di Facebook

In questa Play List troverete alcune interviste di Andrea Giostra. Buona visione a voi…

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