Un romanzo di piccole cose orchestrate, che scattano la fotografia di un’esistenza. Di come la vita e la vitalità compaiano in tutta la loro forza, impigliate in questo filo rosso, Joyce avrebbe avuto qualcosa da dire.
“Vi ho messo così tanti enigmi e rompicapi che terranno i professori occupati per secoli a chiedersi cosa ho voluto significare, e quello è l’unico modo per assicurarsi la propria immortalità”. (James Joyce parlando dell’Ulisse). Bisogna educarsi via via a seguire il filo dei pensieri di questa autrice, che ci porta a pensare con la sua testa, proprio nel mezzo della sua filosofia di vita. Seguendo i suoi ragionamenti, abbiamo la sensazione di raggiungere una nuova dimensione, che è il Risveglio dopo il Dormimondo.
Nel testo Risveglio – seconda edizione, pubblicato dall’editore Atile, che segue come conseguenza logica il precedente testo, Anna Valente ci porta a seguire un percorso, ci accompagna nel fluire dei suoi ragionamenti. Nella trama ben elaborata, imperfetta ed eccezionale, si disegna il luogo eletto vicino al fuoco del camino, dove albergano i felini e si dà spazio a un buon libro. Era una cena/d’altri tempi, col gatto e la falena/e la stoviglia semplice e fiorita/e il commento dei cibi e Maddalena/decrepita, e la siesta e la partita…” (Guido Gozzano)
L’amore raccontato a 360 gradi
Alla ricerca di una risposta, in questo romanzo potreste trovarla. Con questa disposizione d’animo seguiamo la storia di una donna che cerca dentro di sé i riscontri mai avuti dalla vita, quei perché che nessuno sa sciogliere senza sembrare superficiale o cinico. Tra realtà e fantasia, in questo testo non c’è soluzione di continuità. In questa storia, l’amore è raccontato a 360 gradi, spaziando dal concetto di amore impossibile fino ad arrivare a capire l’amore di un amico. La musica accompagna alcuni dei pensieri o di momenti particolari della vita di Azzurra, alla fine comprenderemo il perché. Si tratta anche di risvegliarsi nel mondo che era colpito dalla pandemia, un territorio in stato di emergenza che imponeva leggi quasi marziali.
Chi è dunque, Anna Valente? L’autrice è nata a Napoli nel 1969, nel mese di dicembre. E’ sposata con Giorgio dal 1991 e ha due figli ormai adulti. Ama i gatti, la solitudine e la lettura. 16 anni fa ha pubblicato Dormimondo, che ha conosciuto due edizioni, come Risveglio, dato alle stampe per la seconda volta nel novembre 2024. Una donna forte, che si guarda dentro, trova il bandolo della matassa che la compone e con questo risultato vive la vita da protagonista, nel suo illuminante microcosmo. La abbiamo raggiunta e intervistata. Queste sono le sue parole.
Dove dovremmo immaginare Anna valente
In quale ambiente sei quando incominci a scrivere? Descrivi il tuo processo creativo: annoti il fluire dei pensieri?
“Di solito scrivo in camera da pranzo, dove c’è un grande balcone dal quale entra la luce del Sole, anche d’inverno. Molto spazio davanti, senza palazzi o case che oscurino la mia vista. Oppure di inverno accanto al camino, che mi ispira tanto. Sì, di solito annoto qualsiasi cosa penso sia di ispirazione, anche se spesso scrivo d’istinto. C’è un flusso di pensieri o di coscienza che mi detta mentre scrivo, così a braccio. Non so spiegare, ma capita che pensi ad una cosa e la storia poi nasce da sé, dettandomi le parole da scrivere”.
A quale dei tuoi personaggi sei più legata e perché? Che cosa rispecchia?
“Fanny a Dormimondo, che rispecchia la me sognatrice e speranzosa. Azzurra in Risveglio invece è la me che porta il bagaglio di esperienze, che hanno fatto crescere ed ahimè hanno messo anche davanti alla realtà, che spesso è diversa da come l’avevamo pensata”.
Vedere negli occhi degli altri quel che tu hai provato: il libro “Odora di storie vere”
Ti arricchisce il contatto con il lettore? Hai qualche aneddoto?
“Il contatto con il lettore è un dono prezioso perché vedi con gli occhi degli altri ciò che tu hai provato a raccontare. Voglio raccontare un aneddoto a me molto caro. Durante una fiera si fermarono delle ragazze allo stand, mostrarono con il dito il mio Dormimondo. Io chiesi, senza dire che ero la scrittrice, perché avessero scelto quello. La risposta fu ‘Perché ci ha proprio chiamato’. Gli dissi ‘Beh, prima di acquistarlo leggete almeno la sinossi’. Invece una di loro lo aprì, immerse dentro il naso, poi disse ‘Sì, odora di storie vere’. Infine, dissi loro che sono io che l’ho scritto. Mentre leggevo loro una piccola parte di una storia, una di loro stava piangendo: mi disse ‘Come hai fatto a leggermi nell’anima’… risposi ‘Benvenuta a Dormimondo’.
Che cosa si prova durante la tempesta perfetta
Come si fa, nella vita, a trovare la forza di venire a patti con essa? I tuoi scritti a volte sembrano la cronistoria delle battaglie svolte per recuperare le forze.
“Non si viene a patti con la vita, si prende una tregua e si rispettano i tempi. Poi si ricomincia facendosi spazio, cercando di farsi capire, senza spinte. Ma è dura. Bravissima, una cronistoria. Scrivo per raccontare quelle battaglie, qualcuna persa, qualcuna ancora in atto. La scrittura è il mio diario di bordo. Come una nave durante la tempesta, da buon capitano scrivo non per salvarmi, ma per dire al mondo come si vive, cosa si prova durante la tempesta perfetta. I miei libri sono l’aria che riempie i polmoni prima di andare in apnea”.
“Sarà una passeggiata, forse una scalata, ma ce la faremo”.
Si legge nelle pagine del romanzo: ”Nemmeno so che cosa mi è successo. Come si spiega che una mattina dopo tante peripezie, quando avevo cominciato ad accettare certe cose, o, meglio, a conviverci, una parte di me si è distaccata dal mio corpo, è uscita da dentro, se n’è andata lasciandomi monca, vuota, portandosi via la voglia di reagire e lasciandomi solo l’accettazione?”. Un puntiforme momento di crisi, che inevitabilmente si risolve, perché dal conflitto si traggono le somme e poi si costruisce: “Si guarda allo specchio mentre abbottona il cappotto, anche oggi ce la faremo, tranquilla, sarà una passeggiata o forse meglio una scalata ma ce la faremo, ride ed esce di casa”.
Ti capita mai di fare un bilancio della tua esistenza? Che cosa concludi?
“Certo, credo che un bilancio della nostra vita lo facciamo quasi tutti. Ne deduco che ho fatto molte cose, mi sono buttata a capofitto in alcune esperienze, spesso mi sono fatta male. Ma nonostante tutto mi sono rialzata. Non ho ancora finito ho ancora qualcosa da dare, prima a me stessa ma anche agli altri. Soddisfatta di me forse no, ma fiera sicuramente”.
